Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

Blog

In questo video il comico Maurizio Battista cerca di far riflettere sul principio “chi inquina paga” (durata 1:01).

 

 

Uno dei pilastri fondamentali su cui poggia l’attuale ecologismo di stampo europeo è il famoso principio: “Chi inquina paga”; quello ad esempio per il quale chi ha i soldi e può pagare il ticket entra nella zona sottoposta ad ecopass mentre chi non può permetterselo rimane fuori e va con i mezzi o a piedi.

Risultato: per combattere lo smog chi può paga ed usa l’auto incontrando meno traffico, gli altri con meno disponibilità utilizzano altri mezzi. Effetto secondario dell’applicazione del principio alla lotta all’inquinamento è un introito per le casse “statali” o “locali”.  Ma se si tratta di inquinamento perché permetterlo pagando?

  • Minatori-e-produzione-di-carbone-in-GB

L’8 aprile scorso si è spenta a 87 anni Margaret Thatcher, la “lady di ferro”, primo ministro britannico dal 1979 al 1990, prima e ad oggi unica donna a ricoprire la carica di premier del Regno Unito. Nata il 13 ottobre 1925 a Grantham, nel Lincolnshire, dal 1975 al 1990 è stata anche leader del partito conservatore britannico. Al suo nome è legata la corrente politica denominata “thatcherismo” che fonde il conservatorismo con il liberismo (fonte wikipedia).

La storia si ricorderà di Margaret Thatcher anche per la sua battaglia – vittoriosa – contro i minatori e i loro sindacati impegnati nello sciopero più drammatico della storia moderna britannica, quello con cui si opponevano alla chiusura delle miniere di carbone. La ‘guerra’ sul futuro dell’industria del carbone iniziò alla mezzanotte del 5 marzo del 1984: uno scontro aspro e lacerante, con forti ripercussioni internazionali, che sarebbe durato fino al 1985, con la resa incondizionata del sindacato. Da quella sconfitta iniziò l’era del liberismo sfrenato in Gran Bretagna, un modello che ha generato ricchezza ma anche disparità sociale, mantenuto anche nell’era del New Labour di Tony Blair, fino all’esplosione della crisi economica ancora in corso.

Continue reading “Si è spenta “Carbon Lady”” »

  • vino-italiano

“Il vino italiano traina il Made in Italy che sale del 5,4%. Coldiretti: boom in Cina di prodotti di dieta mediterranea: +84% import pasta. Esportazione vino supera il fatturato interno”.  E’ record del Made in Italy nel mondo per quanto riguarda l’export di prodotti agroalimentari: a fare da traino è il vino che addirittura, nel 2012, è stato venduto all’estero in misura maggiore di quanto è stato consumato dagli italiani. In controtendenza rispetto all’andamento sul mercato nazionale vola il fatturato agroalimentare all’estero dove fa segnare un aumento del 5,4% per un valore record di 31,8 miliardi nel 2012. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sul fatturato sulle ordinazioni dell’industria. Perfino i francesi, conclude entusiastica la Coldiretti, sembrano tradire Camembert e Roquefort per i formaggi italiani che segnano +4%, mentre la birra made in Italy avanza in Germania con +11% e nei paesi scandinavi con +19%.

 

Continue reading “Mirror posting: La doppia morale della Coldiretti” »

  • pannelli_fotovoltaici

Questo post è uscito in originale su La Nuova Bussola Quotidiana.

In molti programmi elettorali l’economia verde, la green economy, sembra la soluzione in grado di metter fine a gran parte dei mali italiani:  la crisi economica, la disoccupazione, l’inquinamento, la chiusura delle aziende italiane. Troppo spesso sui mass media e nei programmi dei partiti la rivoluzione verde è ridotta all’incrementare la produzione da fonti rinnovabili, in particolare il fotovoltaico. Chi non ricorda ad esempio Prodi nel 2005 quando, dichiarandosi un “militante di Kyoto”, disse:” «Io non ho avuto il tempo, altrimenti avrei messo i pannelli solari anche sul tetto della Fabbrica del Programma, un brutto capannone fuori Bologna».

 

La politica italiana da allora ha dato molto alle rinnovabili,sicuramente troppo rispetto a quanto è stata trascurata l’economia tradizionale che offre lavoro alla maggior parte de lavoratori, paga alte tasse e l’energia più cara d’Europa permettendo così di pagare anche gli incentivi alle energie rinnovabili. La misura ormai sembra colma al punto che in un editoriale del 3 febbraio del “Corriere della Sera”, da sempre schierato per la “green economy” anche con inserti “ad hoc”, è stato scritto: “Qualche anno fa, per favorire gli investimenti in energie rinnovabili si decise di sussidiare l’installazione di pannelli solari. Per far presto furono concessi incentivi che oggi, a pannelli installati, si traducono in una rendita di circa 11 miliardi di euro l’anno: li pagano tutte le famiglie nella bolletta elettrica e vanno a poche migliaia di fortunati. Non solo si è creata un’enorme rendita che durerà per almeno un ventennio: si è favorita una tecnologia che a distanza di pochi anni è già vecchia. Oggi l’energia solare si può catturare semplicemente usando una pittura sul tetto, con costi e impatto ambientale molto minori. Ma i nostri pannelli rimarranno lì per vent’anni e nessuno si è chiesto quanto costerà e che effetti ambientali produrrà la loro eliminazione”.

 

Continue reading “Mirror posting: Il Senato “solare” fa ricchi gli indiani” »

  • Apocalisse

Ricordate quando il Principe Carlo d’Inghilterra, a Londra nel 17 maggio 2008 profetizzò l’ennesima apocalisse: “Abbiamo soltanto 18 mesi per fermare il disastro provocato dai cambiamenti climatici?”.
Visto che quella volta il mondo si è salvato, a Roma, alla Camera dei Deputati, il 27 aprile del 2009, Carlo cambiò data: “Sui cambiamenti climatici ci rimangono solo 99 mesi prima di raggiungere il punto di non ritorno”.

 

Fortunatamente neanche il figlio William ha creduto all’imminente apocalisse e insieme alla consorte Kate ha deciso di mettere al mondo il loro primogenito, che dovrebbe nascere a giugno. L’occasione di diventare nonno non è stata persa da Carlo per salire nell’indice di gradimento dei sudditi dando visibilità al suo impegno ecologista, per questo si è confidato in un intervista: “Non voglio che il mio futuro nipotino mi dica ‘Perchè non hai fatto qualcosa?”,”soprattutto ora che avremo un nipotino, diventa ancora più ovvio tentare e garantire di lasciare qualcosa che non sia un calice totalmente avvelenato”, ha aggiunto.

 

Leggete il resto qui, su La nuova Bussola Quotidiana

  • Rrea00219620103
  • Rrea00219620201
  • temperaturegis_2012

di Fabio Spina

 

L’estate 2012 è stata eccezionalmente calda, la seconda estate più calda dal 1880 in Italia. Più calda del 2012 è stata solo l’estate del 2003, però l’effetto delle ondate di calore del 2012 sulla mortalità è risultato sorprendentemente molto inferiore a quello osservato nel 2003 (qui).

 

La domanda sorge spontanea: perché la mortalità si è ridotta così tanto? Il piano nazionale con i suoi sistemi di allarme, con meccanismi di informazione e prevenzione che aiutano oggi a mitigare gli effetti del caldo sulla salute, nel 2003 non c’era, ma nel 2012 ha pesato anche l’impatto dell’intenso inverno precedente. Infatti abbiamo letto che:

 

La mortalità dell’inverno 2011/2012 è stata molto elevata e quindi nella stagione successiva la percentuale di popolazione a rischio era gia’ stata colpita. L’estate del 2003 invece non aveva alle spalle un inverno cosi’ rigido.

 

Continue reading “Le statistiche dal naso corto e le gambe lunghissime.” »

  • grano

di Fabio Spina

Era l’estate scorsa gli USA sono stati colpiti da una siccità del livello di quella descritta nel famoso e bellissimo romanzo dal titolo “Furore” dello scrittore statunitense John Steinbeck, premio Nobel per la letteratura del 1962, pubblicato nel 1939 a New York. I titoli degli articoli su quanto stava accadendo erano del tipo:

Siccità 2012: è globale e ci saranno guerre per fame” o “Stati Uniti: per l’emergenza siccità prezzi agricoli alle stelle” o “La siccità negli Usa accende il rischio di crisi alimentare” (Il Sole 24 Ore) o “La siccità “brucia” frumento, mais e soia nel mondo torna l’allarme prezzi” (La Repubblica).

 

Ci si chiedeva di quanto sarebbero aumentati i prezzi delle commodities agricole, più di qualcuno prevedeva che Continue reading “Wall Street – Il grano non dorme mai” »

[info]

Questo articolo è uscito in originale su “La Nuova Bussola Quotidiana“.

[/info]

di Fabio Spina

La notizia di questi giorni è che il progetto faraonico dei pannelli solari nel deserto nord africano, detto Desertec, deve far fronte a sempre maggiori difficoltà e le illusioni dell’esordio sembrano dover cominciare a fare i conti con la realtà. A gelare l’entusiasmo dei suoi partecipanti sono la crisi economica mondiale, i cambiamenti politici seguiti alle rivoluzioni della ex-”primavera araba” ed il mercato dell’anidride carbonica in agonia.

Si è ritirata per prima la Spagna, lo stato delle casse sembra non permettere l’assorbimento dei costi derivanti dal passaggio di ulteriore capacità sull’elettrodotto sottomarino esistente (capacità tra 400 e 1000 MW) che collega Marocco e Spagna, attraverso lo stretto di Gibilterra.  Su tale elettrodotto avrebbe dovuto passare tutta l’energia prodotta da Desertec. Più recentemente si è ritirato il gruppo industriale tedesco Bosch, seguendo di qualche settimana l’uscita di scena del conglomerato Siemens, tedesco pure lui, che ha previsto di mettere in liquidazione tutte le sue attività legate al settore solare. “Abbiamo deciso di non portare avanti la nostra partecipazione in Desertec l’anno prossimo (…) a causa di una situazione economica più difficile”, ha spiegato un portavoce del gruppo Bosch. Desertec ora si ferma e sta cercando nuovi soci, spera che i cinesi si facciano avanti.

Continue reading “Mirror posting – Fotovoltaico, il grande inganno” »

di Fabio Spina

[info]

“La vera chiesa, la Madonna degli Angeli, era in basso, all’altra estremità del paese, dove c’è la frana. La chiesa è crollata improvvisamente, è cascata nel burrone, tre anni fa. Per fortuna era notte, l’abbiamo scampata bella. Qui ci sono continuamente le frane. Quando piove, la terra cede e scivola, le case precipitano. Ne va giù qualcuna tutti gli anni. Mi fanno ridere con i loro muretti di sostegno. Fra qualche anno questo paese non esisterà più. Sarà tutto in fondo al precipizio. Pioveva da tre giorni quando è caduta la Chiesa. Ma tutti gli inverni è la stessa cosa: qualche disastro, piccolo o grosso, avviene tutti gli anni, qui come in tutti gli altri paesi della provincia. Non ci sono alberi né rocce, e l’argilla si scioglie, scorre in basso come un torrente, con tutto quello che c’è sopra. Vedrà quest’inverno anche lei. Ma le auguro di non essere più qui allora. La gente è peggio della terra”.

[/info]

[info]

“Lo Stato, qualunque sia, sono ‘quelli di Roma’, e quelli di Roma, si sa, non vogliono che noi si viva da cristiani. C’è la grandine, le frane, la siccità, la malaria, e c’è lo Stato. Sono dei mali inevitabili, ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Ci fanno ammazzare le capre, ci portano via i mobili di casa, e adesso ci manderanno a fare la guerra. Pazienza!”.

[/info]

[info]

“La pioggia non venne neppure nei giorni seguenti, malgrado la processione, le invocazioni di don Trajella e le speranze dei contadini. La terra era troppo dura per lavorarla, le olive cominciavano a rinsecchire sugli Oberi assetati; ma la Madonna dal viso nero rimase impassibile, lontana dalla pietà, sorda alle preghiere, indifferente natura. Eppure gli omaggi non mancano: ma sono assai più simili all’omaggio dovuto alla Potenza, che a quello offerto alla Carità. Questa Madonna nera è come la terra; può far tutto, distruggere e fiorire; ma non conosce nessuno, e svolge le sue stagioni secondo una volontà incomprensibile. La Madonna nera non è, per i contadini, né buona né cattiva; è molto di più. Essa secca i raccolti e lascia morire, ma anche nutre e protegge; e bisogna adorarla”.

[/info]

Questi sono tre brani di Carlo Levi (Torino, 29 novembre 1902 – Roma, 4 gennaio 1975) tratti dal famoso libro “Cristo si è fermato a Eboli “. Il romanzo autobiografico è stato scritto tra il dicembre del 1943 e il luglio del 1944 a Firenze e pubblicato da Einaudi nel 1945. Levi morì a Roma il 4 gennaio 1975 e la sua salma riposa nel cimitero di Aliano, dove volle essere sepolto per mantenere la promessa di tornare, fatta agli abitanti lasciando il paese. Il libro descrive il periodo 1935-1936 sotto il regime fascista, quando lo scrittore fu condannato al confino in Lucania a causa della sua attività antifascista, ad Aliano (che nel libro viene chiamata Gagliano imitando la pronuncia locale) ebbe modo di conoscere la realtà di quelle terre e della sua gente.

Levi scrive nella sua prefazione: “Come in un viaggio al principio del tempo, Cristo si è fermato a Eboli racconta la scoperta di una diversa civiltà. È quella dei contadini del Mezzogiorno: fuori della Storia e della Ragione progressiva, antichissima sapienza e paziente dolore “.

Quella era una civiltà contadina che affrontava le calamità affidandosi alle processioni e rassegnandosi nella povertà al fatto che “tutti gli inverni è la stessa cosa”. La nostra civiltà di fronte ad eventi simili ha un comportamento apparentemente molto diverso: li affronta affidandosi al tentativo di “controllare” il clima e rassegnandosi, senza far prevenzione/manutenzione, al fatto che “non era mai successo a memoria d’uomo”.

di Fabio Spina

Per decenni si è fatto finta che tutte le stazioni fossero ugualmente rappresentative a livello climatologico senza tener conto se nel corso degli anni nei loro dintorni non fossero avvenuti cambiamenti. E’ capitato di vedere i dati di note stazioni aeroportuali nate per scopi aeronautici che sono state contemporaneamente utilizzate per dimostrare il cambiamento globale e l’effetto isola di calore per la città.

Presso la “WMO TECHNICAL CONFERENCE ON METEOROLOGICAL AND ENVIRONMENTAL INSTRUMENTS AND METHODS OF OBSERVATION” organizzata dalla CIMO WMO (The Commission for Instruments and Methods of Observations del “World Meteorological Organization”, che si è svolta dal 15 al 18 ottobre 2012 a Bruxelles, nel secondo intervento, dal titolo “Introduzione alle priorità dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale”, il cinese Wenjian Zhang, Director, direttore del Dipartimento “Observing and Information Systems” del WMO in una slide ha presentato come in una parte della Cina l’aumento della temperatura in numerose stazioni fosse dovuto ad inurbamento:

Il WMO sta cercando di proporre una nuova classificazione dei siti che rimuova molti dei vecchi problemi del “siting”, su CM se ne è già scritto qui, comunque trovate la versione integrale della proposta approvata sul documento a questo link.

Recentemente alcuni paesi stanno rivedendo la loro posizione perché la classificazione gli pare troppo rigorosa, comunque il WMO sembra voler proseguire facendola divenire la prima normativa condivisa WMO-ISO; riporto a tal proposito una slide della presentazione dello svizzero Prof. Bertrand Calpini -Presidente della CIMO:

Alcune nazioni hanno presentato l’impatto della nuova classificazione sulla loro rete, ad esempio

Application of the site classification scheme in the ground observation network of the Norwegian Meteorological Institute

oppure

Recent developments in the UK Climate Station Network “.

Chissà se in futuro sapremo mai la “temperatura media globale” con quante stazioni climatologiche veramente “WMO-compliant” si calcola. Aspettiamo fiduciosi che la ISO recepisca la direttiva.