Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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Non importa se si tratti di steppe siberiane, di foreste pluviali o di vegetazione mediterranea. Le piante campano di CO2 e la sintetizzano con più efficienza con temperature più alte. E se c’è una certezza al giorno d’oggi, è che tanto la CO2 quanto le alte temperature proprio non scarseggiano.

Infatti, le bistrattate, allisciate, occultate e poi riproposte serie storiche di dati di prossimità sulle temperature, partono dal presupposto che quando fa caldo la vegetazione prospera, quando fa freddo se la passa male. Proprio come noi.

E così un intraprendente manipolo di studiosi cosa ti va a scoprire con una serie di viaggi in Alaska? Non ci credereste mai: con le temperature che salgono gli alberi della Tundra crescono più velocemente, sono più rigogliosi e più sani.

Veramente incredibile. Chissà perché non mi sarei mai aspettato un risultato del genere, specie dopo aver letto, alcuni mesi fa, che da un’analisi compiuta attraverso dati satellitari appare chiaramente che oggi il Pianeta e’ più verde di ieri.

Ma, attenzione, perché per una Tundra che fiorisce c’è sempre un bosco che se la passa male, leggere per credere, qui e qui.

Ma più di tutto, veramente più di tutto, è imperdibile l’incipit dell’approfondimento su Science Daily per bocca di uno dei ricercatori: “mi aspettavo di trovare gli alberi sotto stress per effetto delle temperature più calde“…”quello che abbiamo trovato e’ stata una sorpresa“.

Niente paura però gli alberi non arriveranno ad invadere le case delle popolazioni nordiche, né l’edera del vostro giardino minaccerà la vostra esistenza. E’ solo questione di tempo, poi il caldo avrà la meglio anche sui poveri vegetali grassocci.

Parola di proiezioni.

“Ricordati che devi morire”. “Sì, sì no, mo’ me lo segno”. Indimenticabile battuta di Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. Bene, ce lo siamo segnato.

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Quante ne abbiamo sentite e ne sentiamo di profezie del genere in materia di clima e riscaldamento globale?

Novantanove mesi alla catastrofe del clima, milioni di profughi climatici che bussano alla porta etc etc. Era il gennaio del 2007, così si leggeva su The canadian:

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Leggiamo su Meteoweb:

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In 20 anni nel mondo si sono registrati oltre 650mila morti causati da circa 14mila eventi meteorologici estremi, con una perdita di oltre 2mila miliardi di dollari. E gli eventi estremi che hanno funestato l’Italia nelle ultime settimane, mietendo anche molte vittime, sono un campanello d`allarme anche per il nostro paese: “L`Italia – l’allarme lanciato dal Wwf – non può continuare a ignorare il cambiamento climatico, anche perché il suo territorio, reso fragile dall`intervento umano, dalla cattiva gestione e dalle caratteristiche morfologiche, è fortemente a rischio. Al contrario, la urgente pianificazione della messa in sicurezza del territorio e della prevenzione dei rischi dovrà tenere conto dell`aumento del numero e dell’intensità dei fenomeni, provocata dal riscaldamento globale“.
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Continue reading “Che si decidano, magari rifacendo qualche conto…” »

Di attualità è pieno su tutti i media, con immagini e storie a dir poco spaventose. Purtroppo. Per cui non ne troverete su queste pagine. Preferisco guardare indietro, hai visto mai che qualcuno impari che solo così si può pensare di andare avanti.

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4 novembre 2011

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7-8 ottobre 1970


Si stappa lo champagne dalle parti di Nature. Dopo un primo post opinione cautamente ottimista, non ce l’hanno fatta proprio più e sono partiti i festeggiamenti:

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Results confirming climate change are welcome, even when released before peer review.

Il riscaldamento globale sta realmente accadendo – sul serio. Non c’era alcuna cospirazione o insabbiamento. Il peer review non ha fallito e gli scienziati che hanno trascorso decenni di lavoro cercando il modo migliore per gestire ed elaborare i dati si sono rivelati il modo migliore per gestire ed elaborare i dati, dopo tutto. Grazie, studio del Berkeley sulla temperatura superficiale della Terra (BEST).

I quattro lavori rilasciati la scorsa settimana dai migliori team della University of California, Berkeley, sono di indubbio interesse per i media, dato che sostengono ciò che viene rappresentato come la posizione del mainstream scientifico sul cambiamento climatico. Essi potrebbero anche rivelarsi attrattivi in politica, soprattutto negli Stati Uniti, dove avrebbero potuto essere utilizzati per combattere le affermazioni dei Repubblicani, che hanno effettivamente gettato via la scienza del clima. Ma la conclusione scientifica principale, che un secolo e mezzo di misurazioni strumentali confermano una tendenza al riscaldamento, è, beh, un po’ come un 1990 (fine della guerra fredda). [...]
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E’ disonesto dire al mondo che hai messo insieme un gruppo di ciclisti competitivi, quando nella tua squadra molti corrono con il triciclo.

Questa l’opinione di Donna Laframboise circa l’IPCC e le credenziali di un discreto numero di quanti sono chiamati a scriverne i rapporti.

La solita propaganda negazionista? Il solito atteggiamento facilone poco informato? Queste probabilmente saranno, anzi di fatto lo sono già, le critiche che le saranno mosse. Ha infatti appena pubblicato un libro con questo titolo:

The Delinquent Teenager Who Was Mistaken for the World’s Top Climate Expert

C’è bisogno della traduzione? A chi sarà riferito l’ironico complimento? Non è difficile scoprirlo, perché in effetti si tratta di giornalismo investigativo, non di un romanzo. Ci sono nomi e cognomi, titoli, credenziali, curricula, carriere, passato e presente di molti tra quelli che sono stati spacciati per il non plus ultra della scienza del clima.

Continue reading “Al tour de France con il triciclo – Aggiornamento” »

Niente previsioni, neanche questa volta. Neanche per questo scorcio d’autunno così stabile e caldo. Neanche in presenza dei deliri catastrofici che la maggior parte dei media nazionali, opportunamente imbeccati da chi se intende di farfalle ma non di caos e nemmeno di meteo e clima, hanno inscenato per questa appendice estiva fuori stagione.

Il cambio di stagione è, anzi, non è, nel titolo del nuovo libro di Martìn Caparròs (Verdenero Edizioni Ambiente). Sulla pagina dove è possibile acquistare il libro ci sono i link a tre recensioni.

“Senza offesa, credo che l’enorme attenzione che si sta dedicando alla minaccia del cambiamento climatico si relazioni soprattutto a vantaggi politici ed economici che quei timori possono generare”.

Metro – Intervista di Stefania Divertito

“Si è perso il senso della proporzione tra la concretezza del problema e quella di situazioni più gravi, come la fame, che uccide ogni secondo” I dati sul clima però sono reali. “Il problema esiste, ma è assurdo che il vertice di Copenhagen sul clima abbia avuto tutti i media e i Capi di Stato e quello di Roma sulla fame solo il Papa, perché vive lì, e leader come Ahmadinejad e Gheddafi. l’ecologia è una moda e detta l’agenda”.

Vanity Fair – Ferdinando Cutugno

“L’ecologia tende a ipotizzare un mondo statico dove i procedimenti richiederebbero sempre le stesse risorse naturali. Entra nel panico perché proietta le carenze del fututo sui bisogni attuali: perché tutto quello che immagina sono apocalissi. E’ uno dei suoi grandi vantaggi: l’ecologia è la forma più prestigiosa del conservatorismo. Dev’essere assai rassicurante. E’ fantastico aver trovato una forma di partecipazione che non implica rischi, giova direttamente a se stessi e propone il mantenimento di ciò che si conosce. E’ fantastico poter sentire che uno sta facendo qualcosa per il mondo, lo sta difendendo dai cattivi, facendo sì che cambi solamente il necessario affinché nulla cambi.”

Il Messaggero – Antonio Pascale

E Caparròs non è uno scettico. Non potrebbe, non ne sa di clima. Sicché decide di andare a vedere alcuni dei posti dove il cambiamento climatico starebbe già facendo danni o è previsto che li faccia, prima o poi. E invece ci trova l’ipocrisia di un movimento che ha troppo da fare per occuparsene. Troppo impegnato a fare summit, troppo impegnato a scrivere regole come quelle del Protocollo di Kyoto che “si basa sul principio che se inquini, paghi. Quindi basta comprare crediti. Il mercato vale 160 miliardi di dollari all’anno“.

Mi sa che questo libro è da leggere…

NB: da Meteoweb.

Come è avvenuta la Santa Alleanza tra il panel delle Nazioni Unite che si occupa di clima e la multinazionale dell’ambiente? Ce lo spiega Donna Laframboise in due articoli, dai quali si capiscono tante cose.

Prima che si scateni la solita battaglia tra poveri (dopo aver letto capirete in effetti quanto lo siamo), ci tengo a sottolineare che il lavoro che quotidianamente svolgono le migliaia di volontari che agiscono sotto il logo del Panda, con tutto questo non hanno assolutamente niente a che vedere. E che, a mio personalissimo giudizio, sono proprio loro quelli che dovrebbero incavolarsi di più leggendo come stanno le cose.

Analogamente, non dovrà, sentirsi ingiustamente coinvolto chi fa ricerca scientifica con passione, dedizione, spirito critico e rispetto del metodo scientifico. Tutti gli altri, ognuno sa in cuor suo da che parte stare, si accomodino pure.

Ad ogni buon conto, come sempre, ognuno legga e decida.

gg

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Come il WWF si è infiltrato nell’IPCC – parte 1

Qual è il WWF?
Negli Stati Uniti e in Canada le iniziali del WWF stanno per World Wildlife Fund. Altrove, questa organizzazione si definisce il World Wide Fund for Nature.

Il WWF è un gruppo di lobbyng attivista. Sul suo sito si trovano dichiarazioni come:

E’ quasi impossibile ingrandire la minaccia del cambiamento climatico. [Vedi qui , link di backup qui]

La visione del WWF di un futuro eco-friendly include uno strato completamente nuovo di regolamentazione, della burocrazia, e del diritto internazionale. O, come le frasi del WWF che:

un quadro giuridico globale … per assicurare che i governi in grado di verificare l’uno le azioni dell’altro. [Vedi qui , link di backup qui ]

Agli aventi diritto al voto non è mai stato chiesto se vogliono pagare per questo nuovo livello di burocrazia, se vogliono vivere sotto le sue restrizioni, o se pensano che sia anche una buona idea. Il WWF si vede, sa cosa è meglio per tutti noi.

E ‘importante capire che, mentre il WWF forse una volta è stato una umile, economica iniziativa, questo non è più il caso. È diventato un ente commerciale con uffici in 30 paesi che si avvale di uno staff di 5.000 persone (si veda l’ultima pagina di questo PDF ). La filiale statunitense del WWF da solo impiega:

  • Managing Director of International Finance
  • un Vice Presidente delle Imprese e dell’industria
  • un Vice Presidente Senior di trasformazione del mercato e
  • un Manager per le relazioni con in governi

Questo stesso ramo comprende anche:

  • un direttore della politica climatica internazionale
  • un Amministratore Delegato del cambiamento climatico
  • un Amministratore Delegato di adattamento al cambiamento climatico
  • un direttore delle comunicazioni sul cambiamento climatico
  • uno scienziato senior, di adattamento al cambiamento climatico e
  • uno specialista capo sui cambiamenti climatici

Nel 2010, il braccio americano del WWF aveva ricavi operativi di 224 milioni dollari – poco meno di un quarto di miliardo di dollari. [...] .

A titolo di confronto, i ricavi operativi per la filiale statunitense di Amnesty International sono pari a 36 milioni dollari – un sesto di quella somma (vedere a pagina 29 qui ).

Secondo la relazione annuale 2010, la rete internazionale del WWF aveva ricavi operativi di € 524.963.000. Convertite in dollari USA è poco meno di tre quarti di un miliardo. In un anno.

Quando ha avuto bisogno di assumere qualcuno a guidare la sua iniziativa climatica globale il WWF ha recentemente fatto quello che gli hedge fund e il Fondo Monetario Internazionale fanno quando cercano del personale ad alto potenziale - ha voluto una mezza pagina pubblicitaria sull’Economist.

In altre parole, il WWF è un’organizzazione oscenamente riccha. E il denaro, come si dice, parla. Quando si è nel business del lobbying e il denaro è abbondante, si trattano i propri amici molto bene, davvero. Bei pasti, belle camere, viaggi in località esotiche – e il cielo solo sa cos’altro.

Il che mi porta al panel intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC).

Il reclutamento
Alla fine del 2004, circa quando iniziava il lavoro di quello che sarebbe diventato il punto di riferimento dell’IPCC, il report del 2007, il WWF ha lanciato una campagna di assunzione. E’ stato istituito un organo parallelo – il Witness Climatic Scientific Advisory Panel – e poi si è sistematicamente concentrata l’attenzione sugli scienziati affiliato IPCC.

Non è chiaro quale sia il processo di corteggiamento dei coinvolti, appunto – o che si sono uniti in quale anno o in quale ordine – ma alla fine del 2008 il WWF diceva di averne che aveva reclutati 130

importanti scienziati del clima per lo più, ma non esclusivamente, dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici … [vedi pag 2 di questo PDF ]

Un documento di otto pagine preparato nel 2008 avvisava gli scienziati che il WWF doveva ancora corteggiare che c’erano “opportunità per un ulteriore coinvolgimento in una serie di altre attività del WWF” tra cui “la partecipazione a conferenze, forum o gruppi di lavoro e di interazione con i media.” Inoltre, “futura collaborazione tra il WWF e istituti di ricerca” era una possibilità.

E’ difficile credere che uno scienziato che si rispetti dovrebbe avere a che fare con il Witness Climatic Scientific Advisory Panel dopo aver letto quelle otto pagine. Il WWF afferma senza mezzi termini, chiaramente, che lo scopo del panel è di aumentare nel pubblico la percezione dell’urgenza . Quella frase particolare viene utilizzato quattro volte nella pagina finale.

In modo alquanto schietto il WWF dice di voler

ispirare un’azione più forte sul cambiamento climatico nella comunità. Il nostro obiettivo è costruire un movimento di persone … che vogliono essere attive per affrontare questa minaccia.

Nessuno, dunque, ha mentito a questi “scienziati leader del clima.” Nessuna copertura di ciò che stava realmente accadendo. Il WWF ha esplicitamente detto loro che voleva il loro aiuto a spaventare il pubblico in modo che il WWF potesse costruire un movimento.

Gli scienziati che si uniscono al panel del WWF sono tenuti a compilare un modulo che indica la propria disponibilità a valutare le le testimonianze che il WWF raccoglie di persone comuni che credono di aver essi stessi rilevato cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Il glorificato sondaggio che il WWF utilizza per assemblare queste testimonianze può essere visto qui . Dichiararlo imbarazzante, non scientifico, spazzatura è un eufemismo.

Alla gente si chiede se hanno personalmente osservato cambiamenti nella pioggia, nella neve, nella temperatura dell’acqua del mare, e nelle correnti oceaniche. Ma le richieste ragionevoli – come hai mantenuto una lunga, attenta, traccia scritta? – non sono da nessuna parte.

Il WWF invita queste persone ad assegnare delle “conseguenze” ai cambiamenti cui credono di aver personalmente assistito. Si pone tutta una serie di domande alla donna media o alla nonna in un villaggio rurale del Terzo Mondo che  difficilmente sarebbe in grado di rispondere in modo affidabile. Ci sono stati cambiamenti nella biodiversità marina? Che ne dici della distribuzione delle specie e la migrazione?

Più avanti il ??WWF invita i suoi intervistati a spuntare quali conseguenze sulla salute umana pensano siano direttamente legati ai cambiamenti climatici cui credono di avere assistito. E’ aumentata la malaria? Che ne dici di malattie di causate dall’acqua? Ed ecco la mia preferita – c’è stato un cambiamento nella radiazione ultravioletta?

Il WWF spiega agli scienziati che sta cercando di reclutare che l’unica cosa che devono fare è il “peer-review” di queste testimonianze

coerentemente con le attuali conoscenze scientifiche degli impatti dei cambiamenti climatici … La funzione primaria di un membro è quella di verificare le basi scientifiche delle storie raccolte da tutto il mondo per assicurare che siano coerenti con la letteratura peer-reviewed circa gli impatti dei cambiamenti climatici che stanno già accadendo oggi in una particolare regione.

Il pubblico riempie le cinque pagine di domande, ma gli scienziati sono informati che essi saranno invitati a valutare

una pagina di ‘storie di testimoni del clima’ che ci viene presentata dai membri del pubblico.

In altre parole, i dati che gli scienziati ricevono in primo luogo sono stati confezionati dagli attivisti. Questo fatto, di per sé, invalida l’intero esercizio.

Il WWF ricorda a questi scienziati che, per il loro impegno, riceveranno un bel premio:

La partecipazione al programma Climate Witness è volontaria e in cambio noi riconosciamo il tuo contributo sul nostro sito web globale, così come l’apposizione del proprio nome sotto ogni storia di testimoni climatici [sic] che rivedranno.

Allora perché non persone che sono abbastanza intelligenti per un dottorato di ricerca non capiscono che questo è un affare spettacolarmente brutto? Lavora con noi gratuitamente e, in cambio, prenderemo la tua incontaminata reputazione scientifica e la collegheremo alla nostra campagna di bancarotta scientifica per spaventare e manipolare l’opinione pubblica.

Ti faremo una grande pubblicità sul nostro sito web globale, in modo che mai più nessuno ti scambi per una persona affidabile. Useremo i nostri svariati milioni di dollari di bilancio per annunciare al mondo che devi essere un malversato politico o un ingenuo campagnolo.

Ah, ma forse io non sono del tutto equa. C‘è ancora una linea di detto paragrafo. Si legge:

Il WWF sta anche cercando nuove opportunità per promuovere la ricerca del cambiamento climatico, non esitare a contattare il Responsabile Testimone del clima per ulteriori informazioni.

Parte seconda

Tra il 2004 e il 2008 il World Wildlife Fund (WWF) convinse 130 scienziati a partecipare al suo Climate Witness Scientific Advisory Panel. Come ho spiegato nella parte 1 , la campagna Testimone del Clima ha uno scopo apertamente politico. Il WWF riconosce apertamente che sta cercando di aumentare nel pubblico la percezione dell’urgenza per i cambiamenti climatici. Paura, allarme, ansia – questo è quello che stanno promuovendo.

La campagna prevede la raccolta di testimonianze di persone comuni che credono di essere testimoni degli effetti terribili del cambiamento climatico nel cortile di casa loro. Nel tentativo di infondere queste credenze con un alone di rispettabilità scientifica, gli scienziati del panel del WWF esaminano queste testimonianze monopagina e decidono se sono compatibili con ricerche pubblicate.

Per quel che riguarda il quadro generale il WWF non nutre alcun dubbio o incertezza. Si dice che è “quasi impossibile ingrandire la minaccia dei cambiamenti climatici” (vedi qui , backup collegamento qui ).

L’IPCC, tuttavia, dovrebbe essere un’organizzazione scientifica neutrale e obiettiva. Un giudice che presiede un processo per omicidio non può andare a una festa con la squadra dell’accusa la sera. Allo stesso modo, il personale IPCC cui è affidato il compito di determinare se l’umanità è responsabile dei cambiamenti climatici deve tenersi fuori dal linciaggio fuori dalla porta carcere.

In un documento del 2008, il WWF ha detto che i 130 “scienziati leader del clima” nel panel erano “per lo più, ma non esclusivamente, del panel intergovernativo sui cambiamenti climatici.” Questi scienziati in particolare, quindi, sono più che semplicemente simpatizzanti della visione del WWF. Hanno un rapporto formalizzato con tale organizzazione. Sono stati corteggiati, sono stati conquistati, e poi sono entrati nella tenda del WWF.

Cosa significa questo per il celebre rapporto dell’IPCC 2007 – quello che ha assicurato all’IPCC il suo Nobel per la pace? Lasciate che vi dia una rapida istantanea:

Ciò significa che quasi due terzi dei capitoli della Bibbia climatica 2007 – 28 su 44 (che è pari al 64%) – hanno almeno una persona nel proprio elenco che è affiliata con il WWF.

Ciò significa che gli scienziati affiliati WWF hanno contribuito a scrivere ogni capitolo del WG2 – tutti e 20.

Significa che 15 capitoli della Bibbia Climatica 2007 sono stati presieduti da scienziati affiliati WWF – i loro autori di coordinamento sono i membri del gruppo del WWF. In tre casi, i capitoli sono stati condotti da due autori principali di coordinamento affiliati al WWF. In un caso, otto persone in un unico capitolo hanno legami con il WWF. In un altro ce ne sono sei.

Vuol dire, signore e signori, che l’IPCC è stato infiltrato. E ‘stato interamente e totalmente compromesso.

.

Ho trascorso innumerevoli ore completando tutte le ricerche, i controlli incrociati, e i tabulati che hanno portato a questi risultati. Nei prossimi giorni prenderò ciascuna delle dichiarazioni di cui sopra, e fornirò prove di back-up chiare e incontrovertibili. Come al solito, inserirò direttamente le fonti del mio materiale in modo che chiunque possa facilmente verificare le mie affermazioni.

State sintonizzati. Questa sarà una corsa sfrenata.

Da corriere.it: L’Italia che rischia di finire sott’acqua.

Non solo Venezia ma anche molte altre parti del nostro territorio costiero sarebbero a rischio inondazione qualora il livello dei mari dovesse salire.

Tre i fattori determinanti: un trend in aumento comunque positivo per il recupero ancora in corso dall’ultima era glaciale, una espansione termica attribuibile al riscaldamento e, ultimi ma non meno importanti i movimenti verticali del terreno.

Il primo di questi fattori è ineluttabile. Il secondo è misurabile e ultimamente la misura non conferma le previsioni. Il terzo non è climatico. Nella migliore delle ipotesi finisce 2 a 1 per un cambiamento del livello dei mari che con le nostre malefatte potrebbe avere davvero poco a che fare. Ove naturalmente per malefatte si intenda l’aver causato il riscaldamento, non certo aver fatto scempio di tratti di costa che il mare ha nel tempo disegnato a proprio uso e consumo e noi gli abbiamo sottratto incuranti delle conseguenze.

Per fare i loro calcoli, i ricercatori hanno preso in esame le proiezioni di aumento del livello del mare usate dall’IPCC, concentrando l’attenzione sullo scenario peggiore.

Posto che sappiamo bene quanto quelle proiezioni siano lontane dall’aver riprodotto quanto accaduto nei prima circa dieci anni di possibilità di verifica, perché non andare a vedere e quindi divulgare anche i risultati che scaturiscono dallo scenario migliore?

Forse non tutti sanno che, proprio in virtù del fatto che stiamo parlando di scenari e non di previsioni, non si dispone di alcuna informazione riguardo alla probabilità di occorrenza di uno o dell’altro scenario. Sono tutti equamente probabili o improbabili.

E’ per questo che gli scenari presentano spesso ampi margini di incertezza, fattore che aumenta ancora di più se li si prende in esame tutti.

Questa incertezza va comunicata e spiegata, oltre che per correttezza scientifica, anche perché non c’è nessuna valida ragione per scegliere di comunicare una sola parte del messaggio, a meno che non si voglia dare appunto un messaggio, cosa diversa dall’informazione scientifica.

Quand’è che impareremo? Mai presumo.