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  • ghiaccio

Sono da tempo abituato ad utilizzare le “lenti” di Cryosphere today – sito dell’Università dell’Illinois - per verificare in tempo pressoché reale i dati di copertura glaciale marina artica e antartica. Sono altresì conscio dell’esistenza di dati Nasa riportati al sito NSIDC, che forniscono statistiche analoghe. Di recente tuttavia, la lettura del lavoro di Meier et al. (2013) mi ha spinto ad interrogarmi sulle ragioni della discrepanza fra le due fonti che si percepisce confrontando a occhio i rispettivi diagrammi.  Ma procediamo con ordine.

 

Il lavoro di Meier et al. recupera i dati del satellite in orbita polare Nimbus I relativi alla copertura glaciale del 1964, aggiungendo così un dato importante ai dati da satellite fin qui disponibili e che avevano inizio nel 1979. Dall’articolo  si evince in sostanza che, con riferimento alla copertura glaciale di settembre (mese che  nell’emisfero nord corrisponde al minimo annuale di copertura glaciale marina) si può dire quanto segue:

 

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  • Message-in-a-Bottle

Un titolo esoterico per un articolo che si propone di porre l’accento su alcuni interessanti elementi legati sia all’evoluzione del clima europeo nel corso della glaciazione di Wurm e dell’Olocene sia alla prevedibilità del clima stesso.

Ma procediamo con ordine vedendo anzitutto di chiarire cosa si intende per eventi di Bond e di  Dansgaard–Oeschger.

 

Gli eventi di Bond (Bond et al., 1997) sono fluttuazioni climatiche del Nord Atlantico che si sono verificate mediamente ogni ≈ 1470 ± 500 anni lungo l’intero Olocene (info qui).  In base soprattutto allo studio delle oscillazioni nei depositi di detriti trasportati dai ghiacci oceanici (i messaggi in bottiglia del titolo) sono stati identificati un totale di 8 eventi che possono a ragione essere considerati i parenti interglaciali degli eventi di Dansgaard-Oeschger, riscaldamenti improvvisi manifestatisi in numero di circa 25 nel corso della glaciazione di Wurm.

Agli studi di Bond si richiama la letter di Darby et al  (2012) pubblicata sul numero di dicembre di Nature geoscience, in cui si descrive quello che può essere considerato come un nuovo proxy dell’AO (Artic oscillation) e  dunque del NAO (un analogo di AO) valido per gli ultimi 9000 anni.

 

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  • Uva-Italia

Scrivo questa nota per segnalare la  collana Coltura & Cultura dedicata alle diverse colture agrarie italiane, con 15 volumi fin qui usciti e che trovate descritti a questo sito web. Personalmente ho collaborato alla collana scrivendo alcuni anni orsono le parti dedicate agli aspetti agrometeorologici per i volumi “La vite e il vino” e “Il mais”.

 

“Coltura & Cultura” sta in questi tempi ampliando il proprio angolo di visuale cercando di creare un legame positivo fra le produzioni agrarie tipiche del nostro Paese ed il consumatore, troppo spesso disorientato da messaggi diffusi a piene mani dai media e che mirano a creare sfiducia nei confronti dell’agricoltura  tecnologicamente evoluta.

 

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  • Fig_1 - Mariani-Etruschi

La cultura etrusca è documentata nel Centro Italia dall’8° al 1° sec. a.C. e gli storici hanno spesso evidenziato la rapida affermazione di tale popolo nel contesto dei popoli italici così come la rapida scomparsa delle tracce della loro cultura a seguito dell’affermarsi delle egemonia romana1.

 

Più nello specifico, rispetto agli antichi Etruschi esistono oggi due problemi storiografici aperti e che il lavoro oggetto di questo commento affronta con i metodi della genetica:

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  1. In figura – Distanze genetiche fra etruschi e popolazioni moderne. []
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Uno dei problemi più stringenti per i ricercatori sperimentali moderni è quello di ottenere misure che siano rappresentative del sistema fisico o biologico oggetto d’indagine. Tale problema rimanda a sua volta alla necessità di evitare gli effetti negativi introdotti dagli apparati di misura o di distribuzione di particolari sostanze o ancora di disporre di apparati in grado di effettuare misure realistiche delle variabili in gioco.

In genere ogni problema scientifico ha i suoi problemi di misura più o meno grandi ed in alcuni casi i problemi si sono rivelati tanto stringenti da costringere i ricercatori a gettare la spugna (si veda in proposito il principio di indeterminazione di Heisenberg del 1927).

 

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di Luigi Mariani

Ho l’impressione che se tutte le catastrofi che si sono paventate nell’ultimo dopoguerra si fossero realizzate il mondo sarebbe già sparito da tempo, per cui il fatto stesso che oggi siamo qui a scrivere avendo superato le piogge acide, l’olocausto nucleare, il cibo che uccide e ora la profezia dei Maya è senza dubbio da considerare un miracolo di resistenza umana.

Certo, la prima notizia tranquillizzante risiede nel fatto che la vita media delle nostre popolazioni sia in continuo aumento e che la stessa qualità della vita sia migliorata in modo abissale. Io ho 55 anni e sono nato nel 1957 in un paese del piacentino, Rivergaro, non molto diverso da tanti altri paesi della nostra dolce Italia. Quand’ero piccolo mi ricordo vecchi (e mi riferisco a persone di 60-70 anni) che erano veramente vecchi, cioè con tutti i sintomi di decrepitezza indotta dalle fatiche di una vita passata al freddo, mangiando quel che capitava e con un’assistenza medica che lasciava alquanto a desiderare. Io sono nato in casa e la levatrice si era dimenticata la forbice, per cui ho rischiato di lasciarci le penne per il fatto che avevo il cordone ombelicale avvolto attorno al collo per cui la vita la devo al medico condotto dottor Negri che è intervenuto risolvendo la cosa in modo magari poco democratico ma oltremodo efficace. L’acqua non arrivava in casa (ci si arrangiava alla fontanella) e il riscaldamento invernale era quel che era, per cui le malattie da raffreddamento picchiavano duro.

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di Luigi Mariani

La curiosità per quanto scritto da Donato Barone a commento a due lavori scientifici che indagano i trend nel livello oceanico sulle costa degli Usa mi ha spinto a produrre una carta del trend nel livello globale degli oceani.

Il livello del mare cresce più rapidamente di quanto previsto (solo in qualche punto, però)! (Donato barone, CM 24.12.2012)

Per fare ciò ho utilizzato i dati di trend della rete di monitoraggio globale del livello degli oceani presenti sul sito della NOAA su questa pagina.

Dopo aver estratto i dati ed averli georeferenziati,  a scanso di disomogeneità ho escluso tutte le stazioni il cui ultimo aggiornamento fosse antecedente al 2006. I dati sono stati poi spazializzati utilizzando un algoritmo di kriging ordinario. A tale proposito si tenga conto che la spazializzazione ottenuta è tutt’altro che accurata poiché la distribuzione delle stazioni è assai poco omogenea, data lo collocazione costiera delle stesse.

Nella carta risultante ho colorato in bianco le aree il cui trend è compreso fra -1 e 1 mm (potremmo in prima battuta  considerarle come aree a trend non significativo) mentre le tonalità di azzurro indicano stazioni a trend negativo e quelle giallo-orancio-rosse le stazioni a trend positivo.  Emerge la netta prevalenza di aree con trend positivo pur sussistendo significative aree a trend nullo o negativo che andrebbero in qualche modo spiegate. Analogamente le aree a trend positivo presentano una variabilità spaziale accentuata. In proposito appare emblematico il caso del Giappone che, in un ambito spaziale relativamente limitato, vede convivere la stazione con trend positivo più accentuato a livello globale (Kushiro con 9.47 mm di crescita media annua) e alcune stazioni a trend nullo o lievemente negativo. Che ci sia qualcosa che non va?

A tale riguardo, per facilitare un valutazione da parte dei lettori, riporto nella tabella sottostante l’anagrafica delle stazioni giapponesi ed i  trend relativi.

Tabella – Rete di monitoraggio globale dei livelli degli oceani. Dati della rete del Giappone (fonte NOAA).

Commento

Nel periodo di riferimento (12-18 dicembre 2012), l’elemento saliente in termini di circolazione atmosferica sull’area europea è stato senz’altro la ripresa del flusso zonale. L’indice AO, comunque rimasto in territorio negativo, ha però subito un rapido aumento. Al contempo, la persistenza in territorio negativo anche della NAO, ha continuato a mantenere la stormtrack (la rotta mediamente seguita dalle perturbazioni nel flusso delle westerlies) piuttosto bassa di latitudine. In particolare, all’inizio del periodo si è verificato il secondo e più significativo evento di precipitazioni nevose anche a quote di pianura sulle nostre regioni settentrionali, evento reso possibile in parte dalla natura comunque nord-occidentale del flusso, in parte dalla persistenza di aria fredda stagnante in Pianura Padana. Non solo, al passaggio del transiente cui si deve il peggioramento del giorno 14, il flusso di aria relativamente calda pre-frontale ha ulteriormente rafforzato lo strato di inversione presente in Pianura Padana, favorendo anche degli eventi di pioggia congelantesi comparsi sul settore orientale della valle e, più localmente, su quello occidentale. Infine, altro elemento di particolare interesse in termini meteorologici, è stata la precipitazione nevosa piuttosto abbondante occorsa sulla città di Genova, causata a sua volta dal repentino raffreddamento della sola porzione centrale della riviera – altrimenti interessata da piogge – sulla quale sono scese delle correnti molto fredde per venti di caduta dai valichi del savonese, masse d’aria appunto sfuggite dal cold lake della Pianura Padana. I giorni a seguire, con il flusso che ha assunto caratteristiche zonali via via sempre più accentuate pur mantenendo una direttrice mediamente nord-occidentale e una debole curvatura ciclonica, hanno visto prevalere delle conseguenti correnti di maestrale nei bassi strati, mantenendo attiva una fenomenologia a prevalente contributo orografico sul meridione tirrenico.

La mappa dei flussi medi alla quota barica di 850hPa mostra correnti occidentali leggermente diffluenti sul Mediterraneo centro-occidentale, rappresentando solo parzialmente la dinamicità della situazione precedentemente descritta.

Effetti al suolo

Il campo termico mediato nel periodo (le anomalie sono riferite al periodo 12-16 dicembre) mette in evidenza delle anomalie negative abbastanza generalizzate su gran parte del territorio per le temperature minime, con scostamenti più accentuati sulle regioni settentrionali e sul meridione tirrenico; per le temperature massime, invece, l’anomalia negativa, pur accentuata, ha riguardato quasi esclusivamente le regioni settentrionali, con scostamento più accentuato sul settore orientale della Pianura Padana.

Anomalia temperature minime 12-16 dicembre 2012

Anomalia temperature massime 12-16 dicembre 2012

Le precipitazioni, ancora generalmente estese a tutto l’areale italiano,  sono risultate più abbondanti sulle regioni di nord-est.

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Le mappe della pluviometria e delle anomalie termiche sono estratte dal Bollettino Fenologico settimanale emesso dal CRA-CMA cui si rimanda per approfondimenti.

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di Luigi Mariani

Il professor Humlum è un geografo dell’università di Oslo che si occupa da tempo di climatologia ed è noto al pubblico degli appassionati come gestore del sito www.climate4you.com. Ora Humlum, con due colleghi, ha pubblicato sulla rivista scientifica Global and planetary change un articolo in cui analizza la variabilità dei livelli di CO2 atmosferica nel periodo 1981-2011 ponendola in relazione con le temperature globali con lo scopo di indagare in modo empirico le relazioni di causa-effetto esistenti (Humlum et al., 2012). Continue reading “Relazione fra CO2 atmosferica e temperature globali. Un lavoro di Humlum analizza le ciclicità poliennali di breve periodo” »

di Luigi Mariani

Il caffè arabica (Coffea arabica L.) costituisce il 62% circa della produzione mondale di caffè, il resto essendo rappresentato dal suo parente prossimo caffè robusta (Coffea canephora Pierre ex A.Froehner). Della produzione mondiale di arabica l’85% è di origine sudamericana (di cui Brasile=39%, Columbia=18%) mentre solo il 10% è di origine africana ed il 5% di origine asiatica (info qui). Il centro genetico del caffè arabica si colloca sugli altipiani dell’Africa equatoriale orientale (soprattutto Etiopia e Kenya), ove è ancor oggi diffuso il progenitore selvatico delle varietà coltivate. Continue reading “Anatomia di una notizia seria e di come la stessa sia stata deformata da una testata di divulgazione scientifica” »