Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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Qualche giorno fa, per la precisione giovedì scorso, il nostro paese è stato colpito da un evento di forte maltempo. Piogge abbondanti, anche molto abbondanti sul nord-est sulla Liguria e sulla Toscana, ma, soprattutto temporali forti sulle regioni tirreniche. E’ quasi inutile ripercorrere la cronaca dell’accaduto in termini di impatto sul territorio, ma tutti sanno che l’area che ha subito le conseguenze più significative è quella della capitale.

Cosa è successo?

Continue reading “Perché non succede tutti gli anni?” »

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Attenzione! Questo sito è ancora in pieno sviluppo. E’ già possibile leggere tutti gli articoli, anche quelli più vecchi. Nei prossimi giorni, tuttavia, cambierà ulteriormente la struttura dell’intero sito. In caso di anomalie, trovate un form a fondo pagina per eventuali segnalazioni. Grazie a tutti per la collaborazione e il sostegno in queste 48 ore di fuoco trascorse tra lo spegnimento del vecchio sito e l’avvio di quello nuovo!
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Rieccoci, dopo 48 ore di passione informatica, il vecchio Climatemonitor se n’è andato per sempre. Oggi, 23 ottobre 2011 è una data da segnare sul nostro personale ruolino di marcia. Da oggi infatti parte la nuova versione di CM, sviluppata sull’ultima release di WordPress e con un CMS a supporto, non solo della grafica, ma dei contenuti stessi. In questo momento, quello che state osservando, non è il risultato finale, bensì un passaggio intermedio. Abbiamo preferito mettere subito online il nuovo blog con gli articoli, per evitare di essere assenti per troppo tempo dalla rete. Di conseguenza nei prossimi giorni verrete piano piano sommersi dalle vere e proprie novità che rivoluzioneranno la struttura di questo sito.

A ben vedere, comunque, già nella sua forma più semplice, CM è completamente cambiato. Abbiamo abbandonato la struttura tipica del Magazine online, per riavvicinarci alla sua forma iniziale: il blog. Questo modello è semplice, immediato e, se condito con la giusta dose di tecnologia, estremamente versatile. Da oggi infatti nel flusso del blog confluiranno tutti i social network su cui siamo presenti: Facebook e Twitter in primis, ma anche il nuovissimo Google+. D’ora in poi, per rimanere al passo con i tempi, la parola d’ordine è semplicità d’uso e immediatezza.

Continue reading “A volte tornano!” »

Il compito era improbo, ma si sono messi d’impegno. Il gruppo Berkeley ha completato le prime quattro pubblicazioni inerenti il progetto di ridefinizione del dataset delle temperature superficiali globali, dei metodi di omogeneizzazione spaziale e temporale, della determinazione del peso, se di peso si tratta, dell’effetto Isola di Calore Urbano, dell’incidenza del posizionamento dei punti di osservazione e, ultimo ma non meno importante lavoro, la correlazione individuata tra l’indice AMO e la variabilità climatica – espressa attraverso il dataset appena ridefinito – tra il 1950  e il 2010.

Continue reading “Wow, il mondo si scalda, le città no.” »

E’ disonesto dire al mondo che hai messo insieme un gruppo di ciclisti competitivi, quando nella tua squadra molti corrono con il triciclo.

Questa l’opinione di Donna Laframboise circa l’IPCC e le credenziali di un discreto numero di quanti sono chiamati a scriverne i rapporti.

La solita propaganda negazionista? Il solito atteggiamento facilone poco informato? Queste probabilmente saranno, anzi di fatto lo sono già, le critiche che le saranno mosse. Ha infatti appena pubblicato un libro con questo titolo:

The Delinquent Teenager Who Was Mistaken for the World’s Top Climate Expert

C’è bisogno della traduzione? A chi sarà riferito l’ironico complimento? Non è difficile scoprirlo, perché in effetti si tratta di giornalismo investigativo, non di un romanzo. Ci sono nomi e cognomi, titoli, credenziali, curricula, carriere, passato e presente di molti tra quelli che sono stati spacciati per il non plus ultra della scienza del clima.

Continue reading “Al tour de France con il triciclo – Aggiornamento” »

Avete letto bene, 2500, non 2050, data che magari qualcuno potrà anche sperare di raggiungere, sempre se i facinorosi salvatori del Pianeta non decideranno di farci saltare per aria in stile campagna di marketing del 1010. Quella è la data fin dove si è spinta l’ultima simulazione delle variazioni del livello del mare, tra cinque secoli. A ‘corroborare’ in stile catastrofico i risultati di questa ultima fatica, non poteva mancare l’immagine di New York – per la precisione Manhattan – interamente sommersa dalle placidamente maligne acque dell’oceano.

Per carità, non che l’immagine c’entri nulla con questa ricerca, dal momento che per ottenere un innalzamento del livello del mare capace di combinare tanti guai ci vorrebbero 26.000 anni all’attuale rateo di innalzamento. Però fa effetto, come dire, arreda. E certamente nessuno di quelli che normalmente guarda dall’alto della torre d’avorio commiserando i poveri minus habens scettici che ne popolano la base avrà alcunché da dire. Il messaggio prima di tutto, questa è la parola d’ordine, anche prima di accendere i neuroni.

Continue reading “Che avete da fare nel 2500?” »

Alcuni giorni fa su Science Daily è uscito un articolo che preannunciava un intervento del climatologo Kevin Trenberth al meeting annuale della Geological Society of America tenutosi poi dal 9 all’11 ottobre. Il titolo della sessione era Extreme Climate and Weather events: Past, Present and Future. La presentazione di Trenberth nello specifico aveva questo invece questo titolo: The Russian Heat Wave and Other Climate Extremes of 2010.

Analizzando i dati relativi all’ondata di calore che ha colpito la Russia nel 2010, Trenberth arriva a concludere che l’evento ha avuto sostanzialmente una doppia radice, ovvero sia naturale che antropica. Per questo, come per altri (quasi tutti sembrerebbe) eventi estremi registrati nel 2010 e nella prima parte del 2011, periodo che non è stato affatto avaro al riguardo, Trenberth individua il contributo antropico nel fatto che abbiano avuto origine in zone del Pianeta caratterizzate da anomalie positive delle temperature di superficie del mare, avendo quindi a disposizione una maggiore quantità di vapore acqueo e di energia, scaricata poi nell’intensità degli eventi. Per la Russia in particolare, sarebbe stata la forza anomala del monsone indiano, appunto innescata dall’anomalia positiva della temperatura del mare, a generare le condizioni per la persistenza del blocco anticiclonico che ha poi favorito e alimentato le condizioni per l’intensa ondata di calore.

Continue reading “Eventi estremi: Chi di mantra ferisce di mantra perisce” »

“L’esempio del clima è paradigmatico. Se quest’anno l’inverno è stato un po’ più freddo in Europa e nel nord Italia, i mezzi di informazione subito hanno gridato che il problema del riscaldamento globale non esiste più. Quando, dati alla mano, a livello mondiale non c’è stato nessun elemento per assumere questa posizione, anzi. In Canada e nell’Oceano Artico si è avuto un inverno caldissimo, tanto che alle Olimpiadi di Vancouver la neve è stata portata sulle piste da sci con gli autocarri […] Ecco perché i giornalisti che guardano solo ai dati locali, senza confrontarli con quelli mondiali producono solo mala informazione creando, quindi, nei lettori o spettatori l’idea sbagliata di una contro tendenza sul riscaldamento globale”.

Continue reading “Da ‘che tempo che fa’ allo ’show dei record’ – aggiornamento” »

Questa non è una polemica tra blog. Né uno scontro tra opposte fazioni. Per chi non lo sapesse, Stefano Caserini è l’anima di Climalteranti, un blog di divulgazione scientifica su posizioni mainstream. Nicola Scafetta, che firma questo post, lavora invece alla Duke University, ovviamente negli Stati Uniti. I due sono stati recentemente protagonisti di un dibattito ospitato dal Bollettino della Normale di Pisa. Un articolo e una replica ciascuno, con i contenuti delle repliche sconosciuti ai due interlocutori. Fin qui, tutto ok, fra poche righe avrete il link per leggere, se credete, i contenuti della ‘disfida’. Alcuni giorni fa è però uscito un articolo su Climalteranti.it scritto in prima persona ma non firmato da Caserini, in cui egli si dichiara vincitore in conseguenza del quale Ugo Bardi lo ha proclamato vincitore.

Certo Una ‘disfida’ si presume debba avere un vincitore. Che questo avvenga per autoproclamazione è però quanto meno singolare. Posto però che sull’argomento clima e sulle tematiche ad ampio spettro che i due hanno affrontato è veramente difficile che qualcuno abbia ‘ragione’ al 100%, altrimenti non staremmo qui a parlarne, direi sia più giusto che questa ‘proclamazione’ la faccia anche il pubblico, nella fattispecie i lettori. Magari ognuno per se, arricchendo semplicemente  il proprio bagaglio culturale, prendendo di qua e di là, senza spellarsi le mani, visto che pare ci sia già chi se le batte da solo.

E allora, con molto, moltissimo piacere, ospitiamo la replica di Nicola Scafetta a Stefano Caserini, perché almeno sul piano dello spazio avuto a disposizione ci sia un pareggio. Il punteggio, se credete, assegnatelo voi.

Continue reading “Replica alla ‘replica’ di Stefano Caserini” »

Probabilmente parlare oggi di economia è garanzia di essere immediatamente cestinati, se poi addirittura parliamo di modelli matematici applicati all’economia, allora diventa più che certo. Quanto però stiamo per raccontare è un esempio positivo di come si possano utilizzare i modelli matematici, sebbene per spiegare un fenomeno a dir poco fastidioso. Sto parlando delle cause che hanno portato al rialzo repentino e massiccio dei prezzi delle materie prime alimentari. Ormai siamo in tanti a parlarne (qui su CM ne parliamo da molto tempo, davvero) e nonostante ciò la situazione rimane critica e in tendenza, potrebbe anche peggiorare.

L’analisi di turno questa volta arriva dall’Istituto dei Sistemi Complessi del New England ed è firmata dallo scienziato Yaneer Bar-Yam1 . Prima di partire però, è doveroso un rapido punto della situazione (invito in ogni caso il lettore a compiere una rapida ricerca tra gli articoli più vecchi di CM). Nel 2008 è venuta a galla la punta di un iceberg che affonda le proprie radici almeno un decennio prima: con la bolla speculativa (detta “crisi dei mutui”), una serie di ingenti capitali hanno cominciato a spostarsi da una fonte di investimento all’altra, materie prime alimentari comprese. Ora, dobbiamo tutti ricordarci che la speculazione su queste materie prime non è una novità, c’è sempre stata, ma era confinata agli operatori stessi del settore e serviva fondamentalmente a ripararsi dal rischio legato alla produzione agricola.

Continue reading “Cibo vs biofuel, ennesimo capitolo della saga” »

  1. “The Food Crises: A quantitative model of food prices including speculators and ethanol conversion.” By Marco Lagi, Yavni Bar-Yam, Karla Z. Bertrand, Yaneer Bar-Yam. arXiv, Sept. 21, 2011 []

Dal 10 al 21 ottobre si svolgerà in Corea la decima conferenza internazionale della United Nations Convention to Combat Desertification (UNCCD), organizzata per la prima volta in Asia dai Paesi firmatari della Convenzione per fare il punto su una grave minaccia globale, la desertificazione.

Nei giorni scorsi per lanciare l’evento ‘mediaticamente’ si è puntato sull’allarme. In Europa pare che ben 12 stati ‘soffrano’ per tale fenomeno.  Su molti quotidiani e siti internet non si è persa l’occasione per descrivere ‘scientificamente’ la pessima situazione italiana ricorrendo a informazioni che possono essere ben sintetizzate dal pezzo sotto riportato (il neretto è del sottoscritto):

Continue reading “Desertificazione in Italia: dati vecchi ma allarmi nuovi – aggiornamento” »