Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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Prima di cominciare questo post vorrei che leggeste con attenzione le frasi che seguono. Vengono dal Sunnary for Policy Makers dello Special Report dell’IPCC sull’esposizione al rischio da eventi estremi (SREX – SPM).

Si prende atto:

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Le incertezze nelle serie storiche dei cicloni tropicali, l’incompleta comprensione dei meccanismi fisici che collegano i parametri dei cicloni al cambiamento climatico e l’ampiezza della variabilità dei cicloni tropicali genera soltanto un basso livello di confidenza per l’attribuzione di cambiamenti misurabili dell’attività dei cicloni tropicali all’influenza antropogenica. L’attribuzione di un singolo evento estremo al cambiamento climatico è un’azzardo.

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Poi quasi con rammarico si chiarisce:

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C’è un basso livello di confidenza nell’osservazione di ogni genere di aumento di lungo periodo (40 anni o più) nell’attività dei Cicloni Tropicali (intensità, frequenza, durata), dopo aver tenuto conto dei cambiamenti intervenuti nella capacità di osservazione. E’ probabile che ci sia stato uno spostamento verso nord delle rotte principali delle tempeste extratropicali. C’è un basso livello di confidenza nei trend osservati dei fenomeni a ridotta scala spaziale come i tornado e la grandine a causa della disomogeneità dei dati e dell’inadeguatezza dei sistemi di monitoraggio.

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E infine si prevede:

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E’ probabile che a scala globale la frequenza dei cicloni tropicali possa diminuire o restare essenzialmente invariata.
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Anomalia attiva della Tropopausa dinamica. Cinquemilatrecentoquaranta metri geopotenziale in approfondimento e quaranta gradi sotto zero alla media troposfera. Ramo del Getto Polare diretto verso sud che raggiunge 100kt appena a ridosso delle Alpi di nord-ovest. Pressione al suolo precipitata da 1024 a 1008hPa in mezza giornata aiutata dall’effetto di sottovento.

Questo l’identikit dell’impulso da nord est che il bordo orientale del promontorio atlantico ha ‘accompagnato’ a casa nostra. Praticamente una Polar Low nel Mediterraneo. Non meraviglia che stia nevicando praticamente ovunque. Né che succeda in febbraio, naturalmente.

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Penso tutti, o comunque moltissimi, avranno ascoltato l’ultima delle tante versioni che gli studiosi affezionati all’ipotesi (sempre più tale) dell’Anthropogenic Global Warming (AGW) sono obbligati a confezionare per dimostrare la validità delle loro affermazioni.

Mi rendo conto che per molti c’è a rischio il posto di lavoro prima che della stessa “faccia” ma ora non si tratta più di difendere uno studio scientifico ma una evidente ideologia. Dalla metà degli anni ‘80 dello scorso secolo la tesi prevalente era quella per la quale avrebbe fatto sempre più caldo con una certa tropicalizzazione del clima nelle medie latitudini, introdotta da uno scivolamento verso nord delle note fasce climatiche. Quindi il caldo avrebbe portato sempre più caldo (chiara logica da retroazione positiva). Dalla fine degli anni novanta l’aumento delle temperature globali (sottolineo “desunte globali” per via di grosse approssimazioni) si è interrotto, e mostra negli ultimi anni, quindi già XXI secolo, una certa controtendenza.

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Solo sapore di mare però, per quello di sale meglio aspettare. Girando per le frenetiche discussioni nei forum di meteorologia, oppure per le fitte cronache della stampa, il ritornello è sempre lo stesso: aria artica continentale. Bene, vi è piaciuta? La prossima sarà al sapore di mare, ma comunque artica.

La situazione è la seguente. L’attuale forte retrogressione fredda ha le sue origini nel Sudden Warming che la stratosfera polare ha vissuto verso la metà del mese di gennaio. Un evento con una preparazione molto laboriosa in quanto preceduto da un Vortice Polare solido ed eccezionalmente freddo. Per cui, il lag temporale tra la brusca frenata del vortice e i flussi meridiani in troposfera è stato di circa quindici giorni.

Ora i piani alti della stratosfera hanno riguadagnato zonalità, ma quelli medi e quelli bassi sono praticamente fermi. Perciò chi governa ora è la troposfera, che sta continuando a scaricare energia alle alte latitudini. L’eventuale effetto di un secondo evento di Sudden Warming sarebbe quindi quasi immediato, e, indovinate un po’? Succederà proprio questo, come del resto indica la ripresa del flusso di calore verso le alte latitudini: Continue reading “Sudden Warming 2012, in arrivo il sapore di mare” »

Si chiama Ponte di Voejkov la saldatura tra l’anticiclone atlantico e quello russo. La configurazione barica più temibile e per molti aspetti più affascinante. Tecnicamente per un certo periodo e per una porzione dell’emisfero, l’aria gira al contrario. Il flusso perturbato principale non riesce ad attraversare l’Europa per la presenza dell’anticiclone, perciò devia verso nord, gira attorno a questa figura – e per farlo deve passare sull’Artico – e poi si tuffa giù lungo il bordo orientale dell’alta pressione.

Il risultato è che l’aria gelida e quindi pesante come il piombo originatasi in Siberia scende verso l’Europa centrale fino al Mediterraneo, o, come in questi giorni, fino all’Africa settentrionale. In seno a questo flusso, che tecnicamente si definisce retrogrado, si generano normalmente numerosi minimi in quota quasi-stazionari, che pian piano scendono di latitudine.

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Fredda sì, ma non abbastanza per restare allo stato solido nella sua discesa verso il suolo. Sicché Roma non vedrà la neve. E lo sapete perché? Perché c’è l’Isola di Calore Urbano. Parola di climatologo.

Per una volta siamo d’accordo, tutti in piedi a spellarci le mani. Finalmente sappiamo che in una città come Roma, che è una metropoli ma rispetto a quelle con cui si confronta è poco più di un paesotto, l’area urbana produce temperature di 2 o 3°C più alte di quelle che ci sarebbero se si trattasse di campagna.

Peccato però che negli studi sulle temperature globali, misurate per la maggior parte in aree urbane, questo effetto scompaia. Peccato però che d’estate, quando quei 2 o 3°C in più fanno davvero la differenza, la colpa sia dello stramaledetto riscaldamento globale e non del cemento e dell’asfalto.

Lo stesso riscaldamento globale che ha fatto fiorire le mimose in un inverno sin qui particolarmente caldo. Ora quei poveri teneri virgulti patiranno il freddo. Parola di climatologo.

PS: sulla neve a Roma non siamo d’accordo… :-)

Mentre gli appassionati sono ai blocchi di partenza e scaldano i muscoli per seguire con il nowcasting l’evoluzione di questa ondata di freddo, gli espertoni stanno già gareggiando a chi la spara più grossa.

Il primo scatto è su tutti i giornali. Non bastano infatti le inutili classifiche compilate ex-post a specifico uso e consumo delle edicole, ora abbiamo anche i futures, i prodotti derivati della sensazione a buon mercato, cioè carta straccia vera e propria: le classifiche previste.

Titoloni su La Stampa e La Repubblica:

Sarà la settimana più fredda degli ultimi 27 anni. Parola di meteo farfallato.

Si può consentire una fuga in avanti così plateale? Neanche per idea, ecco arrivare il ruggito del leone, il recupero del rondinologo buono per tutte le stagioni.

Al TG2 delle 13:

Non si deve pensare che il riscaldamento globale voglia dire sempre e solo caldo; i cambiamenti climatici portano eventi sempre più estremi, caldi ma anche freddi o addirittura gelidi. Nel servizio, il richiamo all’85 e al ’56, gli anni di quando gli uomini erano uomini e i meteorologi pure. Questa, ovviamente, la prova provata del disastro in atto.

E’ imprendibile, ha vinto.

Ci siamo, la musica è cambiata. E non veniteci a dire che non ve l’avevamo detto. Lo so, non si dovrebbe mai bearsi delle proprie intuizioni, anche perché quando c’è di mezzo l’evoluzione delle dinamiche atmosferiche nel medio e lungo periodo c’è sempre il rischio di fare pessime figure.

Con la pubblicazione del nostro Outlook dei primi di gennaio, accompagnata dalla pubblicazione di una mappa delle anomalie del geopotenziale alla media troposfera, però, qualcuno aveva sottolineato il carattere scherzoso che accompagnava la trattazione, considerandoli degli amiccamenti inopportuni, quasi a voler sottendere che celassero una scarsa professionalità nell’afforntare l’argomento.

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Da un feed-back negativo fin qui sottovalutato un freno al GW e un contributo alle previsioni stagionali

Iniziare una pubblicazione scientifica con due affermazioni volutamente imprecise non è proprio il massimo. Continuare con il solito ‘inchino’ al mainstream scientifico e concludere ripetendolo non migliora la situazione. Ma se poi nel corpo dell’articolo si provvede a smontare i pilastri dell’ipotesi AGW forse quella pubblicazione merita di essere letta. Nonostante tutte le contraddizioni in essa contenute.

Quello che segue è il titolo, mentre a questo link è possibile (una volta tanto) consultarla liberamente.

Arctic warming, increasing snow cover and widespread boreal winter cooling – Cohen et al., 2012

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Analisi stratosferica e degli indici teleconnettivi

26/01/2012

Con il presente bollettino si vuole confermare l’impianto dell’Outlook dell’8 gennaio scorso, quindi quanto segue ne è un aggiornamento.

La situazione stratosferica nei piani compresi tra 1 e 5 hPa è stata contraddistinta da una intensa circolazione antizonale derivante dagli episodi di warming già descritti nel precedente outlook.

Gli Heat flux previsti in diminuzione nei prossimi giorni determineranno un parziale ricompattamento del Vortice Polare Stratosferico a quelle quote con una ritrovata zonalità. Dalla fine del mese è attesa una nuova ripresa degli stessi flussi e grazie allo spostamento dell’onda convettiva equatoriale, espressa dalla MJO in spostamento dalla fase 5 verso la fase 6, verrà alimentata la formazione di un anticiclone stratosferico in sede nord atlantica (wave2).

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