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	<title>Climatemonitor</title>
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	<description>Un nuovo modo di leggere la scienza del clima</description>
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		<title>Il moto perpetuo</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Wind power]]></category>

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		<description><![CDATA[Prendi una batteria, falle alimentare un&#8217;automobilina come quella di Topolino. Quando arrivi a circa 60kmh si mette in moto un ventilatore (che nell&#8217;articolo si chiama turbina perché fa più figo) e con quella ricarichi la batteria.<br />
<br />
Olè.<br />
&#160;<br />
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendi una batteria, falle alimentare un&#8217;automobilina come quella di Topolino. Quando arrivi a circa 60kmh si mette in moto un ventilatore (che <a href="http://news.sky.com/home/world-news/article/16228695" target="_blank">nell&#8217;articolo</a> si chiama turbina perché fa più figo) e con quella ricarichi la batteria.</p>
<div class="video-box">
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<p>Olè.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il Global Warming c&#8217;è, ora c&#8217;ho le prove!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 07:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Meteorologia]]></category>
		<category><![CDATA[Freddo]]></category>
		<category><![CDATA[Neve di maggio]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; Natale? No. Siamo in Svezia? Nemmeno. Siamo in Italia, area alpina, ed è, anzi ieri era, il 16 di maggio. Vigo di Cadore è una ridente località cadorina, forte di 1553 anime, più non quantificati gatti (più di quattro) e cani, tutte viventi sopra i 951 metri slm, quota alla quale si staglia il Campanile della Chiesa.<br />
Il tempo non è il clima, questo lo sappiamo e lo sanno anche quelli dell&#8217;altra sponda. Ma il clima, è la sommatoria ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; Natale? No. Siamo in Svezia? Nemmeno. Siamo in Italia, area alpina, ed è, anzi ieri era, il 16 di maggio. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vigo_di_Cadore" target="_blank">Vigo di Cadore</a> è una ridente località cadorina, forte di 1553 anime, più non quantificati gatti (più di quattro) e cani, tutte viventi sopra i 951 metri slm, quota alla quale si staglia il Campanile della Chiesa.</p>
<p>Il tempo non è il clima, questo lo sappiamo e lo sanno anche quelli dell&#8217;altra sponda. Ma il clima, è la sommatoria del tempo. Spazio e tempo cronologico, ovviamente ampio il primo e lungo il secondo, scelti a piacere. E&#8217; clima un trentennio, ma lo è anche un decennio, ma lo è anche un anno, e lo è infine, una stagione. Che stagione è quella che al 16 di maggio vede 32°C sotto zero viaggiare alla media troposfera e portare la neve sulle margherite di Vigo, ma non solo?</p>
<p><span id="more-25540"></span>Difficile a dirsi. Di sicuro non è da clima delle palme, non è da desertificazione, non è da hot spot Mediterraneo. E&#8217; comunque una stagione in cui il flusso perturbato principale frequenta ancora appunto il Mediterraneo e le medie latitudini, spinto da un gagliardo getto polare ad elevata componente meridiana (cioè nord-sud). E la sua posizione non è cosa che muta in un giorno. Deve scaldarsi e gonfiarsi la pancia del Pianeta, altrimenti, nisba.</p>
<p>Sono sicuro, che pur premettendo doverosamente che il tempo non è il clima (come sopra), quelli dell&#8217;altra sponda saprebbero &#8211; e magari domani sui giornali sapranno &#8211; darsi/ci una spiegazione in chiave Global Warming Antropico. Come prima obiezione però, consiglierei di fare un salto a Vigo e constatare che la neve è fredda e quelle che si prendono per il freddo sulla pelle sono visivamente simili a blande scottature ma con esse hanno poco a che fare.</p>
<p>Poi, già che si è in viaggio, si potrebbe pensare di fare un salto in Inghilterra, dove il previsto aprile caldo e siccitoso e il maggio idem, si sono rivelati in testa alle classifiche del freddo e della pioggia. Almeno sin qui.</p>
<p>Ora, sarà pur vero che la vecchia Europa non è il mondo, ma resta il fatto che noi qui ci viviamo E dato che la sinfonia del clima è cambiata, ha virato cioè nella direzione opposta a quella prospettata anni or sono ma sovente reiterata del caldo sempre più caldo, consiglierei di riunire le sponde e cercare di capirci qualcosa, magari togliendo per un attimo, solo per un attimo, tutta quella CO2 che più che l&#8217;atmosfera ha recentemente obnubilato le menti.</p>
<p>Segue report fotografico dell&#8217;amico Carlo Colarieti Tosti.</p>
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</div></div></li>
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</div></div></li>
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		<title>Sole e Clima: Rumore di fondo sempre più forte.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cicli solari]]></category>
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		<description><![CDATA[Un paper la cui discussione comincia così:<br />
A questo link trovate tutto il resto.<br />
Leggendo riflettete su questo: possibile che ci sia tutta questa gente che studia, scrive e pubblica su queste cose, non ricevendo nessuna attenzione dal mainstream della scienza del clima? IPCC, se ci sei batti un colpo.<br />
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un paper la cui discussione comincia così:</p>
<div class="info">
<div class="message-box-content">
<p>La discussione nel workshop ha sottolineato la complessità dell&#8217;atmosfera terrestre di cui gli aspetti essenziali sono ancora lungi dall&#8217;essere compresi. Ciò è in contrasto con la semplice e trasparente struttura di quella del sole. Ma questi pensieri mi hanno fatto ricordare un colloquio in un istituto astronomico durante il quale il docente ha affermato &#8221;Una stella è una struttura molto semplice.&#8221; E allora una voce dal pubblico aggiunto &#8221;Anche lei, signore, sarebbe una struttura molto semplice ad una distanza di dieci anni-luce.&#8221; Il Sole si trova a soli otto minuti luce. Questo lo rende la stella più complicata che conosciamo, ma lungo questa linea di ragionamento, la sua atmosfera è ancora abbastanza semplice rispetto a quella della Terra. Di seguito, discuterò alcuni degli elementi essenziali e le discussioni conseguenti delle presentazioni effettuate durante le tre sessioni del workshop che è stata dedicato al forcing solare sul clima.</p>
</div>
</div>
<p><a href="http://www.springerlink.com/content/n11p10366q2h32k1/fulltext.pdf" target="_blank"><strong>A questo link trovate tutto il resto.</strong></a></p>
<p>Leggendo riflettete su questo: possibile che ci sia tutta questa gente che studia, scrive e pubblica su queste cose, non ricevendo nessuna attenzione dal mainstream della scienza del clima? IPCC, se ci sei batti un colpo.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Basta poco, che ce vo?</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 07:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Climate Jobs]]></category>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana Fergus McGee ci aveva portato a fare un altro viaggio nel mondo dei cosiddetti Green Jobs.<br />
Lavori verdi fritti &#8211; CM 10 aprile 2012<br />
In quella occasione abbiamo finalmente capito cosa si intende per &#8216;lavori verdi&#8217;. E&#8217; solamente una questione di situazione. Se con il tuo camion trasporti frutta da A a B il tuo lavoro è tradizionale. Da punto di vista ambientale quindi è grigio e sporco. Se con lo stesso camion vai sempre da A a ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana Fergus McGee ci aveva portato a fare un altro viaggio nel mondo dei cosiddetti Green Jobs.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://www.climatemonitor.it/?p=24647" target="_blank">Lavori verdi fritti</a> &#8211; CM 10 aprile 2012</span></strong></p>
<p>In quella occasione abbiamo finalmente capito cosa si intende per &#8216;lavori verdi&#8217;. E&#8217; solamente una questione di situazione. Se con il tuo camion trasporti frutta da A a B il tuo lavoro è tradizionale. Da punto di vista ambientale quindi è grigio e sporco. Se con lo stesso camion vai sempre da A a B ma trasporti prodotti Bio allora il tuo lavoro è verde. Questione di punti di vista.</p>
<p><span id="more-25521"></span>Questa stranezza è però ormai acqua passata. Da una attivissima ONG inglese, apprendiamo della nascita di una nuova promettente categoria professionale: i &#8216;lavoratori climatici&#8217;. Si origina in Inghilterra, un paese veramente avanti. Di cosa si tratti lo spiegheranno direttamente loro, avendo appena iniziato un tour (verde ma in Camper) con il quale intendono pubblicizzare l&#8217;iniziativa e, naturalmente, raccogliere il consenso di cittadini e policy makers. I primi potranno esprimere questo consenso con la loro adesione unendosi quindi al torpedone, i secondi dovranno invece assecondare le richieste e organizzarsi alla bisogna.</p>
<p>Il concetto è semplice ma preferisco, <a href="http://wattsupwiththat.com/2012/05/14/energy-and-economic-crises-solved/" target="_blank">come ha fatto Willis Eschenbach su WUWT</a>, lasciare che siano proprio i promotori a spiegarci cosa si intende per lavori climatici.</p>
<p>&#8230;.<a href="http://www.climate-change-jobs.org/sites/default/files/1MillionClimateJobs_2010.PDF" target="_blank">Ecco qua</a>.</p>
<div class="info">
<div class="message-box-content">
<p><strong>Intendiamo un milione di nuovi posti di lavoro</strong>, non di quelli che esistono già. Non vogliamo sommare i lavori che già esistono a quelli nuovi e dire che ne abbiamo creati un milione. Non vogliamo lavori che rechino l&#8217;etichetta del clima o che riguardino il clima. Non vogliamo vecchi lavori con nuovi nomi, o lavori con il termine &#8216;sostenibile&#8217; inserito nel titolo. E non intendiamo lavori nel settore della &#8216;finanza del carbone&#8217;.</p>
<p><strong>Intendiamo lavori nuovi ora</strong>. Vogliamo che il governo inizi ad assumere 83.300 lavoratori al mese per lavori climatici. Così, in dodici mesi, avremo creato un milione di posti di lavoro.</p>
<p><strong>Intendiamo posti pubblici</strong>. Questa è un&#8217;idea nuova. Sino ad ora la policy, sia sotto i labour che sotto i Conservatives, è stata quella di impiegare sussidi e sconti fiscali per incoraggiare il settore privato a investire nelle energie rinnovabili. L&#8217;approccio tradizionale è quello di incoraggiare il mercato. E&#8217; una cosa troppo lenta e inefficiente. Vogliamo qualcosa di simile a quello che il governo ha fatto per il sistema sanitario nazionale. Di fatto, il governo mette in piedi un <strong>Servizio Climatico Nazionale</strong> (NCS) e impiega delle persone per fare ciò che deve essere fatto. La policy del governo è stata anche quella di dare alla gente crediti e sostegno per isolare e ristrutturare le loro case. Invece, noi vogliamo madare delle squadre di lavoratori edili per rinnovare tutte le case, strada per strada. E vogliamo che il governo costruisca centrali eoliche e ferrovie e metta gli autobus sule strade.</p>
<p><strong>Impiego pubblico significa lavoro sicuro, flessibile, permamente</strong>. I lavoratori di questi nuovi posti climatici non dovranno star lì a fare sempre le stesse cose, ma saranno riaddestrati a seconda di quello che i nuovi lavori richiederanno.</p>
</div>
</div>
<p>Una vera rivoluzione copernicana. Resta solo da capire dove fare le buche di giorno che dovranno essere poi diligentemente riempite dal turno di notte. Basta poco, che ce vo?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Sbagliando si impara</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 13:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Ceneri vulcaniche]]></category>
		<category><![CDATA[Eruzioni Vulcaniche]]></category>
		<category><![CDATA[Eyjafjallajökull]]></category>
		<category><![CDATA[Traffico Aereo]]></category>

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		<description><![CDATA[Era la primavera del 2010, più precisamente dai primi di marzo a maggio inoltrato, quando il vulcano Islandese Eyjafjallajökull decise di emettere ceneri in quantità tale da paralizzare il traffico aereo europeo e non solo per qualche giorno.<br />
Una faccenda controversa. Da un lato l&#8217;inevitabile rigidità delle norme di sicurezza per la navigazione aerea, che in questi casi prevedono misure drastiche come quelle del blocco del traffico pur in assenza di certezza del pericolo. Dall&#8217;altro l&#8217;evidente fragilità di un sistema ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era la primavera del 2010, più precisamente dai primi di marzo a maggio inoltrato, quando il vulcano Islandese Eyjafjallajökull decise di emettere ceneri in quantità tale da paralizzare il traffico aereo europeo e non solo per qualche giorno.</p>
<p>Una faccenda controversa. Da un lato l&#8217;inevitabile rigidità delle norme di sicurezza per la navigazione aerea, che in questi casi prevedono misure drastiche come quelle del blocco del traffico pur in assenza di certezza del pericolo. Dall&#8217;altro l&#8217;evidente fragilità di un sistema messo in ginocchio da un evento naturale certamente imprevedibile. E poi ancora l&#8217;impossibilità, una voltainquadrato il problema, di agire con maggiore precisione, ovvero di limitare i danni, causa assenza di informazioni affidabili.</p>
<p><span id="more-25498"></span>Ne abbiamo scritto diffusamente anche qui su CM.</p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://www.climatemonitor.it/?p=9441" target="_blank">Eyjafjallajökull in diretta</a></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://www.climatemonitor.it/?p=9552" target="_blank">A mali decisamente non estremi, estremi rimedi???</a></span></strong></p>
<p>Come forse ricorderete, a suo tempo abbiamo avuto modo di specificare che le norme ICAO assegnano al Volchanic Ash Advisory Centre inglese il compito di eseguire il monitoraggio della situazione e emettere i messaggi necessari per il settore di competenza che racchiude appunto anche l&#8217;Islanda. Il modello in uso presso lo UK Met Office si chiama NAME III, versione evoluta di un modello sviluppato parecchi anni fa dopo l&#8217;incidente nucleare di Chernobyl. Il traffico aereo, fatta eccezione per le zone immediatamente prossime all&#8217;area dell&#8217;eruzione dove il problema era &#8216;visibile&#8217; attraverso le immagini satellitari, si è fermato giustamente in base agli output di quel modello. Molte delle aree interessate dalla chiusura probabilmente non hanno mai visto passare la cenere del vulcano o comunque non ne hanno subito l&#8217;impatto nella concentrazione giudicata percolosa ai fini della navigazione aerea.</p>
<p>E&#8217; questa la ragione per cui un team di ricercatori spagnoli ha passato al setaccio i dati raccolti durante quel periodo per validare un nuovo modello di dispersione/concentrazione da impiegare in situazioni analoghe, scoprendo al contempo che il particolato individuato in atmosfera è stato misurato in concentrazioni/dimensioni largamente inferiori a quelle giudicate pericolose. Gli strumenti di osservazione che si sono rivelati più utili alla validazione degli output del modello sono i LIDAR e i Fotometri.</p>
<p>Speriamo che in una eventuale futura occasione, che si spera pù lontana possibile, si possa disporre di informazioni più precise anche grazie alla recente &#8216;lesson learned&#8217;.</p>
<p><strong><a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2012/05/120512144159.htm?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily%2Fearth_climate+%28ScienceDaily%3A+Earth+%26+Climate+News%29" target="_blank">Trovate tutto qui.</a></strong></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Più sani e più belli, ovvero, non solo CO2.</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Aerosol]]></category>
		<category><![CDATA[Black Carbon]]></category>
		<category><![CDATA[Particolato]]></category>

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		<description><![CDATA[Renzo Arbore, alias Onliù Caporetto avrebbe detto: &#8220;Bella l&#8217;Olanda, si sa putesse vedé!&#8221;. In realtà lo disse per Milano in una memorabile sequenza cinematografica e non credo che il film abbia avuto molto successo in nord Europa. Penso quindi che si possa escludere che gli autori del paper di cui parliamo oggi possano aver fatto una analoga riflessione.<br />
Cleaner air brings better views,more sunshine and warmer summer days in the Netherlands - Weather. Gennaio 2012. Vol 67 No 1<br />
L&#8217;approccio di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Renzo Arbore, alias Onliù Caporetto avrebbe detto: &#8220;Bella l&#8217;Olanda, si sa putesse vedé!&#8221;. In realtà lo disse per Milano in una memorabile <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cG-HxmXd5R8" target="_blank">sequenza cinematografica</a> e non credo che il film abbia avuto molto successo in nord Europa. Penso quindi che si possa escludere che gli autori del paper di cui parliamo oggi possano aver fatto una analoga riflessione.</p>
<p><strong>Cleaner air brings better views,more sunshine and warmer summer days in the Netherlands - </strong>Weather. Gennaio 2012. Vol 67 No 1</p>
<p><span id="more-25502"></span>L&#8217;approccio di questo studio è tipicamente meteorologico, nel senso che va ad analizzare la relazione che intercorre tra la presenza di particolato in atmosfera e la visibilità orizzontale, parametro che raramente acquista particolare importanza in termini di meteorologia sinottica ma che è fondamentale per la meteorologia aeronautica.</p>
<p>I risvolti della loro analisi sono però importanti anche sul piano climatico. Innanzi tutto perché lo studio copre un periodo piuttosto lungo, tre decadi, quante normalmente se ne considerano per giudicare consistente il trend di un paramentro climatico; poi perché, come sappiamo, gli aerosol, siano essi di origine antropica o naturale, sono noti per avere molteplici effetti in chiave climatica, sia di tipo diretto per assorbimento della radiazione solare, che di tipo semi-diretto perché inducono cambiamenti nella formazione delle nubi, che ancora di tipo indiretto perché influiscono sulle dinamiche della nucleazione.</p>
<p>Dunque perché più sani e più belli? E perché non solo CO2?</p>
<p>Andiamo con ordine. Prima il belletto. Dall&#8217;analisi dei dataset disponibili sulla concentrazione di particolato di origine antropica, i ricercatori hanno ricavato un trend di netta diminuzione della concentrazione delle varie sostanze che lo compongono a partire dall&#8217;inizio degli anni &#8217;80, da 20 a 2 microgrammi per metro cubo. Da informazioni non continuative ma comunque disponibili per le due decadi precedenti agli anni &#8217;80 hanno inoltre trovato concentrazioni fortemente superiori alla <em>baseline</em> del periodo preso in esame. Contestualmente, dalle serie storiche delle osservazioni meteorologiche hanno notato la corrispondenza di questi dati con un netto aumento della frequenza di giornate con buona e ottima visibilità orizzontale, segno inequivocabile non solo di un miglioramento della qualità dell&#8217;aria, ma anche e soprattutto di una maggiore trasparenza della stessa, fatto che si traduce anche in una maggiore quantità di radiazione solare incidente che raggiunge gli strati più bassi dell&#8217;atmosfera contribuendo al loro riscaldamento.</p>
<p>E&#8217; anche molto interessante come l&#8217;aumento della frequenza di &#8216;belle giornate&#8217; si sia poi interrotto per i periodi soggetti a flussi troposferici occidentali, cioè di aria di origine marittima, mentre persista per i flussi di aria di matrice continentale. Nel primo caso il livellamento è probabilmente dovuto al raggiungimento di quella concentrazione di aerosol in cui prevalgono le sostanze di origine naturale, nella fattispecie il sale marino, rispetto a quelle di origine antropica. Di fatto, si potrebbe forse dire che più di così, almeno in termini di visibilità non si può avere. Nel secondo caso invece, il trend negativo, iniziato rapidamente subito dopo la caduta del Muro di Berlino con l&#8217;apertura dell&#8217;Est Europeo a politiche industriali a minore intensità di combustibili poveri, prosegue  e presenta ancora margini di miglioramento.</p>
<p>Dal momento che l&#8217;analisi ha riguardato delle località ad elevata densità urbana e che su queste è stato contestualmente misurato un aumento delle temperature superiore alla media delle temperature medie di superficie &#8211; come accade per tutte le aree urbanizzate &#8211; ne consegue che una porzione di quel riscaldamentopotrebbe essere imputabile a questa ritrovata trasparenza degli strati più bassi dell&#8217;atmosfera, ovvero ad una maggiore quantità di radiazione solare ricevuta. Ecco perché non solo CO2.</p>
<p>la domanda ora è spontanea. Dal momento che questa diminuzione della concentrazione di aerosol antropici è proseguita sino ai giorni nostri, come mai pur in presenza di una maggiore quantità di radiazione solare ricevuta e di un forcing antropico da gas serra mai sopito, le temperature si sono livellate?</p>
<p><a href="http://www.staff.science.uu.nl/~delde102/CleanerAirBetterViewsMoreSunshine.pdf" target="_blank"><strong>Il paper è qui, per una volta accessibile free!</strong></a></p>
<p>Nell&#8217;attesa di una risposta, direi valga la pena sottolineare che la riduzione del particolato in sospensione è stata possibile grazie al progresso tecnologico, non alla decrescita felice.</p>
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		<title>Il Polpo nell&#8217;acqua sua</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Antartide]]></category>
		<category><![CDATA[Ghiaccio marino]]></category>
		<category><![CDATA[Penisola Antartica]]></category>

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		<description><![CDATA[Eh sì, pare proprio che questi simpatici animali tendano a prediligere le acque di casa propria. Mi si perdoni il riferimento culinario ma spero si capisca che è solo un detto popolare. Di quelli che raramente risultano privi di fondamento.<br />
A parte le pescherie (ops&#8230;l&#8217;ho fatto di nuovo) di cefalopode ne abbiamo visto uno alle prese addirittura con le previsioni sul risultato delle partite dei mondiali. Mi pare si chiamasse Paul. Animali eclettici si direbbe.<br />
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Oggi li troviamo protagonisti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eh sì, pare proprio che questi simpatici animali tendano a prediligere le acque di casa propria. Mi si perdoni il riferimento culinario ma spero si capisca che è solo un detto popolare. Di quelli che raramente risultano privi di fondamento.</p>
<p>A parte le pescherie (ops&#8230;l&#8217;ho fatto di nuovo) di cefalopode ne abbiamo visto uno alle prese addirittura con le previsioni sul risultato delle partite dei mondiali. Mi pare si chiamasse Paul. Animali eclettici si direbbe.</p>
<p><span id="more-25451"></span></p>
<p>Oggi li troviamo protagonisti di uno studio in chiave climate change. Polpi Antartci, più precisamente Polpi Turchesi. Un team di ricercatori inglesi è andato a cercarli nel Mare di Ross e nel Mare di Weddel, attualmente separati dal West Antartic Ice Sheet. Pare che questa specie animale sia piuttosto sedentaria, cioè tenda ad occupare uno spazio specifico. Analizzando le caratteristiche genetiche di esemplari catturati nei due mari, i ricercatori hanno riscontrato molte similitudini, giungendo alla conclusione che in un passato piuttosto lontano, circa 200.000 anni, le due comunità erano probabilmente una sola. Data la sedentarietà della specie, si tende ad escludere che possano aver viaggiato tanto da incontrarsi aggirando l&#8217;ostacolo, per cui ciò significa che duecento secoli fa quella enorme coltre di ghiaccio non c&#8217;era, cioè era sciolta. Tra l&#8217;altro, l&#8217;ipotesi di un collasso in epoca remota della coltre glaciale dell&#8217;Antartide occidentale &#8211; dove c&#8217;è l&#8217;omonima penisola, unica parte del continente che sta sperimentando un aumento delle temperature e una significativa perdita di massa glaciale &#8211; è materia di studio da parecchio tempo. Questa ricerca andrebbe nella direzione della conferma, avvalorando al contempo l&#8217;ipotesi che anche laggiù le dinamiche del clima del passato sono state di ampia portata.</p>
<p>Interessante. <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2012/05/120509111453.htm?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily%2Fearth_climate+%28ScienceDaily%3A+Earth+%26+Climate+News%29" target="_blank">Trovate tutto qui</a>.</p>
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		<title>Sting Jet: Un Tempo da Scorpioni</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Guidi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Meteorologia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi estremi]]></category>
		<category><![CDATA[Maltempo]]></category>
		<category><![CDATA[Sting Jet]]></category>

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		<description><![CDATA[Non e&#8217; un motorino, non e&#8217; un cantante, è, ma forse si dovrebbe dire dovrebbe essere perché se ne sa molto poco, un fenomeno meteorologico. Ed è anche di quelli che quando arrivano poi tendono ad essere ricordati.<br />
Si parla di vento al suolo, e già chi di meteo se ne intende un po&#8217; dovrebbe storcere il naso, perché parlare di getto per un vento nei bassi strati non è ortodosso. Eppure è questo il nome che chi lo ha ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non e&#8217; un motorino, non e&#8217; un cantante, è, ma forse si dovrebbe dire dovrebbe essere perché se ne sa molto poco, un fenomeno meteorologico. Ed è anche di quelli che quando arrivano poi tendono ad essere ricordati.</p>
<p>Si parla di vento al suolo, e già chi di meteo se ne intende un po&#8217; dovrebbe storcere il naso, perché parlare di getto per un vento nei bassi strati non è ortodosso. Eppure è questo il nome che chi lo ha &#8216;scoperto&#8217; e in parte spiegato gli ha dato. Per due ragioni. Innanzi tutto l&#8217;intensità, decisamente paragonabile a quella delle correnti a getto. E poi la provenienza, dato che si origina nella media troposfera.</p>
<p><span id="more-25480"></span>Uno dei significati della parola &#8216;sting&#8217; in inglese è &#8216;aculeo&#8217;, come quello che si trova sulla parte terminale della coda di uno scorpione. Coda che è arricciata a forma di uncino, come quel ricciolo che si forma all&#8217;interno delle intense depressioni dell&#8217;Atlantico settentrionale, quando la <em>Bent Back Occlusion</em> viene catturata dal minimo.</p>
<p>Ed ecco che siamo finalmente arrivati nell&#8217;ambito meteorologico. Ora siamo più a nostro agio. Meno lo sono quelli che ci hanno avuto a che fare, nella maggior parte dei nord-europei.</p>
<p>Dunque, la pur scarsa bibliografia sull&#8217;argomento, parla di violente depressioni in approfondimento esplosivo, che sappiamo essere imputabile a forte avvezione di vorticità positiva per forcing dinamico operato dall&#8217;ingresso del getto nella corrispondente depressione in quota. Il getto però porta con se anche l&#8217;avvezione calda pre-frontale, che ormai da qualche anno è identificata nel modello concettuale della <em>Warm Conveyor Belt</em> (che sarebbe un nastro trasportatore caldo, ma, vuoi mettere?).</p>
<p><a href="http://www.benthamscience.com/open/toascj/articles/V003/212TOASCJ.pdf" target="_blank"><strong>The Sting Jet in a Simulated Extratropical Cyclone</strong></a></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/2010MWR3290.1?journalCode=mwre" target="_blank">Sting Jets in Simulations of a Real Cyclone by Two Mesoscale Models</a></span></strong></p>
<p><strong><a href="Conditional symmetric instability and the development of sting jets" target="_blank">Conditional symmetric instability and the development of sting jets</a></strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Ebbene, a sud-ovest dell&#8217;epicentro del minimo,</span> subito dietro al fronte freddo, si origina a volte lo <em>Sting Jet</em>. Il vento nasce in quota, ma scendendo all&#8217;interno della depressione diviene più denso e accelera, giungendo al suolo con effetti devastanti. Il fenomeno è tipicamente riferibile alla mesoscala, di quelli cioè che le simulazioni numeriche faticano non poco ad intercettare, nonostante dalla bibliografia riassunta poche righe fa si comprenda che si stiano facendo degli esperimenti di simulazione che migliorino le performance dei modelli meteorologici su questi eventi.</p>
<p><a href="http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2012/05/Sting-Jet.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-25489" title="Sting Jet" src="http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2012/05/Sting-Jet.jpg" alt="" width="550" height="488" /></a></p>
<p>Allo stato attuale l&#8217;individuazione certa è quasi sempre postuma e la si deve ai danni sul territorio e all&#8217;analisi dei bollettini, sia per i colpi di vento che per il battente di pressione registrato. La diagnostica può invece venire dalle immagini da satellite, ma siamo nel territorio del nowcasting spinto, al massimo un paio d&#8217;ore.</p>
<p>Come si legge da questo articolo su <a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2012/05/120510224646.htm?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+sciencedaily%2Fearth_climate+%28ScienceDaily%3A+Earth+%26+Climate+News%29" target="_blank">Science Daily</a>, ovviamente non tutte le depressioni generano uno <em>Sting Jet</em>, solo quelle più esplosive. Si ricorda <a href="http://www.metoffice.gov.uk/education/teens/case-studies/great-storm" target="_blank">quella del 1987</a>, ma sono sotto esame anche eventi più recenti. Del resto, se come detto la diagnosi viene dai bollettini, dato che queste depressioni (per fortuna) spesso sfogano sull&#8217;oceano la loro potenza, avere un campionamento di eventi soddisfacente è molto difficile se non impossibile.</p>
<p>Ancora una volta, tuttavia, ci troviamo alle prese con eventi che difficilmente possono aver luogo dalle nostre parti, per la profondità che i minimi barici devono raggiungere e per le temperature ad essi associate. Sarebbe tuttavia interessante provare a studiare qualcuna delle depressioni esplosive tipiche del Mediterraneo. Così di getto direi che l&#8217;attenzione dovrebbe andare ai minimi in sottovento al Golfo del Leone o al Golfo Ligure, perché per gli eventi di matrice meridionale generati dalla catena dell&#8217;Atlante mancano probabilmente gli ingredienti base. Non e&#8217; detto che prima o poi non ci proviamo.</p>
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		<title>Abbasso il nucleare (epic cit.)</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fergus McGee</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Energia nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[Terremoto in Giappone]]></category>

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		<description><![CDATA[Poche settimane fa è stato celebrato l’anniversario del terribile terremoto cui è seguito un devastante tsunami che ha colpito e messo in ginocchio una regione del Giappone. In un assurdo susseguirsi kafkiano degli eventi, i morti per il terremoto e lo tsunami sono stati presto dimenticati a causa delle esplosioni presso il reattore nucleare di Fukushima. Da quel momento in poi, si è parlato solo di radiazioni. Oggi non vogliamo parlare di tutte le polemiche sortite da quell’evento, piuttosto vogliamo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poche settimane fa è stato celebrato l’anniversario del terribile terremoto cui è seguito un devastante tsunami che ha colpito e messo in ginocchio una regione del Giappone. In un assurdo susseguirsi kafkiano degli eventi, i morti per il terremoto e lo tsunami sono stati presto dimenticati a causa delle esplosioni presso il reattore nucleare di Fukushima. Da quel momento in poi, si è parlato solo di radiazioni. Oggi non vogliamo parlare di tutte le polemiche sortite da quell’evento, piuttosto vogliamo porre l’attenzione sul fatto che, ad un anno di distanza, il Giappone abbia spento tutti i propri reattori nucleari.</p>
<p>In molti hanno gioito per questa decisione, ma per motivi diversi. In Giappone la gente se l’è (giustamente) fatta addosso e ora festeggiano la fine del loro “incubo” nucleare. In Occidente invece gli ambientalisti stanno facendo le danze di gioia perchè vedono un movimento più ampio contro il nucleare. Prima la Germania, poi il Giappone e domani chissà.</p>
<p><span id="more-25463"></span></p>
<p>Sia ambientalisti (occidentali) che giapponesi, però, non stanno per fare un buon affare e tra poco capiremo perchè.</p>
<p>La cronaca, innanzitutto. Il Giappone ha spento tutti e 50 i reattori per una serie di ispezioni ordinarie, al termine delle quali non verranno riavviati. Il governo sostiene che tuttavia potranno essere riavviati all’occorrenza in futuro, ma senza una specifica programmazione. Senza il nucleare, il Giappone ha smantellato il proprio mix energetico, togliendo una fonte di certo contestatissima ma, ed è innegabile, a bassissime emissioni di CO2.</p>
<p>Dal momento che il Giappone ha potuto contare da sempre sulla affidabile corrente generata da reattori nucleari, si è potuto permettere di trascurare le fonti rinnovabili. Oggi il Giappone conta un 9% da fonti rinnovabili (come gli USA) e la maggior parte di questo 9% è costituito da fonti idroelettriche.</p>
<p>In Giappone hanno le idee un po’ confuse ancora, ma hanno comunque capito che bisognerà lavorare molto sul lato dell’efficienza energetica e inoltre verrà reso obbligatorio l’acquisto di corrente da fonti rinnovabili, tramite una tariffa feed-in. Stanno per entrare anche loro nel club di quelli che la corrente la pagheranno carissima. E infatti il governo teme che tutto questo possa avere un riflesso negativo sulle attività industriali. Come dargli torto.</p>
<p>Tanto per fare una sbirciatina in Italia, si pensi alla moria di aziende per il conto energetico troppo salato.</p>
<p>Torniamo al Giappone. I tecnici del governo stanno mettendo a punto un nuovo mix energetico che verrà proposto entro l’estate. Fino ad allora, per supplire alla mancanza del nucleare, stanno importando quantità colossali di gas e petrolio.</p>
<p>Ma non è finita qui. Se da un lato il conto energia del Giappone è destinato a schizzare alle stelle (senza il nucleare) dall’altro lato è condannato ad abbandonare per un bel po’ le proprie velleità di raggiungere i target di emissione secondo Kyoto. E dire che il Giappone, proprio grazie al nucleare, ce l’aveva fatta! Adesso sta emettendo il 15% in più dei livelli fissati da Kyoto al 1990. Quindi non se ne parla affatto di raggiungere la riduzione del 25% (rispetto al 1990) promessa durante il summit di Copenhagen.</p>
<p>E quindi, evviva! Siamo senza il nucleare (in Giappone) ma:</p>
<p>1) i giapponesi dovranno abituarsi a pagare una valanga di soldi per installare e ripagare le energie rinnovabili prossime venture;<br />
2) gli ambientalisti dovranno abituarsi al fatto che Kyoto finirà (ma intanto ci era già finito) nel cestino.</p>
<p>Per concludere vi propongo una dichiarazione di Ulrich Benterbusch, direttore del Directorate for Global Energy Dialogue, che sintetizza perfettamente il concetto:</p>
<blockquote><p>If you want to have something at a reasonable cost in terms of low carbon-emissions, then nuclear has to play a role. If you have more renewables in the mix, it&#8217;s going to be more expensive.</p></blockquote>
<p>&#8220;Se desideri qualcosa a basse emissioni di anidride carbonica e che abbia un costo ragionevole, allora il nucleare deve essere contemplato. Se hai un maggior contenuto di rinnovabili nel tuo mix, allora sarà più costoso&#8221;.</p>
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		<title>Reazione solare a catena</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 14:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fergus McGee</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[First Solar]]></category>
		<category><![CDATA[pannelli fotovoltaici]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi ricordate della First Solar (ne abbiamo parlato qui)? E’ stata un’azienda sulla cresta dell’onda fotovoltaica per qualche tempo, finchè ha seguito il destino di tutte le altre: un inesorabile tracollo. Avevamo lasciato la First Solar con la pesante decisione di chiudere un importante stabilimento produttivo in Germania. Ora invece è arrivata la trimestrale.<br />
<br />
E sono dolori. Dall’inizio dell’anno la First Solar ha già perso 449 milioni di dollari, in seguito ad una ristrutturazione che ha portato al taglio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi ricordate della First Solar (ne abbiamo parlato <a title="La rottamazione del fotovoltaico" href="http://www.climatemonitor.it/?p=25217">qui</a>)? E’ stata un’azienda sulla cresta dell’onda fotovoltaica per qualche tempo, finchè ha seguito il destino di tutte le altre: un inesorabile tracollo. Avevamo lasciato la First Solar con la pesante decisione di chiudere un importante stabilimento produttivo in Germania. Ora invece è arrivata la trimestrale.</p>
<p><span id="more-25472"></span></p>
<p>E sono dolori. Dall’inizio dell’anno la First Solar ha già perso 449 milioni di dollari, in seguito ad una ristrutturazione che ha portato al taglio del 30% della forza lavoro.</p>
<p>Tralasciando gli aspetti finanziari del tracollo (vi risparmio i dettagli su margini operativi e quotazioni), ci concentriamo invece sulla catena degli eventi. Le società americane produttrici di pannelli fotovoltaici, dopo un iniziale periodo (breve) di vacche grasse, sono tutte cadute in disgrazia. Le motivazioni sono fondamentalmente due: da un lato i produttori cinesi ci hanno messo lo zampino. Come in ogni settore dell’industria moderna, si sono messi a fare quello che fanno tutti, ma ad una frazione del costo complessivo e su scala mondiale. Ed ecco che siamo stati invasi da pannelli solari che, ad un certo punto, pure te li regalavano a colazione. D’altro canto, e questa è la seconda causa di disgrazia per le aziende americane, il più grande mercato per i pannelli fotovoltaici, l’Europa, ha cominciato ad acquistarne meno.</p>
<p>Ricapitolando, da un lato i cinesi hanno inondato il mondo di pannelli fotovoltaici low cost, dall’altro, i più grandi acquirenti di pannelli, cioè l’Europa, ha smesso di comprarli a ritmo forsennato, poichè i soldini dei sussidi statali&#8230; sono finiti. Ovviamente questa iper produzione ha causato un crollo verticale dei prezzi che è riuscito a erodere completamente il vantaggio competitivo delle iper tecnologiche aziende americane.</p>
<p>Non c&#8217;è che dire, il comparto del fotovoltaico ha davvero bruciato le tappe!</p>
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