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Buona domenica, si fa per dire.

Calma, non sono in procinto di snocciolare una previsione, né di rovinare la gita al mare di nessuno. La ragione per cui questa per chi dovesse proseguire la lettura di questo post potrebbe non essere una buona domenica è nei quesiti che seguono.

La vita vale la pena di essere vissuta? E se sì, è giusto domandarsi quali siano -se esistono- gli standard per cui a chi viene al mondo sia assicurata un’esistenza positiva, eventualmente negandogliela se questi standard non fossero raggiungibili?

Ancora di più. E se nel dubbio, o peggio ancora per evitare sensi di colpa indotti dalla consapevolezza (?) di essere in procinto di assicurare un’esistenza certamente (?) sofferente a quelli che verranno, si decidesse tutti insieme di non dar luogo ad alcuna generazione futura?

Di nuovo calma, non è farina del mio sacco, non ho bevuto né mangiato pesante, ho semplicemente letto questo articolo di Peter Singer sul NYT, un pezzo in cui sono contenute le domande di cui sopra. Partendo dalla filosofia di Schopenhauer, secondo il quale anche la migliore delle vite possibili è una vita in cui il raggiungimento dei propri obbiettivi reca soltanto una felicità passeggera, perché subentrano immediatamente nuovi desideri ed insoddisfazione, e passando per uno dei suoi recenti sostenitori, il filosofo australiano David Benatar, Singer fa una vera e propria provocazione.

Dal momento che molti si dicono preoccupati dei cambiamenti climatici e tenuto conto che quelli che ne soffriranno di più le consegienze devono ancora essere concepiti, perché non procedere ad una sterilizzazione di massa? Così, dice Singer, potremmo liberarci dai sensi di colpa e gozzovigliare serenamente fino al termine dell’esistenza degli esseri senzienti su questo pianeta. Nessun futuro nessun problema, con il valido supporto della teoria di Benatar secondo il quale mettere al mondo un essere umano destinato a soffrire è fargli del male, mentre metterne al mondo uno destinato ad essere felice non è fargli del bene.

Alla faccia della provocazione, direi che più che altro trattasi di una fotografia. Quanti santoni della catastrofe climatica sarebbero disposti a unirsi alla comitiva? Scommettiamo che si compilerebbero subito delle classifiche degli aventi diritto (dovere?) al “trattamento” secondo il possesso dei requisiti d’idoneità e convenienza?

E tutto questo, badate bene, perché qualcuno ha detto che le temperature sono aumentate ma non si sa bene di quanto e che continueranno ad aumentare ma nemmeno su questo c’è un briciolo di certezza. Mah, meglio prenderla con filosofia. A proposito, vi anticipo la conclusione di Singer e, nessuno me ne voglia per questo scatto di presunzione, anche la mia: la vita vale la pena di essere vissuta, che faccia caldo o freddo, che il futuro sia buio o luminoso, perché, a conti fatti, è veramente tutto ciò che abbiamo.

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Published inIn breve

Un commento

  1. Claudio Costa

    C’è una tizia che si è fatta sterilizzare cioè asportare utero e ovaie, per ridurre l’impronta sul pianeta. La realtà supera l’immaginazione

    http://www.ecoblog.it/post/4871/i-figli-non-sono-ecologici-ambientalista-si-fa-sterilizzare

    Cito rabbrividendo:

    “Avere un figlio è un atto di profondo egoismo, volto a mantenere la linea della propria eredità genetica a spese del pianeta”. Questa la motivazione con cui una ragazza di 27 anni ha deciso di farsi sterilizzare.

    Ora Toni Vernelli di anni ne ha 35 ed e’ ancora convinta di aver fatto la scelta giusta. Quando aveva 27 anni Toni rimase incinta, ma l’idea di aumentare la sua impronta ecologica e di concorrere con un’altra bocca da sfamare ad affaticare il peso che la Terra sopporta, le fecero prendere la decisione di abortire e di farsi sterilizzare”

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