Terra a clima caldo primordiale e variazione velocità angolare terrestre
In questa notte d’estate da quest’isola sub-sahariana voglio parlavi di cose gradevoli ed importanti, mi snerva parlare sempre della lotta tra gli scettici ed i catastrofisti, preferisco parlare di scienza, e infatti, penso sempre alla scienza e quasi mai alle contrapposizioni…
Prima di giungere alla questione principale a cui pensai tanto tempo fa, voglio fare un veloce excursus nei pensieri di questo pomeriggio che mi hanno fatto tornare in mente i vecchi ragionamenti.
Fa caldo, un caldo fastidioso, ogni volta che le odiose isoterme dal Sahara algerino vengono a far visita nei pressi di casa mia, beh non vengono mai accolte a braccia aperte da quasi nessuno. Così pensavo, causa sovratemperatura cerebrale… e se allagassimo il grande Erg Orientale, magari oltre a modificarsi il microclima locale si modificherebbe anche la circolazione emisferica e con un po’ di fortuna anche il grande Erg Occidentale diverrebbe più umido e meno infuocato, ed io starei più al fresco qui in sardegna. In effetti il trasporto del calore latente verso l’alta atmosfera è pure più efficiente rispetto al trasporto per radiazione, quindi tutta quella fastidiosa energia anziché venire a casa mia verrebbe dispersa con più facilità nello spazio…forse… ma in effetti il vero problema è che il sole è alto e la durata del giorno è lunga, stasera c’erano 30 gradi pure in Finlandia e non era certo per l’afflusso di energia dal Sahara!!
Ma in effetti il Sahara sotto casa mia è e rimane un problema, non è sempre stato così, ma manco il sahara ha colpe, esso deve la sua esistenza alla cella di Hadley, in parole povere al riscaldamento della superficie alle latitudini equatoriali. Come dicevo non è sempre stato così, in passato non dovevano esistere queste macroscopiche suddivisioni, non doveva esistere una cella di Hadley cosi intensa e di conseguenza delle fasce di alte pressioni cosi marcate… che d’estate fanno infiammare casa mia… quelli che non hanno capito dal titolo dove vado a parare si domandano il perché? Semplice a causa della Luna! Mi spiego meglio, la luna con la sua attrazione, come ha correttamente dedotto Newton, rallenta la rotazione terrestre, ma avendo il sistema Terra-Luna un momento angolare che per forza di cose deve rimanere costante, la Luna deve pagare pegno acquisendo il momento angolare che fa perdere alla terra, ragion per cui si allontana da essa fin dalla sua formazione. L’allontanamento nel tempo non è costante, perché gli effetti di marea variano col cubo della distanza (in realtà in maniera un pochino più complessa), quindi l’allontanamento era assai più marcato ai primordi del mondo che non oggi. Abbiamo ritrovato dei fossili di coralli che oltre al segno dell’accrescimento annuale lasciano evidenti segni del ciclo di accrescimento giornaliero. Ebbene in questi fossili di 370 milioni di anni fa nel ciclo annuale erano compresi 400 cicli giornalieri in luogo degli attuali 365 (Trevisan-Giglia, Introduzione alla Geologia), ma andando ancora più indietro nel tempo, secondo le stime esposte nel libro di Asimov (Il collasso dell’universo), la terra doveva ruotare su se stessa in origine in 12,7 ore anziché nelle attuali 24, in pratica la velocità angolare era doppia!
Ed ora chiudiamo il cerchio, per coloro che non sapessero perché ci sono fasce di alte pressioni all’incirca intorno ai 30 gradi nord e sud sugli emisferi la risposta è semplice, stanno li a causa della velocità angolare terrestre! Se la velocità angolare fosse diversa, starebbero altrove. Ricordiamo che la velocità di rotazione terrestre è più alta all’equatore e minore ai poli, dove ovviamente è zero (li passa l’asse di rotazione).
L’aria calda e umida che si solleva a causa della spinta di Archimede nelle zone equatoriali, arrivata alla tropopausa, che ne impedisce l’ulteriore sollevamento, e incalzata da altra aria che arriva dal basso, per evitare di accumularsi piega verso nord e sud, ma avendo ancora la velocità di rotazione originaria dell’equatore e dovendo conservare il momento angolare piega ad est; nel frattempo l’aria si è raffreddata e in generale ridiscende al suolo, per tornare verso l’equatore chiudendo le cella di Hadley (formando gli alisei). Ora va da sé che se la velocità angolare terrestre fosse più alta l’aria non riuscirebbe ad arrivare tanto a nord (o sud), piegherebbe verso est in maniera più marcata a latitudini più basse (per ora dimentichiamoci la variabile densità massa d’aria), e la cella di Hadley si chiuderebbe prima, sarebbe in pratica più piccola, ed i deserti sarebbero anch’essi più prossimi all’equatore e piu piccoli. Lo stesso dicasi per le fasce piovose equatoriali, tutte meno estese. La medesima cosa accadrebbe alle masse d’aria fredda polare, anch’esse piegherebbero verso ovest in maniera più marcata e rimarrebbero a latitudini più settentrionali, in pratica il trasporto di calore-momento angolare polo-equatore sarebbe affidato in maniera più marcata alla vorticità (tradotto in volgare, le quantità suddette riuscirebbero a fluire tra polo ed equatore mediante dei giretti nella turbolenza dei vortici dell’atmosfera, in quantità assai più ampia di oggi).
Ma non vi ho ancora accennato al pezzo forte del ragionamento, il bilancio radiattivo terrestre. Pensate alla semplice e famosa curva dell’andamento termico giornaliero, forse non ci avete mai pensato ma anch’essa è frutto della velocità angolare terrestre (oltre che della radiazione e dell’inerzia termica delle masse), a parità di altri fattori se si aumentasse la velocità di rotazione terrestre ci sarebbe meno tempo per il riscaldamento diurno, le massime sarebbero più basse, ma ci sarebbe anche meno tempo per il raffreddamento notturno, ergo le minime sarebbero più alte, in pratica la curva suddetta sarebbe più piatta. Scommetto che ora alcuni di voi staranno pensando: ma la media deve essere uguale! Sbagliatissimo! Prendete l’intera superficie terrestre mettetela mentalmente su un piano (per chi preferisce ragionare semplice), ci sarà circa meta superficie di notte e metà di giorno, con un certo gradiente di temperatura, se calcolate l’energia totale dispersa verso lo spazio con i gradienti termici giorno notte attuali (velocità angolare attuale), sommando l’energia emessa da ogni porzione di superficie (superficie x costante x Temperatura elevata alla 4) ottenete un certo valore totale diciamo X, se ora diminuite i gradienti giorno notte (aumento della velocità angolare), in modo da ottenere dei valori più livellati nella temperatura, otterrete un altro valore diciamo Y, ebbene Y è sempre minore di X, in pratica man mano che si livellano le temperature giorno-notte l’energia dispersa verso lo spazio diminuisce in maniera cospicua, quindi la temperatura media della terra aumenta! Questa è la prima sorpresa, ed è dovuta al fatto che l’energia si disperde con la quarta potenza della temperatura, ma non è ancora tutto!
Se ci fate caso molta energia viene dispersa dall’attività temporalesca diurna che trascina verso l’alto molto calore latente, ma i temporali di calore si scatenano per il forte riscaldamento del suolo, che come abbiamo visto in caso di velocità angolare maggiore è meno intenso, in pratica man mano che si aumenta la velocità angolare terrestre ci sarebbero sempre meno temporali di calore, perché non si riuscirebbe a raggiungere la soglia per la formazione dei cb, in pratica in aggiunta ad una minore dispersione verso lo spazio di calore per irraggiamento ci sarebbe anche una certa minore dispersione per calore sensibile (anche il campo elettrico terrestre sarebbe meno intenso).
Che dire infine per il gradiente polo-equatore? L’appiattimento delle curva termica giorno notte è ovviamente più sensibile all’equatore che non al polo, e quindi la minor dispersione di energia, ne consegue che la temperatura media equatoriale sarebbe più alta con la maggiore velocità angolare, in ragione maggiore di quella polare, ergo il gradiente sarebbe maggiore, e lo sarebbe ancora di più se ci ricordiamo della difficoltà di trasferimento delle masse d’aria a causa della conservazione del momento angolare. Ma allora il risultato finale quale potrebbe essere? Sembra una cosa complessa! E’ il momento di ricordarci della variabile densità nella conservazione angolare che sta alla base della cella di Hadley, che prima avevamo trascurato. Se diminuisce la densità della massa d’aria equatoriale (aumento medio della temperatura), al livello del flusso meridiano in quota nella cella di Hadley si avrebbe una compensazione parziale della maggiore velocità angolare, facendo chiudere la cella un pochino più a nord (o sud); questa compensazione avverrebbe solo nella cella equatoriale e non nella cella polare, quindi in definitiva il flusso di calore meridiano sarebbe in tutta probabilità più difficoltoso con una maggiore velocità angolare terrestre. Dico questo perché avendo la terra una minor dispersione di energia radiativa e una minor dispersione di energia latente con i temporali termici, l’unica speranza per riportare l’equilibrio radiativo sarebbe una efficiente formazione di nubi frontali a causa di un facilitato mescolamento di masse d’aria a temperature diverse, che invece purtroppo è anch’esso sfavorito dalla maggiore velocità angolare.
Riassumendo, in passato a causa della maggior velocità angolare probabilmente la temperatura media della terra doveva essere, a parità di illuminazione solare, molto più alta, con un maggior riscaldamento nelle zone equatoriali, ma con una minor presenza di deserti rispetto ad oggi, il tutto proporzionale alla velocità angolare.
In definitiva ripercorrendo i ragionamenti, di chi è la colpa se oggigiorno a casa mia d’estate fa cosi caldo? Dannata Luna!!
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Sarebbe interessante valutare le conseguenze di ciò sul GW.
Mi piacerebbe vedere un grafico sulla correlazione tra velocità angolare terrestre e temperatura media globale.
I fenomeni di cui parlo mutano su scala geologica, mentre le oscillazioni naturali climatiche hanno varie scale, tra cui quella secolare e annuale.
Su scale temporali piccole l’effetto dell’allontanamento della luna (circa 3,8 cm /anno) è piccolo, ed è mascherato da altri effetti che fanno oscillare di continuo la velocità angolare della terra, come ho accennato in altra sede, uno di questi “fenomeni di disturbo” è dovuto agli effetti stagionali dell’accumulo delle nevi alle alte latitudini, che trasferisco massa, prima distribuita sul globo, in prossimità dell’asse di rotazione. Altri effetti sono dovuti ai pianeti del sistema solare. Tuttavia bisogna dire che le oscillazioni del breve periodo della velocità angolare non devono affatto avere l’effetto illustrato in questo post, questo perche tali oscillazioni devono essere trattati con l’approccio della teoria dei transienti; con tale approccio i fenomeni che regolano il sistema sono quelli inerziali, ed avendo i vari processi fisici coinvolti un tempo caratteristico differente, la risultante dovuta alla loro interazione all’interno di un transiete può benissimo essere assai diversa da quella illustrata in questo post per una lenta deriva geologica.
Dal 1972 al 2008 (fonte wikipedia: secondo intercalare) sono stati aggiunti 24 secondi al calendario a causa della diminuzione della velocità di rotazione terrestre con una media di un secondo aggiunto ogni 18 mesi. Quindi la diminuzione di velocità è talmente piccola che si possono avvertire delle differenze solo su scale di milioni di anni.
400 milioni di anni fa la durata del giorno era di 21,8 ore. Hanno influito sul clima molto di più i movimenti delle placche tettoniche di quanto abbia fatto la diminuzione della velocità di rotazione della Terra.
Scusi, non capisco il senso della sua prima per parte dell’intervento per affermare esattamente la stessa cosa che ho affermato io, questo è un fenomeno che agisce su scale di tempo geologiche, come ho ben ribadito anche nella mia risposta precedente.
Per la seconda parte dell’intervento si sbaglia vistosamente, perché gli spostamenti delle placche, molteplici ed in tutte le direzioni nel corso delle ere, non hanno un senso unidirezionale nell’agire nelle leggi che regolano il clima, mentre la variazione della velocità angolare ha un senso unidirezionale ben preciso. Comunque in ogni caso se lei riesce ad illustrare meccanismi fisici a sostegno della sua affermazione, la prego ne discuta pure.
La mia non è polemica. Facevo notare che in 400 milioni di anni, l’effetto che può aver avuto il rallentamento della rotazione della Terra è ben poca cosa rispetto a quanto hanno inciso altri fattori tra i quali il movimento delle placche. Che il movimento delle placche non ha un senso unidirezionale nel regolare il clima è un fatto. Ma è anche un fatto che al tempo dei dinosauri il clima era molto più caldo di oggi nonostante la rotazione terrestre fosse più rapida.
Il movimento delle placche incide sulle correnti oceaniche e quindi di conseguenza incide notevolmente sul clima. All’epoca della pangea le correnti oceaniche circonadavano un unico continente, oggi il movimento delle correnti oceaniche è decisamente più complesso proprio perché i continenti sono separati.
Se le interessano solo le teorie unidirezionali del clima le faccio presente che c’è anche la teoria secondo la quale l’intensità luminosa di stelle come il Sole cresce con il passare del tempo tanto che 4 miliardi di anni fa la radiazione del Sole doveva essere il 70% di quella attuale.
Dal momento che il clima è una materia molto complessa, ritengo che bisogna dare il giusto peso a tutte le variabili che siano unidirezionali oppure che non lo siano. Questo perché nella storia del nostro pianeta si sono alternati periodi di glaciazione anche estrema (il pianeta completamente ricoperto dai ghiacci) a periodi dove faceva decisamente più caldo di oggi. E questo accadeva anche quando la Luna era più vicina al pianeta e il giorno era più corto.
Noto una “leggera” contraddizione nell’esposizione del concetto: in realtà dal 1972 al 2008 non sono stati affatto aggiunti 24 secondi al calendario a causa della diminuzione della velocità di rotazione della Terra: se così fosse, il rallentamento sarebbe davvero enorme e preoccupante!
In verità, l’entità delo stesso (e mi riferisco sempre al rallentamento del moto di rotazione), si aggira attorno ai 2,0 / 2,5 millesimi di secondo per secolo: dato, quest’ultimo, confermato e reso congruo dallo stesso Roberto il quale, più avanti, parla di un periodo di rotazione corrispondente a circa 21,8 ore per la Terra di 400 milioni di anni fa.
Alcune prove paleontologiche che consentono di risalire molto indietro nel tempo, infatti, hanno messo in luce un rallentamento della velocità di rotazione della Terra di circa 2.5 millesimi di secondo per secolo. Questo rallentamento si spiegherebbe con l’attrito delle maree. La Luna esercita infatti un’azione frenante sulla Terra perché questa ruota su sé stessa più velocemente di quanto non faccia la Luna nel suo moto di rivoluzione intorno alla Terra. Nella sua rotazione la Terra tende a trascinarsi dietro i rigonfiamenti delle maree, mentre la Luna esercita in’attrazione maggiore proprio su di essi, e quindi si oppone al trascinamento e rallenta la rotazione terrestre; come conseguenza si ha anche, per reazione, un’accelerazione della Luna sulla sua orbita ed un aumento della forza centrifuga che tende ad allontanare la luna dalla Terra. Comunque l’entità del rallentamento è quello sopra descritto: 2.5 millesimi di secondo ogni 100 anni.
Tuttavia anche quest’ultimo ragionamento non è completamente immune da pecche. Ne è prova il seguente banalissimo calcolo:
2.5 millesimi di secondo ogni 100 anni equivalgono a 1 millesimo di secondo ogni 40 anni. In un secondo ci sono 1000 millesimi di secondo, quindi il tutto si trasforma, moltiplicando per 1000, in 1 secondo ogni 40000 anni. Siccome in 1 ora ci sono 3600 secondi, moltiplicando tale cifra per 40000 scopriamo che la Terra ha perso 1 ora in 144 milioni di anni. Siccome poi in una giornata ci sono 24 ore, e moltiplicando 144 per 24, arriviamo a sapere che la Terra ha rallentato di 24 ore in 3 miliardi e 456 milioni di anni.
Siccome poi 3.456.000.000 di anni fa esisteva già un vastissimo oceano e la Luna si era già formata (quindi il fenomeno delle maree era già presente, con relativo rallentamento), ne deriva che, ammettendo per la Terra di allora una velocità di rotazione doppia rispetto a quella attuale (un giorno di circa 12 ore quindi, dato realistico e quasi al limite), oggi un giorno dovrebbe avere una durata di circa 36 ore ( 12+24 di rallentamento). Ciò non è in quanto tutti sappiamo che la giornata è ancora fatta di 24 ore circa.
Quindi, pur consapevole che il discorso è assai più complesso di quanto fin qui delineato, è lecito pensare a sconvolgimenti di tipo astronomico capaci di aver influito sulla rotazione al di là del semplice e lineare rallentamento dettato dall’influenza degli astri a noi più vicini.
Un po’ come accaduto per il pianeta Venere, il cui moto retrogrado ed estremamente lento rappresenta un mistero ancora insoluto.
Si, il calcolo è complesso, le forze mareali variano col cubo della distanza, inoltre la gravità alla superficie terrestre che si oppone ai rigonfiamenti equatoriali dipende anch’èssa dalla velocità angolare, in pratica l’allontanamento della luna ed il rallentamento della terrà è complesso da calcolare anche senza cause astronomiche esterne, e senz’altro era maggiore ai primordi rispetto ad oggi. Per questo ho preso la stima, sicuramente grossolana, del bravo Asimov di un giorno di 12,7 ore.
A dirla tutta secondo alcune ipotesi la luna si sarebbe formata proprio da parte del materiale terrestre del mantello per distacco (probabilmente non ha un nucleo) e quindi ci ha tolto veramente tanto momento angolare. Ma qui sto andando OT.
Saluti
E’ proprio il periodo di rotazione di partenza (12,7 ore – e non si comprende bene a quale epoca si faccia esattamente risalire questa velocità) a contrastare con quello attuale.
In base al rallentamento medio accertato (2.5 millesimi di secondo al secolo) ed alla velocità di rotazione della Terra primordiale, infatti, oggi il giorno dovrebbe essere molto più lungo.
C’è quindi qualcosa che non quadra.
Può anche darsi, inoltre, che la Luna abbia avuto origine dal mantello terrestre per distacco. Tuttavia tale distacco non si è certamente avuto per fissione, atteso che la teoria alla base della stessa [fissione] implicherebbe un periodo di rotazione iniziale della Terra pari a circa 2,5 ore (incompatibile sia con il momento angolare del sistema Terra – Luna, sia con la differente inclinazione dell’orbita lunare rispetto a quella terrestre).
Non resta quindi che la teoria dell’”impatto” o quella del “doppio impatto” (maggiormente accreditate). Quest’ultime, tuttavia, disegnano sconvolgimenti astronomici di portata talmente stupefacente da poter far dire, senza esagerare, che la rotazione terrestre dell’epoca ne sia uscita totalmente (ed improvvisamente) stravolta. Muterebbe quindi sensibilmente il ragionamento anche in termini climatici, dato che i presupposti risiederebbero nella catastrofe “più o meno improvvisa” e non nei cambiamenti lineari e diluiti nel tempo.
@ Roberto
Salve di nuovo. Per carità io non l’accuso di fare polemica, ma mi perdoni se da un lato voglio capire il perchè delle sue asserzioni e dall’altro cerco di farle capire perchè si sbaglia.
Lei prima asserisce: “Facevo notare che in 400 milioni di anni, l’effetto che può aver avuto il rallentamento della rotazione della Terra è ben poca cosa rispetto a quanto hanno inciso altri fattori tra i quali il movimento delle placche”
e poi curiosamente conclude:”…ritengo che bisogna dare il giusto peso a tutte le variabili …”
Se non fossi sicuro che lei non sta facendo polemica, parrebbe invece una polemica, perchè lei in realtà non ha la più pallida idea di quanto incida il rallentamento della terra sulla temperatura terrestre, nemmeno io pur avendo ovviamente chiari i meccanismi che ho esposto, mi sono azzardato in quantificazioni ipotetiche, per farle servirebbe un modello climatico (erano stati inventati per queste cose non per fare scenari) fatto girare con la variazione lenta della velocità angolare. Per questo mi pare paradossale che lei esordisca quantificando ad occhio, e poi finisca dicendo che per fare veri discorsi climatici bisogna dare i “giusti pesi” alle variabili! stucchevole quantomeno.
Vede, le spiego ancora, la pangea dal punto di vista geologico anche se a lei puo sembra tanto, c’è stata ieri l’altro, nei 3800 milioni di anni quel che è accaduto 90 o 100 milioni di anni fa è nulla, sulla terra i supercontinenti come la pangea si sono succeduti piu volte:
http://it.wikipedia.org/wiki/Supercontinente
ed ogni volta le masse terrestri si separano e vanno letteralmente a zonzo per la terra per milioni di anni poi casualmente si riuniscono di nuovo e cosi via, se lei media l’effetto dell’albedo e delle correnti marine e qualsiasi altra cosa per tutte le posizioni casuali avute in miliardi di anni, ottiene dal punto di vista statistico qualcosa piu simile a zero che ad una qualche vera forzante climatica agente nel tempo. Invece per tutti questi miliardi di anni la variazione della velocità angolare ha continuato ad agire costantemente nello stesso senso.
certamente sapevo che la teoria ci dice che una stella giovane emetta meno energia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_Sole_giovane_debole
per questo motivo mi sembra più che plausibile il meccanismo qui proposto.
Per quel che concerne poi l’ipotesi, a mio avviso peregrina, della Snowball Earth, essa con tutta probabilità ha origine dal fatto che ad esempio nel girovagare dei continenti che le dicevo,nell’Ordoviciano l’africa, l’australia, l’india e il sud america (il Gondwana), erano al posto dell’antardide, e il polo sud era paradossalmente proprio nel sahara algerino di cui parlo nel post., e la calotta glaciale lo ricopriva. Troverà tutta la spiegazione, e le prove geologiche di questo fatto, corredate da splendide fotografie delle rocce sahariane con striature glaciali nel libro: Chorlton, Le Glaciazioni, mondadori.
Spero di averle dato un’idea di quanto è lunga la storia della terra, e di quanto un meccanismo piccolo ma costante possa governare un sistema laddove meccanismi forti ma di breve durata lasciano effimere tracce.
@ Tore
Mi creda quando le dico di non voler fare della polemica. Io ho preso per buono il suo ragionamento sulla rotazione terrestre senza nemmeno andare a vedere se è vero o meno. Poi però mi trovo di fronte all’evidenza dei fatti.
E i fatti quali sono?
1) All’alba dei dinosauri (circa 245 milioni di anni fa) esisteva la pangea. Faceva molto più caldo di oggi. La Luna era più vicina e la Terra ruotava intorno al proprio asse più velocemente.
2) All’inizio del Giurassico (208 milioni di anni fa) la pangea comincia a dividersi provocando un generale innalzamento dei mari.
3) Nel periodo del cretaceo il livello delle acque era di 25 metri superiore a quello attuale tanto che nelle terre emerse vi erano diversi mari poco profondi e molto caldi.
4) Non so se lei trascura il fatto che la deriva dei continenti causa l’innalzamento di enormi catene montuose come quella dell’himalaya e che spesso queste enormi catene montuose finiscono per essere ricoperte di neve e formano delle barriere invalicabili per le correnti d’aria, secca o umida che sia.
5) Nella storia della Terra si è passati da periodi di glaciazione estrema a periodi di caldo intenso centinaia di volte anche quando la Luna era più vicina e la rotazione terrestre era più rapida. Se la velocità di rotazione della Terra incidesse in modo determinante sul clima, noi dovremmo avere una tendenza positiva delle temperature dal triassico a oggi. Dal momento che invece è l’esatto contrario è evidente che altri fattori, ammesso che il suo ragionamento sia corretto, hanno inciso maggiormente nel cambiare il clima in questi ultimi 250 milioni di anni.
6) Il fatto che il livello di ossigeno nell’atmosfera dell’inizio del triassico fosse solo dell’8% probabilmente spiega perché in quel periodo fosse più caldo, ma nel cretaceo il livello di ossigeno era anche superiore a quello attuale e faceva lo stesso più caldo di oggi.
7) La teoria del Sole giovane debole, è fondata su studi relativi al modo in cui gli atomi di Idrogeno si scontrano nel nucleo del Sole fondendosi in un nucleo di Elio. Se questa teoria fosse vera, sarebbe la più importante forzante astronomica positiva esistente.
Ciao,
Roberto.
Mi perdoni, ma tutti i fatti che riporta non li ho trascurati, li conosco, e per quel che riguarda la tendenza delle temperature dal caldo triassico ad oggi, è esattamente dello stesso segno previsto dal meccanismo che ho esposto, quindi perchè afferma il contrario, che sarebbe di segno opposto a quello che io postulo? vabbe non importa, guardi l’invito che le faccio per i dati che lei ha citato è quello di iniziare a pensare in termini di miliardi di anni e smetterla di pensare in termini dei milioni di anni, vedrà che se riuscirà in questo molte delle sue perplessità svaniranno, per via del fatto che tutto cio che lei riporta non confligge affatto con quanto riporto io. Poi per carità non voglio convicere nessuno, non mi disturba affatto il fatto che si dissenta, nessun problema siamo qui per discutere.
Saluti
Tore
@ Tore
Nessun problema a ragionare in miliardi di anni anziché in milioni. Non esito ad ammettere senza problemi che effettivamente mi era sfuggito parte del suo ragionamento e che evidentemente avevo capito che grazie alla maggiore velocità angolare i deserti erano più piccoli e vicini all’equatore e quindi non essendoci vaste zone di alta pressione mi sembrava di aver capito (a torto) che lei ritenesse che in passato dovesse fare meno caldo. In particolare devo aver mal compreso la sua battuta finale.
Reset. Insomma se non ho ancora capito male, lei dice che la maggiore velocità angolare significa temperature più alte perché essendo le temperature diurne e notturne più vicine c’è una minore radiazione dispersa nello spazio a parità di energia ricevuta.
Perché se durante il giorno, grazie alla maggiore velocità angolare c’è meno tempo per riscaldarsi, durante la notte c’è meno tempo per disperdere il calore.
Mi pare di capire quindi che se la Terra avesse una velocità di rotazione come quella di Venere, sarebbe un pianeta decisamente più freddo di quello che è attualmente.
Guardi, purtroppo è mio stile mettere qualche battuta di tanto in tanto, alla fine volevo solo dire, che a causa dell’allontanamento della luna e del conseguente rallentamento della terra il deserto è migrato verso nord, con mia somma sfortuna, tutto qui, ma il pianeta si è anche raffreddato nel mentre.
Saluti
Tore
Ringrazio per una riflessione/spiegazione avvincente e mai sentita prima!
Solo come dettaglio, confesso di non essere del tutto convinto da questo Suo inciso:
“…ma i temporali di calore si scatenano per il forte riscaldamento del suolo, che come abbiamo visto in caso di velocità angolare maggiore è meno intenso, in pratica man mano che si aumenta la velocità angolare terrestre ci sarebbero sempre meno temporali di calore, perché non si riuscirebbe a raggiungere la soglia per la formazione dei cb,…”
Come pilota di aliante, temo i temporali e da decenni ne studio la predicibilità per non finire, non invitato, nel campo fangoso di un contadino; poco posso aggiungere a quanto già ben conosciuto, ma in questo contesto direi che, in ordine di importanza, assai più che la temperatura assoluta, contano (chiedendo scusa per i termini caserecci) “la pancia” dell’adiabatica umida nel profilo termoigrometrico verticale, e, molto, il “serbatoio di umidità” disponibile tra 3.000 e 6.000 metri, senza il quale la “pancia”, anche se forte, non produce temporali.
Da questi parametri principali dipende se i temporali saranno presenti, e, soprattutto, a che ora si formeranno — con una variabilità molto forte, dalle 10 del mattino alle 8 di sera, scarto ben superiore alla variazione delle ore di sole disponibili nell’ambito delle differenti velocità di rotazione terrestre sopra considerate.
Non sono quindi del tutto convinto che un giorno più corto, con meno ore di insolazione ma anche con minor inversione termica mattutina dopo una notte più corta, implichi una maggiore stabilità atmosferica e quindi una minore frequenza di temporali.
In ultimo, sempre pregando di considerare questo commento come quello di un dilettante che, forse sbagliando, auspica la correzione che gli permetterà poi di imparare, credo che un effetto addizionale, così forte da forse mitigare sostanzialmente quanto sopra previsto in funzione delle variazioni della velocità di rotazione del nostro pianeta, potrebbe nascere dal velo dei cirri post-temporaleschi, la cui permanenza media — che non mi avventuro a valutare se cresca o diminuisca in funzione della velocità menzionata — potrebbe influire tanto sul riscaldamento del suolo da rendere il resto del ragionamento ancor più complesso e difficile — e anche se la permanenza media non variasse, un maggior vento a quote stratosferiche dovuto a maggiori velocità angolari potrebbe “spalmare” questo velo (l’incus dei cb) su superfici più ampie, appiattendo la sopra menzionata differenza notte/giorno del bilancio radiativo.
E’ vero, the moon is a harsh mistress…
Con rispetto,
Alvaro
Salve, la ringrazio per i commenti che mi consentono di esplicare meglio un punto non certo da poco, e trattato in due parole solo per la ricerca di sintesi, e purtroppo lo so, a scapito di una maggiore chiarezza.
Cio che dice sui temporali è assolutamente vero e sacrosanto, ma espriendomi anch’io in termini caserecci, paragonerei la formazione di un cb ad un fucile, puntato verso l’alto, il calore solare è il grilletto e la restante struttura della canna è la struttura termodinamica verticale dell’atmosfera. Avrà certamente notato, magari dalle splendidi immagini dal sattellite che al passaggio del sole se le condizioni termodnamiche lo permettono, si riscontra uno splendido fiorire dei temporali, e se osserva il satellite, notera che il fiorire segue il percorso del sole. Ora come ben sa la struttura verticale troposferica alle quote intermedie, non aspetterebbe certo le ore centrali della giornata per scatenare un temporale, proprio come la canna di un fucile è pronta in qualsiasi istante a traghettare la termica (proiettile) proveniente dal basso e consentirne la dinamica di sviluppo da cumulus mediocris in cb, ma rimane il fatto che proprio come un fucile prima qualcuno deve premere il grilletto, la termica, piccola e modesta, deve formarsi nello strato più basso, e cio che la fa formare è il riscaldamento diurno (nei temporali di calore, sto pensando solo a quelli). Ora consideri un’ampia estensione geografica, che vada da zone dove i temporali si formano facilmente a zone dove anche col forte riscaldamento non si formano nemmeno i cumulus humilis, ebbene v’è tutto un gradiente geografico orizzontale di condizioni in cui il grilletto deve agire in maniera differente, basta un nonnulla nelle aree fortemente instabili, e man mano che si procede nel gradiente orizzontale la termica ed il riscaldamento al suolo necessario per “fare da grilletto” diventano man mano più forti. Quel che volevo dire è che in caso di un minor riscaldamento diurno su scala planetaria la zona in cui si riesce a far scattare il grilletto è un pochino più piccola man mano che aumenta la velocità angolare terrestre, “rosicchiando” via i temporali di calore che necessitavano di uno spinta dello strato iniziale di atmosfera poderosa, insomma i temporali che si formavano ai margini dell’area di formazione, e quelli derivanti da termiche che si staccavano dal suolo troppo presto o troppo tardi nella giornata.
Per quanto riguarda il secondo punto sui cirri ed il vento, devo dire che non vedo perchè debba esservi più vento in quota nelle zone dove si formano i cirrus spissatus da genesi temporalesca, dei temporali di calore, in caso di maggiore velocità angolare ci sarà semplicemente un maggiore avvitamento della termica su se stessa mentre sale (ed un maggiore vortice nel lavandino mentre scende), ma non maggiore vento in senso assoluto, e non vedo come poi la durata di tali cirri possa esserne modificata. Comunque in senso generale la sua obiezione ha ragion d’essere nel senso che ci sono tante piccole variabili che dovremmo prendere in considerazione, che potrebbero con la loro somma far accentuare il fenomeno o mitigarlo, per questo non mi azzardo a fare quantificazioni, si potrebbero fare con i modelli climatici, ma anche li in manira grezza perchè anche loro non sono cosi raffinati da poter valutare ogni sfumatura. Qui mi sono limitato ad illustrare i macrofenomeni a scala planetaria, tutto il resto è da venire.
La ringrazio per lo spunto, spero di non aver peggiorato le cose con queste nuove analisi.
Un cordiale saluto
Tore
cordiali saluti
Non meritavo tanto, e moltiplico il ringraziamento per avermi “preso per mano” e condotto lungo un ulteriore ragionamento ancor più interessante.
Per concludere, e per tentare di restituire una minima frazione di quanto mi ha “regalato” con la Sua riflessione, provo a spiegare cosa mi ha portato a presumere, se aumentasse la velocità di rotazione, un aumento del vento sotto la stratopausa tale da “spalmare” più lontano i cirri dei temporali, ecc.
Ho ragionato così:
1. Anzitutto, immagino di “fermare” la rotazione terrestre e, al posto del sole, immagino un anello radiante equatoriale continuo, tale che l’energia totale che arriva sulla terra sia la stessa. (Oppure, che il sole giri intorno alla terra ogni minuto, e che la terra, con velocità angolare zero, sia libera da effetti Coriolis.)
2. Mi domando che forma potrebbe assumere, in questa configurazione, il trasporto atmosferico di energia per, infine, smaltire ai poli l’eccesso di energia che arriva all’equatore, e concludo che, qualunque forma esso prenda, per simmetria non dovrebbe avere componenti di vento costanti e significative lungo i paralleli. (Sarà vero?)
3. Adesso, mantenendo il “sole ad anello”, comincio a far ruotare la terra, e presumo che, via Hadley ecc., nascano delle componenti importanti e costanti di vento nel senso dei paralleli; presumo inoltre che questi venti lungo i paralleli crescano monotonicamente al crescere dela velocità angolare — una presunzione di monotonicità assai azzardata, confesso!
4. Infine, con la terra che gira, “smonto” l’anello radiante e rimetto il sole dov’era; ricreo così l’attuale sorgente pulsante (“pulsante” con frequenza diaria se vista da una prospettiva terrestre) e noto come la frequenza di pulsazione della sorgente energetica sia di un paio di ordini di grandezza superiore ai tempi di risposta della configurazione “Hadley”, e quindi presumibilmente non influente sull’asserto che, aumentando la velocità angolare, debba anche aumentare il vento stratosferico — e la spalmatura dei cirri.
D’accordo, ancor più che sugli specchi mi sono arrampicato su di una bolla iridescente di sapone…
Un caro saluto,
Alvaro
Buonasera di nuovo, perchè le interessano i venti stratosferici? temo mi sfugga qualcosa. La maggior parte dei cb nn riesce a sfondare in stratosfera di molto, poi i cristalli di ghiaccio sublimano e sottraggono energia alla massa d’aria e unitamente all’ulteriore espansione adiabatica ed il raffreddamento la massa d’aria riprecipita in troposfera. In ogni caso i cirri di origine temporalesca, il cosidetto cirrus spissatus cumulonimbogenitus, ovvero la parte dell’incudine che è l’ultima che si dissolve in un cb, sta a contatto della tropopausa, che è quella che le fa assumere la tipica forma.
Vabbene forse sono andato OT un pochetto.
I piu cari saluti
Tore
Solo per scusarmi: Lei scrive “Buonasera di nuovo, perchè le interessano i venti stratosferici? temo mi sfugga qualcosa”.
E’ stato un mio errore… intendevo i venti troposferici, giusto sotto alla stratopausa, che spalmano i cirri “lungo il soffitto”.
Tore,
ci ho messo un po’ ad elaborare quanto scrivi e desidero cominciare con alcune riflessioni per volta.
S’inizia dalla costante solare: i mille e trecento watts per m2.
Supponiamo che questa stia costante nel nostro intervallo di tempo, per non complicare al momento la situazione. Assumiamo anche la velocità di rivoluzione intorno al Sole sia la medesima.
In un anno, costante in termini di secondi ma non di giorni, il nostro oceano tropicale, mettiamoci nel caso più semplice dell’oceano e non della terraferma, assorbirà la stessa quantità di energia sia che ci siano 365 giorni sia che ce ne siano 400.
Mi viene da pensare che, a meno delle variazioni stagionali al momento trascurate, l’oceano avrà la stessa temperatura di oggi.
Grazie alla capacità termica dell’acqua, infatti, le variazioni giornaliere di temperatura sono già così piatte che penso che la velocità terrestre abbia un effetto trascurabile.
Se l’oceano tropicale avesse la stessa temperatura, invariante alla velocità di rotazione, la dinamica della cella di Hadley, per quanto riguarda la sua parte ascendente, potrei pensarla molto simile ad oggi.
Intanto ragioniamo su questo, poi magari trattiamo altri argomenti che hai messo sul fuoco.
Paolo,
ottima osservazione, temo che la risposta sarà un pochino più tecnica di quanto esposto finora, ma siamo qui per questo.
Diamo per costante la radiazione solare, e inoltre per rendere massima la tua osservazione, facciamo sparire tutti i continenti e rendiamo la terra una sfera d’acqua (nei continenti il meccanismo radiattivo che ho illustrato prescinde volutamente da tutto, persino dalla composizione dell’atmosfera che è cambiata radicalmente nei miliardi di anni)
Prendiamo la massa d’acqua, per prima cosa dobbiamo fare due nette distinzioni, la massa d’acqua vera e propria e l’interfaccia acqua-aria che sarà assolutamente la chiave di volta del ragionamento dei processi evaporativi che andrò ad analizzare.
(La bibbia per l’evaporazione dell’acqua è: F. E. Jones, Evaporation of Water. Lewis Publishers. Un testo che sintetizza tutta l’enorme bibliografia su tutti gli esperimenti sull’argomento, ma un pò arido, poi costosissimo e difficilmente reperibile. Preferisco il Carey, Liquid-Vapor phase-change Phenomena. Taylor e Francis)
Premessa (non sto divagando!)
Il processo evaporativo (ed il suo opposto) è estremamente complesso, in larga parte non compreso, ma alcuni capisaldi li sappiamo.
Prima nota)
Quando si pone una massa d’acqua in contatto con un’atmosfera non satura, il processo evaporativo che ne segue fa diminuire la temperatura dell’interfaccia, questo fatto, nonostante la sottosaturazione atmosferica pone un fattore limitante all’evaporazione nell’afflusso di calore che gli elementi esterni all’interfaccia riescono a comunicare a quest’ultima.
Seconda nota)
A causa della condensazione e delle relative precipitazioni, e mediando su tutta la superficie della terra, troviamo che l’atmosfera è sempre sottosatura, quindi il flusso netto è evaporativo, e come esposto nella prima nota è costantemente limitato dall’afflusso di energia all’interfaccia.
Torniamo ora all’energia radiante solare, quando essa arriva sulla massa d’acqua viene in parte riflessa ed in parte assorbita dalla massa d’acqua. La parte di energia assorbita a sua volta concorre all’innalzamento della temperatura e da qui questa energia viene dispersa in due modi, emissione per radiazione e mediante ad un aumento dell’evaporazione superficiale, e questi punti unitamente alla capacità termica determinano l’andamento piatto delle temperature giornaliere che hai citato.
Come ho illustrato nel post, il fatto di raggiungere una temperatura massima più bassa causa una diminuzione della dispersione di energia, anche per l’acqua questo meccanismo è presente, è piccolo ed influenza solo la componente di dissipazione radiattiva. Il piccolo accumulo di energia negli strati superficiali che ne consegue, va ad agire sull’evaporazione media, sempre limitata dall’energia.
Nota terza)
Il raffreddamento superficiale dell’interfaccia è dovuto alla presenza della tensione superficiale che impedisce alle molecole più lente di uscire (o entrare) da essa, pertanto le molecole che evaporano non hanno una temperatura pari a quella della massa d’acqua, ma più alta, quest’energia viene spesa per il lavoro di espansione adiabatica contro la pressione atmosferica. Per questo motivo l’entalpia di evaporazione dipende dalla pressione atmosferica.
L’aumento dell’evaporazione porta ad un lento accumulo di vapore in atmosfera ed ad un aumento della pressione totale di quest’ultima, il che limita a sua volta l’evaporazione (nota terza), e costringe l’oceano a scaldarsi ancora un pochino per ripristinare l’equilibrio. Inoltre l’aumento di pressione atmosferica causa per compressione un aumento della temperatura superficiale (equilibrio idrostatico)…che va all’equilibro con l’oceano…
L’equilibro energetico deve essere bilanciato da un maggiore flusso di calore latente verso la parte alta dell’atmosfera, la quale si scalda alla condensazione, e per ripristinare l’efficienza della formazione di nubi e del gradiente termico verticale è necessario che anche la temperatura superficiale aumenti in proporzione….il tutto va sempre all’equilibrio con l’oceano. In pratica anche per una terra fatta d’acqua, una maggiore velocità angolare significa più caldo.
E non ho parlato dell’effetto serra del vapore che porta l’equilibrio dinamico ancora più in alto.
A te le controdeduzioni
Un caro saluto
Tore
Tore,
non ho tante controdeduzioni.
Io parto dalla premessa che il picco massimo di radiazione solare non abbia in genere una grande influenza sulla temperatura dell’acqua dell’oceano tropicale e, all’equilibrio, quello che conta per il contenuto energetico dell’acqua è l’integrale della radiazione incidente. Le perdite, per radiazione (parte minore) e per conduzione/evaporazione, sono variabili dipendenti dal contenuto energetico dell’oceano e sono anche regolate da un’altra variabile impazzita, dipendente a sua volta dalla circolazione atmosferica attraverso la velocità del vento.
L’unico modo per sapere se il meccanismo da te formulato sia significativo è, come hai detto, quello di andare sui numeri, cioè quantificare il fenomeno.
Altro argomento.
Il Sahara era più verde al culmine del periodo caldo dell’Olocene proprio perché faceva più caldo nell’emisfero settentrionale e l’ITCZ riusciva a portarsi ben più a nord di quanto faccia oggi.
Il deserto, quindi, era sì più piccolo, ma era soprattutto la sua parte meridionale ad essere più verde. La velocità di rotazione non ci aveva molto a che fare con quello che succedeva poche migliaia di anni fa, almeno credo. E’ possibile, come dici tu, che pur in un clima più caldo, molta energia era spesa più in calore latente e le temperature assolute fossero più basse in Sardegna durante l’estate. Chissà l’afa!
Io non potendo fare quantificazioni precise, perchè a tutt’oggi, mancano teorie ultime per passaggi di stato, per l’equilibro della radiazione, per il clima etc, non potendo quindi dare numeri precisi, parto dalla semplice questione, se una quantità è zero o diversa da zero, ora sicuramente, le quantità che ho illustrato sono diverse da zero, piccole quanto vogliamo ma diverse da zero, quindi i meccanismi che innescano, in maniera lenta lentissima snervante, ma agenti per un tempo lungo, lunghissimo, snervante, devo per forza di cose avere degli effetti, salvo l’aver trascurato qualcosa.
Se l’emissione di radiazione fosse uguale a quella determinata dall’integrale della media ok, ma come puoi vedere anche tu con una calcolatrice od un programma di calcolo, se una grandezza cambia con una certa potenza ed un’altra varia in modo lineare, allora non si puo prendere l’integrale della media semplice.
Ad esempio per calcolare la temperatura media terrestre ai fini del bilancio energetico non bisognerebbe fare la media delle temperature di capannina, ma la media della quarta potenza delle temperature di capannina (ponderata per la superficie di riferimento), e dal risultato estraendo la radice quarta e divindendo per la superficie totale avremmo una vera media con significato fisico ai fini climatici.
Con tutta probabilità il sahara verde olocenico, non era dovuto alla variazione della velocità angolare da allora ad oggi, le fluttuazioni corpose del sistema dinamico che chiamiamo clima derivano da miriadi di fattori, quello della velocità angolare veriabile, è un piccolo segnale di fondo che accompagna tutta la storia del pianeta, gli altri vanno e vengono caoticamente, ma lui è sempre li…
…lascia perdere l’afa, i miei igrometri sparsi un pò ovunque dicono che va male, quello a capelli (di giovane donna bionda ovviamente), messo vicino a questo pc, ora segna 60%!!!
Ho fatto una bella ricerca su internet cercando ovunque di trovare in che modo il “tempo di esposizione” di una superficie a irraggiamento possa incidere. O meglio, l’irraggiamento è sempre espresso in W/m^2 e quindi si parla di potenza e non di energia.
Nel bilancio radiativo si misura la quantità di potenza assorbita o riemessa e non la quantità di energia assorbita o rilasciata.
Se i calcoli vengono fatti sulla potenza, allora il “tempo di esposizione” non conta. Pertanto che il giorno sia di 12, 24 o 36 ore non fa alcuna differenza, perché la potenza assorbita durante la fase diurna viene riemessa durante la fase notturna indipendentemente da quanta energia è stata assorbita.
Farebbe differenza solo se la Terra mostrasse sempre la stessa faccia al Sole, perché in quel caso ci sarebbe una parte del pianeta che riceve costantemente potenza e un’altra parte del pianeta che sarebbe riscaldata solo dalla potenza impriggionata nell’atmosfera.
Il fattto che la Terra ruoti sul suo asse molto più rapidamente di quanto ruoti intorno alla sua stella fa sì che la quantità di energia che giunge in un singolo punto del pianeta sia sempre differente.
Se volete poi c’è una prova di quanto la lunghezza del giorno, quando questa non sia prossima alla lunghezza dell’anno, sia poco rilevante dal punto di vista dell’irraggiamento. Il giorno lunare ha la stessa lunghezza del periodo di rotazione intorno alla Terra.
Il giorno lunare quindi è di molto più lento rispetto al giorno terrestre. Come sappiamo la Luna è priva di un’atmosfera in grado di trattenere la potenza irradiata dal Sole (e dalla Terra). Come sappiamo se non ci fosse l’atmosfera sulla Terra, la temperatura media sarebbe di -18°C (o -20°C adesso non ricordo di preciso) che corrispondono a circa 255°K. La temperatura media della Luna è di 250°K e considerando che la Terra spesso si frappone tra il Sole e la Luna, proiettando la sua ombra sulla Luna, non mi sentirei di escludere che non ci sarebbe una sostanziale differenza di temperatura tra Terra e Luna in assenza di atmosfera sulla Terra, nonostante che il giorno lunare sia di molto più lento rispetto a quello terrestre.
Io non sono un fisico, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.
@TORE:
“….Per quel che concerne poi l’ipotesi, a mio avviso peregrina, della Snowball Earth, essa con tutta probabilità ha origine dal fatto che ad esempio nel girovagare dei continenti che le dicevo,nell’Ordoviciano l’africa, l’australia, l’india e il sud america (il Gondwana), erano al posto dell’antardide, e il polo sud era paradossalmente proprio nel sahara algerino di cui parlo nel post., e la calotta glaciale lo ricopriva…..”
c’è un errore di fondo in questa affermazione:
la teoria suddetta (non entro nel merito se veritiera o meno, ma di prove a sostegno ce ne sono molte, a cominciare dai dati sedimentologici e paleomagnetici)) si riferisce ad un periodo geologico di svariate centinaia di milioni di anni precedenti all’Ordoviciano (480-440 Maf, circa), ed esattamente al Neoproterozoico (710-650 Maf), periodo durante il quale gli embrioni di ciò che saranno i continenti erano addensati in un supercontinente chiamato RODINIA, che più o meno si allungava nelle fasce tropicali del pianeta, a cavallo dell’equatore e compreso tra i 30-40° N e S di latitudine;
addirittura, per altro, si ritiene che nel Proterozoico si siano verificati almeno tre distinti episodi di Snowball Earth; il primo circa 2.220 milioni di anni fa, il secondo 710 milioni di anni fa e l’ultimo circa 650 milioni di anni fa.
Salve, a volte per essere sintetici si sacrifica un pò di chiarezza, se rilege il pezzo che ho scritto e che lei ha riproposto noterà “…ad esempio..” quel che intendevo dire è che situazioni come quella che ho citato (la prima che mi è passata per la mente) possono lasciare delle tracce geologiche che potrebbero essere interpretate in vari modi,come ad esempio che i ghiacciai siano scesi sin sul sahara, o altro antico esempio riguardante i massi erratici, tipico esempio di trascinamento glaciale, ebbene in passato erano ritenuti, dal cuore del corpo accademico internazionale, come la prova della biblica alluvione! Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, ma i dati geologici possono sempre essere visti in più di una chiave di lettura, e se possiamo spiegare un fenomeno o un qualsiasi dato senza dover aggiungere nuove e più bizzarre interpretazioni rispetto a quella ortodossa, ebbene sarebbe più prudente attenersi a questa….come diceva Frà Guglielmo da Occam…
Il succo del discorso che volevo far trapelare col minor numero di parole possibile, è che risulta complesso rimettere insieme i pezzi del puzzle della storia terrestre, e come certamente saprà per i continenti, ancor piu che per i fondali marini, stabilire le antiche posizioni geografiche non è cosa semplice, e ripeto, siccome per le varie “prove” l’interpretazione non è mai univoca, io dubito delle ipotesi (per carità non le chiami teorie che sono altra cosa, come ho sritto in un altro mio post su CM non molto tempo fà) sulla Snowball Earth, penso che siano piu semplici altre interpretazioni, poi se penso al problema in termini di termodinamica e bilancio energetico sono ancor più scettico a riguardo di questo argomento. Ecco perche mi sono espresso in quei termini.
Cordiali saluti
Tore