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Sempre di meno, sempre di più

E’ facile capire a cosa sia riferito il titolo di questo post. Parliamo di risorse della Terra e di coloro che ne fanno uso, i suoi abitanti. Oggi, 21 agosto, secondo i calcoli del Global Footprint Network si accende il debito annuale con il pianeta, cioè da domani e fino alla fine dell’anno, consumeremo non già quello che il pianeta è in grado di offrire in ragione dei suoi cicli produttivi, ma quello che potrebbe produrre se fosse almeno il 25% più grande in termini di risorse alimentari, idriche e biologiche disponibili. Per chiarire il concetto basta pensare alla quarta settimana del mese, quando cioè a molti si popolano le tasche di farfalle.

Si chiama Earth Overshoot Day questo giorno, e pare che ogni anno arrivi prima, cioè ogni anno cominciamo ad essere debitori per un periodo dell’anno più lungo. Quest’anno c’è anche un’altra novità, infatti se in passato si era visto crescere il periodo debitorio di qualche giorno ogni anno, tra il 2009 ed il 2010 il salto è stato di circa un mese. Pare che sia stato affinato il metodo di calcolo e questa non è una bella notizia. Ti pareva che potessimo guadagnarci qualcosa? Così, di getto avrei detto che quest’anno a causa della crisi si sarebbe fatto qualche passetto in avanti o almeno niente passi indietro, in fondo i consumi dei paesi occidentali dicono che siano fermi. E invece, niente, va sempre peggio.

Ad ogni modo oggi tutti i giornali ne parleranno, con relativo stracciamento delle vesti collettivo. A dire il vero Repubblica lo ha fatto già qualche giorno fa, in un pezzo che merita qualche commento. Il problema, neanche a dirlo, sono le abitudini della società occidentale, sprecona per definizione e ladra di altrui risorse ambientali, perché leggiamo che un americano medio consuma l’equivalente di nove ettari di terreno, un tedesco quattro etc etc, mentre, senza fornire numeri, si afferma che per pareggiare il conto, cioè per non andare in debito e consumare solo quanto offerto dal pianeta senza essere depredato, dovremmo adottare lo stile di vita cinese. Però mancano i numeri, allora li ho cercati all’origine e ho scoperto che in effetti il consumo pro-capite dei cinesi è di circa due ettari. Beati loro, però mi risulta che siano un paio di miliardi e che questo consumo abbia un rateo di crescita multiplo varie volte di quello occidentale. Mi sa che anche così non andremmo lontano.

Seguono poi altri utili suggerimenti, mangiare meno carne scegliendola dal circuito biologico (che costa di più e se ne produce di meno, così il problema è risolto alla radice, o non la si può comprare o non si trova), usare la bici o la metropolitana (perché no, a me basterebbe partire la sera prima per esempio) e poi usare fonti rinnovabili (non c’è risparmio migliore di usare qualcosa che non c’è, successo garantito).

Spero che vorrete perdonarmi l’accento un po’ ironico, il fatto è che pare che nessuno si sia accorto o si voglia accorgere, che fino a qui ci siamo arrivati e molti altri ci stanno arrivando, perché è migliorata tantissimo la nostra capacità di sfruttare quello che abbiamo a disposizione. Affrontare questi argomenti così: “Per migliaia di anni gli esseri umani hanno soddisfatto i loro bisogni utilizzando solo gli interessi del “capitale natura” significa dimenticare che dove si vive solo di questi interessi regnano la fame la povertà e le malattie per un’aspettativa di vita che è mediamente la metà del dispensatore di consigli generico medio nelle società occidentali. Oppure farlo così: “E lasceremo che i gas serra invadano l’ atmosfera intrappolando il calore sulla nostra testa e moltiplicando alluvioni e incendi”, significa abbandonarsi alla solita facile retorica catastrofista prospettando moltiplicazioni che non ci sono e dimenticando che quelle alluvioni, ad esempio, hanno mietuto vittime dove l’impronta ambientale la gente non sa nemmeno cosa sia, anzi, è proprio il concetto di impronta che gli manca, perché pesano tutti pochissimo causa fame endemica.

Ciò non toglie che un problema ci sia e debba essere affrontato. Come? Con parsimonia certamente, ma anche spingendo nell’unica direzione possibile, quella dello sviluppo e diffusione di tecniche colturali avanzate per esempio. Il giorno successivo all’uscita del pezzo di Repubblica ho letto queste due agenzie:

11:56 – Tanzania: +18,2% il raccolto dei cerali
18.08.2010

Dar es-Salaam, 18 ago. – E’ stato abbondante il raccolto di cereali nella stagione appena conclusa nella regione di Rukwa, nella Tanzania sud-occidentale. Lo ha annunciato il presidente della regione, Daniel Ole Njoolay, secondo cui e’ stata registrata una produzione di due milioni di tonnellate con un aumento del 18,2 per cento rispetto alla produzione della stagione precedente. Cio’ ha prodotto un surplus di 1,7 milioni di tonnellate, poiche’ la domanda annua di cereali nella regione e’ pari a 300.000 tonnellate. Secondo gli esperti, il raccolto abbondante e’ dovuto principalmente all’adozione di nuove tecniche di coltivazione, oltre che alle buone condizioni meteorologiche. Njoolay ha annunciato che per la prossima stagione di semina saranno messe in vendita a prezzo agevolato oltre 17.000 tonnellate di sementi. (AGIAFRO)

07:12 – Africa australe: 162mila tonnellate di surplus agricolo
17.08.2010

Gaborone – Migliora la situazione alimentare dei Paesi aderenti alla Comunita’ per lo Sviluppo dell’Africa australe (Sadc). In una conferenza stampa a Gaborone, il segretario esecutivo dell’organismo comunitario, Tomaz Salomao, ha attribuito il buon andamento del settore alle piogge abbondanti e all’utilizzazione di nuove tecniche agricole. Salomao ha detto che nella stagione agricola 2009-2010 e’ stata registrata un’eccedenza di produzione pari a 162.000 tonnellate, soprattutto nella filiera del mais, mentre nella stagione precedente si era registrato un deficit di 1,7 milioni di tonnellate. Inoltre, il numero delle persone che necessitano di aiuti alimentari e’ calato da 7,9 milioni nel 2008-2009 a 3,2 nel 2009-2010. Sono membri della SADC Zambia, Sud Africa, Malawi, Swaziland, Mozambico, Lesotho, Zimbabwe, Seychelles, Namibia, Mauritius, Madagascar, Repubblica democratica del Congo, Angola e Tanzania. (AGIAFRO)

Mi piacerebbe sinceramente che nel commentare l’inesorabile arrivo dell’Earth Overshoot Day si parlasse anche di questo. Credete che accadrà?

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Published inAmbienteAttualitàNews

3 Comments

  1. Filippo

    La Cina ha 1,35 miliardi di abitanti, non 2.

    • Guido Botteri

      La superficie della Cina è di 9.671.018 km²,
      quella del Canada 9.984.140 km²
      appena un po’ di più, diciamo, per abbondare, che le porzioni di cielo sopra di loro sono uguali
      la popolazione cinese è di circa 1.337 milioni di abitanti
      quella canadese è di oltre 34 milioni di abitanti
      fonte:
      http://it.wikipedia.org/wiki/Cina
      http://it.wikipedia.org/wiki/Canada
      le emissioni procapite sono
      Canada (calcolo ad occhio dalla figura)
      14,2
      facciamo 14,3 per abbondare
      fonte
      http://www.giustiziaclimatica.org/2009/10/14/emissioni-pro-capite-di-gas-serra-stato-per-stato/
      Cina
      4,6
      fonte
      http://www.ecologiae.com/emissioni-pro-capite-inquinano-nazioni/8707/
      (questa fonte non aveva il dato del Canada
      l’altra fonte mi avrebbe obbligato a valutare il dato ad occhio.)
      vediamo ora quanto emettono in totale Cina e Canada
      emissioni procapite x popolazione
      1337×4,6 = 6150,2
      34×14,3 = 486,2
      cioè il Paese virtuoso, la Cina, emmette in totale 12,6 volte di più del Paese cattivo.
      Personalmente,sapete come la penso sulle emissioni di CO2, ma trovo assurdo questo tipo di ragionamento che fanno i serristi. Se a questa gente interessasse DAVVERO la quantità di CO2 che arriva nell’atmosfera, che NON ha frontiere,e quindi NON dipende dalle emissioni procapite, ma dalle quantità totali emesse, si preoccuperebbero più del 6150,2 della Cina, che del 486,2 del Canada. Se davvero gli interessasse, ripeto.
      Secondo me.

  2. Bertozzi Davide

    …lasciamo i catastrofistri cronici nel loro brodo(bolliranno meglio)

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