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Pecunia non olet, ma il carbone sì!

I put my money where my mouth is. Ve lo ricordate? Lo disse Al Gore quando qualcuno gli fece notare che il suo impegno per la “lotta al cambiamento climatico”, unito ai suoi personali investimenti nel settore della mitigazione erano (e sono) a forte “olezzo” di conflitto di interessi.

Bene, passi l’intraprendenza finanziaria del singolo, anche se si tratta di uno dei “singoli” più grossi che c’è in circolazione, ma un atteggiamento simile forse una istituzione sovranazionale come la Banca Mondiale non lo dovrebbe avere, almeno non così paradossale.

Leggiamo da APcom prima e da Virgilio notizie poi (ma ce ne ha parlato anche Fabio Spina ieri), che gli investimenti della World Bank nel settore dei combustibili fossili hanno raggiunto quest’anno la bellezza di 6,3 miliardi di dollari, di cui 4,4 destinati al solo carbone per la realizzazione di due bellissime megacentrali, una in Sudafrica e una in India (la cifra è sinistramente simile a quella messa a disposizione del Climate Investement Founds creato dalla WB nel 2008 con i soldi dei paesi membri).

Questo con la mano sinistra, mentre con la destra appena due anni fa la stessa World Bank aveva prodotto un corposo documento in cui denunciava il cambiamento climatico come una delle maggiori minacce allo sviluppo dei paesi poveri.

 Nel frattempo, sempre alla World Bank si reiterano gli sforzi per promuovere le fonti rinnovabili con circa 3,5mld di dollari (un po’ meno di quelli destinati alle fonti fossili sembrerebbe).

Pare che alcune NGO, numerosi attivisti e qualche governo non siano molto contenti di questa policy.

Che spettacolo!

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