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Africa: al via monitoraggio climatico del continente nero

Sorpresa! Della copertura delle stazioni meteorologiche del globo ne avevamo già parlato qui su CM, così non vi dovrebbe stupire che si usi la locuzione “al via” con riferimento al monitoraggio del continente nero, neanche fossimo ai tempi di Livingstone.

La notizia integrale è:

(AGIAFRO) – Addis Abeba, 19 ott. – Un programma che punta al miglioramento del monitoraggio sul clima, denominato ’Clim-Dev Africa’, e’ stato lanciato con una cerimonia a Addis Abeba. L’iniziativa e’ stata promossa dalla Commissione economica delle Nazioni unite per l’Africa (CEA), dalla Banca africana per lo Sviluppo (AfDB) e dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), e aiutera’ i governi del continente nella programmazione di politiche sostenibili sul clima, atte a monitorare e contenere i disastrosi effetti del surriscaldamento del pianeta, e a contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Onu contro la poverta’. Nella prima fase del vasto programma, che avra’ durata quadriennale e un bilancio di 147 milioni di dollari, gli Stati potranno utilizzare le informazioni sul clima nella messa a punto delle rispettive politiche di sviluppo.1

Come mai per “monitorare e contenere i disastrosi effetti del surriscaldamento del pianeta” non è sufficiente la rete che è servita per determinare la presenza del “cambiamento climatico”? Un po’ come se una volta che vi avessero detto che avete la febbre e venduta una medicina molto costosa, per valutare gli effetti vi si dicesse che il termometro che avete utilizzato non è buono e dovete migliorare il sistema di misura. Che pensereste?

Quindi i soldi anziché aiutare chi muore di fame o di malattie endemiche, si mettono su un sistema di monitoraggio climatico del quale certamente non si può affermare con sicurezza che gli addestratori saranno i “climatologi occidentali” esperti di riscaldamento globale. Quel che mi sembra certo è che solo una piccola parte di queste risorse sarà impegnata per il segmento delle osservazioni, lo potete leggere direttamente sul documento da cui è stata tratta questa notizia, in particolare a partire dalla pag.22.

Per chi è interessato ad approfondire, tutte le informazioni sul progetto sono qui, qui, qui e qui.  Discuterli tutti è impossibile, vorrei però evidenziare il punto di partenza, ovvero quanto riportato a pag. 52 del documento del 2006 che descrive le affermazioni del Presidente IPCC nel 1997 (non era Pachauri che fu elletto nel 2002, prima di lui ci furono Bert Bolin e Robert Watson:2

“Il presidente dell’IPCC in occasione della terza sessione della Conferenza delle Parti (COP) della convenzione UNFCCC nel novembre 1997, disse che, nonostante gli sforzi di NMS e altre reti nazionali di osservazione di agenzie in tutto il mondo, il sistema di osservazione globale del clima si stava deteriorando a un ritmo serio. Questo rapporto ha portato il COP a istituire un processo di revisione finalizzato ad arginare il deterioramento delle reti e garantire che GCOS possa essere in grado di soddisfare i bisogni essenziali del processo di convenzione per i dati climatici, per conseguire l’adempimento degli impegni di ‘osservazione sistematica’ di cui all’articolo 4 della UNFCCC. La decisione del COP, a sua volta, ha innescato una serie di iniziative, compresa l’organizzazione, con l’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) e con il Global Environment Facility (GEF) del supporto ad un Workshop regionale del programma di monitoraggio. Questo programma ha previsto un seminario per i paesi ddell’Africa orientale e meridionale a Kisumu, in Kenya, nel mese di ottobre 2001 e un altro per quelli dell’Africa occidentale e centrale a Niamey, Niger, nel marzo 2003″.

Per l’Africa si arriva dunque dalle dichiarazioni del 1997 ai finanziamenti di questi giorni. Non possiamo non notare che nonostante le dichiarazioni sullo stato della rete nel 1997, che mettevano chiaramente in luce la scarsa qualità del sistema di osservazione globale, si firmò ugualmente il “Protocollo di Kyoto” sulla base del “principio di precauzione” convenzionalmente approvato alla conferenza di Rio del 1992.

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  1. http://www.agi.it/dossier-speciali/afro–notizie-dallafrica/elenco-notizie/201010191101-spe-rt10062-clima_al_via_piano_monitoraggio_nel_continente []
  2. http://en.wikipedia.org/wiki/Bert_Bolin dal 1988-1997 http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Watson_scientist dal 1997 al 2002 []
Published inAttualitàClimatologiaNews

5 Comments

  1. Guido Botteri

    Ahi ahi, ancora una volta, par di capire, un’iniziativa NON volta ad accertare, verificare, controllare,
    ma
    che… cito:
    [ aiutera’ i governi del continente nella programmazione di politiche sostenibili sul clima, atte a monitorare e contenere i disastrosi effetti del surriscaldamento del pianeta, ]
    Personalmente credo che finora le politiche ambientali abbiano danneggiato in maniera drammatica l’Africa e gli altri Paesi in via di sviluppo, e mi astengo in questa sede dal dilungarmi sul perché, per contenere il mio scritto in un tono pacato e civile, se possibile.
    Ho l’impressione che questa iniziativa voglia continuare questa politica (su cui per rispetto al sito in cui scrivo non aggiungo aggettivi).
    Che dire ? Sbagliare è umano (se di “sbaglio” si tratta”), perseverare… credo che lo giudicherà la storia.
    Quel giorno, come ora, io sarò dall’altra parte di questo modo di far politica.

    • Fabio Spina

      Il fatto che più fatico a comprendere è quando si proclama ipocritamente che risolvere il problema del cambiamento climatico corrisponde a risolvere i problemi dei paesi poveri. I poveri muoiono di fame, di sete, di malttie, hanno bisogno di energia e di svilupparsi adesso, mentre i benefici climatici (dell’ordine dei decimi di grado) dovuti ai protocolli FORSE ci saranno tra alcuni decenni. I problemi hanno scale di tempo e priorità diversi, invece continuiamo a comportarci come se il modo migliore di aiutare il povero che chiede i soldi per mangiare al semaforo è dirgli che abbiamo investito nel catalizzatore della nostra auto per il bene suo e dei suoi figli. Ciao

    • Luigi Mariani

      Caro Fabio,
      per esperienza diretta posso dire che la priorità per la meteorologia africana è quella di mantenere in funzione la rete sinottica che garantisce i dati meteo necessari per tante applicazioni, legate al cambiamento climatico e non solo.

      Posso dire ciò perché in modo del tutto volontaristico e con il determinate supporto di un amico esperto della parte entomologica ed epidemiologica, sto lavorando da un biennio ad un modello epidemiologico innovativo per la malaria che sarà fra poco oggetto di pubblicazione su rivista internazionale e che in seguito ci si augura possa divenire uno strumento operativo efficace.
      Notare che oggi siamo in grado di far girare tale modello sulle diverse aree del Kenya (per scopi di calibrazione e validazione) grazie ai dati della rete sinottica che in quel Paese vanta una quarantina di stazioni.
      Per inciso la sensitivity analysis del modello ci sta mostrando alcune cose molto interessanti: ad esempio se per ipotesi le temperature aumentassero di 3°C in tutto il Kenya la malaria non progredirebbe dappertutto, nel senso che sulle aree costiere (es: Malindi) le temperature diverrebbero eccessive e le popolazioni di zanzare subirebbero un decremento, il che indica che l’aumento delle temperature non è sempre e comunque negativo per quanto concerne la malaria.
      Un esempio di questo tipo fa cogliere l’importanza delle reti operative, non solo meteo ma anche idrologiche, quella reti che nei Paesi occidentali nel bene o nel male funzionano da oltre un secolo e che funzionano anche in Africa ove è rimasta una tradizione portata dai colonizzatori più avveduti.

    • Fabio Spina

      Sull’importanza di osservative efficienti ed efficaci siamo tutti d’accordo, sia meteo che idrologiche. Il problema è garantire la continuità e qualità del dato, un acopertura rappresentativa dell’intero continente. Su questo ho qualche dubbio, anche perché la strmentazione “coloniale” era meno sofisticata ma più affidabile, ora credo che la gestione e manutenzione delle stazioni meteorologiche elettroniche in Africa non sia un problmea banale ea a costi sostenibili per quelle popolazioni. Vedremo. Grazie del commento.

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