Il Perito perisce…

Qualche settimana fa abbiamo affrontato in questo post la controversa questione della capacità della CO2 di contenere e restituire la radiazione infrarossa emessa dalla terra. L’argomento è, per così dire scottante, perché di fatto fornisce informazioni per confutare una volta di più la teoria del riscaldamento globale di origine antropica.

I più attenti avranno notato che dopo le magre figure fatte con le innumerevoli ricostruzioni delle temperature globali, il parametro temperatura è stato quasi completamente abbandonato, per essere sostituito da quello del forcing radiativo. Un fattore più affascinante e soprattutto meno comprensibile, quindi ideale per continuare a trasmettere il messaggio della prossima catastrofe climatica. La desertificazione è in atto, proprio mentre il lago di Como esonda riprendendo una consolidata tradizione, ed il lago di Garda è ai massimi storici. Queste notizie, importanti ai fini climatici e non solo, devono necessariamente passare inosservate. Cosa c’è di meglio di trasferire l’attenzione dall’altra parte del mondo dove una delle meraviglie della natura versa in grave pericolo? Et voilà, le vicissitudini climatiche del Perito Moreno sono servite, anche il più grande ghiacciaio della Patagonia si arrende al riscaldamento globale.

Bene, dopo esservi stressati con l’ennesimo annuncio di catastrofe in corso, andate qui a rassicurarvi. Sul sito ufficiale vi spiegheranno in poche righe che il distacco delle lingue di ghiaccio e la rottura di parti anche consistenti del ghiacciaio sono fenomeni naturali, che accadono più o meno ogni tre o quattro anni. Questa volta però va dato atto che la “rottura” (perdonate le virgolette tutt’altro che casuali) arriva quando laggiù è inverno. Allora tornate dove vi eravate spaventati e scoprirete che anche questo è già accaduto nel 1917 e poi nel 1951, quando il mondo soffriva difficoltà  un pelino più concrete del riscaldamento globale. Ma dato che sicuramente ne vorrete sapere di più vi consiglio questo link, dove Maurizio Morabito (attenti è un po’ scettico e potreste esserne contagiati), vi spiega come stanno le cose. Infine un po’ di sano approfondimento personale lo potrete fare semplicemente guardando l’immagine all’inizio di questo paragrafo, che mostra come le temperature dell’acqua del lago dove si tuffa il ghiacciaio non siano certo salite, anzi pare siano seppur lievemente diminuite. Eppure la notizia ha girato il mondo, anche se pare sia stata messa in giro da un non meglio specificato amministratore locale e non da alcuno studioso della materia, ed ha fatto più chiasso di quanto non sia accaduto per il non-accordo del G8. Poco importa che dopo i primi tambureggianti allarmi, buona parte degli studiosi del settore si siano affannati a negare il collegamento tra questo evento ed i cambiamenti climatici sia praticamente inesistente, ormai il messaggio è arrivato.

Proprio come quello giunto dal Giappone. Naturalmente sempre in tema di riscaldamento e quindi di CO2, i grandi della terra hanno deciso che i nostri figli ed i loro nipoti dovranno dimezzare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Praticamente è come se Roosvelt, Churchill e Stalin avessero deciso a Jalta nel 1945 che la guerra sarebbe finita nel 1995. Politiche lungimiranti come si suol dire. Eppure tutto ciò ha un senso, anzi, più di uno. Innanzi tutto significa che a breve smetteremo di sentir parlare di anidride carbonica ed effetto serra, perché qualcuno si sta rendendo conto dell’inutilità  e dell’insostenibilità  di questi argomenti; secondariamente la notizia è tranquillizzante, perché evidentemente tutta questa urgenza non c’è. D’altra parte nel 2050 i combustibili fossili costeranno talmente tanto che si potranno bruciare solo per fare riti propiziatori e le emissioni saranno sì antropiche, ma per lo più di origine polmonare. Con un po’ di allenamento impareremo a respirare il 50% in meno.

Forcing radiativo CO2

Fin qui, chiacchiere. ora qualche riga di fatti. Nell’immagine sopra è ricostruita la curva del forcing radiativo indotto dall’aumento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Escludendo quel che in realtà  nessuno conosce, ovvero tutte le vere o presunte reazioni e contro-reazioni del sistema clima alle variazioni dell’energia disponibile, l’aumento della concentrazione di CO2 da 280 a 380 ppm, occorso tra il 1850 ed oggi, sarebbe responsabile di un aumento di 0,3°, mentre un ipotetico raddoppio del valore preindustriale porterebbe 0,65°C in più. Praticamente una sauna non è vero? Attenzione, questa non è la scoperta del secolo, è semplicemente quello che difficilmente vi capiterà  di sentire o leggere. Questi fatti sono noti da parecchio, infatti anche nel famoso AR4 (il quarto rapporto dell’IPCC) si parla molto di forcing radiativo, solo che molto salomonicamente si assegna la massima comprensione scientifica e quindi il ruolo preponderante per l’aumento delle temperature ai gas serra, relegando al livello di minima conoscenza e quindi (non si capisce perché) scarsa importanza, i fattori endogeni ed esogeni (sole, nubi, vapore acqueo etc) che invece regolano il sistema stesso da sempre, agendo anche sulla concentrazione dei gas serra.

Ora la domanda è questa: tutte queste cose il Perito Moreno le sa? E soprattutto le sanno anche quelli che fanno circolare un certo genere di notizie?

Nota: un sentito ringraziamento a Carlo Colarieti e Fabio Malaspina per la raccolta dati ed il contributo redazionale.

La rete ne parla:

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Author: Guido Guidi

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25 Comments

  1. Ciao Roby,
    i contributi di Carlo sono nella categoria “La voce dei lettori”; altri interventi li trovi inoltre in forma di commento su vari post.
    gg

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  2. dove sono andati a finire gli “articoli” di Carlo Colarietti?
    Roby

    Post a Reply
  3. Mi permetto di segnalare questo post, che ho appena finito di scrivere, sull’apertura, dentro l’American Physical Society, di una pubblica discussione sull’Agw (anthropogenic global warming):

    http://blogs.it/0100206/2008/07/18.html#a8129

    Gradirei molto una Vostra opinione, anche sul paper d’apertura sulla sensitività climatica della Co2 presentato da Lord Monckton.

    Grazie.

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  4. @Aldo Meschiari
    La ringrazio sentitamente per il suo apprezzamento. Circa la sua affermazione sul mio modo di fare divulgazione scientifica cosa devo dirle, certamente ancora grazie ma forse dipende dal fatto che mi reputo in tal senso un po’ alla vecchia maniera: studiare, raccogliere i dati, analizzarli, sperimentare e studiare ancora. Come vede c’è poco spazio per i proclami avventati.

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  5. Ringrazio Google per avermi fatto trovare un blog così interessante e dove si parla di scienza. Ho letto tutti i vostri interventi passati e presenti, speriamo lo facciano anche molti altri e che in futuro la parola “sciettico” venga sostituita da un aggettivo più appropriato.

    Complimenti a tutti.

    F.C.

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  6. @ Aldo
    …in breve caro Aldo, ho la sensazione che il tam tam sul clima soffrirà a breve di appannamento mediatico. Solo una personale sensazione però…vedremo.
    Quanto all’urgenza sarà forse meglio correre a tappare le falle negli acquedotti, prima che tutta l’acqua caduta vada persa e si torni a parlare di siccità…sono ancora troppo criptico?
    g.

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  7. Le conclusioni di ‘Real Climate’ sulla storia della ‘saturazione dell’assorbimento’ da parte della CO2 sono profondamente diverse da quelle proposte da Guidi…

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  8. Grandi complimenti a Carlo Colarieti Tosti.
    Devo dire che il suo post è uno degli esempi più alti di come si dovrebbe fare divulgazione scientifica.
    Davvero bravo!
    Certo, i dati da voi forniti sono molto interessanti: un aumento di 0,6°C dovuto alla CO2 al raddoppio dall’era preindustriale è davvero poco. Ma il problema naturalmente sono i feedback. E lì si possono dire molte cose, ma da quel che capisco dimsotrarne poche…

    Bene anche Guido,
    ma questa proprio non l’ho capita…
    Se posso avere qualche lume…
    grazie
    Innanzi tutto significa che a breve smetteremo di sentir parlare di anidride carbonica ed effetto serra, perchè qualcuno si sta rendendo conto dell’inutilità e dell’insostenibilità di questi argomenti; secondariamente la notizia è tranquillizzante, perchè evidentemente tutta questa urgenza non c’è.

    Post a Reply
  9. Grazie per le risposte, davvero professionali e anche umane. Si naviga a vista, ma la mia sensazione di una discesa dal 90% al 60% di un peso della variabile climatico-apocalittica mi pare confermata, da ciò che dite. Il 60% è ancora, badate bene, una soglia alta, ma non tale da fare pagare all’Italia (peraltro un paese a medio-basse emissioni, grazie all’idroelettrico e al metano) un prezzo esorbitante su uno sforamento sulle riduzioni di emissioni del 1990, allora già chiaramente irrealistiche (avremmo dovuto scendere del 6% sul livello più basso d’Europa e ora del 17%).

    Il 60% di rischio che stimo, leggendovi, è più compatibile con un’azione tipo 10-10-20, e con una sanzione da Kyoto all’Italia subordinata a una serio programma nucleare italiano, o di alternative pesanti (e realistiche) a zero emissioni. Se non altro per recuperare in Italia quelle sei-otto centrali nucleari che facciamo lavorare, via import, in Francia. Quindi ingegneri e tecnici e lavoro italiano (si spera).

    Tanto per dirala chiara, tra public servants. Considerate le prossime auto ibride plug-in. Se si diffonderanno la domanda elettrica salirà per tutti alle stelle. I francesi non ci potranno più dare il surplus nucleare e noi saremo schiavi di Putin.

    Non voglio eccedere, però. Il primo punto posto dal sottoscritto mi pare confermato e importante. Quello che ci state dicendo è: siamo ignoranti (come noi e io stesso, sempre) ma forse abbiamo il tempo per fare il lavoro, al meglio e programmato. Nelle necessarie direzioni (ricerca solare e geotermica in primis).

    Vi ringrazio e andiamo avanti. Questo è un bel blog.

    Cordialmente

    Beppe Caravita

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  10. @Beppe
    Confermo quanto scritto le mio precedente post. Come scritto da Guido Guidi i dati di uscita dal MODTRAN non tengono conto dei vai feedback cosa che invece fa l’IPCC. Il problema reale delle cose è che allo stato delle conoscenze NON È ASSOLUTAMENTE CHIARO quali possano essere i feedback e soprattutto il loro ruolo nel meccanismo climatico. Non vorrei che ciò che sto scrivendo le faccia cadere il mito della conoscenza moderna sul clima, ma a mio modesto parere questa è la verità. Se poi desidera una conferma di ciò che sto dicendo basta fare caso alla grande incertezza dei dati finali dei modelli climatici. La forbice è piuttosto ampia da un minimo di poco più di un grado a quasi 5. Questo le dovrebbe dire qualcosa. Se ancora non è chiaro questi dati rappresentano i vari scenari scaturiti dall’accordatura dei modelli e dal peso che le varie variabili e i feedback considerati esercitano sulla prognosi climatica. Sono venti anni che studio il tempo e il clima e ancora oggi mi definisco un ignorante in materia perché mi rendo conto che se ad oggi è stata fatta molta strada molta altra si para davanti al nostro cammino. La macchina climatica è molto complessa e lo diventa ancora di più quando le variabili in gioco sono tante e per di più non tutte conosciute e altrettanto poco chiaro di come interagiscono tra loro. I vari modelli per la previsioni future del clima (non quelli stagionali che sono ancora altra cosa) contengono un errore di fondo che ne determina la bontà delle uscite. Ovvero proprio i feedback, quelle retroazioni in grado di incrementare, diminuire o stravolgere la forzante che li ha prodotti. Uno dei feedback che produce i maggiori grattacapi è la copertura nuvolosa e la quantità di ghiaccio in essa contenuta. Semplicemente cambiando questo parametro, che forse ai più può apparire insignificante, l’aumento di quasi 5°C in una delle uscite del modello usato dal Meteorological Office di Londra per un raddoppio di CO2 si riduce a circa 2°C. Io non sono e non mi piace essere definito in questa materia uno “scettico” ma soltanto uno studioso che tenta di comprendere come avvengono determinati fenomeni rimanendo piuttosto freddo nei riguardi dei tanti proclami che quotidianamente vengono spesso sbattuti in prima pagina. E’ chiaro che il tempo della notizia corre alla velocità della luce rispetto a quello che serve per capire a fondo il ruolo di una delle tante variabile climatiche. Continuo a dire che la soluzione per ottenere una buona prognosi climatica non passa attraverso i modelli climatici (ad oggi ultra finanziati) ma attraverso lo studio e la ricerca del sistema clima nelle sue variabili per apprezzarne il suo funzionamento. Altra affezione di cui “godono” i modelli attualmente in uso è la praticamente scarsa, se non nulla, considerazione dell’attività solare considerando semplicemente la variazione dell’irradiazione totale. Anche qui mi sembra assai poco. Non considerare il Sole è come prepararsi per un lungo viaggio controllando la pressione delle gomme, se gli sportelli chiudono bene, se i bulloni delle ruote sono ben serrati (non si sa mai che si svitino a 130 Km/h in pieno sorpasso), se i cristalli sono ben puliti non sia mai che qualche insetto, ricordo di un nostro precedente viaggio, ci limiti la visuale e in ultimo se abbiamo abbastanza carburante almeno per raggiungere la stazione di servizio più vicina, ignorando, però, completamente o quasi quello che ci farà realmente muovere, ovvero il motore.
    Mi perdoni il banale esempio ma forse, almeno è quello che spero, ha la capacità di rendere l’idea più efficacemente di quanto io abbia finora tentato di fare parlando di feedback.
    Detto ciò non è certo tutto rose e fiori perché se a tutt’oggi la diatriba sulle cause del riscaldamento in atto, e sempre sui miti che si sbriciolano anche sulla sua entità che ad oggi è altrettanto poco chiara, è ancora del tutto aperta, per molte ragioni tra le quali quelle appena descritte, non è necessario essere grandi esperti per capire che l’inquinamento forse non mina seriamente la salute del clima ma sicuramente lo è per gli esseri viventi di questo pianeta ed in prima fila ci siamo proprio noi. Quindi operare per ridurre le emissioni deve essere un dovere per salvaguardare la salute dell’Uomo e degli esseri viventi nel suo insieme e non gonfiando campagne per salvaguardare gli “ipotetici acciacchi climatici”. Sarebbe corretto porre le cose dal loro giusto punto di vista. Lei cosa ne pensa?
    Per quanto concerne le possibili fonti energetiche alternative, tra le quali quelle da lei citate, mi sembrano ad oggi (o meglio alle attuali tecnologie) più da esempio di laboratorio di fisica o di chimica che adatta ad un utilizzo di massa in grado di sostituire il petrolio e suoi derivati. Credo che anche qui la strada sia piuttosto lunga prima di trovare una soluzione ed è proprio per questo che come recita un noto proverbio “chi ha tempo non aspetti tempo” e quindi dobbiamo affrettarci a trovare quelle soluzioni che risolvano il problema inquinamento, quello soprattutto delle grandi città, perché l’oro nero non è infinito e come ci ha insegnato Hubbert con la sua curva potremmo già essere nella sua parte discendente. Tornando brevemente al clima pochi sono al corrente che nel passato vi sono state variazioni di temperatura di ampiezza pari o superiore alle variazioni attuali, vedi i recenti Periodo Caldo Medievale e la Piccola Età Glaciale, ma in nessuno dei due casi si sono evidenziate variazioni di CO2 da spiegarne le motivazioni tanto è vero che un noto diagramma salito agli altari dell’infallibilità le ha sapientemente soppresse. Allora se in quelle variazioni climatiche la CO2 non avuto alcun ruolo allora cosa le ha prodotte? Buon lavoro.

    Post a Reply
  11. Sulla questione della saturazione della CO2, mi permetto di consigliare la lettura di:
    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2007/06/a-saturated-gassy-argument
    e magari anche della parte II:
    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2007/06/a-saturated-gassy-argument-part-ii
    Forse la lettura non risulterà tra le più senmplici, ma qualche volta per capire come stanno le cose bisogna “sforzarsi” un po’…
    Saluti generalizzati
    Antonello Pasini

    Post a Reply
  12. @Beppe Caravita

    …la direttiva europea 20-20-20 non solo è da ripensare perchè sbagliata fin dalle premesse, ma perché in Italia è un obbiettivo irrangiungibile. Per l’efficienza se va bene, nella ipotesi più ottimistica, arriveremo al raggiungimento del 14% (e non al 20% come chiede la direttiva); per il rinnovabile raggiungere la produzione del 20% dei nostri consumi è impossibile con la situazione attuale (pubblica amministrazione e comitati vari …).

    Lei ha ragione, è stata usata la strategia del terrore per ridurre il Nimby, ma è servito a qualcosa? Se la politica non riesce a fare il suo mestiere non si può ricorrere all’irrazionale avvallato dalla “scienza”, sarà ancora peggio.
    Sulle sue proposte per la politica energetica avrei qualcosa da integrare o correggere, ma non è questo il luogo…

    Sottoscrivo e condivido quanto affermato da Guido Guidi nella sua risposta a Beppe.

    Post a Reply
  13. @ Lorenzo,
    grazie, ma mi permetto di correggerti. Il portale non dà le risposte a tutto, le fornisce. E non mi pare la stessa cosa.
    g.

    Post a Reply
  14. @ Beppe
    Una premessa, proprio come quella fatta nel post e nei commenti che hanno seguito: questo approccio NON tiene conto dei feed-back, perchè non siamo in grado di valutarne l’evoluzione e gli effetti. Ci provano, con un discreto uso di arbitrio ed una buona dose di immaginazione i modelli di simulazione, specialmente nella fase di tuning. Ciò significa che il peso del forcing radiativo che qui stiamo discutendo è giocoforza diverso da quello che, ad esempio l’IPCC, indica nel 4AR, perchè lì alcuni feed-back sono invece considerati. Ma il punto è proprio questo: come? Non passa giorno senza che si aggiunga qualche tassello alla conoscenza del ruolo preponderante dei forcing interni al sistema, per cui allo stato dell’arte ogni proiezione che necessariamente si basi sulle attuali conoscenze è suscettibile di un errore troppo grande per essere considerata attendibile. Non è una questione di coraggio, ma di semplice analisi dei fatti. La scienza (e chi scrive non ne fa parte, ma è solo in parte informato dei fatti) non è una comunità, i passi avanti più importanti li fanno i singoli e tutti gli altri provano a confutare, quando non ci riescono la scoperta è acquisita. Per cui il consenso, o, se preferisci, il silenzio della “comunità“, lascia il tempo che trova. Tra l’altro, da silenzio siamo già passati al sussurro e, più recentemente, anche ad un certo numero di voci dissenzienti più che autorevoli.

    Che il Panel sia un organismo politico e non scientifico è scritto nello statuto, fa politica e per questo riceve riconoscimenti politici (leggi Nobel per la pace). Sarebbe più giusto che non si celasse questa politica dietro mura di “consenso scientifico”, perchè sarebbe tutto più chiaro e chi ascolta potrebbe decidere se condividerne o meno le ragioni ideologiche, legittime se palesi, quantomeno sospette se occultate.

    Quanto al tuo quadro di riferimento, posso dir poco oltre una generica valutazione di buon senso. Non mi permetto di sconfinare in un territorio di cui so poco o nulla quale quello della politica energetica, per non fare la fine dei numerosi economisti, avvocati e professionisti di vario genere che spiccano numerosi tra i famosi 2500 professionisti del consenso sul riscaldamento globale di origine antropica…
    g.

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  15. Mi scusi per l’insistenza. Ma il punto mi pare importante. Quindi ci sta dicendo che il modello di spettrografia dell’atmosfera sviluppato e aggiornato dall’Usaf:

    http://www.kirtland.af.mil/library/factsheets/factsheet.asp?id=7915

    E considerato allo stato dell’arte anche dall’Università di Chicago (Ho letto aluni paper e post di David Archer, che ne pubblica l’interfaccia sul web, e mi pare uno scienziato molto attento e equilibrato):

    http://en.wikipedia.org/wiki/MODTRAN

    Bè, questo modello ci dice, da quello che ci mostra, che la Co2 (e equivalenti) tende (presumo da osservazioni e misure su tutta la dimensione verticale atmosferica da parte di un’entità – l’Usaf – che ha ampiezza di strumenti operativi per farlo) alla saturazione del forcing radiativo a un livello di almeno un quarto, se non di più, di quello assunto dall’Ipcc? A 0,075 di grado aggiuntivo per decade, contro il decimo di grado complessivo del global warming rilevato dalla rivoluzione industriale ad oggi.

    Mi sbaglio? Ho fatto i conti male?

    Mi perdoni ma quello che dice, almeno per me, è piuttosto clamoroso. Implica che, dalla conferenza di Rio (se non sbaglio del 1992) in poi, siamo stati tutti vittime di un macroscopico errore, o forse di una manipolazione, scientifica e mediatica.

    Si veda:

    http://www.warwickhughes.com/papers/clare_mar08.htm

    E che l’Ipcc avrebbe obbiettivi altri dalla valutazione reale della questione climatica. E che ha quantomeno sbagliato, gonfiando i dati di forcing radiativi dei gas serra.

    Implica, come Lei sottende, che tutte le politiche energetiche andrebbero ricalibrate. Con una riduzione drastica del vincolo climatico (in particolare sull’incubo emissioni, che in realtà pesano e peseranno poco sul clima) e attenzione massimamente concentrata sui deficit energetici, sia fossili che nucleari che anche rinnovabili.

    Implica per esempio che la direttiva europea 20-20-20 è da ripensare. E che il protocollo di Kyoto è uno strumento inutile, se non dannoso.

    Se è questo che ci sta dicendo, intanto le faccio i miei complimenti per il coraggio, però mi chiedo: come mai il resto della comunità scientifica (italiana e non), salvo poche eccezioni, se ne sta in silenzio?

    Non è per caso che lo spettro del global warming antropogenico viene sbandierato per impaurire e muovere le egoiste e stagnanti opinioni pubbliche (sempre più Nimby), fino a renderle impaurite e isteriche, su un tracciato di ristrutturazione energetica fondamentale comunque, e per motivi anche poco chiari (come la peak oil, altro incubo, oppure persino motivi geo-politici globali) ritenuta necessaria, dai gruppi dirigenti?

    Purtroppo, da giornalista che si è dedicato con passione (e ingenuità) a questi temi mi rendo conto di vivere in una fase di grande opacità e confusione.

    E la ringrazio di aver messo in discussione alcune certezze che (forse) ci sono state inculcate, report dopo report, messaggio impaurente dopo messaggio impaurente. Le assicuro che leggere questo blog, per me, è un valido antidoto.

    Ne traggo una conclusione provvisoria: la questione energetica, almeno per l’Italia (i fabbisogni presenti e futuro, i costi delle fonti, la necessità di diversificare su alternative robuste) diviene, alla luce dei suoi elementi di dubbio (peraltro riscontrabili anche presso altri studiosi e operativi del campo) preponderante sul vincolo climatico.

    A questo vincolo di disastro climatico ravvicinato, da un 90% sbandierato dall’Ipcc, penso si possa assegnare una probabilità non superiore al 50-60%. Comunque probabilità di rischio esistente e di rilievo, ma inferiore ai livelli di percezione passati.

    Quindi, per non sbagliare, una diversificazione energetica può essere:

    1) meno ossessiva e veloce e più programmata (per esempio, un piano ventennale per avere un terzo di energia elettrica da nucleare, in caso di mancato decollo delle rinnovabili);

    2) può contemplare l’avvio di grandi progetti strategici, come quello a solare termodinamico nel Nordafica, di cui è sostenitore carlo Rubbia;

    3) deve mantenere l’abbrivio sulla ricerca e sviluppo e sostegno alla diffusione distribuita in tema di fotovoltaico, la ricerca sul geotermico avanzato (di cui l’Italia è potenzialmente ricchissimma); lo sviluppo di biofuels di seconda generazione….

    4) deve prevedere una politica di investimenti (rigassificatori, stoccaggi del gas….) anche nelle fonti fossili (diversificazione, ammodernamento, sicurezza energetica), nel sequestro della Co2, nella gassificazione pulita da carbone, nello studio della Co2 come fertilizzante (per esempio per le alghe marine da biofuels).

    5) deve ridisegnare un po’ il ruolo dell’Eni (e delle altre grandi compagnie petrolifere europee), come soggetti dell’innovazione e della sicurezza energetica di tutti, magari con azioni (che Bp già sta facendo) sugli idrati di metano….. ecc…ecc.

    Mi fermo qui per non farla troppo lunga e mi scuso. Ma quello che lei sta documentando mi sta cambiando, e non poco, il quadro di riferimento.

    Per questo le chiedo se prolungando come ho tentato di fare i suoi spunti si arriva, più o meno, a questo quadro di riferimento…

    Cordialmente

    Beppe Caravita

    Post a Reply
  16. @Beppe Caravita
    La curva è stata determinata usando la funzione logaritmica implementata nel modello MODTRAN in grado di simulare l’emissione e l’assorbimento della radiazione infrarossa da parte dei gas, detti ad “effetto serra”, che la costituiscono tra cui, appunto, la CO2.
    —————————————————————–
    Per quanto concerne la seconda domanda, ebbene, si deve considerare che un aumento radiativo di 4,5 W/mq equivale ad un aumento di temperatura, al netto dei vari feedback positivi e negativi, di circa 1°C. Il risultato numerico, ottenuto secondo quanto detto precedentemente, ci indica che il raddoppio di CO2, da circa 280ppmv a 560ppmv, determinerebbe un forcing radiativo di 2,94 W/mq che tradotto in temperatura fa circa 0,65°C.

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  17. Altra domanda: se capisco bene ci vorranno oltre 80 anni, all’attuale ritmo di 2 parti per milione di Co2 aggiuntive per anno, per avere questo riscaldamento antropogenico di 0,6 gradi. Mi sbaglio? Ho usato gli ultimi dati di fonte Noaa:

    http://www.noaanews.noaa.gov/stories2008/20080423_methane.html

    80 anni per mezzo grado? Le implicazioni sarebbero piuttosto incredibili, specie sull’isteria corrente che ci bombarda.

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  18. 😀 Guido, now you have to translate all your articles! We are famous! 😀

    A margine dell’articolo semplicemente dico: era sufficiente leggere la notizia reuter o adnkronos.
    A chi nei vari forum mi chiedeva informazioni sul megadisastro del perito moreno, io non facevo altro che linkare la notizia originale, non quella proposta, tra gli altri, dal TG5 ( aggiungo: riferita al pubblico in maniera scandalosa!ma d’altronde non è che altri giornali o telegiornali abbiano saputo far di meglio).

    http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=1.0.2318497486

    Il testo dell’agenzia fa emerge la travisazione che ne è stata poi fatta: talmente oscena è stata la manipolazione da far apparire persino migliori le fictions televisive!

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  19. A friend of mine just emailed me one of your articles from a while back. I read that one a few more. Really enjoy your blog. Thanks

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