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Fa freddo? E’ il global warming bellezza

Fare blogging è uno spasso. Farlo sui temi del clima lo è ancora di più. Ogni giorno ce n’è una nuova, non c’è verso di annoiarsi. Tempo fa abbiamo anche giocato a contare tutte le presunte malefatte dell’AGW, quella che stiamo per vedere è la più bella di tutte.

Un team di ricercatori ha condotto un esperimento impiegando un modello di circolazione generale e forzando la diminuzione del ghiaccio marino artico dal 100 all’1%; l’atmosfera terrestre risponde producendo una serie di inverni gelidi sull’area europea, salvo poi, a processo completato, restituire ad ogni cosa il suo posto abbandonando il vecchio continente all’oblio del climarrosto.

“Recent severe winters like last year’s or the one of 2005-06 do not conflict with the global warming picture, but rather supplement it.”

“I recenti inverni rigidi come quello passato o quello del 2005-06, non confliggono con l’immagine del riscaldamento globale, ma piuttosto la completano.”

Difficile da credere, a meno che il modello di circolazione generale impiegato non ribalti completamente le leggi della redistribuzione del calore sul pianeta. E’ infatti la prevalenza di movimenti d’aria su direttrice meridiana a forzare la temperatura alle alte latitudini, non il contrario. E quando qualcosa sale, qualcos’altro deve necessariamente scendere. In atmosfera di solito sale l’aria calda verso le latitudini settentrionali atlantiche  e scende quella fredda sul continente europeo.

Il tutto ottimamente spiegato dall’analisi degli indici della PDO, dell’AMO e della NAO, senza bisogno di metterci dentro alcun forcing antropogenico. Aggiungerei anche che se le dinamiche messe in evidenza in questo esperimento fossero vere, il feedback che i ricercatori dicono di aver scoperto, condurrebbe ad un importante aumento della copertura nevosa sull’emisfero nord in inverno (proprio come negli ultimi due anni), da cui discenderebbe un aumento dell’albedo, maggiori quantità di radiazione solare riflessa e amplificazione del raffreddamento.

C’è da sperare che si sbaglino, perché qualcuno pensa che le ere glaciali siano iniziate così. Ma in fondo lo sanno anche loro, perché il comunicato stampa del Postdam Institute for Climate Impact Research (PIK), finisce così:

Petoukhov’s study is not about tomorrow’s weather forecast but about longtime probabilities of climate change. “I suppose nobody knows,” he says, “how harsh this year’s winter will be.

Lo studio di Petoukhov non riguarda la previsione del tempo di domani, ma le probabilità di cambiamenti climatici nel lungo periodo. “Io credo che nessuno sappia,” egli dice, ” quanto rigido potrà essere il prossimo inverno.”

Un artista. Ci dice prima che gli inverni rigidi appena trascorsi supportano l’ipotesi del global warming  e poi che la sua previsione di altri inverni ancora più rigidi proprio a causa del global warming non si può associare a questo inverno, ma la si deve intendere nel lontano futuro.

Inconfutabile. E soprattutto utile, molto utile1.

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  1. Petoukhov, V., and V. A. Semenov (2010), A link between reduced Barents-Kara sea ice and cold winter extremes over northern continents, J. Geophys. Res., 115, D21111 [doi:10.1029/2009JD013568] []
Published inAttualitàNews

2 Comments

  1. Guido Botteri

    dall’articolo:[ la sua previsione di altri inverni ancora più rigidi proprio a causa del global warming non si può associare a questo inverno, ma la si deve intendere nel lontano futuro. ]
    Se è vero che la temperatura va su e giù, allora è matematico che prima o poi verrà un periodo caldo, magari “nel lontano futuro”.
    E’ come se lancio una moneta. Prima o poi verrà testa.
    Bella previsione. Difficile. Complimenti a Petoukhov. 🙂

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