Ho cambiato bandiera

Non sono mai stato negazionista ‘climatico’ (la specifica è d’obbligo altrimenti tutto il lavoro fatto per sdoganare questo insulto andrebbe perduto), però sono stato scettico. Ora non più, ho scoperto di poter serenamente saltare il fosso e unire il mio consenso, per quel che vale, a quello della moltitudine di esperti pensatori da tempo devoti all’AGW.

Pensate, ben il 97,4% degli scienziati del clima concorda sul fatto che bla bla bla… Così ad esempio ci diceva uno di loro in un lancio Ansa già commentato un paio di settimane fa. Così, comunque, ci dicono tutti quelli bravi. Ma da dove spunta fuori questo numero? La breve indagine fatta per soddisfare questa curiosità è all’origine della mia conversione.

Si tratta in verità dell’ennesimo tentativo di produrre informazioni significative per comunicare al mondo lo stato di salute del consenso scientifico sull’AGW. Numeri ad effetto del tutto privi di senso.

Questa la storia. Due ricercatori dell’università dell’Illinois si sono dati da fare qualche tempo fa in un’indagine conoscitiva da cui è scaturito un lavoro leggibile a pagamento, di cui circola tuttavia un esauriente report sulla rete. Il tutto si è svolto on line, inviando ad una selezione di 10.257 esperti di scienze della Terra un questionario di otto domande. Una cosa veloce, pensata per impegnare i destinatari per non più di due minuti. Nel report ci sono i due quesiti chiave:

  1. Rispetto ai livelli pre-1800, pensi che la temperatura media globale siano generalmente aumentate, diminuite o rimaste relativamente costanti?
  2. Pensi che le attività umane siano un fattore che contribuisce in modo significativo a modificare la temperatura media globale?

E qui, ho visto la luce. Come negare infatti che dalla metà del XIX° secolo ad oggi la temperatura del Pianeta sia aumentata? Diavolo, all’epoca si usciva dalla Piccola Età Glaciale! E come negare che le attività umane ci abbiano messo lo zampino? Ancora diavolo, le isole di calore urbano, la destinazione d’uso del suolo, la chiusura della gran parte delle stazioni rurali, cioè a basso rischio di contaminazione da cemento, gli interminabili massaggi inflitti alle serie di temperatura dai gestori dei dataset, la scelta accurata di dati di prossimità che mostrino solo mazze da hockey… Sono o non sono queste attività umane?

Non sono uno scienziato, ma se mi avessero posto queste domande lo sarei diventato all’istante. Per inciso, non so se chi ha portato questo numero in Italia abbia ricevuto il questionario, perché la faccenda si è svolta quasi del tutto oltreoceano.

Eppure, incredibilmente, nonostante la palese semplicità e la ‘scientifica’ ambiguità delle domande, soltanto 3.146 (30,7%) degli oltre diecimila interpellati hanno risposto. Primo dubbio, gli oltre settemila che non hanno fatto conoscere il loro parere, vanno nella colonna ‘non so’ o hanno per sempre perso il diritto alla parola? Temo che resteremo con questo dubbio, meglio proseguire.

Dicevamo, tremila risposte più o meno. Tra queste, circa il 5% erano di scienziati del clima. Bene, il 90% di loro ha risposto che le temperature sono aumentate alla prima domanda e l’82% ha risposto sì alla seconda. Secondo dubbio, solo il 90%? Cioè, tra gli interpellati comunque a vario titolo coinvolti in studi climatici, c’è qualcuno che ne sa talmente poco da non conoscere il trend delle temperature degli ultimi 150 anni? Ma per la miseria, ci fanno anche i cartelloni pubblicitari con quei grafici! E che dire delle risposte alla seconda domanda? Uno su cinque che dissente non mi pare un gran consenso.

No, questi numeri non vanno, devono essersi detti ai piani alti della scienza del clima. Sicché sono andati a cercare tra i tremila e passa quanti si definissero scienziati, e quanti di loro avessero pubblicato almeno il 50% dei loro lavori nel settore del climate change. Ciò che significa che anche uno su due andavano bene. Risultato, settantasette in tutto. Di questa moltitudine ben settantacinque hanno risposto “sì” alla seconda domanda. Et voilà, quanto fa in termini percentuali 75/77? Esattamente 97,4%, bingo.

Per cui, il consenso scientifico, quella specie di assicurazione che dovrebbe convincere l’intero pianeta a fregarsene di tutto il resto e impegnarsi nella lotta al clima che cambia, è forte di ben settantacinque individui, che alla domanda “di che colore era il cavallo bianco di Napoleone” hanno risposto bianco. E su questo ci fanno pure i lanci di agenzia. Siamo stati accusati parecchie volte di approssimazione su queste pagine, e qualche volta anche con ragione. Ma se questo è il livello di verifica che i sostenitori dell’AGW fanno delle loro affermazioni direi che siamo a credito per qualche secolo.

Ancora per inciso, gli autori hanno fatto sapere con un certo ribrezzo che la percentuale più bassa – il 64%- tra i non ‘climate scientists’ di quelli che hanno risposto sì alla seconda domanda appartiene a quella categoria di scettici impenitenti che fanno le previsioni del tempo. Certo che con le magre figure fatte di recente da qualche collega inglese reo di essersi fatto fare le previsioni dai climatologi, questi numeri non stupiscono di sicuro.

Ah, un’ultima cosa. Credo si sia capito, ma meglio precisarlo, sulla faccenda della conversione scherzavo!

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Author: Guido Guidi

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5 Comments

  1. Anche io ho visto la luce. Abbasso i negazionisti!! (specie quelli fissati con l’incolpare la sola CO2…)

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  2. Salve, quotidianamente passo su questo sito che definirei senza credo esagerare scientifico. Perche’ io ritengo scientifico quello che si puo’ dimostrare appunto scientificamente,e quindi inattaccabile.Ritengo che l’AGW sia perfettamente smontabile in tutte le sue parti (ultimi tre inverni a parte). Grazie per commentare tempestivamente tutte o quasi le publicazioni inerenti questa materia.Grazie e buon lavoro.

    Post a Reply
  3. Grazie!

    Se addirittura il Guido ha deciso di saltare il fosso, allora, modestamente, lo farò anch’io.

    Adesso, grazie al suo post, ho capito finalmente come funziona la fabbrica del consenso, ma credo che per me sia troppo tardi per salire a bordo del carro scricchiolante dell’AGW.

    Quindi, imparata la lezione, ho deciso di emulare il processo, ma ricominciando da capo, per costruirmi un solido posticino al sole.

    Anzitutto, mi serve un tema succolento, tipo l’elettrosmog, ma non così facilmente smentibile.

    Vediamo, cosa colpisce l’immaginazione e suona bene nei TG?

    Ma certo, qualcosa di “…magnetico” — si vende bene ed è ben recepito dal grande pubblico, basti vedere l’eterno successo dei braccialetti magnetici in farmacia.

    Allora, cosa succede di interessante e di “magnetico”?

    Due minuti passati su Google mi portano a:

    http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2003/29dec_magneticfield/

    Allarme rosso!!

    Il campo magnetico terrestre non è più costante, anzi pare che si stia indebolendo — e di ben qualche percento al secolo, altro che gli effetti-lumaca dell’AGW!! E se parte quel campo, crolla la magnetosfera, finisce la vita sulla terra…

    Urge rimediare, ma devo prima trovare la causa e, soprattutto, un “colpevole antropico”, altrimenti, non dovrei dirlo, mi sfuma la pagnotta.

    IDEA!!

    Il mio vecchio ma ottimo monitor Nokia, a tubo catodico, quando fa le “macchie” per qualche altoparlante troppo vicino, lo smagnetizzo con il degaussing, no?

    Cioè, con un pò di corrente alternata — come si faceva per smagnetizzare le testine di lettura dei vecchi registratori a nastro magnetico.

    Eureka, ci siamo!

    Negli ultimi cento anni, da quando, grazie alla Westinghouse (all’origine di queste storie è bene ci sia sempre un bieco interesse “corporate”), la partita Tesla (alternata)- Edison (continua) finì 1:0, abbiamo costruito e poi — ahimè — addirittura sincronizzato una gigantesca rete elettrica a corrente alternata a 50-60 Hz tutto attorno al nostro pianeta: un formidabile “degaussing grid” planetario!

    E’ ovvio che ci stiamo giocando il debolissimo campo magnetico terrestre e logorando la magnetosfera, roba che, a confronto, il buco nell’ozono diventa un passatempo da educande.

    Se non interveniamo subito, jetzt, now, friggeremo tutti in un olocausto radioattivo, come topolini nel microonde, un vero e proprio ELE — Extinction Level Event — saremo i prossimi dinosauri, fra trent’anni circa, stimo accuratamente.

    Ho già pronto il PERP, Precautionary Emergency Response Program:

    1. assumere tre TRIPs — Temporarily Redundant Important Politicians — e attivare subito un’ufficio con stemmini blu/celesti per coordinare (a) l’immediato e ingente sforzo di comunicazione della gravità dell’emergenza, (b) la successiva mitigazione coercitiva — ma negoziabile — dell’impatto del world AC grid e (c) il crash program di ripristino definitivo del campo magnetico terrestre;

    2. “motivare”, pardon, allineare correttamente l’establishment amministrativo dei grandi sistemi di ricerca onde armonizzare globalmente i finanziamenti per l’imponente sforzo R&D che confermerà l’inderogabile urgenza dei piani di cui sub 1.

    3. redigere in bozza l’articolo di Wikipedia che getterà le basi per il dovuto Nobel.

    Per garantire il successo della iniziativa resta però da risolvere il “problema CM” — quella banda di irriducibili che non vogliono sentir ragioni, capaci di sacrificare sull’altare della Verità un progetto umanitario in grado di soddisfare tanti interessi personali…

    Ancora Buon Anno a tutti, almeno fino al prossimo primo di aprile…

    Alvaro

    Reply
    Alvaro, questo commento meritava la prima pagina! 🙂
    gg

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  4. Ma che bravi sono riusciti a strappare anche il mio consenso, la furbizia di questa gente non ha limite!

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Trackbacks/Pingbacks

  1. «I ghiacci artici ai livelli del '79» - Pagina 29 - [...] di tutto il mondo che la teoria dell AGW è giusta.... un annetto fà guido guidi vide la luce..…

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