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Piove? In galera!

Fino ad oggi c’è stato qualche timido tentativo, ma domani potrebbe essere una realtà consolidata e terribile: la class action (ma non solo) sui cambiamenti climatici. Vi sembra qualcosa di troppo tecnico e astratto? La cronaca giudiziale americana è ormai costellata da grandi azioni legali contro quella o questa società produttrice di tabacco, oppure ancora contro i produttori di amianto. I sacrosanti risarcimenti, in quei casi, sono stati milionari.

Ebbene, David Victor1 , direttore del Laboratory on International Law and Regulation, presso l’Università della California, San Diego, sostiene che quei risarcimenti sembreranno gli spiccioli rimasti sul fondo del borsellino, non appena cominceranno a diffondersi le azioni legali per richiedere gli indennizzi sul Global Warming. E il giudizio del Dott. Victor non è dei più lusinghieri:

There’s a large number of entrepreneurial lawyers and NGOs who are hunting around for a way to gain leverage on the climate problem

In italiano, Victor afferma che vi è un ampio gruppo di avvocati (d’assalto) e di ONG che stanno dando la caccia (utilizza proprio il verbo to hunt) ad una strada per ottenere un vantaggio grazie alla questione climatica. Ve lo immaginate questo scenario? La vostra azienda, così come magari tutta la regione intorno a voi, viene colpita da una alluvione, e voi cosa fate? Denunciate qualcuno perchè ha causato i cambiamenti climatici. Su questo “qualcuno” torneremo più tardi.

Prima un po’ di numeri. Le cause avviate in materia, pare, siano triplicate nel giro di un paio di anni. Il maggior numero di questi processi ha luogo negli Stati Uniti ma sembra che anche il resto del mondo si stia avviando su questa strada. Al momento tuttavia nessun processo si è concluso positivamente per l’accusa. Questo, chiaramente, non deve far dormire sonni troppo tranquilli.

Quanto stanno cercando di fare gli avvocati è di legare in qualche modo la richiesta di risarcimento alla mancata osservanza delle norme sulle emissioni di CO2, ma anche sul rapporto causa-effetto dato da automobile e inquinamento. In altre parole, quando le aziende produttrici di tabacco vennero citate in giudizio, si legò il fatto che producessero scientemente prodotti cancerogeni. E’ proprio quanto stanno cercando di fare alcuni studi legali: le case automobilistiche producono automobili, sapendo che inquinano. Ve l’immaginate? Le mie vacanze ai Caraibi vengono rovinate da un uragano “worst than we thought” e decido di fare causa a qualche casa automobilistica europea. Simpatico, no?

Ovviamente, almeno per il momento, non c’è speranza alcuna di procedere su questa strada, perchè vengono a mancare alcuni riferimenti precisi. Innanzitutto chi deve essere accusato? I produttori di automobili? Le autorità preposte alla regolamentazione delle emissioni di CO2 (quindi in ultima analisi, i governi)? E quale dovrebbe essere l’accusa? La CO2 emessa dall’azienda XyZ Spa, sita da qualche parte sul nostro pianeta, ha rilasciato quella particella di CO2 che ha scatenato l’AGW? Oppure, mentre che ci siamo, accusiamo il mondo intero per associazione a delinquere di stampo gassoso?

Noi ci scherziamo su, ma al momento ci sono fior fiore di legali che su queste cose stanno pianificando la prossima guerra.

E non crediate che sia fanta-giustizia. Nel 2006 lo stato della California chiamò in giudizio 6 produttori di automobili (USA e giapponesi) poichè si suppose che le emissioni di CO2 fossero alla base della fusione di alcuni ghiacciai, unica fonte di acqua per quella regione. Un anno dopo, una corte distrettuale dichiarò l’impossibilità a procedere, essendo questo piuttosto un problema politico.

In ultima analisi, la CO2 non ha nazionalità ma anche la avesse, laddove venissero rispettate le norme nazionali sulle emissioni, il produttore e/o emettitore in realtà sarebbe tranquillo e al riparo da eventuali procedimenti.

Alcuni osservatori fanno notare come al momento gli avvocati si stiano muovendo male e in modo disorganizzato, tuttavia potrebbe accadere, e accadrà, che uno di questi processi venga vinto dall’accusa. A quel punto si sarà creato il cosiddetto e tanto agognato precedente. E l’inondazione, di cause, non di acqua, avrà luogo.

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  1. http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5jLQy3ze-D7N4ZQzyDjvLA8ChIEhQ?docId=CNG.0974f2ca1c91adea909b6017dc4d554e.471 []
Published inAttualità

4 Comments

  1. filipporiccio

    Crichton aveva già ipotizzato scenari del genere in “Stato di paura”.

  2. Su questo mi sento più ottimista.
    Per quanto gli attivisti si spenderanno nel tentare le cause, credo che sarà impossibile dimostrare senza dubbi che un tal evento è conseguenza di questa o quella attività umana.
    E in questo ci viene incontro la statistica degli eventi poco frequenti.

  3. giovanni pascoli

    beh mi viene da dire che bisognerebbe proporre una class action contro IPCC e catastrofisti AGW, almeno quelli sappiamo bene chi sono e che cosa dicono…..

  4. Guido Botteri

    Ma quando fosse evidente che l’ipotesi AGW fosse sbagliata (cosa che credo sempre più fermamente) che succederebbe delle cause eventualmente vinte ? verrebbero dati i soldi indietro, più i risarcimenti per i danni causati ingiustamente ?
    Ci pensino questi hunters, perchè hanno scelto la selvaggina sbagliata, e da hunters potrebbero trasformarsi in payers.
    E sono convinto che questo succederà abbastanza presto, “sooner than we thought”
    Secondo me.

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