La CO2 non è una Marlboro

Appena un paio di anni fa, quando i biglietti per i summit climatici erano introvabili (ora li trovate nei pacchetti delle patatine), sembrava che il vento del cambiamento avesse finalmente preso anche l’amministrazione più riottosa di tutte nella lotta al clima che cambia, gli Stati Uniti d’America. Piani ambiental-climatici avveniristici, anatemi istituzionali lanciati contro la CO2, fervido presenzialismo ai suddetti summit etc. etc.

Ma il vento si sa è capriccioso e così si è messo in testa di cambiare di nuovo. I piani sono finiti nel cassetto, malgrado l’EPA avesse fornito l’assist per l’approvazione annoverando per legge l’anidride carbonica tra i fattori inquinanti, e si è diffuso uno scetticismo informato che mai avrebbe potuto vedere la luce se non fossero saltate fuori le marachelle del climategate.

A menar fendenti contro il fervore cambioclimatista non solo un discreto numero di aventi diritto in quanto studiosi di clima e affini, ma anche parecchi cosiddetti scienziati a tutto campo, di quelli che per la fama di cui godono possono permettersi di dire la loro fregandosene di essere messi alla gogna dalle agguerrite truppe del consenso scientifico sull’AGW.

Tra questi tal Freeman Dyson. Un Uomo-libero di nome e di fatto che in materia di clima ha pronunciato più di un’eresia senza trovare molti che siano riusciti a dargli torto, salvo non trovare niente di meglio che diagnosticargli una sorta di demenza senile, nel pieno rispetto dell’aperto dibattito scientifico. Ebbene il profilo di quest’uomo e le sue idee sono stati indicati dalla Suprema Corte americana come letture consigliate in quanto rappresentano dei punti di vista alternativi a quelli convenzionali sul ruolo della CO2 nelle dinamiche del clima. Il consiglio è contenuto nella sentenza con cui la Corte ha rigettato (con un sonoro 8-0) la causa intentata contro l’American Electric Power e altri pericolosi fornitori di energia quindi perfidi inquinatori, dallo stato del Connecticut più altri salvifici benpensanti climatici.

Tecnicamente la Corte ha deciso che solo il Congresso e l’EPA possono decidere e normare questa materia. Suggerendo però di informarsi anche presso fonti non proprio allineate con chi ha proposto la causa, ha anche fatto notare che l’argomento emissioni di anidride carbonica e cambiamento climatico è tutt’altro che definito dal punto di vista scientifico, pur sottolineando giustamente di non sposare nessuno dei punti di vista relativi ad una questione così complicata.

E così, il processo democratico, realizzatosi tanto nella possibilità di chiedere il giudizio quanto di vederlo rigettato e la libertà di parola e d’ingegno, realizzatasi nella possibilità di Dyson di dire la sua e di trovare solo opposizione ideologica e non scientifica, hanno di fatto ammazzato il consenso sul clima-che-cambia-per-colpa-nostra, impedendo che si realizzasse il sogno di tutti i sostenitori dell’AGW di supplire alla scienza con la legge1.

Presi dalla sensazione di onnipotenza e per non essere da meno della Corte Suprema (perdonate ma il Sole scotta di questi tempi), suggeriamo comunque anche noi una “opposing view”, con questo articolo uscito su Il Cambiamento. Fate il vostro gioco.

NB: Da Lawrence Solomon sul Financial Post

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  1. E’ quella di Dyson un’invasione di campo? Non direi, anche perché per esempio, alla recente “survey del consenso” in cui a tremila e passa scienziati è stato chiesto se pensavano che le temperature fossero aumentate e che questo dipendesse in qualche modo dall’uomo, ben il 97,4% ha risposto di sì, ma solo il 5% si occupa di fatto di clima e dintorni. Ergo, questo campo di confini non ne ha e soprattutto non ne può avere a intermittenza []
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Author: Sancho Senza Panza

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1 Comment

  1. Leggendo l’articolo pubblicato su “Il cambiamento” e citato nell’articolo fa un certo effetto sentire i rappresentanti cinesi che invocano collaborazione dall’Europa e dagli altri paesi più industrializzati! Il Paese che più inquina al mondo si fa paladino dell’economia verde. Roba da non credere. Non è che abbiano interesse ad inondarci di pannelli solari prodotti, come dice qualcuno, con tecnologia altamente inquinante?
    Probabilmente la ragione è un’altra e riguarda strategie economiche globali. La supremazia economica sugli altri, infatti, si conquista anche indebolendo gli avversari. Se io ti costringo a produrre a costi superiori ai miei automaticamente ti metto fuori dal mercato. Il guaio è che la vittima (Europa & C.) sono del tunto consenzienti.
    Non vi sembra che le cose siano molto avanti in questa direzione?
    Ciao, Donato.

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    Può darsi Donato, ma comunque lo scacchiere internazionale è sempre soggetto a modifiche. Per quel che interessa a noi, nello specifico di queste discussioni, sarebbe sufficiente non veder agitato lo spauracchio del clima per giustificare le proprie mosse.
    gg

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