Barriera corallina: bleaching, tempeste e stelle marine.

Qualcuno, parecchi credo, avrà avuto la fortuna di vederle con i propri occhi. Molti altri, secondo quanto si sente dire in giro, potrebbero non avere mai più la possibilità di farlo. Parliamo di barriere coralline, il fiore all’occhiello dell’ecosistema dei mari tropicali. Non è ovviamente solo un problema estetico. Come accade per ogni elemento naturale le barriere hanno la loro specifica funzione, costituendo l’habitat per innumerevoli specie animali e vegetali. E ancora come accade per ogni elemento naturale, hanno un compito essenziale anche dopo la loro morte, perché forniscono grandi quantità di sedimentazione che contribuisce a tenere gli atolli delle zone tropicali al di sopra del livello del mare.

Bene, tutto questo, secondo la solita nenia catastrofista sarebbe destinato a scomparire per effetto del riscaldamento globale, naturalmente di origine antropica. Un po’ come accade per gli eventi atmosferici estremi, quando il comunicatore di turno vuol mettere l’accento sulla presunta gravità della situazione climatica, il declino delle barriere coralline costituisce un argomento di sicura penetrazione.

Logico quindi che anche in questo settore si siano moltiplicati gli studi e le analisi per accrescere il nostro livello di conoscenza del problema. Così, dall’ultima di queste ricerche scopriamo che per quel che riguarda la Grande Barriera Corallina, il più grande sistema di barriere del Pianeta, il problema non c’è, o almeno non nella forma in cui viene solitamente presentato.

Qui trovate il pdf: Disturbance and the Dynamics of Coral Cover on the Great Barrier Reef (1995–2009) – Osborne et al., 2011

Uno studio che, leggiamo, si proponeva un triplice scopo: 1) individuare le dinamiche di variazione e l’entità della diminuzione dei coralli nel periodo 1995-2009, 2) individuare i fattori di disturbo che possono aver innescato il problema, 3) definire l’estensione dei tempi di recupero laddove questo declino dovesse aver avuto luogo.

Gran parte delle risposte è già nell’abstract.

[…] we found no evidence of consistent, system-wide decline in coral cover since 1995 […]

Cioè, nel periodo in esame, nel quale peraltro l’allarme coralli è stato lanciato innumerevoli volte, il più grande ecosistema corallino del Pianeta NON ha subito alcun declino. Allo stesso tempo i ricercatori hanno trovato prove consistenti di importanti variazioni a ridotta scala spaziale (10-100km) per le quali si identificano certamente cause ambientali, ma soprattutto è chiara l’origine naturale: le periodiche invasioni di stelle marine (pare che ce ne sia una specie particolarmente ghiotta di polipi corallini) e gli eventi di forte maltempo, che da quelle parti significa cicloni tropicali.

E’ anche importante segnalare che i ricercatori mettono l’accento sulla scarsità delle informazioni a disposizione per quello che può essere accaduto in periodi antecedenti agli anni ’80, periodi in cui comunque affermano che la barriera corallina potesse essere effettivamente più florida. Questo è probabile e anche facile da credere, perché non c’è alcun dubbio che ci siano stati e ci siano ancora grossi problemi di natura ambientale, problemi però che con il clima, la CO2, con il circo della catastrofe climatica insomma, non hanno nulla a che fare.

Ancora una volta dunque, dopo innumerevoli allarmi, dopo incursioni più o meno autorizzate di sapientoni del cambiamento climatico e delle sue conseguenze – persino Stern, economista doc dell’AGW, ebbe a dire la sua in termini di minaccia del coral bleaching-, la prima volta che viene condotta una ricerca sul campo raccogliendo la giusta quantità di dati, l’imperatore perde un altro capo di vestiario.

Quanto ci vorrà perché ci si renda finalmente conto che è nudo?

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Gia!

    ho già fatto due articoli sull’argomento

    qui http://www.climatemonitor.it/?p=13862

    l’ultimo dove c’è il link anche all’altro articolo per chi vuole approfondire.

    La stella corona di spine che distrugge le barriere è favorita dall’inquinamento dei nitrati e dalla pesca dei tritoni che sono l’unico predatore che hanno

    Post a Reply
  2. Dato che la sfida di Tore sulla fisica dei cambiamenti climatici di origine antropogenica non e’ stata raccolta, suggerisco di lanciarne altre due.

    (b) ATTRIBUTION

    Mi piacerebbe sentire di una qualsiasi previsione catastrocambioclimatista che non sia poi stata smentita dai fatti.

    Insomma ci sara’ pure stato qualche disastro dovuto ai cambiamenti climatici di origine antropogenica, da qualche parte? E no, le panzane pubblicate da Scientific American al soldo del Pew Research Center non contano…presentarsi con articolo peer-reviewed, please!!

    ps anche i ghiacci artici che si sciolgono piu’ velocemente del previsto, non contano, visto che appunto la previsione del “disastro” non e’ stata azzeccata, per una volta in positivo.

    (c) MITIGATION

    Esiste da qualche parte nel mondo una sola iniziativa per mitigare i cambiamenti climatici antropogenici che non si sia rivelata un costoso nulla di fatto che ha arricchito potenti industriali e mafiosi, come invece sia l’ETS che i sussidi all’etanolo negli USA che innumerevoli riforestazioni nel Terzo Mondo hanno fatto?

    Insomma abbiamo prove che da qualche parte qualcosa intentato per difendere il pianeta, abbia poi difeso il pianeta e/o comunque giovato a qualcuno che non sia il solito profittatore e/o corrotto?

    Reply
    Idea interessante e quanto mai opportuna Maurizio. Procediamo con ordine. A breve tiriamo le somme sul punto a) e poi passiamo a questi due.
    gg

    Post a Reply
    • Maurizio, belle domande, ma vuoi proprio mettere in imbarazzo i soliti noti? Queste sfide avranno la stessa risposta della prima. Poi per il punto b è appunto la questione antropogenica, dimostrare la presenza dell’uomo sul cambiamento climatico che non sia duvuto a variazioni d’uso dei suoli è roba da fantascienza, o forse sarebbe meglio dire fantasia…ma poi a dirla tutto siamo noi gli sciocchi, lo sappiamo bene che i dogmi non si dimostrano, quindi siamo solo provocatori.
      Quanto ci metterano i cambiamenti climatici di origina antropica a diventare lapalissiani? credo che nella mente di molti ecofanatico-ignoranti lo siano gia.

      Io sto ancora aspettando che qualcuno mi spieghi perché non si può fare l’esperimento cruciale della CO2 o del motivo pe cui costoro necessiatano di pianeti aggiuntivi come la terra, credo che questi siano i nuovi dogmi aggiunti per non rispondere alla sfida a).

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