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TRHUTS: Modelli, Misure e incertezza

Sulle pagine di CM è capitato molte volte di discutere di affidabilità delle misure, di simulazioni climatiche e di validazione delle stesse.

Qualche giorno fa è uscito su Science Daily un articolo che mette insieme questi argomenti di discussione. Lo scopo dell’articolo, così come quello della ricerca ad esso collegata, è quello di presentare un progetto scientifico di misura dei parametri atmosferici da sensori satellitari con tecnologie innovative, cercando di superare tutte le difficoltà inerenti alla attuale brevità delle serie storiche disponibili per questo genere di sistema di misura, alla imprecisione dei sensori sin qui impiegati e all’inevitabile basso livello di standardizzazione di questi sistemi nel passaggio da una missione all’altra.

Il problema, leggiamo nella premessa, è soprattutto quello di dover intercettare delle variazioni di piccola entità in un contesto che vede i parametri misurati oscillare comunque in ragione di una intrinseca variabilità naturale. La precisione della misura diviene quindi assolutamente sostanziale.

Dalle differenze tra le misure, che necessariamente servono ad alimentare le simulazioni climatiche, scaturiscono le differenze che si riscontrano tra queste simulazioni. Le temperature medie superficiali globali, ad esempio per fine secolo, sono comprese in un range che va da 2 a 10°C di aumento rispetto all’era pre-industriale. Disporre quindi di misure più accurate è quindi di sostanziale importanza per la validazione di questi sistemi di simulazione, altrimenti l’incertezza che scaturisce dal loro utilizzo ne potrebbe impedire ogni impiego per fini decisionali.

Gli esempi riportati in effetti sono per le pagine di CM un po’ risibili: quanto velocemente dovremmo attenderci delle siccità che mettano a rischio la vita umana e in quale parte del mondo, oppure se sia il caso o meno di spendere enormi somme di danaro per costruire delle barriere sul Tamigi… Ad ogni modo lo stesso articolo comincia assumendo che il clima stia indubbiamente cambiando, e assumere per attendibile benché impreciso che la temperatura aumenterà significa dare anche per scontato che questo debba accadere necessariamente per cause antropiche.

E’ proprio questo l’aspetto incomprensibile di questo articolo e di questo approccio. Se si riconosce che i parametri fondamentali alla determinazione dell’evoluzione del clima non sono correttamente misurati e che le simulazioni contengono per questo delle macroscopiche imprecisioni, come si può dare per scontato che quanto sta accadendo abbia origini diverse da quelle che ha sempre avuto? Se la validazione dei modelli da cui scaturisce questa attribuzione di responsabilità è sin qui impossibile, come si può riporvi fiducia?

Leggiamo le parole dell’autore della ricerca:

“Non abbiamo misure neanche lontanamente vicine a quello di cui avremmo bisogno per comprendere il cambiamento climatico, vincolare e testare i modelli climatici. Le nostre attuali migliori capacità di misura richiederebbero più di 30 anni prima di avere qualche possibilità di comprendere quale modello riproduce le osservazioni ed è più probabilmente corretto nelle previsioni di un conseguente impatto devastante. Il livello di incertezza necessario per ridurre questo [impatto] è superiore a qualsiasi altra applicazione industriale di quasi un ordine di grandezza. E’ dovere della comunità scientifica ridurre questa inaccettabilmente elevata incertezza, trovando e trasmettendo le necessarie informazioni, con il più alto livello di attendibilità possibile, nel più breve tempo possibile.”

Accurate radiometry from space: an essential tool for climate studies

La soluzione sarebbe dunque nel progetto presentato (dal web ufficiale):

TRHUTS (Traceable Radiometry Underpinning Terrestrial and Helio- Studies).

La missione offre un approccio innovativo alla raccolta di dati scientifici chiave con accuratezza radiometrica senza precedenti per l’osservazione della Terra e per studi solari, con particolare riferimento al cambiamento climatico decadale.

TRHUTS fornisce misure di riferimento di feedback chiave del forcing radiativo, come la nuvolosità e l’albedo, con livello di incertezza abbastanza basso da permettere per il cambiamento climatico futuro di distinguere delle variazioni dalla normale variabilità naturale.

TRHUTS può anche migliorare le performance dell’intero sistema osservativo globale, sia da satellite che di superficie, attraverso la fornitura di calibrazioni di riferimento con accuratezza da Sistema Internazionale […]. In pratica TRHUTS diventa un laboratorio nello spazio.

Tutto bello, tutto molto vero (a parte la fiducia nelle simulazioni che si vorrebbe contribuire a far uscire dal pantano). Ma la domanda è: fino ad ora che abbiamo fatto? Mi spiego: se la situazione è questa, se la necessità è questa, se le premesse sono queste, come ci siamo arrivati all’allarme per la catastrofe climatica?

Quale sarebbe il messaggio, quello che abbiamo avuto sin qui è sufficiente a farci comprendere che c’è un problema e con questo nuovo approccio lo definiremo? Bene, congelassero lo stress mediatico, divulgativo, normativo e progettuale per un decennio allora, tanto sembra che serva per avere da questo progetto dei dati utilizzabili, chissà che le nuove misure e le calibrazioni di quelle vecchie non aprano il vaso di pandora, poi ne riparliamo.

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Published inAttualitàNews

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