Salta al contenuto

Da ‘che tempo che fa’ allo ‘show dei record’

Il mese di settembre che si chiude oggi e’, per il nord Italia, il piu’ caldo degli ultimi 150 anni“. Lo ha detto Luca Mercalli, presidente della Societa’ meteorologica italiana. A Torino è addirittura il mese più caldo dal 1753 (quindi da 258 anni), anno in cui sono cominciate le misure meteorologiche nella città. “Così, mentre a Torino (come ci racconta ancora il meteorologo Mercalli) l’afa di settembre non si registrava da 258 anni (anno domini 1753, per l’esattezza), in Versilia ieri, 30 settembre, erano in tanti a prendere la tintarella a 28 gradi secchi”. Che sia stato un settembre molto caldo è sicuro, però cerchiamo di capire meglio il contenuto, ‘scientifico’ e non, dell’informazione.

Della Società Meteorologica Italiana abbiamo già scritto, di solito il valore della temperatura media italiana, senza divisioni, è dato dal CNR aspettando almeno che il mese sia finito. Ma si vede che occorreva sbrigarsi, i dati del CNR sull’intera Italia usciranno a giorni mentre a livello globale il mese di settembre è stato relativamente fresco.


Discutendo se esista la Padania o meno, nell’intervista si parla del Nord Italia degli ultimi 150 anni unendo la notizia al fatto che a Forte dei Marmi gli stabilimenti balneari rimangono aperti. Ma che c’entra la Versilia con il Nord Italia? Praticamente nulla. La notizia era che per tener aperti gli stabilimenti a Forte dei Marmi oltre il 30 settembre, non è stato sufficiente il clima ma è stata necessaria una delibera comunale arrivata  all’ultimo momento dopo infuocate polemiche. Ha detto il Sindaco: «Siamo venuti incontro alle richieste della categoria, che ci ha scritto sabato, ma il parere del consiglio comunale ha i suoi tempi».

L’Italia del Nord geograficamente è cambiata nel corso degli ultimi 150 anni, alcuni territori oggi italiani erano di stati diversi prima della terza guerra d’indipendenza e della prima Guerra Mondiale. Come confrontare misure meteorologiche effettuate in nazioni diverse e nemiche in un epoca in cui non esisteva standardizzazione? Qualunque territorio si scelga per il Nord Italia, 150 anni fa gli osservatori erano talmente pochi che confrontarli alla situazione attuale ha più un valore più matematico che fisico, infatti il responsabile del Servizio Meteorologico del Veneto intervistato sulla notizia afferma correttamente: «Mi attengo agli unici dati scientificamente omogenei in mio possesso che risalgono al 1992, quando piazzammo le nostre stazioni di misurazione sul territorio, secondo i criteri stabiliti dall’Organismo meteorologico mondiale. Per esempio, le centraline sono poste su prati sempre rasati, il posto migliore per non avere temperature alterate. E le rilevazioni avvengono ogni quarto d’ora, tutti i giorni».

Lo stesso Prof. Giampiero Maracchi, famoso per alcune affermazioni meteorologiche catastrofiste, non si sente di seguire Luca Mercalli nella ricerca del record: ”E’ stato un settembre anomalo in termini di configurazione climatica e di conseguenza le temperature sono anomale, sono alte, piu’ simili a quelle di fine agosto, ma dire che sia il piu’ caldo degli ultimi 150 anni lascia un po’ il tempo che trova, non mi fiderei troppo a confrontare i dati di oggi con quelli di 150 anni fa. Anche perche’ i termometri che si usavano all’epoca avevano un calibro diverso”.

Per quanto riguarda il record di Torino, occorre ricordare brevemente la storia dell’osservatorio:

”Sarà ancora un medico, Ignazio Somis, ad effettuare per ben 40 anni, dal 1753 al 1793, osservazioni regolari dei parametri meteorologici. […]Le osservazioni di Somis si incrociano con quelle di Giandomenico Beraudo, un appassionato che eseguì delle osservazioni per tre anni (1784-7) pubblicandole in libri corredati da simpatici acquerelli, ed ideò strumenti meteorologici precursori di modelli sviluppati successivamente[…] Il primo osservatorio meteorologico ufficiale della città di Torino sorge nel 1787 sulla Specola dell’Accademia delle Scienze, in pieno centro cittadino, e rimase attivo fino al 1865 (la specola, invece, fu distrutta da un bombardamento durante la II guerra mondiale). […]Dal 1866 l’osservatorio meteorologico si sposta su una delle due torri romane di Palazzo Madama (sull’altra c’è l’osservatorio astronomico), dietro la splendida facciata juvarriana, dove rimarrà fino al 1919, quando lo spostamento dell’osservatorio astronomico nella nuova sede di Pino Torinese farà sì che venga demolito anche l’osservatorio meteorologico. In questi anni travagliati del primo dopoguerra, si fa fatica a trovare i fondi per strumenti e personale, ma, nonostante ciò, il Rettore dell’Università di Torino decide di proseguire le osservazioni meteorologiche allestendo l’osservatorio presso l’istituto di Fisica, in via Valperga Caluso, e precisamente su una grossa capannina ancorata ad una delle finestre del secondo piano.
La stazione dell’istituto di Fisica, ora Dipartimento di Fisica Generale “Amedeo Avogadro”, viene dismessa negli anni ’50 e poi riallestita sul tetto dell’istituto nuovo di Fisica nel 1989, a cura del prof. Arnaldo Longhetto.”
(da qui)

La storia è travagliata, la serie è stata estrapolata omogeneizzando con elaborazioni statistiche/matematiche come descritto a pag.141-151 di questo documento, però non si dovrebbero utilizzare tali valori senza dare almeno un minimo l’idea dell’ordine di grandezza delle incertezze in gioco.

Relativamente al record a Torino dal 1753, su alcuni quotidiani è stato pubblicato anche il grafico. 258 anni fa le città erano diverse da oggi, non esisteva asfalto, auto, cemento armato, riscaldamenti, etc.. Per farci un’idea dell’evoluzione di Torino possiamo vedere un quadro dell’epoca confrontato con oggi, oppure fare per Roma lo stesso confronto sullo stesso luogo della città. Tutto questo cambiamento avrà avuto effetti sul clima urbano, senza dover scomodare quello globale? Si tratterebbe  della famosa isola di calore urbano, che lo stesso Luca Mercalli ha stimato per Torino valere +2°C rispetto alle zone non urbanizzate che sono rimaste proprio com’era la città prima dell’industrializzazione e del cemento, diciamo per semplificare fino al 1900.

A questo punto allora è possibile e giusto correggere il grafico pubblicato dai quotidiani togliendo i due gradi di “urban warming”ai dati dell’ultimo secolo (sempre facendo finta di credere che i dati della serie siano privi di errore). Gli anni più caldi dopo la correzione divengono il 1785 e 1895 (anni in cui la concentrazione di CO2 non era preoccupante), mentre il 2011 rimane sempre caldo ma non da record


Pur avendo solo scherzato, ricorrendo cioè alle stesse tecniche di junk-science con cui spesso si creano delle notizie più che darne conto, l’unica verità che non andrebbe mai dimenticata è che trascurare il riscaldamento urbano dando sempre colpa a quello globale, è utile all’ideologia ma non migliora la vita delle persone. Peccato che però sull’urbanistica “locale” non si concentri l’informazione come sul riscaldamento globale.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàNews

13 Comments

  1. Fabio Nervegna

    La notizia, peraltro vera, delle elevate temperature nel Nord Italia importa fino ad un certo punto: in un periodo di Nina record (è un tema troppo specialistico, certo) le temperature medie globali caleranno e di un bel po. Cessata la Nina, anche in Italia prevedo ne vedremo delle belle (e fredde), con buona pace dei sostenitori del Riscaldamento Globale di origine umana.
    Certo, il grande pubblico ascolta, giustamente, con interesse Mercalli. Sono curioso però di sentirlo tra un anno o due……

  2. Lorenzo

    Da Wikipedia, Luca Mercalli:
    Attività scientifica
    Ha studiato scienze agrarie all’Università di Torino, con indirizzo “Uso e difesa dei suoli” e agrometeorologia, ma ha approfondito la preparazione in climatologia e glaciologia in Francia, tra Grenoble e Chambéry, dove si è laureato in geografia e scienze della montagna.

    Morale: non ha finito gli studi di agraria a Torino….

    • Fabio Spina

      Probabilmente l’informazione su Wikipedia è corretta ed anche la morale finale. Però, in generale, per dire qualcosa d’interessante su un argomento non è condizione necessaria essere laureati nella relativa facoltà, anzi frequentemente non è nenache condizione sufficiente. Non credo che “certe forzature”, nel caso di Luca Mercalli siano dovute ad ignoranza o insipienza, anzi lo reputo una persona molto intelligente. Forse tali comportamenti sono solo dovuti al voler portare “prove scientifiche” per “imporre” una determinata “visione politica” del mondo. Buon inizio settimana

    • Senza dubbio è giusto che tutti possano dire qualcosa di interessante, sperando sempre che sia corretta. Allo stesso modo non è bello additare qualcuno perché non abbia seguito un iter che qualcuno (o la cultura generale) ha deciso di ritenere “standard” per poter dire o lavorare con certi argomenti. Per questo quoto Fabio Spina, anche sulla questione politica.
      Tuttavia, bisogna guardare anche più in là di un giusto ideale. Tutti possiamo dire qualcosa di giusto o pressoché reale ma basta un minimo di incertezza o di lacuna sull’argomento che il proprio modo di pensare (o i propri studi / lavoro) rischia seriamente di mischiare conoscenza e opinione, nonostante anche la buona fede.
      D’altronde, è risaputo che in ambito scientifico la prima cosa che si presenta insieme all’affermazione è l’errore, che sia numerico o su un ragionamento, qualsiasi sia il fenomeno. Quindi che sia in buona fede o in mala fede, mi scusino i più ma su certi “output” preferisco ascoltare sempre chi ci abbia lavorato un bel po’ su mostrando anche le lacune dei propri ragionamenti (pochi sarebbero così sinceri da rischiare di perdere la credibilità dicendo “il fenomeno – o dato- è questo ma sinceramente non è possibile avere la certezza” solo per il fatto che l’incertezza viene culturalmente presa per insicurezza)

    • donato

      Giancarlo dice: “… preferisco ascoltare sempre chi ci abbia lavorato un bel po’ su mostrando anche le lacune dei propri ragionamenti (pochi sarebbero così sinceri da rischiare di perdere la credibilità dicendo “il fenomeno – o dato- è questo ma sinceramente non è possibile avere la certezza” solo per il fatto che l’incertezza viene culturalmente presa per insicurezza).”

      Io, invece, non sono d’accordo. Preferisco che si faccia un discorso chiaro. Reputo fondamentale che l’incertezza venga messa in evidenza perché, in caso contrario, cadiamo nel fideismo: è così perchè DEVE essere così. Non è scienza questa! A titolo di esempio voglio citare due ottimi articoli di cosmologia pubblicati su “Le Scienze” nel mese di agosto, il primo e di ottobre, il secondo. In entrambi gli articoli, gli autori, mettono in evidenza il grandissimo grado di incertezza da cui sono affette alcune teorie cosmologiche fondamentali. In un articolo, quello di agosto, si arriva a ipotizzare che la cosmologia, ad un certo punto, possa diventare una scienza descrittiva. In entrambi gli articoli si mette in guardia dal pericolo rappresentato dall’uso eccessivo delle tecniche modellistiche. Con questo viene sminuita l’importanza dei due eminenti scienziati che hanno scritto i due articoli? Credo proprio di no, anzi credo che la loro franchezza sia garanzia di bontà delle tesi sostenute. Il grado di incertezza deve essere messo sempre in evidenza in quanto ciò garantisce anche il ricercatore. Immaginate una teoria che viene spacciata per certezza scientifica. Se a distanza di qualche anno essa si dovesse rivelare falsa (totalmente o parzialmente) il povero ricercatore che aveva paura di sembrare insicuro viene sicuramente tacciato di incompetenza.
      Ciao, Donato.

    • Guardi che non ho scritto che nessuno mette le mani avanti ma che lo fanno in pochi. Forse sono stato poco preciso nello scrivere, avrei dovuto aggiungere che “sono pochi quelli che mettono le mani avanti non avendo fatto essi stessi le dovute ricerche”. Per tutto il resto sono d’accordo con lei, dato che è in linea con il mio ragionamento. A presto, Giancarlo

  3. giuve

    mi ricordo che circa 30 anni fà a metà di ottobre facevo ancora qualche bagno a mare, e vi assicuro che non avevo con me nessun termometro talmente accurato per misurare la temperatura dell’aria.

  4. Fabio Spina

    Nel “diagramma” del quotidiano “LA STAMPA” per l’anno 1987 è indicato il valore 21.6°C anche se nel grafico probabilmente corrisponde a +22.6°C. Nel grafico sotto ho fatto riferimento al valore numerico indicato, per questo l’andamento in crescita, creato ul quotidiano non mettendo gli anni in sequenza cronologica, è interrotto. Anche utilizzando il valore 22.7°C la sostanza di quanto scritto non varia.

  5. Fabio Spina

    Per completzza d’informazione riporto che oggi, per chi “crede” a “ricostruzioni storiche secolari” con l’accuratezza del valore al centesimo di grado, sono stati pubblicati i dati CNR sull’Italia. Il settembre 2011 risulta il secondo più caldo dal 1800 (non 150 anni che erano stati utilizzati da Mercalli credo solo perché mediaticamente veniva bene con 150° dell’Unità d’Italia) con anomalia (rispetto trentennio 1971-2000)di +2.57°C contro i +2.83 del 1987 http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate/latest_month_TMM.html
    Per quanto riguarda le temperature massime settembre 2010 è invece terzo con anomalia +3.01°C contro il più caldo che è settembre 1987 con +3.24°C http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate/latest_month_TMX.html, per le minime di settembre il 2011 è sempre il terzo più caldo con anomalia +2.16°C rispetto +2.45 del 1987 http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate/latest_month_TMN.html Chissà quale anno sarà il secondo per Tmax e Tmin e con che valore medio? Per le precipitazioni invece settembre 2011 è stato al 95° posto per “siccità” con anomalia -10% , il più secco è stato il settembre 1895 con -85% http://www.isac.cnr.it/~climstor/climate/latest_month_PCP.html Nel 1895 ci sarà stata angoscia per l’anomalia del valore? A chi sarà stata data la colpa all’epoca?

  6. Filippo Turturici

    Si vede proprio che 150 anni fa il Triveneto non era ancora italiano: qui molte stazioni locali NON hanno superato il record mensile del settembre 1987, e si tratta in gran parte di stazioni o semirurali o sulla costa o in montagna, cioè proprio quelle meno affette dal fenomeno “isola di calore urbana” – e se in altre stazioni la differenza col 1987 si conta sui decimi di grado, in stazioni montane come Asiago si parla anche di 1-2°C in MENO.
    Evidentemente, per Mercalli, il Nord Italia non è nemmeno la Padania, ma il cosiddetto Nord Ovest, meglio ancora se limitato alle grandi città del “triangolo industriale” ed alle località di villeggiatura.

  7. Un Mercalli fuori tempo massimo…qui in UK il link fra caldo locale e l’allarmismo non è più di moda, ormai consegnato a spenti giornalisti privi di qualunque senno. Come scrivo qui, si sono accorti anche i cambioclimatisti più evoluti che i record di caldo e il mare a fine settembre invoglierebbero quasi quasi ad emettere CO2 a più non posso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »