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C’era una volta il consenso

Ma se lo dicono quelli bravi possiamo crederci? Se sono gli elementi di spicco della scienza del clima a gettare via quella odiosa e insostenibile immagine della scienza ‘settled’, della scienza monolitica, della visione unica dei problemi complessi, possiamo almeno dire che questo è quello che andiamo dicendo da anni?

Da Nature prima e dal blog di Roger Pielke jr poi, un’interessante opinione di  Dan Sarewitz, che ha recentemente preso parte alla stesura di un report in tema di geoingegneria:

L’idea stessa che la scienza esprima al meglio la propria autorità attraverso dichiarazioni di consenso è in contrasto con una vibrante attività scientifica. Il consenso è per i libri di testo; la vera scienza dipende per il suo progresso dalle continue sfide sullo stato attuale di una conoscenza sempre imperfetta. La scienza sarebbe più utile alla politica se fosse articolata nella più ampia gamma di interpretazioni plausibili, opzioni e prospettive immaginate dai migliori esperti, piuttosto che forzare verso la convergenza di una voce presumibilmente unica.

Eppure, come sanno tutti coloro che hanno preso parte ad un comitato di consenso, gran parte di ciò che è più interessante su di un argomento viene lasciato fuori delle relazioni finali. Per mesi, il nostro gruppo di geoingegneria ha discusso su quasi tutte le questioni ad essa relative per istituire un programma di ricerca. Molte idee non sono entrate nel report – non perché fossero sbagliate o poco importanti, ma perché non avevano un’attrattiva politica per il gruppo che fosse abbastanza forte per sostenerli. L’impegno per il consenso arriva quindi a caro prezzo: l’eliminazione di proposte e alternative che potrebbero essere utili per i decisori che hanno a che fare con problemi complessi.

Alcuni rapporti improntati al consenso includono opinioni dissenzienti, ma queste di solito sono relegate in una sezione nella parte posteriore del rapporto, come per render noto, a malincuore, il punto di vista emarginato di uno o due scontenti. La scienza potrebbe invece prendere in prestito una lezione dal sistema giuridico. Quando la Corte Suprema degli Stati Uniti prende una decisione controversa, le opinioni dissenzienti sono presentante con tanta forza e rigore quanto le posizioni di maggioranza. I giudici votano apertamente e firmano le loro opinioni, quindi è chiaro chi crede cosa e perché – una trasparenza assente dai documenti degli esperti improntati al consenso. A differenza di un consenso pallido, un vigoroso disaccordo tra esperti fornirebbe ai decisori ben motivate alternative che informano e arricchiscono la discussione, mentre una controversia evolve, mantenendo in le idee in gioco idee e le opzioni aperte.

Attenzione: Sarewitz NON è scettico, né lo sono quelli che con lui hanno firmato il report. E si vede, basta leggere gli higlights.

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Published inIn breve

2 Comments

  1. donato

    Qualche tempo fa, qui su CM, fu pubblicato un post che (cito a memoria) titolava: non è bello avere sempre ragione (più o meno).
    Questa è un’altra occasione in cui abbiamo avuto ragione. Non montiamoci la testa, però, perché prima o poi scopriranno che Sarewitz, per scrivere una cosa del genere, ha degli interessi poco chiari in qualche organizzazione foraggiata da finanziamenti statali o di qualche privato che ha interesse a mistificare o a disinformare. Non ci credete? Allora vi dimostro che ho ragione (è brutto avere sempre ragione perché dalle mie parti si dice che la ragione è dei …, però, ogni tanto non mi dispiace appartenere a tale categoria di persone!). Ieri sera diedi un’occhiata allo stato dei ghiacci artici e, mentre guardavo il diagramma, mi ricordai che in occasione del minimo annuale dei ghiacci artici viene assegnato un premio da un sito italiano che si occupa di climatologia. Mentre leggevo il nome del premiato ho notato un commento recente del nostro C. Costa (croce e delizia degli adm. di quel sito). Incuriosito, sono andato a leggere il commento di Claudio e, successivamente, mi sono intrattenuto a leggere gli altri commenti. Ovviamente, visto il luogo, non ho potuto evitare di ascoltare uno starnazzo che mi ha fatto sussultare. Non ci crederete, ma sembra che, stando alle voci del cortile, “ogni ipotesi appena appena plausibile che può smentire o ridimensionare l’effetto serra è finanziata dai governi o dai privati. Sole e pianeti = ACRIM (diretto da N. Scafetta); stazioni meteo = BEST; raggi cosmici = CLOUD.”
    Avete capito bene. Anche il CERN, a breve, verrà inserito, insieme alle stazioni meteo(!), tra gli scettici del clima! Continuando di questo passo dovremo rassegnarci ad un clamoroso cambio di prospettiva: il consenso riguarderà le tesi degli scettici e non più l’AGW!
    Ciao, Donato.

  2. Guido Botteri

    Molte volte si confonde scetticismo con onestà. Lo so, è facile, perché il confine è fumoso 🙂
    Però, per l’onestà che mi deriva dall’essere scettico (ma non di professione!), devo far presente che non tutti coloro che condividono la posizione AGW sono politicizzati, ideologizzati, privi di cervello. Anzi, se posso esprimere la mia opinione credo che costoro (quelli che pongono la politica, o l’ideologia, o gli interessi privati davanti alla verità) siano una decisa minoranza.
    La maggior parte semplicemente è disinformata e prende per buono quello che gli passa la scienza ufficiale. Basta vedere coloro che mi controbattono sulle pagine di facebook, il cui principale, monotono, continuo argomento è che certe cose siano dette da questa o quella autorità indiscutibile (manco fossero infallibili).
    Poi ci sono quelli come la Curry, che non solo sono sostenitori dell’AGW, ma sono anche persone competenti, e quindi traggono queste loro convinzioni da una solida e rispettabile preparazione professionale. Tanto di cappello.
    Lo stesso Bjorn Lomborg, che passa per scettico, in realtà è un sostenitore dell’AGW.
    Ma allora, perché costoro sono così aggrediti proprio dai sostenitori dell’AGW ?
    Per la semplice ragione che sono degli “eretici”, e di una religione che vive di dogmi indiscutibili, essi non condividono il cuore del messaggio, che è “non pensate, leggete da qualche parte le vostre opinioni e diffondetele senza discuterle”.
    Ecco che queste persone, sostenitrici dell’AGW, seri professionisti, come la Curry, Lomborg e tanti altri, solo per il fatto di voler pensare colla loro testa (che abbiano a meno ragione, ma certamente in modo onesto e con competenza professionale) vengono accusati con odio e con disprezzo.
    E’ la filosofia del video “no pressure”, dove non saltavano in aria solo coloro che si opponevano, ma anche quelli che non erano sostenitori sufficientemente entusiastici…. “credere, obbedire, combattere”…e soprattutto “non pensare” !
    Personalmente non so se ho ragione, so solo di dire onestamente quello che penso, e so che il futuro sarà il miglior giudice, e quella parte del “futuro” che avevo davanti quando ho incominciato ad interessarmi a questi argomenti, passandomi davanti racconta una realtà più vicina alle mie idee che a quelle del mainstream di allora. E questo mi conforta. Forse non ho impiegato invano tanto tempo e tante energie nel manifestare il mio pensiero.
    E forse tra qualche anno arriveremo ad un confronto più sereno, dove, invece di troll che cercano di buttarla in politica, avremo dialoghi con persone che hanno idee diverse dalle nostre, ma che le presenteranno non con un tifo da calcio, ma con la serenità che dovrebbe accompagnare una persona scientifica e tesa a conoscere maggiormente e rispettare la realtà.
    Secondo me.

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