Salta al contenuto

L’ora delle bollicine

Si stappa lo champagne dalle parti di Nature. Dopo un primo post opinione cautamente ottimista, non ce l’hanno fatta proprio più e sono partiti i festeggiamenti:

[framed_box rounded=”true”]
Results confirming climate change are welcome, even when released before peer review.

Il riscaldamento globale sta realmente accadendo – sul serio. Non c’era alcuna cospirazione o insabbiamento. Il peer review non ha fallito e gli scienziati che hanno trascorso decenni di lavoro cercando il modo migliore per gestire ed elaborare i dati si sono rivelati il modo migliore per gestire ed elaborare i dati, dopo tutto. Grazie, studio del Berkeley sulla temperatura superficiale della Terra (BEST).

I quattro lavori rilasciati la scorsa settimana dai migliori team della University of California, Berkeley, sono di indubbio interesse per i media, dato che sostengono ciò che viene rappresentato come la posizione del mainstream scientifico sul cambiamento climatico. Essi potrebbero anche rivelarsi attrattivi in politica, soprattutto negli Stati Uniti, dove avrebbero potuto essere utilizzati per combattere le affermazioni dei Repubblicani, che hanno effettivamente gettato via la scienza del clima. Ma la conclusione scientifica principale, che un secolo e mezzo di misurazioni strumentali confermano una tendenza al riscaldamento, è, beh, un po’ come un 1990 (fine della guerra fredda). […]
[/framed_box]

Seguono una serie di ovvietà tra cui la consapevolezza che, sigh, se e quando qualcosa dovesse andare storto nel processo di referaggio, o se i risultati dovessero essere in qualche modo diversi, certamente l’attenzione sarebbe molto minore.

Ma dai? Sono esperti di comunicazione su Nature.

Fred Singer, nel commento in calce a questo post d’opinione sottolinea candidamente: questo significa che dei risultati contrari al mainstream scientifico non sarebbero i benvenuti.

Sono esperti di comunicazione su Nature.

Tanto esperti che nell’articolo bacchettano Muller (leader del progetto BEST) per aver dichiarato che questo modo di fare, ossia far circolare le informazioni anche prima di sottoporle al vaglio della comunità scientifica, è sempre stato una caratteristica del suo lavoro e della scienza in generale, prima che Science e Nature lo proibissero.

Sono esperti di comunicazione su Nature

Tanto esperti che dichiarano di scoraggiare la promozione di articoli non sottoposti a revisione ma, per l’occasione, festeggiano.

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

10 Comments

  1. Claudio Costa

    Sempre sull’effetto isola di calore
    Siccome leggo qua e là cose che non mi tornano (in particolare di Reitano) vorrei specificare che non è vero che nelle stazioni cittadine non si siano verificato l’effetto isola di calore, che quindi si manifesterebbe solo nelle stazioni rurali successivaemnte urbanizzate.

    Non è vero!

    Prima degli anni 1960:

    – il riscaldamento nelle città era completamente di verso, in termini d calorie molto più basso, (ogni calorie aggiunta in cas prima o poi esce nell’ambiente) poi si scaldava solo di giorno, la maggior parte del calore veniva disperso dai camini, le case si raffreddavano subito appena spento il focolare (quindi le notti erano più fredde di adesso)

    – si utilizzava meno acqua calda (docce lavastoviglie e lavatrici) che quando esce elle fogne riscalda l’ambiente

    – non c’erano autoveicoli a motore che scaldano sia con i gas di scarico sia con il raffreddamento

    – non c’erano i climatizzatori che scaldano l’ambiente esterno

    Quindi anche nelle stazioni cittadine si è verificato l’effetto isola di calore…senza dubbio alcuno.

  2. […] affrontato il tema dell’attribuzione. La scelta di campo è sempre quella del mainstream, ma come faceva notare anche un nostro lettore, questo atteggiamento non è comunque andato giù ai più duri e […]

  3. Ultimissime da WUWT: da oggi in poi gli amici del WWF saranno chiamati “cocacoilisti”.

  4. donato

    Non c’è pace per BEST! L’amico M. Morabito in un commento ad un altro post, qui su CM, ha segnalato un articolo pubblicato su Mail on Sunday. Quando ho letto l’articolo sono restato letteralmente trasecolato. J. Curry, seconda firma dei paper elaborati dal gruppo di BEST, prendeva le distanze dalle dichiarazioni di R. Muller con toni che definire critici è un eufemismo. Sono andato subito a vedere il pensiero esatto della prof. J. Curry sul suo blog (Climate Etc.) e ho potuto vedere che la sorpresa non era solo mia, ma di molti dei commentatori di quel sito. La prof. Curry ha pubblicato un post in cui riconosce apertamente la paternità di tutti i virgolettati riportati nell’articolo di D. Rose su Mail on Sunday. Si lamenta, invece, del titolo e del modo in cui il suo pensiero è stato interpretato dal giornalista. Tralasciando, quindi, le libere interpretazioni di D. Rose, è mia intenzione esaminare le dichiarazioni della dottoressa Curry in merito al progetto BEST.
    In primo luogo la prof. Curry sostiene che è sbagliato dire, come ha fatto il prof. Muller, che non vi sono evidenze scientifiche per sostenere che il riscaldamento si è fermato. I risultati di BEST, secondo J. Curry, dimostrano che l’andamento delle temperature terrestri è molto lontano da quanto avevano previsto i modelli climatici. Qualunque cosa stia succedendo sulla Terra, prosegue J. Curry, non è determinata dalla CO2.
    La prof. Curry aggiunge che il prof. Muller ha commesso l’errore più grande quando ha affermato che BEST ha definitivamente messo fine allo scetticismo.
    In altre parole la prof. Curry sostiene che affermare che BEST segna la fine di scetticismo è fuorviante, così come l’affermazione che il riscaldamento non si è fermato. E’ anche fuorviante affermare, come ha fatto, che la questione delle isole di calore è stato risolta.
    Sul suo blog la prof. Curry sostiene più o meno le stesse cose. In più aggiunge che non è sicura che la sua collaborazione con il gruppo BEST continuerà, ne parlerà nei prossimi giorni con Muller e Rhode.
    Al di la di questi distinguo (non di poco conto ad essere sinceri) la prof. Curry considera i risultati di BEST “… un insieme di dati molto buoni, i migliori che al momento abbiamo a disposizione per le temperature terrestri. Per me, questo avrebbe dovuto essere il risultato più importante: un nuovo set completo di dati, messi insieme da un team di fisici e statistici con fondi privati.”
    Dal post della prof. Curry, inoltre, traspaiono divergenze con gli altri componenti del gruppo BEST proprio sul rallentamento del riscaldamento globale e sul definitivo accantonamento delle tesi degli scettici. La prof. Curry, infine, sostiene che la parte più difficile del progetto BEST deve ancora arrivare: l’analisi e l’interpretazione dei dati che, ribadisce J. Curry, sono i migliori a disposizione.
    Il mio personale parere è che nel gruppo di Muller le cose non vanno molto bene. Si sta delineando una spaccatura tra chi vuol passare dalla parte dei sostenitori dell’AGW e chi ancora non è pronto al grande salto. Come sostenevo nel commento di ieri, dobbiamo aspettare che gli eventi si compiano. Da parte mia mi auguro che il prof. Muller e la prof. Curry si chiariscano una volta per tutte e ci forniscano delle indicazioni certe sul GW e (so che è un sogno) sulle sue cause.
    Il GW? Siamo sicuri, a questo punto, che c’è? A sentire qualcuno del gruppo di BEST (nella FAQ del sito) sembrerebbe che a seconda del tipo di intervallo assunto per lisciare i dati compare o scompare. Olè!
    Ciao, Donato.

    Reply
    Il commento di CM esce tra poche ore Donato.
    gg

  5. donato

    Real Climate non la pensa come Nature. Ho letto un post del 24 u.s. pubblicato su RC e sono rimasto molto sorpreso. Muller ed il suo gruppo sono stati trattati nè più nè meno di come sarei trattato io se, domattina, decidessi di rendere noto un mio studio statistico sui dati CRU. In primis la considerazione di Muller che il riscaldamento terrestre misurato dal suo gruppo è in linea con quello misurato da altri gruppi, viene paragonato all’annuncio di uno che ha scoperto che il sole sorge all’alba. Successivamente il post si dilunga in una sviolinata in cui si decantano le doti divinatorie dei climatologi che, dal 1959, già sapevano che la CO2 avrebbe determinato un aumento della temperatura globale ed il cambiamento climatico. Successivamente si stigmatizza la pretesa di Muller di sottoporre il proprio lavoro ad un pubblico dibattito al di fuori della revisione tra pari, salvo poi a sottoporre i quattro paper del suo gruppo alla consueta revisione paritaria (si mette in ridicolo tale atteggiamento). L’articolo bolla impietosamente come “esoterico” il legame scoperto da BEST tra variazione di temperatura e AMO. Si esprime meraviglia, inoltre, per il fatto che Muller ed al. non hanno tenuto presenti altri lavori, opportunamente peer-review, che affermano il contrario (manco a farlo apposta ha omesso di citare Mann e Parck, 1999, roba da matti, eresia allo stato puro).
    La stroncatura, come al solito, arriva alla fine dell’articolo: Muller & c. hanno utilizzato un approccio statistico nuovo ma non sufficientemente descritto; Muller è deludente in quanto utilizza i media (WSJ) per dimostrare che il suo è il modo corretto di fare scienza sottintendendo che quello degli altri non lo è.
    Il colpo finale, però, devo riportarlo testualmente:

    “Sarà molto interessante vedere cosa accade a queste carte (i paper di BEST, nda) mentre si muovono attraverso il processo di peer review. Senza dubbio, esse saranno migliorate: questo è uno dei vantaggi del processo di revisione tra pari (improvvisamente popolare di nuovo!). Nel frattempo, Muller & Co. hanno una lunga strada da percorrere prima di poter affermare di essere i migliori (e non solo i migliori). Lanciando il suo progetto BEST, Muller senza alcun dubbio si è assicurato un posto nel plasmare il racconto sulla scienza del cambiamento climatico, ma resta da vedere fino a che punto sta contribuendo alla scienza del cambiamento climatico”.

    Non c’è che dire: a quelli di RC BEST non è andato proprio giù.
    Questo per quel che riguarda l’articolo. Chi ha voglia di andarsi a leggere i commenti lo faccia. Io ne ho letti 3 e poi ho rinunciato: grondano livore nei riguardi di un fisico che ha osato mettere in dubbio l’operato dei sacerdoti della religione AGW e, dopo aver accertato che il mondo si sta riscaldando come essi già prevedevano da sempre, non ha neanche l’umiltà di flagellarsi pubblicamente riconoscendo l’origine antropica del riscaldamento da lui “riscoperto”. Ancora una volta ho dovuto constatare che contro il fideismo scientifico non c’è arma che tenga: solo chi crede ha ragione, tutti gli altri, al rogo.
    Ciao, Donato.

    Reply
    Vedi Donato, il problema per gli occupanti della Torre non e’ quello che Muller e i suoi dicono. E’ per quello che non dicono, ma mostrano. Se infatti la consistenza di questo studio con i precedenti era scontata con riferimento alle decadi più recenti (i dati sono gli stessi e l’attendibilita’ e’ buona), lo stesso non vale per il passato meno prossimo. E qui casca l’asino Mann, che con i proxy e la statistica fa da anni il gioco delle tre carte, raccontando quel che sappiamo.
    Dire poi che esiste un effetto, senza ipotizzarne la causa e’ estraneo al ruolo di poliscienziato che si sono dati, ergo, Muller non e’ (per ora) arruolabile. Ma, non essendo l’ultimo dei fessi, anzi, e’ decisamente scomodo. Aggiungi poi che con lui ha lavorato qualche eretico (leggi Curry) accreditando la tesi che il pensiero unico non paga e la misura e’ colma. Ma il vaso trabocca nel momento in cui altri gruppi, altre metodologie, altre correnti, tanto per restare nella poliscienza, si propongono per fare le cose dragando risorse perché BEST come tutto il rest non e’ gratis. Muller non ha detto un sacco di cose, troppe perché i guardiani non notassero.
    gg

    • donato

      Guido, hai perfettamente ragione. L’articolo, infatti, si chiude con: “… Muller senza alcun dubbio si è assicurato un posto nel plasmare il racconto sulla scienza del cambiamento climatico, ma resta da vedere fino a che punto sta contribuendo alla scienza del cambiamento climatico.” E’ una specie di “avvertimento” del tipo “vedi come ti devi mettere perché non puoi restare in mezzo al guado: se stai con noi contribuirai alla scienza del clima (e ci divideremo il malloppo), se ti metti contro di noi sono cavoli tuoi”. In parole povere: work in progress. Aspettiamo e vedremo gli sviluppi.
      Ciao, Donato.

  6. Premesso quanto già scritto da Guidi sul post originale relativo al lavoro di Berkeley, che la questione dibattuta è se il riscaldamento è globale o naturale, non se esiste o no… C’è invece una questione di metodo che non torna.

    A parte il fatto che in scienza non ho mai visto “un” esperimento o “un” papero che, da lì al giorno dopo, cambiasse drasticamente le cose (semmai è un lento trend), ma – come è stato giustamente commentato – questi sono esperti di comunicazione; il mio punto è, non era già tutto sicuro e gli scettici dei poveri bastardi?

    Voglio dire: il lavoro di Berkley aggiunge indubbiamente del valore al dibattito. Ma il messaggio che l'(A)GW fosse già certo, che non fosse più da discutere, che bisognava agire, che bisognava zittire i negazionisti, eccetera, queste stesse persone ce l’hanno dato per anni prima del lavoro di Berkeley. Pertanto, logica vorrebbe che il lavoro di Berkeley venga commentato come un’ennesima conferma, non uno spartiacque.

    E notare che ho messo (A) tra parentesi.

  7. _Salvatore

    Constatare (ed accertare) che il “riscaldamento” esiste NON significa imputarne la causa alle attività umane. NON significa che sia un dato negativo: vi ricordate quando si andava felici e contenti a vendemmiare in Inghilterra? Faceva molto più caldo allora di oggi e non mi pare che vi sia stata una “fine del mondo”…anzi 🙂

  8. Guido Botteri

    Se fosse vero, e se cioè fossimo davvero davanti alla rovina del pianeta, che avrebbero da festeggiare ? Sarebbero degli… ma no, che vado a pensare ? Loro sono contenti perché finendo il pianeta, finalmente non ci sarebbe più spreco di risorse (non ci sarebbero risorse per nessuno), non ci sarebbero più problemi occupazionali (nessuno avrebbe un’occupazione), non ci sarebbero più problemi di sovrappopolazione (non ci sarebbe più popolazione)…. veramente…ma che hanno da festeggiare ? Boh…

    • Guido Botteri

      Shelburn descriverebbe la cosa così:
      siamo nel medioevo, una moltitudine di condannati a morte aspettano gli esiti della richiesta di grazia. Due pensano che saranno graziati, fra gli altri invece c’è un grande consenso sul fatto che la grazia sarà respinta e finiranno tutti sul patibolo e saranno uccisi dopo atroci torture.
      Finalmente si sentono i passi del messagero che porta la risposta sulla grazia richiesta. Un tuffo al cuore, tutti gli sguardi si rivolgono verso la porta, che sta per aprirsi, un silenzio pieno di trepidante attesa è sceso nelle buie celle della tetra prigione…ed ecco , la porta si apre, e il messaggero entrà, scuro in viso e solenne, distende il rotolo di una pergamena e con voce austera e stentorea, annuncia:
      – La domanda di grazia è stata respinta, verrete dunque tutti fatti a pezzi tra mille tormenti, domattina all’alba ! –
      I due ottimisti si mettono a piangere il loro triste destino, mentre un’esplosione di gioia, un boato di felicità, scoppia tra coloro che prevedevano che la grazia sarebbe stata respinta….come per miracolo compaiono calici e buon, fresco frizzante spumante, che incomincia a scorrere a fiumi. Tintinnano i bicchieri tra cin cin e frasi gioiose….
      – Splendido, verremo torturati e uccisi, che bello, che bello ! –
      I due piangenti ex ottimisti guardano increduli i loro compagni di sventura, poi si guardano l’un l’altro, come per capire se stanno sognando…fuori, sul patibolo, i boia stanno affilando le lame, con un atroce sogghigno…
      …ecco, Shelburn l’avrebbe raccontata così.

Rispondi a donato Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »