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Temperature stabili e scienziati turbolenti

Ok, i giorni passano e l’operazione di ricalcolo delle temperature medie superficiali relative alle sole terre emerse portata avanti dal gruppo Berkeley (BEST) si sta rivelando per quello che è. Un’ottima pietanza per i media, una stampella per i traballanti negoziati che vedranno l’ennesimo nulla di fatto a Durban, una bombola di ossigeno per il moribondo movimento che promette di salvare i Pianeta da un disfacimento climatico che non c’è.

Troppo? No, perché questa non è la mia opinione. Questo è quello che viene da pensare nel vedere che la critica più feroce e più autorevole al lavoro del gruppo viene da dentro il gruppo stesso.

Quando non li puoi sconfiggere, fatteli amici. E così, nell’organizzare il proprio lavoro, il Berkeley Group ha arruolato come seconda firma di uno dei quattro paper appena presentati una scettica doc, Judith Curry. Esce il paper, per ora solo sui media, perché il processo di referaggio è appena iniziato, ma si nota subito che i risultati cui sono giunti confermano quanto già acquisito da altri gruppi di lavoro. Cari scettici di tutto il mondo vi abbiamo fatti contenti. Abbiamo ritenuto che le vostre critiche fossero legittime, abbiamo rivisto i nostri calcoli e, ci dispiace dirlo, ma avevate torto. Secondo me c’è dietro la più grande agenzia di marketing ideologico che si possa immaginare.

Nell’ambito dell’operazione, accade che arrivi un’intervista alla BBC del leader del gruppo, il prof. Muller, eminente scienziato, autentica garanzia di rigorosità del lavoro svolto. E l’ottimo Muller dichiara plain et simple che nei dati da loro analizzati, che comunque sono riferiti al 60% del 30% della superficie del Pianeta, non si nota affatto che le temperature sulla terraferma hanno smesso di crescere negli ultimi dieci anni. Il riscaldamento non si è affatto fermato, anzi (dal minuto 3:00 al minuto 3:45 della clip, scandito per ben due volte).

[blockquote cite=”Professor Richard Muller, BBC Today programme, 21 October 2011″]In our data, which is only on the land we see no evidence of [global warming] having slowed down. Now the evidence which shows that it has been stopped is a combination of land and ocean data. The oceans do not heat as much as the land because it absorbs more of the heat and when the data are combined with the land data then the other groups have shown that when it does seem to be levelling off. We have not seen that in the land data. [/blockquote]

Corpo di bacco! Questa sì che è una scoperta seria, altro che la conferma di quanto già detto da altri. E, in effetti, a guardare il grafico che hanno pubblicato, mediato opportunamente su dieci anni, con l’asse delle ascisse bello lungo e quello delle ordinate bello corto, il riscaldamento continuo, inesorabile e periglioso si nota eccome.

A Judith Curry, che quel paper l’ha firmato, la cosa non è piaciuta, perché lei sa che non è così. Sa che il leader del suo gruppo di ricerca non può aver detto una cosa del genere, perché nei dati, nei loro dati, quelli belli, migliorati, più rappresentativi, statisticamente ottimizzati etc. etc., quei dieci anni di stasi ci sono eccome. Sono lì, pubblicati sul sito del Berkeley, ma nell’intervista Muller se ne è, come dire, dimenticato. Sebbene poi abbia fatto sapere di non considerarli statisticamente rappresentativi.

BEST. Jan 2001 - May 2010. Monthly data. No Smoothing

Sicché la Curry, in una intervista esclusiva al Mail on Sunday usa termini come decide di rappresentare il suo scontento, pare che si sia parlato anche di hide the decline, sinistri ricordi delle più oscure pagine della ricerca in questo settore. però la Curry non ricorda se ne ha parlato prima lei o il giornalista. Allora, invece di rimestare nel torbido, leggiamo quel che ha da dire direttamente dal suo blog. E’ lì, come nelle FAQ messe a disposizione dal sito BEST.

[blockquote]This exercise simply shows that the decadal fluctuations are too large to allow us to make decisive conclusions about long term trends based on close examination of periods as short as 13 to 15 years. [/blockquote]

Allora, ancora una volta basta aspettare un altro paio d’anni e poi sapremo. Resta il fatto che forse alla domanda diretta del giornalista circa lo stop o meno del global warming, l’ottimo Muller non avrebbe dovuto rispondere “non lo abbiamo visto nei nostri dati”, ma doveva rispondere è presto per dirlo. Questo però avrebbe avuto tutto un altro significato.

Circa la rappresentatività del periodo, Ross McKittrick, che nella vita fa lo statistico, fa notare che non si cerca la rappresentatività statistica di un trend stazionario, se ne prende atto e basta. La rappresentatività statistica la si cerca nel cambiamento. A meno che non si consideri usuale il cambiamento e ‘diverso’ il trend stazionario. A meno che non si sappia già cosa si vuol trovare quando si comincia a cercare.

Tanto per avere un’idea di come i dati BEST confermino quanto già trovato da altri gruppi di ricerca, facciamo un po’ di cherry picking, tanto se il leader del BEST si prende i lusso di giocare con la BBC, se una scienziata del suo gruppo gli risponde sui giornali, potremo anche permetterci il lusso di essere poco politically correct, non credete?

Ecco qua. La città di Los Angeles, tanto per ricordare a chi si abbevera alla fonte della scienza che la temperatura media superficiale si calcola mettendo insieme tanti dati locali. Quella sotto è la temperatura calcolata con i dati BEST.

Mentre questi sono i dati del GISS della NASA, uno dei gestori di dataset di cui BEST avrebbe replicato il lavoro senza trovare sostanziali differenze.

E questi che seguono, invece, sono i dati con le scale ottimizzate per metterli in paragone.

Nessuna sostanziale differenza vero? E, soprattutto, la conferma che l’effetto isola di calore in effetti non influisce sul calcolo delle temperature medie superficiali, oggetto questo di un’altro paper del BEST e di un’altra domanda del giornalista della BBC al prof. Muller (dal minuto 1:10 al minuto 2:20 della clip).

Non so, temo che di questo progetto BEST ne sentiremo parlare ancora, magari con toni un po’ meno celebrativi.

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Published inAttualitàNews

4 Comments

  1. bernardo

    Dite che il riscaldamento non c’è ed allora come mai i ghiacci del polo nord d’estate spariscono in quantità tale che si può navigare senza problemi tra Canada Alaska e Polo N.?
    http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/polo-nord-sgoccioli-ghiaccio-libere-rotte-navali.html
    Non possono essere tutte invenzioni di gente che tarocca i dati e le foto satellitari perchè stanno litigando su chi e quanto territorio artico potrà sfruttare per ricerche petrolifere e minerarie. La stessa cosa (ricerche petrolifere) vogliono fare in Siberia per lo scioglimento del permafrost.
    Allora dato che ci sono governi e multinazionali che vogliono spendere soldi per ricerche non sono frottole, qualcosa sta cambiando.
    Non saranno le attività antropiche (ma respiriamo una schifezza di aria sempre più inquinata) e sarà l’attività del sole, l’inclinazione dell’asse terrestre, un accidenti qualunque che ancora non siamo in grado di dire cos’è …ma qualcosa sta cambiando.

    A me sembra ovvio che se prima c’era ghiaccio anche d’estate ed il passaggio a n.ovest era sempre chiuso mentre ora non è più così – dato che il ghiaccio si scioglie con il caldo – la mia conclusione, da uomo comune ma con un cervello, è che le temperature sono aumentate, altrimenti come me lo spiegate?
    Grazie
    bernardo

    ps:Io ho più di 60 anni e mi ricordo che c’erano 4 stagioni ben distinte: adesso è un casino!
    Non parliamo poi dei fenomeni limite come le alluvioni di queste ultime settimane: c’è stato il Polesine nel primo dopoguerra, Firenze nel 1966, magari ne dimentico qualcuna di quelle grosse, ma adesso ce ne sono state tre nel giro di 20 gg.. e non è l’unico anno che accade. Sicuramente i morti ed i disastri materiali sono dovuti alla speculazione insensata, di chi ha costruito e di chi ha permesso di costruire dove non si doveva, ma di acqua ne è venuta giù tanta in poco tempo. Sicuramente le mie percezioni non hanno valore scientifico ma qualcosa è cambiato.

    • Guido Botteri

      Caro Bernardo,
      una cosa è certamente aumentata dai tempi della tua, e mia, gioventù: l’informazione.
      E’ aumentata per velocità, per dettaglio, per vastità, per immediatezza e per capacità di impatto.
      Ma è un’informazione che andrebbe riconsiderata aggiungendo anche conoscenza e ragionamento.
      Ora ti intervistano in diretta il parente della vittima, e la forza coinvolgente di quest’ascolto è di grande presa emotiva.
      Ma questo non vuol dire che abbia piovuto di più, o che abbia piovuto perché la gente usa l’auto.
      Siamo tutti addolorati per le vittime, e il nostro pensiero va certamente a come evitarne altre in futuro, ma per poterlo fare bisognerà che individuiamo le vere cause, senza farci abbagliare da impressioni emotive.
      La storia del nostro Paese, e quella dei nostri ricordi, va considerata alla luce dei fatti, non alla luce delle nostre esperienze personali, che sono influenzate proprio dalla diversa forza mediatica di questi giorni rispetto a quelli della nostra gioventù.
      Mentre da noi morivano 6 persone, che piangiamo tutti, in thailandia ne sono morte 506, esattamente 500 di più.
      http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/alluvione-thailandia–506-vittime-ufficiali-55031
      Quanti hanno saputo di quella tragedia ?
      Come vedi le sciagure a noi note non sono necessariamente le più gravi. Ciò non toglie che siano gravi, non è questo che voglio dire, ma voglio solo farti riflettere su come i media ci possano dare una visione parziale ed inesatta di quel che sta succedendo.
      Non mi affiderei dunque alla memoria per giudicare fatti odierni, noti con certi mezzi mediatici, in paragone a fatti della nostra gioventù, quando i mezzi (e gli SCOPI) mediatici erano ben diversi.
      Tu dici che l’Artico si starebbe sciogliendo. In una certa misura è vero, e “quanto” lo puoi verificare qui:
      http://wattsupwiththat.com/reference-pages/sea-ice-page/
      Come vedi, ogni anno un continente molto più grande dell’Europa di ghiaccio si scioglie e si riforma.
      Dall’andamento si nota che un certo scioglimento c’è davvero, anche se non mi sembra così spaventoso come lo dipingono.
      Vedi, io sono convinto che la temepratura vada su e giù di suo, e i grafici della storia della temperatura di questo pianeta dimostrano che la temperatura (ed anche la quantità di CO2 in atmosfera) è stata anche molto più elevata di ora. Questo è un fatto noto anche ai sostenitori dell’ipotesi AGW, che infatti, quando parlano di “unprecedented”, non a caso, pongono limiti temporali “opportuni”.
      Anche il livello del mare non è fermo e inchiodato ad un fisso valore per volontà dello Spirito Santo, ma oscilla e anche di parecchio. Qualche migliaio di anni fa, da:
      http://www.lescienze.it/news/2010/12/03/news/stabilito_l_aumento_del_livello_dei_mari_alla_fine_dell_era_glaciale-553785/
      [ Complessivamente, spiegano gli autori, il livello delle acque è cresciuto di 120 metri in seguito alla fusione delle calotte glaciali dell’ultima Era Glaciale, durata approssimativamente da 19.000 a 6.000 anni fa, ]
      Quanto ai cambiamenti climatici, certamente il clima della Pangea era ben diverso da quello attuale, non fosse altro che una distribuzione così compatta delle terre crea una zona “continente” immensa, opposta ad un’altra immensa zone “oceano”, con conseguenze che dovrebbero far impallidire i monsoni attuali, credo.
      6 mila anni fa il Sahara era una vasta foresta che diventò deserto, e non per colpa della rivoluzione industriale:
      http://eltahir.mit.edu/news/climate-change-6000-years-ago-sahara-desert-explained
      Quindi variazoni climatiche ce ne sono sempre state, ed anche ben più drammatiche delle attuali, e dato che la rivoluzione industriale è cosa molto recente, è evidente che qualche altra causa ha determinato i cambiamenti climatici, così forti, quando l’uomo non aveva certamente la forza per influenzare il clima.
      Tutte le civiltà parlano, per esempio, di un “diluvio universale”….e credo che questo rifletta qualcosa di storico, di un tempo in cui non c’era la tv per documentarlo, ma che deve essere stato molto più impressioannte di quanto sia mai accaduto ai nostri giorni.
      E se i cambiamenti ci sono stati lo stesso, è lecito avere dei dubbi su chi sia il vero motore di questi cambiamenti attuali, se l’uomo, o altro.
      Certo, se fosse il Sole, riuscirebbe assai difficile fargli pagare qualche tassa…
      Ma non credo che il Sole sia il solo motore.
      O forse tu credi che se vivessimo nelle caverne, non ci sarebbero eventi estremi, o la temperatura riceverebbe l’ordine di non alzarsi, “non più di due gradi “?
      E allora, io credo che la questione principale non sia se la temperatura salga davvero o no (e di quanto, perché c’è chi vuole dipingere scenari paurosi), ma sia di individuare i fattori che influenzano il clima, e di quanto, cosa che attualmente è lungi dall’essere “settled” ed è ancora freneticamente oggetto di studio.
      Non c’è una sola prova “scientifica” che il contributo antropico “governi” il clima.
      Credo anche l’uomo abbia una sua influenza, ma questa credo che sia AMPIAMENTE sovrastimata. Anch’io ho la mia influenza sull’economia del mio Paese, ma questo non vuol dire che le mie spese governino il Paese, e la prova è che per quanto io abbia comprato migliaia di libri, il settore non se la passa poi così bene 🙂
      Quindi, non basta dire che l’uomo influenza il clima (come io influenzo l’economia del mio Paese), ma bisogna capire se lo fa ad un livello, diciamo, “importante”.
      Non vorrei però che tu confondessi la CO2 con l’inquinamento, sono due cose diverse, e comunque ti faccio presente che la speranza di vita nei Paesi più sviluppati (dove maggiore è l’opera dell’uomo), è molto più alta, quasi doppia, di quella dei Paesi sottosviluppati. Non voglio dire che gli inquinamenti facciano bene, per carità. Essi sono certamente un male, ma i mali vanno inquadrati in un contesto che valuti i pro e i contro.
      C’è un male molto peggiore dell’inquinamento e che farebbe molti più morti: la decrescita, che non potrà mai essere “felice”. Fame e carestie, i veri flagelli dell’umanità, agevolate dall’odio verso il progresso umano e le sue attività, farebbero molti, ma molti più morti….veramente tanti.
      Secondo me.

  2. Donato

    Il dibattito è la base del progresso scientifico. Il pensiero unico, infatti, non fa mai bene alla scienza. I progressi più grandi in ambito scientifico si sono avuti quando qualche voce è uscita fuori dal coro. La scienza, secondo il mio modesto parere, non progredisce in modo lineare e/o prevedibile, ma per salti. La linearità del processo scientifico si può avere durante la fase di sistematizzazione della teoria, ma senza il balzo iniziale, progresso ne troviamo poco. In questo caso, però, il dibattito è un poco stridente in quanto si svolge all’interno di un medesimo gruppo di ricerca dopo che il gruppo ha reso noti i dati ottenuti e sottoposto a referaggio i propri prodotti scientifici. Effettivamente è un po’ troppo e, in questo caso, la scienza non ci guadagna in credibilità ed autorevolezza. O, ad essere più precisi, non ci guadagnano gli scienziati che vi prendono parte in quanto dimostrano di dare significato profondamente diverso agli stessi risultati conseguiti. Questo a prescindere dal contenuto delle polemiche in atto. Nel merito mi sento di concordare con il pensiero della prof. Curry: affermare che BEST segna la fine dello scetticismo è fuorviante, così come l’affermazione che il riscaldamento non si è fermato. E’ anche fuorviante affermare, come ha fatto (Muller, nda), che la questione delle isole di calore è stata risolta. Molto illuminante, infine, è un’altra affermazione di J. Curry. Secondo la climatologa la parte più difficile del progetto BEST deve ancora arrivare: l’analisi e l’interpretazione dei dati che, ribadisce J. Curry, sono i migliori a disposizione. Questo significa che tutto ciò che stiamo sentendo e leggendo in giro è aria fritta. In altre parole l’unico vero risultato di tutto il progetto BEST è solo ed esclusivamente un nuovo set di dati. Stop. Nulla di più.
    Dopo aver riflettuto sulla questione, infine, ho deciso di soppesare attentamente tutto ciò che circolerà in merito a BEST sui media. Il lavoro di BEST, infatti, sta diventando, ogni giorno che passa, argomento di polemica e sostegno a questa o quella tesi: si rischia di farsi un’idea completamente distorta dei risultati conseguiti e delle loro possibili ricadute.
    Ciao, Donato.

  3. Chiunque celebri BEST adesso e’ un cretino. Muller ci sorprende continuamente, e continuera’ a farlo (nuovo “twist” oggi sul blog della Curry, per esempio). Siamo (imperativo) invece contenti di vivere in tempi interessanti, come direbbero i Cinesi!!

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