Durban: Italia 1, Gabon 1 (gli altri, zero).

Cosa staranno mai facendo in Sudafrica i Sigg. Mangari-Mangari e D’Antonio? Possiamo immaginarceli alti e grossi come dei Marcantoni, mentre si aggirano per le sale della COP17 alla ricerca di guastatori e protestatori da rendere innocui. Oppure possiamo immaginarceli tranquillamente seduti al bar, a scambiarsi storielle e consigli riguardo la loro professione, forse anche a mettersi d’accordo per una scazzottata in palestra così, per tenersi in forma.

D’altronde, i Sigg. Giovanni D’Antonio (Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare) e Sylvère Mangari-Mangari (Ministero dell’Ecologia e dello Sviluppo Sostenibile) hanno una cosa in comune: fra tutti i delegati ufficiali alla COP-17 a Durban, sono gli unici presenti in qualità di…guardie del corpo (“bodyguard”, leggere per credere).

Il primo, è nella delegazione italiana. Il secondo, in quella del Gabon (270mila kmq, 1.5milioni di abitanti). Certo non possiamo sapere se nel grupposcolo di esperti di clima e politica partito da Libreville ci sia qualcuno particolarmente preoccupato dall’incontrare attivisti, giornalisti e politici, al punto da aver bisogno di un professionista della sicurezza. Lo stesso, tutto sommato, vale per l’Italia. A proposito, bisogna sottolineare come i frequentatori abituali di questo sito non siano andati a Durban nè ci avevano mai pensato, e comunque siano tutti fanatici della nonviolenza.

“Mannò”, diranno i miei piccoli lettori. “Si tratta di situazioni particolarmente delicate, c’è un buonissimo motivo, il Sudafrica è noto come un posto violento e pieno di crimine”. Sarà. Curioso però che questo motivo sia stato così buono da riguardare solo due delegazioni su quasi duecento. O magari, nei rimanenti quasi 198 casi, avranno avuto la buona creanza di “mascherare” le guardie del corpo nella lista dei partecipanti.

Alla fine, sembra il classico caso di figuraccia Made in italy…e già che c’eravamo, perché non affidare la buona salute degli italiani a un cognome di sicuro impatto? Il Sig. La Motta, per esempio (Sergio, non Jack).

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Author: Maurizio Morabito

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1 Comment

  1. Uomini di poca fede! Le guardie del corpo servono, eccome! Direttamente dal sito di Greenpeace Italia:
    “Kumi Naidoo, il direttore esecutivo di Greenpeace International, è stato allontanato dal centro congressi di Durban, in Sud Africa, dove i leader di tutto il mondo sono riuniti per la conferenza Onu sul clima. A Kumi e a altri 9 attivisti è stato confiscato il badge di accesso e non potranno più rientrare nell’edificio per partecipare al resto della conferenza.”
    Come vedete chi partecipa alla Cop 17 deve essere salvaguardato. Altro che “figuraccia made in Italy”, noi ed il Gabon siamo stati previdenti, gli altri no.
    Scherzi a parte ho la netta impressione che la conferenza sia destinata al fallimento. Sembra, infatti, che la seduta plenaria sia stata sospesa e rinviata a domani. Nel frattempo continua il tira e molla tra i rappresentanti dei vari Paesi partecipanti incuranti delle preoccupazioni sempre più marcate del povero Ministro dell’ambiente delle Maldive per la sorte della sua nazione. Neanche la sua partecipazione alla protesta ambientalista (e pacifica) a seguito della quale K. Naidoo è stato estromesso dai lavori è valsa a nulla! Riassumendo.
    La Cina ha aperto, ma non sembra che voglia chiudere, il Brasile ha aperto ma ora minaccia di andarsene, gli USA non ne vogliono sapere di pagare per tutti, l’Europa è divisa (come al solito) e non sembra aver nessuna voglia di finire come a Kyoto (quando pagammo per tutti) anche perché di euro da spendere sembra non ce ne siano. Nel frattempo gli ambientalisti perdono la pazienza e vengono estromessi! Che fine di…
    Ciao, Donato.

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