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Torniamo sulle nostre impronte

[photopress:MTGClimate_0237.png,thumb,alignleft]Pochi giorni fa ho acquistato una bicicletta per bambini. Durante l’assemblaggio, cui assistevo per curiosità nella manualità altrui, sono rimasto stupito nel constatare che la luce frontale non era alimentata con una dinamo ma con due belle batterie. Risultato grande efficienza luminosa e gran consumo di energia che, nella mia pur breve memoria ciclistica, doveva essere del tutto auto-prodotta e quasi (lampadina a parte) rinnovabile. Nel senso che a tot energia muscolare corrispondevano tot giri di ruota e più o meno capacità luminosa. Le batterie sono più comode, non c’è dubbio, ma in qualche modo questo banale episodio mi ha fatto tornare alla mente un argomento del quale si è parlato l’anno scorso di questi tempi e del quale, sono certo, si tornerà a parlare di qui a pochi giorni.

[photopress:Fig_1.jpg,thumb,alignleft]Facciamo quindi in passo indietro per andare a rileggere una pubblicazione della NEF (NewEconomics Foundation) dell’ottobre scorso. Uno studio su quello che viene definito “overshoot day” o debito ecologico. In pratica il giorno dell’anno in cui l’umanità smette di consumare risorse biologiche che hanno la possibilità di essere rigenerate e comincia fisicamente a mangiarsi il pianeta. Si consuma con una velocità maggiore della capacità di rigenerazione della biosfera nel suo ciclo annuale, attingendo così a delle scorte virtuali, che altro non sono che le risorse che in teoria dovrebbero essere consumate l’anno successivo. Per semplificare, se si pesca più pesce di quanto se ne riproduce nel mare il pesce sarà sempre meno o, se si tagliano più alberi di quanti ne possano crescere gli alberi saranno sempre meno. Guarda caso entrambi questi esempi calzano a pennello con la realtà. Il calcolo è abbastanza semplice, la bio-capacità del pianeta in rapporto ai consumi diviso per i giorni dell’anno ci dice per quanti giorni il pianeta è in grado di far fronte alla domanda di risorse. L’anno scorso i giorni erano 282, cioè a scala globale il 9 ottobre del 2006 siamo andati in deficit ecologico (fig. 1).

La storia comincia nel 1987, quando per la prima volta si provò a fare questi calcoli, e si stabilì che avremmo avuto bisogno di far ricorso ad un prestito sul futuro per gli ultimi undici giorni dell’anno. Infatti il primo overshoot day cadde il 19 dicembre. Da allora ogni anno i giorni di deficit sono aumentati fino ad arrivare al 9 ottobre scorso, con un rateo di crescita decisamente importante. In pratica per soddisfare la domanda di risorse che l’umanità consuma ogni anno ci servono più o meno un pianeta e mezzo.[photopress:Fig_2___Debitori_e_creditori.jpg,thumb,alignright] Di più, se dalla scala globale scendiamo a quella continentale e poi nazionale, scopriamo, semmai ce ne fosse bisogno, che anche in quest’ambito esistono i buoni ed i cattivi, cioè i debitori ed i creditori (fig. 2). I più cattivi sembrano essere gli inglesi, che, in rapporto ai loro elevati consumi, hanno delle risorse interne molto scarse e se esportassero questo stile di vita in tutto il pianeta, avremmo bisogno non di uno e mezzo, ma di tre pianeti cloni della terra per far fronte alle esigenze. L’overshoot day riferito al solo Regno Unito cade quest’anno il 15 aprile, un giorno prima dell’anno scorso.

[photopress:Fig_3.gif,thumb,alignleft]Non è ancora tutto, tra le nazioni debitrici, molte appartengono al vecchio continente, specialmente, come dire, settore occidentale. Ne scaturisce così, secondo gli studi cui si accennava in apertura, una curiosa carta geografica (fig. 3) del mondo che vede alcuni paesi ingrassare a dismisura, in funzione della loro capacità di consumare risorse non proprie, ed altri, per converso, dimagrire perché privati delle risorse interne o perché non capaci di procurarsene di esterne a causa di un basso livello di sviluppo.

[photopress:Fig_4___Impronta_e_biocapacit___in_Italia.png,thumb,alignright]A questo punto è doveroso dare un’occhiatina anche al nostro orto, visto che si parla di bio-capacità. La brutta notizia è che anche noi siamo dei gran consumatori a fronte di una importante scarsità di risorse, la pessima notizia è che i comparti di consumo che ci fanno precipitare nella classifica, accentuando la nostra impronta ambientale ed allungando il nostro debito ecologico sono relativi alla domanda di energia ed alla cementificazione. Due problemi da niente per i quali non si vede molta luce all’orizzonte. La buona notizia infine, non c’è. (Fig. 4 e 5)

[photopress:Fig_5___Impronta_per_comparti_in_Italia.png,thumb,alignleft]Questi calcoli, che di per sé potrebbero sembrare noiosi e ripetitivi in realtà ci aiutano a capire molte cose. La prima di queste è che come spesso accade, chi predica bene inciampa frequentemente nel razzolare, se mi si passa il termine, ed è il caso dei paladini dell’ecologia d’oltre manica. La seconda è che sarebbe forse ora di dar seguito con un po’ di fatti a qualche buon intendimento tipo quelli che la settimana scorsa hanno tenuto banco alla conferenza di Roma, iniziando magari da un uso delle risorse idriche un po’ più attento, nelle case e nei campi ovviamente, ma anche negli acquedotti.

Torneremo presto sull’argomento, il 9 ottobre è vicino.

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Published inAmbienteAttualitàClimatologiaEnergia

2 Comments

  1. ZOLLA

    La soluzione?
    cercala dentro di te…e` di te che si staparlando non di altre persone caro 1929, la soluzione e` un risultato al quale devi contribuire anche tu!
    Quindi da domani cerca di sensibilizzare qualcuno su questo aspetto della |nostra| vita quotidiana…sara` l`inizio di una soluzione.
    R. Zolla.

  2. 1929

    Bene. Soluzioni?

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