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Seven Spin Off – Febbraio 2012 #1

Si chiama Ponte di Voejkov la saldatura tra l’anticiclone atlantico e quello russo. La configurazione barica più temibile e per molti aspetti più affascinante. Tecnicamente per un certo periodo e per una porzione dell’emisfero, l’aria gira al contrario. Il flusso perturbato principale non riesce ad attraversare l’Europa per la presenza dell’anticiclone, perciò devia verso nord, gira attorno a questa figura – e per farlo deve passare sull’Artico – e poi si tuffa giù lungo il bordo orientale dell’alta pressione.

Il risultato è che l’aria gelida e quindi pesante come il piombo originatasi in Siberia scende verso l’Europa centrale fino al Mediterraneo, o, come in questi giorni, fino all’Africa settentrionale. In seno a questo flusso, che tecnicamente si definisce retrogrado, si generano normalmente numerosi minimi in quota quasi-stazionari, che pian piano scendono di latitudine.

Finché quest’aria non arriva sul mare, il cielo è sereno come poche altre volte, l’irraggiamento è massimo e le temperature sono incredibilmente basse. Questo sta accadendo sull’Europa orientale. Quando il Mediterrano ci mette il suo contributo, oppure, ancora peggio, quando ci sono deboli correnti occidentali appartenenti al flusso secondario, la miscela di freddo e umidità diviene esplosiva, e il tempo atmosferico scrive la storia.

Negli anni scorsi abbiamo giocato spesso con la neve a Roma. Questa volta non c’era molto da giocare. A parte qualche incertezza della prima fase delle precipitazioni, che la neve sarebbe arrivata ad imbiancare anche la capitale era praticamente certo. Con una particolarità che dal punto di vista tecnico offre spunti molto interessanti e che – è decisamente il caso di ammetterlo – è stata colta in pieno dai modelli di previsione ad area limitata.

Il limite di massa dell’aria fredda, sopra la quale si è adagiata l’aria più umida e temperata del debole flusso occidentale, si è posizionato sul quadrante nord della città. Con la tempeatura al suolo di appena 1 o 2 gradi superiorie a zero, i nembostrati – le nubi che portano la neve – avevano la pancia al caldo appena a sud della città, dove non è nevicato, e al freddo pochi chilometri più a nord, dove la neve è caduta copiosamente. Per pancia si intende la tipica curva di progressivo aumento della temperatura nelle prime centinaia di metri di quota, un aumento seguito da successiva netta diminuzione e accompagnato lungo tutto lo strato dalla saturazione dell’aria, con formazione di grandi quantità di precipitazioni solide. Dove la curva è in territorio positivo la neve si scioglie, dove invece resta prossima zero o negativa questo non può accadere e la neve raggiunge il suolo. Appena a sud della città, infatti, per trovare la neve si deve andare oltre i 500mt di quota, contemporaneamente poche decine di chilometri più a nord nevica sul mare. Ancora un po’ più a sud, ma nell’entroterra, cioè dove i primi contrafforti collinosi schermano l’aria più tiepida in arrivo dal mare, la neve torna a scendere di quota. Le due immagini sotto rappresentano i sondaggi previsti con la corsa del modello della scorsa mezzanotte su Roma e su Rocca di Papa, cioè ai Castelli Romani.

Le due curve di stato sono praticamente identiche. La temperatura al suolo prevista era di 0,2°C più bassa in collina, ma in quota l’aria era più fredda sulla città. Il profilo del vento è identico, la modesta rotazione in senso antiorario con la quota nei primi 700-1000mt testimonia la debole avvezione calda, mentre il gracale (nord-est) negli strati più bassi ha mantenuto basse le temperature. Condizioni veramente al limite, un caso praticamente da manuale.

Bene, e adesso?

Adesso con il ponte di Vejkov che resterà saldo almeno per una decina di giorni, il Mediterrano continuerà ad essere in anomalia barica e termica negativa, mentre le precipitazioni tenderanno ad interessare soprattutto il meridione. Con l’Oscillazione Artica che resta in territorio negativo la ripartenza del flusso zonale è rimandata a data da destinarsi. Volevamo l’inverno. Eccolo.

 

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Published inAttualitàMeteorologia

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