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Earth Hour: se di notte i pannelli non producono si ricorre all’uomo da soma.

Da qualche anno ogni 31 marzo il WWF organizza la manifestazione “Ora della Terra” in cui invita a spegnere “simbolicamente” la luce dalle ore 20.30 alle ore 21.30. Partecipano generalmente numerose grandi organizzazioni, specie dell’apparato pubblico, apparentemente pochi invece i cittadini: il giorno dopo sui mass-media è comunque sempre un grande successo. Della “strana filosofia” di questo tipo di eventi è già stato scritto, ad esempio, su “Dall’Illuminismo al Buismo” e non è il caso di tornarci su, tenete però conto che una romantica cena a luce di candela, se fatta non da soli ma in contemporanea con altri e necessariamente davanti ad una telecamera, può divenire un educativo ed esemplare gesto per salvare il pianeta.

Da qualche tempo va molto di moda anche organizzare in tali occasioni concerti ecologici. Per la “41ma Giornata mondiale della Terra”, indetta dalle Nazioni Unite per venerdì 22 aprile 2011, la più importante iniziativa si svolse a Roma con il concerto «a impatto zero» al Galoppatoio di Villa Borghese del 20 aprile. Sul palco si esibirono Carmen Consoli e Patti Smith. Le emissioni di circa 330 tonnellate di anidride carbonica generate dall’evento furono compensate contribuendo alla creazione e alla tutela di oltre 7 ettari di foreste in Costarica grazie al progetto Impatto Zero di LifeGate.

Jovanotti per i suoi 50 concerti ad impatto zero ha previsto un programma di forestazione in Camerum. Dovrebbero essere stati piantati 12.000 alberi, contribuendo a riforestare un’area complessiva di 20 ettari. Un intervento che doveva contribuire ad azzerare le emissioni pari a circa 6.000 tonnellate di CO2. Le quantità di emissioni sono state calcolate attraverso un’analisi dei dati relativi ai consumi energetici, alla stampa del materiale pubblicitario (biglietti, inviti, manifesti, volantini), ai rifiuti prodotti durante i concerti, agli spostamenti di staff e spettatori. Fatti due conti si può dire che per ogni concerto di Jovanotti l’emissione è di 120 tonnellate di CO2, contro le 330 di Carmen Consoli, e sono forestati 0,4 ettari in Camerun, contro i 7 della Consoli in Costarica. Una bella differenza!

Nel 2012 l’evento centrale per l’Ora della Terra è stato il concerto-spettacolo dei Tetes de Bois che si è tenuto a Roma, nella suggestiva cornice di Castel Sant’Angelo. Essendo un evento notturno, per alimentare il concerto non si è potuto produrre energia con i pannelli fotovoltaici (ma guarda la contraddizione è proprio di notte che l’energia costa meno con la tariffa bioraria) e con la variabilità del vento sull’energia eolica non di poteva far affidamento. Non potendo affidarsi a questo tipo di energie su cui l’Italia sta investendo cifre enormi in incentivi, i protagonisti della serata hanno avuto la fantasiosa pensata di esibirsi sul “Palco a Pedali-Goodbike”: il primo eco-spettacolo al mondo in cui l’energia elettrica che illumina il palco e lo fa suonare, è interamente generata dalle biciclette di 128 “donatori di energia” reclutati sul web.

Da un’analisi volutamente provocatoria delle differenze per rendere a impatto zero i vari concerti/eventi possiamo dedurre che: o il concerto del WWF non è stato a “impatto zero” (quindi mentre gli altri partecipanti all’Ora della Terra dovevano limitare le emissioni contemporaneamente l’attività voluta dal WWF inutilmente le aumentava) oppure che basta produrre pochissima energia, cosiddetta, “senza emissioni”, e si può fare a meno di 7 ettari di foresta (cioè utilizzando il contrario del semplicistico meccanismo che gli ecologisti hanno insegnato ai bambini alle scuole, più crescerà la quantità di energia prodotta da fonti “pulite” e più potremo fare a meno delle foreste).

Sarebbe stato interessante vedere quali sarebbero stati i commenti e le critiche se, anziché le persone, per generare energia “pulita” fossero stati utilizzati degli animali. Infatti “Earth Hour” dovrebbe essere nelle intenzioni una manifestazione educativa ed esemplare. Chissà cosa avrebbero detto dei “cavalli donatori” gli stessi ambientalisti che protestano per i cavalli utilizzati per le “botticelle romane” in quanto sono “pesantemente sfruttati e vengono costretti ad un lavoro forzato che li debilita profondamente nel fisico e nella mente”. Quella prodotta dal cavallo è energia rinnovabile o no? E’ esemplare solo quella prodotta dall’uomo?

Per una nuova mobilità sostenibile forse il prossimo anno l’ Earth Hour potrà riscoprire il risciò per portare i cantanti, con il mezzo di trasporto che, nella sua forma originale, utilizza la forza umana per la trazione ed è ora illegale in molti paesi. Si può solo osservare che mentre a Roma gli animalisti protestano per l’utilizzo dei cavalli per la trazione delle botticelle, contemporaneamente a Firenze gli ambientalisti raccolgono le firme per favorire lo sviluppo dei risciò a trazione umana, una forma di mobilità verde già da tempo consentita in molte citta’ europee. Chissà se il “progresso” ci riserva un futuro per i nostri figli sostenibile nel senso che vedrà il ritorno dei risciò del tipo “pousse pousse” di Antsirabe.

Certamente starete pensando che sto esagerando nella provocazione, i ciclisti hanno scelto loro d’impegnarsi senza compenso e per il bene di Gaia proprio perché sapevano che sarebbe durato poco, mentre ai cavalli viene imposto il lavoro talvolta con violenza (che va sempre sanzionata) e che l’uomo utilizzato come trainatore nel risciò è illegale perché è sfruttato tutti i giorni essendo costretto dalla  povertà a fare per denaro quello che si potrebbe fare con un animale o meglio una macchina.

In realtà tutti sappiamo che nessuno si sogna di utilizzare gli uomini per produrre energia, quella vista la sera del 31 marzo non era una proposta o innovazione esemplare, ma molto probabilmente solo una “sceneggiata” di qualche ora a scopo pubblicitario. Un’illusione che deve durare talmente poco da non dare il tempo di farla divenire realtà, altrimenti le reazioni sarebbero ben altre ed il sogno verde si trasformerebbe in un incubo.

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Published inAttualità

6 Comments

  1. luigi mariani

    Circa l’impatto 0 ricercato con riferimento alle emissioni di CO2 ci vedo una marea di contraddizioni -> esempi:

    – perché considerare solo le emissioni di CO2 e non quelle di vapore acqueo, che è il principale gas serra? (in complesso l’acqua è responsabile di oltre il 70% dell’effetto serra terrestre ache se nessuno lo ricorda)

    – quando si piantano alberi in luoghi remoti cosa si spianta, e cioè cosa c’era prima degli alberi?

    – non si riflette mai sul fatto che un bosco adulto è un sistema in equilibrio e cioè tanto assorbe e tante emette, per cui a quel punto serve a poco rispetto alla CO2. Perché il bosco serva da sink occorre governarlo con tagli regolari. Chi si fa carico di tutto ciò nelle località esotiche in cui questi signori dicono di impiantare alberi?

    – con la CO2 produciamo cibo e un ettaro di mais assorbe 20 tonnellate nette di CO2. Perchè l’albero è buono e il mais no? Da quando in qua si mangiano gli alberi? Non sarebbe ora di finirla con la retorica dell’albero?

    – La superficie forestale in Italia è cresciuta del 70% in un secolo. Perché nessuno lo ricorda mai ed al contrario troviamo regioni che finanziano la creazione di boschi in pianura?

    Circa la piaga sociale del traino umano dei risciò mi limito a ricordare il terribile libro La città della gioia di D. Lapierre. Lì se ne parla ampliamente. E perché non abolire anche il diserbo chimico resuscitando le mondine?

    Perché ecologismo fa sempre più rima con oscurantismo?

    Ciao.

    Luigi

    • donato

      Caro Luigi, tra il serio ed il faceto, cerco di rispondere alla tua domanda.
      Secondo me perchè una parte del genere umano (minoritaria, per ora, ma estremamente attiva) è invasata da un senso di autodistruzione. Come si possono spiegare altrimenti la spasmodica ricerca della “decrescita felice” (Maurizio Pallante, Dario Fo e tutti i vari movimenti per la decrescita felice di cui pullula il web); la lotta ad oltranza contro tutto ciò che è progresso e tecnologia (no TAV, no rigassificatori, no nucleare, no opere infrastrutturali di qualsiasi tipo); il ripudio della scienza (Mario Capanna ed il suo movimento contro lo scientismo)? Antropologicamente una parte del genere umano è predisposta al masochismo, all’autocommiserazione, al senso di colpa, alla mania di persecuzione. Ora è il momento di questa parte di noi. Del resto non si è sempre detto che l’uomo è nato per soffrire e ci riesce benissimo? 🙂
      E’ pur vero, però, che certe cose sono cicliche. Passerà anche questa “nuttata”.
      p.s. Ovviamente, dal loro punto di vista, cose similari potrebbero dirsi anche di noi che la pensiamo diversamente. Tutto è relativo, se non erro. 🙂
      Ciao, Donato.

    • Guido Botteri

      A proposito di Mario Capanna e del suo movimento antiscientista, avevo letto da qualche parte che avrebbe ricevuto una forte somma (se ricordo bene “3 milioni”) per “combattere gli OGM”.
      Se questa notizia corrispondesse a verità, sarei molto, molto curioso di sapere in che modo Mario Capanna abbia usato questo denaro.

    • donato

      Guido, sei proprio un impiccione! 🙂
      Se li ha avuti, c’erano dei buoni motivi per darglieli. Questo deve bastare. E poi a te che importa? Del resto erano soldi per una buona causa: la lotta agli OGM. Voi altri scettici blu sempre a rimestare per trovare qualche povero ambientalista che ha commesso una piccola marrachella o qualche errore veniale. Guardate, piuttosto i finanziamenti delle big oil & C. 🙂
      Scherzi a parte, caro Guido, sono avvilito: i soldi delle mie povere tasse si disperdono in mille rivoli e nessuno di questi rivoli mi piace. Mi sembra di essere caduto in un incubo: paga e zitto. Faccendieri, veline, show-man e show-women, intrallazzatori di ogni risma, falsi invalidi, anti-scientisti (si può dire?), amministratori di partiti politici, ecc., ecc., ecc., tutti a vivere alle spalle del contribuente. Altro che uomo da soma! Mi sento peggio di un somaro sfruttato fino allo sfinimento e buono solo per il macello. Vorrei sapere chi me lo fa fare a lavorare come un mulo per versare la maggior parte di quel che guadagno allo Stato e poi essere costretto a guardare, senza poter far niente, la fine di ***** che questi soldi fanno. Ci fosse un cane che venisse costretto a rendicontare quanto ha incassato!
      Ciao, Donato.

  2. Paolo da Genova

    Sono assolutamente d’accordo che queste giornate “per l’ambiente” dovrebbero essere dedicate alla promozione di azioni che si possono fare tutti i giorni, non una sola volta all’anno, ché così non serve a niente.

  3. Guido Botteri

    Sul risparmio siamo d’accordo (quasi) tutti, spero. E’ certamente cosa buona e giusta…se fatta con moderazione, perché altrimenti diventa una forma di avarizia, ed a essere spilorci non si va da nessuna parte, se non nella decrescita, che non può essere “felice”.
    Sono le attività che generano ricchezza, NON il risparmio. il risparmio al massimo non la spreca, ma NON la crea. E senza ricchezza prodotta, c’è meno cibo, meno lavoro, meno diritti (come ho spiegato tante volte).
    Invitare al risparmio è dunque anch’essa cosa buona e giusta,
    invitare alla decrescita è invece molto dannoso.
    Ecco perché sono decisamente contro questo tipo di manifestazioni, perché portano non nella direzione di un equilibrato buonsenso, ma nella direzione del fanatismo irrazionale e suicida.
    Rifuggo dalla (il)logica di chi:
    plaude al traino umano, condannando quello animale e le macchine;
    si oppone alla modifica genetica delle piante, ma invoca quella degli esseri umani (per renderli minori emettitori…che a me pare una vera bestialità, come scopo);
    vorrebbe imporre fonti rinnovabili, che poi in concreto non usa (come ben dice l’articolo);
    vorrebbe tornare alla generazione di energia da fonte umana, senza rendersi conto di quanto inefficace sia questa fonte come produttrice di energia;
    e potrei continuare per ore, ma avete ben capito e mi fermo.

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