Energia: La beffa della tariffa bioraria

Carte fedeltà dei carburanti, dei supermercati, campagne promozionali. Il boom delle offerte per risparmiare che in realtà sono solo incentivi al consumo, fattore ultimamente alquanto depresso. Personalmente devo ammettere di essere un disastro in questo campo.

Però con l’energia elettrica mi ci sono messo d’impegno. Si vuole e si deve cambiare l’attitudine al consumo ti dicono. Dobbiamo imparare a impiegare l’energia con consapevolezza, dobbiamo essere più efficienti e risparmiosi. Pronti. Lucchetti agli elettrodomestici di giorno, lampade a basso consumo (e alto mercurio), banditi i dispositivi di raffreddamento/riscaldamento elettrici.

E ora? Ora ci attacchiamo, tutto da rifare. Dal Corriere della Sera:

La beffa della tariffa bioraria – L’energia di notte ora costa di più

Che cosa?

Semplice, dal momento che di giorno hanno la precedenza le rinnovabili, che costano un casino ma sono tanto belle e tanto profumatamente incentivate con cospicui prelievi in bolletta, quando cala la sera e viene meno il sole e se per caso viene meno anche il vento (che rende comunque 1/5 della potenza installata), sotto con le turbine a gas. I gestori di queste ultime però, per recuperare il tira e molla e per rendere comunque remunerativa l’attività, alzano il prezzo e le pretese, considerato anche il fatto che è loro richiesto di essere comunque sempre pronti a produrre per supplire ai capricci del sole e del vento. Nel 2011 il prezzo di produzione dalle 7 alle 16 è aumentato del 7%, quello delle ore serali e notturne del 20%; e nell’ultimo quadrimestre, sempre del 2011, addirittura del 30%. Così è scattato il sorpasso, l’energia notturna ha superato quella diurna, 93 Euro/mwh contro 83.

Capito? Usare l’energia ora costa di più, farlo di notte ancora di più. Che affarone queste rinnovabili…

NB: date un’occhiata anche qui.

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Author: Sancho Senza Panza

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8 Comments

    • Letto anch’io. Piccola riflessione: le aziende sono andate a gambe all’aria appena hanno ridotto i contributi statali, come ampiamente previsto. Ora, anche noi stiamo probabilmente riducendo i contributi statali. Noi stiamo annaspando e – beninteso, io non sono d’accordo – qualcuno può sostenere che sia una politica miope causata dalla necessità. Ma i tedeschi hanno soldi in abbondanza. Per quale motivo quindi stanno riducendo i contributi statali? E dire che avrebbero anche deciso di ridurre e poi abbandonare il nucleare (sulla carta). Puro autolesionismo?

    • La cosa bella è che su Internet rimane tutto. Invito i lettori a fare un giro su queste due discussioni vecchie di un anno e più:

      http://www.climatemonitor.it/?p=2831
      http://www.climatemonitor.it/?p=17024

      C’era chi già sollevava dubbi e c’erano i commenti ironici di altri. Non sono riuscito a trovare un’altra discussione, credo più vecchia, in cui si davano diverse interpretazioni del fotovoltaico spagnolo. Quella sarebbe ancora più notevole, visto che dopo aver letto il link segnalato da Guido possiamo concludere che anche per gli ecologisti il fotovoltaico spagnolo è fallito dal punto di vista economico ed occupazionale. Sarebbe bello sentire qualcuno ammetere “beh, almeno per quel caso c’eravamo sbagliati”.

  1. “Gli ingegneri, però, non sono molti e non possono condizionare la vita politica di un paese.”
    Divago un attimo. Una volta mi sfogavo anch’io così. Poi ho visto che in quei pochi casi in cui un ingegnere arriva a fare politica, in qualsiasi forma (associativa, partitica, eccetera), inizia ad urlare anche lui. Ora non mi illudo più.

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    • Sono d’accordo con te. Anche tu, però, hai sottolineato un fatto “…in quei pochi casi…”. Questo è emblematico.
      Per il resto, anch’io conosco diversi ingegneri impegnati in politica e non sempre il loro è stato un comportamento esemplare, anzi una buona percentuale di essi è incappata nelle maglie della magistratura. Il mio era un riferimento non tanto alle persone, quanto alla categoria.
      Ciao, Donato.

  2. Ho deciso di scrivere queste righe dopo aver letto alcuni dei commenti all’articolo del Corriere della Sera citato nel post.

    Oggi, dalle finestre della mia aula, mentre gli alunni svolgevano il compito in classe, guardavo il paesaggio. Davanti a me, a circa 4,00 km in linea d’aria, si ergevano diverse decine di torri eoliche. Fino alle dieci e trenta circa il vento è stato praticamente assente. Successivamente ha cominciato a soffiare una leggera brezza da nord e le gigantesche eliche hanno cominciato a girare: all’inizio una, poi, piano, piano, altre fino a che la maggioranza ha cominciato a produrre energia. Mentre le pale cominciavano a muoversi, una per volta, pensavo alle centrali a turbo gas che fino a quel momento avevano prodotto corrente e, da un certo momento in poi, sarebbero state scollegate dalla rete. Nel mio cervello cominciavano a delinearsi i grossi problemi che ciò avrebbe determinato. I bruciatori delle caldaie venivano regolati al minimo, il vapore continuava a fluire nelle condotte mentre le varie valvole cominciavano ad azionarsi per disperdere in atmosfera il vapore e ridurre la pressione in eccesso, ecc., ecc.. Iniziava, in altre parole, quel transitorio che porta una macchina termica, progettata per un funzionamento continuo, ad un funzionamento “al minimo” che, però, non potrà mai essere zero. I materiali, nel frattempo, modificavano il loro stato tensionale determinando l’innesco di fenomeni di fatica che avrebbero inevitabilmente ridotto la vita media delle strutture. Dopo qualche ora il vento è calato e le pale si sono fermate di nuovo. Le centrali termoelettriche dovevano ricominciare a funzionare. Altro transitorio, altro stress e così via seguendo i capricci di Eolo e quelli del Sole. Un quadro che ad un ingegnere fa accapponare la pelle. Gli ingegneri, però, non sono molti e non possono condizionare la vita politica di un paese. Sono abituati a fare conti, calcoli ed a produrre. In silenzio. Altri, invece, sono abituati ad urlare ed a sbattere i pugni sul tavolo: sempre ed in ogni caso, senza riflettere, senza ragionare, parlando per frasi fatte e per slogan come sacerdoti di un rito. E poiché in questo sventurato Paese non contano i ragionamenti e le discussioni in tono pacato, ma le urla di chi grida di più e più forte e di chi le spara più grosse, gli ingegneri (come i geologi, gli agronomi, i biologi, i meteorologi, ecc.) sono destinati a non essere ascoltati. Salvo, poi, a doversi assumere le responsabilità quando le cose non vanno nel verso dovuto ed il tribuno di turno si straccia le vesti in quanto non riesce a capire come mai “chi sapeva non ha fatto” (come successe in occasione dell’ultimo black-out nazionale). Arrivederci al prossimo black-out (di questo passo, credo, che l’attesa non sarà secolare come per il mondo arrosto). 🙂
    Ciao, Donato.

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