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Se il tempo non fosse il massimo

Di sicuro non ci sarà ancora Hannibal, il sedicente anticiclone africano atteso nei prossimi giorni, ma ci sta che questa prima festa primaverile, oltre che tra polemiche sull’apertura o meno degli esercizi commerciali, oltre che tra le prime fave e pecorino della stagione, possa passare anche con un po’ di sole.

Hannibal o il suo fratello minore Asdrubale, arriveranno comunque dopo.

Per inciso questa pratica di nominare i soggetti atmosferici la trovo stucchevole, spesso disinformante e alquanto provinciale.

Stucchevole perché che si tratti di anticicloni o cicloni, cioè di bello o cattivo tempo, è chiaro che la nomina ha solo scopi mediatici. E dato che i media sono del tutto omologati, dopo cinque minuti che l’inventore di turno ha iscritto all’anagrafe il soggetto in questione, non si parla d’altro per giorni. Disinformante perché la pratica di dare i nomi ai soggetti atmosferici riguarda esclusivamente le tempeste e i cicloni tropicali, soggetti che fanno danni veri, ma che per fortuna non si sognano nemmeno di passare dalle nostre parti. Evocarne quindi il ‘carattere’ anagrafico solo per scopi mediatici è nella migliore delle ipotesi segno di scarsa attenzione al contenuto della propria comunicazione, magari tecnicamente eccellente, ma del tutto fuori luogo dal punto di vista sociologico. Provinciale perché la suddetta pratica di assegnazione di un nome proprio alle depressioni delle basse latitudini, è regolata da opportuna codifica dell’OMM. In sostanza ogni anno si sa in anticipo quali nomi, partendo da tre liste in ordine alfabetico già definite e scelte a turno, saranno assegnati agli eventi che si manifesteranno. Quando uno di questi eventi diventa disastroso, il nome viene ritirato dalla lista. In assenza di analoga regolamentazione, assente in quanto assolutamente non necessaria, scimmiottare le procedure dell’autorità meteorologica mondiale e delle organizzazioni nazionali da essa delegate è un complesso di inferiorità. Farà caldo? Pioverà molto? Chiamiamo le cose col loro nome, chi ascolta capirà e non avrà bisogno di prendersela col proprio cane o con il vicino di casa se per caso hanno lo stesso nome dell’afa o del temporale in arrivo.

Ciò detto – perdonate la filippica ma l’avevo di traverso da un po’ di tempo – qualora comunque il tempo non fosse il massimo per questo 25 aprile, vi suggerisco un piano B. Trattasi di un mega-paper pubblicato da Enrik Svensmark in materia di attività stellare e dinamiche di lunghissimo periodo della vita su questo piccolo meraviglioso Pianeta che abitiamo.

Evidence of nearby supernovae affecting life on Earth

La notizia arriva da Nigel Calder. Quelli di seguito sono gli highlights:
  • The long-term diversity of life in the sea depends on the sea-level set by plate tectonics and the local supernova rate set by the astrophysics, and on virtually nothing else.
  • The long-term primary productivity of life in the sea – the net growth of photosynthetic microbes – depends on the supernova rate, and on virtually nothing else.
  • Exceptionally close supernovae account for short-lived falls in sea-level during the past 500 million years, long-known to geophysicists but never convincingly explained..
  • As the geological and astronomical records converge, the match between climate and supernova rates gets better and better, with high rates bringing icy times.

Qui sotto invece lo schema con cui sempre Calder riassume il discorso di Svensmark.

Insomma, vita stellare prima di tutto. Il resto, per la verità molto, moltissimo altro, se ne avete voglia lo trovate ai link indicati.

Ah, tanto per finire la filippica di cui sopra, alla fine l’anticiclone arriverà e porterà certamente bel tempo, anche se tipicamente sciroccale e quindi primaverile. Ma questo, sebbene farà caldo anche nella patria di Annibale e Asdrubale, succederà perché nel frattempo arriverà quasi la neve in Marocco e acqua a catinelle, per non dire alluvionale in Francia e Spagna. Se questa i patiti dell’anagrafe la vogliono vendere per buona stagione io sono Paperino.

Quack

 

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Published inAttualità

7 Comments

  1. luigi mariani

    Caro Guido,
    ho letto oggi con attenzione l’articolo di Svensmark.

    Anzitutto l’ho trovato assai ben scritto e su questo tanto di cappello perhè nei lavori scientifici una buona articolazione e una stesura equilibrata non sono poi così frequenti (ad esempio, come ben sai anche tu, non di rado ci capita di leggere lavori fumosi e di scarsa leggibilità pubblicati su riviste “prestigiose” come Nature).

    Circa i contenuti non essendo io astronomo non sono ovviamente in grado di giudicare la metodologia impiegata per stimare il numero di supernove esplose nel periodo in esame a partire dal numero di clusters stellari.

    Mi è parso convincente nella parte dedicata agli studi di correlazione in qanto le correlazioni fra la serie storica del numero di supernove e le serie storiche biologiche si colgono bene.
    Ovvio che si tratta di archi di tempo abissali (500 milioni di anni) per cui non si ragiona certo del singolo anno.

    Debbo infine osservare che è grazie ai lavori di Shaviv e Svensmark che ho avuto modo di riflettere con attenzione su un periodo così cruciale per la vita sul pianeta come il fanerozoico. Questo rende per me interessanti questi due autori aldilà del fatto che la loro teoria dell’influsso dei raggi cosmici galattici (GCR) sul clima si riveli alla fine vincente o perdente. Va d’altronde detto che i veri scienziati sanno che alla fine saranno comunque perdenti in quanto prima o poi è nell’ordine delle cose che arrivi una teoria migliore che “manderà in pensione” quella da loro proposta.

    Grazie ancora per l’indicazione.

    Luigi

    • Luigi,
      L’argomento e’ affascinante. Spero che non ricada nelle solite logiche del pro e contro. L’arco temporale e’ del resto troppo vasto perché possa essere applicato all’attualità, come hai fatto giustamente notare nel tuo commento. D’altro canto si apre la possibilità che fattori così potenzialmente determinanti a lunghissima scala temporale possano aver un ruolo anche per periodi più brevi. Non sarebbe certo il primo esempio che vede le dinamiche di questo immenso sistema ripetersi a diverse scale spaziali e temporali con regolarità e rispetto delle stesse leggi. Dirò di più, valida o meno che sia questa ipotesi, desta comunque stupore il fatto che si possa immaginare di spiegare il funzionamento di una cosa così grande e complessa con un approccio riduttivo come quello che riconduce tutto al forcing antropico, che, a prescindere dalla sua magnitudo, e’ entrato in gioco veramente all’ultimo secondo di un giorno lunghissimo.
      gg

  2. luigi mariani

    Sospendo il giudizio sullo scritto di Svensmark (devo prima leggerlo) e inizio col dire che condivido appieno la filippica di Guido contro l’assegnazione di nomi ai nostri sistemi frontali o anticloni, una pratica che infastidisce anche me.

    D’altronde c’è un un vecchio adagio secondo cui “la moda è una farsa eccellente ma ha un unico difetto: nessuno ride perchè tutti recitano”.

    Non resta dunque che attendere che la gente smetta di recitare quest’ultima boiata (senza offesa per i celti Boi).

    Luigi

    PS: ma chi è che assegna questi famosi nomi?

    • Luigi,
      io credo di saperlo. E’ qualcuno che ha grande bisogno di dimostrare di essere qualcuno 🙂
      gg

  3. Guido Botteri

    In attesa di conferme, vorrei dire che Svensmark cipropone un nuovo indiziato, le supernovae. Discorso chiuso ? Sembra proprio di no, anzi.

  4. donato

    Il tempo è bello. Stamattina sono stato in giro per prati e boschi, oggi pomeriggio mi detico all’orto ed al giardino. La segnalazione, però, è interessantissima. Ho letto solo il “lancio” della Royal Astronomical Society e sono restato senza parole. Leggere e capire tutto il paper, però, sarà molto lungo e laborioso. A dopo per i commenti. 🙂
    Ciao, Donato.

    • donato

      errata corrige: dedico e non detico (sarà il primo sole) 🙂

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