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CO2 o non CO2

Tra pochi giorni festeggeremo il quinto compleanno di CM. Stiamo per finire la pre-scolarizzazione, nel prossimo autunno andremo in prima elementare. Eh sì, perché questo è il livello che ci è stato assegnato. Ma non siamo solo giovani e inesperti, abbiamo anche scarsa propensione all’apprendimento.

Ma, finalmente, ho capito che non è tutta colpa nostra. Se quelli bravi, anzi, bravissimi, continuano a confonderci le idee non miglioreremo mai.

Avevo letto quanto sto per far leggere anche a voi qualche giorno fa. Lì per lì avevo anche deciso di lasciar perdere, perché non avevo capito quasi niente. Dal momento che si trattava delle parole del premio nobel Carlo Rubbia, ero certo che fosse colpa mia o, nella migliore delle ipotesi, di chi aveva riportato la sua opinione.

Poi uno dei nostri lettori ha postato il link in calce ad uno dei nostri post. Questo deve aver solleticato la curiosità dell’amico Fabio, notoriamente abilissimo a scovare in rete notizie interessanti. E così ho deciso di tornarci su. Andiamo con ordine, il lancio d’agenzia in questione è il seguente:

Clima: Rubbia, non c’e’ riscontro cambiamenti-emissioni CO2
Fisico, dal 2000 calo temperatura ma CO2 va comunque diminuita

Urka! Possibile? Leggiamo (neretto mio, naturalmente):

[success]

Non e’ riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2”. Lo ha detto a Venezia il premio Nobel Carlo Rubbia. ”La situazione nuova – ha spiegato – e’ che nonostante le emissioni continuino, dal 2000 si e’ registrata una diminuzione della temperatura”. Il fisico ha osservato che il fenomeno e’ dovuto ad un effetto ‘mascheramento’, in cui gioca un ruolo ad esempio l’energia immagazzinata negli oceani. ”Non si puo’ dire che non conti la CO2 – ha concluso – che dobbiamo comunque diminuire”. Il premio Nobel ha quindi svolto un’analisi dei dati storici relativi alle emissioni di CO2. Rubbia ne ha parlato nel corso del suo intervento alla conferenza annuale della Bsi Gamma Foundation sul tema ‘The Creation of shared value: Sustainability and Finance’. ”La situazione del pianeta – ha spiegato, svolgendo un’analisi dei dati storici sulle emissioni di anidride carbonica – non e’ stabile e persistente, ma ciclica. E non e’ riscontrabile un rapporto tra i cambiamenti climatici e le emissioni di CO2”. Difatti, ha ricordato il fisico, dall’anno 2000 e’ stata osservato un calo della temperatura globale, nonostante non si sia fermata la crescita della CO2 immessa in atmosfera. ”Questo pero’ – ha aggiunto – e’ dovuto a un effetto di mascheramento, spiegabile con fenomeni come l’energia immagazzinata negli oceani, l’aerosol e il raffreddamento dovuto ai cambiamenti terrestri”. ”Per questo – ha affermato Rubbia – non possiamo dire che le emissioni di CO2 non contino e, di conseguenza, dobbiamo continuare a diminuirle, in particolare attraverso il ricorso a solare ed eolico”. ”E l’Italia – ha concluso – puo’ puntare anche sul geotermico, non ancora adeguatamente sfruttato”

[/success]

Difficile da capire vero? Conta o non conta sto dannato gas? E’ nuova o non lo è la situazione? E se sì, rispetto a cosa, quando, come? Rispetto a quello che si pensava di sapere? Rispetto a come si immagina siano sempre andate le cose? E possibile che Rubbia non sappia che contestualmente alla stasi delle temperature si sta registrando anche una stasi della crescita del contenuto di calore degli oceani? Come può essere immgazzinato lì il calore che non si trova in atmosfera?

Insomma, tutte queste domande erano all’origine della mia decisione di non riprendere il lancio d’agenzia. Facile farci un titolo ad effetto, difficilissimo giustificarlo e sostenerlo. Proprio come nel testo dell’Ansa.

Il tuttto pare sia accaduto a Venezia. Curiosamente, ormai quasi cinque anni fa era successo qualcos’altro proprio lì (da corriere.it):

Rubbia: «Un disastro le emissioni di Co2»
Il Nobel: verso una società futura dominata dal carbone, il peggiore di tutti. Il ministro Pecoraro Scanio: clima priorità planetaria

La notizia in quell’occasione era reperibile anche su media stranieri (da UPI.com):

Science News
Carlo Rubbia’s global warming warning

Erano i giorni immediatamente precedenti la conferenza sul clima organizzata dal Ministero dell’Ambiente, quella, per intenderci, delle temperature aumentate in Italia quattro volte più che nel resto del Pianeta, quella che suscitò la reazione di un nutrito numero di esperti nostrani, nella fattispecie non interpellati.

Ora c’è più CO2 nell’aria, ma fa un po’ meno caldo. Chi l’avrebbe mai detto!

Evidentemente, non è il clima l’unica cosa soggetta a continui cambiamenti. Da sempre.

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Published inAttualità

12 Comments

  1. Mario

    penso che la NASA sia chiara sul fatto che ci possono essere periodi di stallo o temporanei raffreddamenti dovuta a fattori naturali..
    La CO2 e la temperatura globale non vanno sempre di pari passo..proprio perche’ il sistema non e’ lineare..
    la cosa piu’ evidente e importante e’ che i cicli naturali non riescono piu’ a far abbassare le temperature globali come nel passato..ma solo a far rallentare il GW..
    non c’e’ da star tanto allegri..cosa succedera’ quando tornera’ il Nino o il sole riprendera’ la sua attivita?
    e’ stato dimostrato scientificamente che la CO2 riscalda l’atmosfera..e noi ne immettiamo troppa negli ultimi anni..solo coincidenza?

    • Guido Botteri

      Hai ragione, Mario, la CO2 riscalda l’atmosfera.
      Ma “quanto” e “come” ?
      E’ ben noto che ogni raddoppio fa aumentare la temperatura (immaginando – cosa assurda – che tutti gli altri parametri non intervengano) di un grado
      quindi
      quando avremo raggiunto le 400 ppm (per semplificare i calcoli), quanta CO2 dovremmo avere per avere aumenti di temperatura di 2, 3, 4, 5 o 6 gradi ? Mi fermo a 6 gradi perché Mark Lynas (che si studia in corsi universitari) ha sostenuto che 6 gradi in più causerebbero l’estinzione umana (cosa che sanno bene i Lapponi e gli Inuit e per questo NON si recano in Libia o in Egitto, per non estinguersi di colpo…)
      vediamo:
      un grado in più : 800 ppm
      ma se invece di un solo grado in più ne volessimo due ? Allora 1600 ppm
      vediamo una piccola tabella:
      +1 ………. 800 ppm
      +2 ………. 1.600 ppm
      +3 ………. 3.200 ppm
      +4 ………. 6.400 ppm
      +5 ………. 12.800 ppm
      +6 ………. 25.600 ppm
      chiaro ?
      spero di sì.
      Ora, vediamo quante fonti fossili dovremmo bruciare per raggiungere queste ppm:
      dunque, dall’inizio dell’era industriale ad ora siamo passati da 280 a qualcosa di meno di 400 (390 e dispari), dunque tutto il carbone, il gas e il petrolio bruciati finora hanno “contribuito” (insieme a cause naturali) ad aumentare le ppm di meno di 120 ppm (trascuro i dispari).
      Vogliamo dire un’eresia ? Attribuiamo (e non è vero) l’intero aumento di CO2 “solo” alle attività antropiche.
      Dunque, se tutta la storia dei motori ecc. ci ha fatto produrre meno di 120 ppm, mi spieghi, Mario, di grazia, come cavolo riusciremmo, anche volendo, a portarci a 800, e cioè a produrne altre 400 ? E poi mano mano ai successivi valori di CO2 (irraggiungibili con attività umana, ma forse non irraggiungibili se agiscono cause naturali, invece, visto che la CO2 è stata anche su valori di migliaia di ppm, in un lontano passato non attribuibile all’uomo, che non esisteva ancora)
      Ti rendi conto dell’impossibilità della cosa ?
      Ora, agendo sulla CO2, possiamo solo sperare di modificare qualche decina di ppm…vogliamo essere ottimisti, dire un centinaio… ma quali caspita di (costosissimi) interventi dovremmo fare per incidere sulla temperatura attraverso questo sistema assolutamente inefficace ?
      A questo punto tu mi dirai:
      ma ti sei limitato a considerare la CO2 ! Appunto, è quello che fa la lotta alla CO2, si comporta come se il problema della temperatura consistesse nella (sola) CO2…
      E i feedback ?
      I feedback non sono CO2, e il fatto che all’aumento della CO2 non si sia avuto, in questi anni, un aumento della temperatura dimostra che semmai si sono opposti ad un aumento, che la CO2 di suo, avrebbe determinato.
      Diciamo una cosa seria:
      la CO2 conta assai poco
      la questione della temperatura si gioca su altri parametri, e la testardaggine a concentrarsi sulla CO2 ci ha fatto solo perdere tempo e investimenti di ricerca su campi molto più significativi.
      Chi ha voluto fare la guerra alla CO2 (forse per ben altri motivi, ma qui mi fermo) ha la responsabilità del fallimento delle azioni di mitigazione, e di aver fatto sprecare un mare di denaro all’umanità, creando una voragine paurosa di posti di lavoro, e contribuendo a buttarci in una crisi da cui non ci solleveremo con la politica delle brioche (rinnovabili).
      S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche
      traduco per chi non conosce il francese tecnico 🙂
      se abbiamo poca energia, vorremmo forse uscire dalla crisi producendo da (costose) fonti rinnovabili ?
      imho

  2. licaone s.n.d.

    Il nobel Rubbia non era anche quello delle centrali solari da realizzare (o realizzate) in Sicilia e in Spagna usando sali portati a fusione nel fuoco di specchi parabolici che concentravano la radiazione? Dove trovo qualche chiarimento sul prosieguo di questa sperimentazione?

    • Alex

      Si, articolo molto intertessante, ma del 2007. Che cosa e’ successo nel frattempo?

      Poi non scordiamoci che si tratta di due lobbisti (indubbiamente autorevoli) che caldeggiano due diverse tecniche (o forse teorie) di sfruttamento del solare.

      Io, fino a che non verranno raggiunti questi mitici rendimenti che faranno del solare un’ alternativa valida senza sovvenzionamenti, resto scettico.

    • Guido Botteri

      Vorrebbero tappezzare il Sahara di specchi… ma nel Sahara non ci sono formidabili tempeste di sabbia ? Che ne sarebbe degli specchi ?
      Il solare ha dato molti problemi in America, e non mi convince. Ho solo fornito a Licaone informazioni che chiedeva.
      Sono (molto) scettico anch’io.

    • licaone s.n.d.

      I 2 art. sono evidentemente in contrasto ed io nel mio piccolissimo mi sono perso inevitabilmente di fronte a Carnot-&, ma ho isolato il pezzo: ……..”Lo stesso Rubbia nell’intervista televisiva ha brillantemente evitato l’argomento passando a parlare di installazione di grandi impianti nel deserto del Sahara. E’ infatti li che si può sperare di ottenere la competitività. Pertanto è molto discutibile il fatto di mettere fondi pubblici a incentivare una tecnologia di cui non esistono esempi in Italia e che nel migliore dei casi dovrà essere applicata nel Nord Africa, ripetendo così nel solare i rischi connessi alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico che oggi affligge il sistema italiano.”……… che, per quanto ricordo, mi fece sobbalzare: con quello che è successo (e oggi continua a succedere) andiamo a mettere l’eventuale futuro energetico sulla punta delle scimitarre sahariane?????
      Dal video successivo, vedendo dissertare la ministra e immaginando chi comandasse al ministero, credo di capire quale radioso futuro ci aspetta con le rinnovabili. Un premio IGNOBEL per il sor carlo, no?

    • Guido Botteri

      Condivido le tue perplessità sul mettere il nostro futuro energetico in altre mani, nel caso che andasse bene.
      Ma è una tecnologia che avrà successo ? L’ho detto, nel Sahara ci sono le tempeste di sabbia, sai che piacere a pulire i tanti km quadrati di specchi sporchi di sabbia !
      Ho i miei dubbi che questa tecnologia, che ha dato cattiva prova di sé in America, possa comunque avere una buona riuscita nel pur soleggiatissimo Sahara.
      A chi se ne fosse scordato, vorrei ricordare le vicende fallimentari del SEGS e del Solar-2 (il Solar-1 andò distrutto quando un milione di litri di therminol andarono a fuoco).
      (fonte: “L’illusione dell’energia dal Sole” di Franco Battaglia, pag 91)

    • licaone s.n.d.

      La “primavera araba” GARANTISCE una radiosa prospettiva energetica all’Europa!
      Ammesso e non concesso che si superino tutti i problemi tecnici, un’ipotesi potrebbe essere di dare la gestione-pulizia-difesa degli specchi ai tuareg-& opportunamente istruiti previo regalo-attivazione, onde illuminare, ad esempio la megalopoli del Cairo.
      Il sito per le candidature IGNOBEL?

    • Fabio Spina
    • Guido Botteri

      Povera Grecia, ma allora la vogliono proprio rovinare !
      Secondo me.

  3. Crescenti Uberto

    Bisognerebbe chiedere al premio Nobel perchè è necessario diminuire la CO2 se non interferisce sul riscaldamento del nostro Pianeta. Verrebbe da pensare che è interessato allo sviluppo delle fonti alternative di energia. E poi, come si possono fare considerazioni climatiche su un intervallo di tempo così limitato (gli ultimi dieci anni), quando le scienze geologiche e quelle storiche ci insegnano che le variazioni ci sono sempre state con evoluzioni cicliche su intervalli di tempo ben più ampi.
    Uberto Crescenti

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