No, no… allora non vengo. Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?

Ecce Bombo, era il 1978, ben 14 anni prima della conferenza di Rio del ’92. Ora siamo prossimi a Rio+20, ma il dubbio è rimasto lo stesso. Del resto l’appuntamento è mondano, quasi estetico, lecito quindi avere dubbi al riguardo. Però, al termine di lunghe riflessioni, pare che la gran parte delle incertezze sia ormai fugata.

Dall’ANSA:

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Se dipendesse dai brasiliani, Rio+20 comincerebbe con i peggiori auspici: uno studio divulgato dal ministero dell’ Ambiente mostra che il 78% degli abitanti del Paese sudamericano ignora completamente l’esistenza della Conferenza internazionale dell’Onu sullo sviluppo sostenibile, che si svolge fino al prossimo 22 giugno a Rio de Janeiro.

Il rischio di un fiasco, del resto, aleggia sulla testa dei 115 capi di Stato e di governo attesi all’evento.

Lo ha confermato da ultimo il presidente francese, Francois Hollande, preoccupato che ”altre emergenze”, associate a un sentimento generale di ”indifferenza”, possano impedire di arrivare ad accordi concreti sul futuro ambientale del pianeta.

A offuscare l’importanza del summit sarebbe soprattutto la crisi finanziaria internazionale: con i gravi problemi economici correnti – sottolineano molti osservatori – difficilmente i Paesi partecipanti potrebbero accettare sacrifici e investimenti a lungo termine all’insegna della cosiddetta ‘economia verde’.

Anche per questo le trattative per arrivare a un documento finale, cominciate da vari mesi a New York, sono tuttora lontane da una conclusione certa. Persino il segretario generale delle Nazioni Unite per Rio+20, il cinese Sha Zukang, ha ammesso che sara’ ”molto difficile” arrivare a un accordo comune.

Sul successo dell’iniziativa pesano poi le tante assenze importanti: a partire dal presidente Usa, Barack Obama, passando dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, e dal primo ministro britannico, David Cameron.

Chi invece ha marcato presenza, scatenando una scia di contestazioni, e’ il presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad: il Centro Simon Wiesenthal e altre organizzazioni israelite del Brasile hanno rivolto un appello affinche’ gli altri partecipanti boicottino la presenza del numero uno di Teheran.

Polemiche a parte, Rio de Janeiro si trasforma per dieci giorni nella capitale mondiale dell’ambiente.

I leader globali – tra gli altri anche il presidente russo, Vladimir Putin – cercheranno di dare risposte a problemi come effetto serra, inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici e aumento del livello degli oceani. L’Onu ha rivelato per esempio che la deforestazione e’ aumentata al punto da provocare costi piu’ alti all’economia mondiale di quelli causati dalla crisi finanziaria del 2008.

Il Brasile, oggi sesta economia del pianeta e da sempre custode del ‘polmone verde’ della terra, pur con tutte le sue contraddizioni – come le discariche a cielo aperto e l’assenza, anche nelle grandi capitali, di fognature e impianti di trattamento delle acque di rifiuto – tenta di fare la sua parte e di proporre una possibile ricetta. Per la presidente Dilma Rousseff, la ”grande sfida” di Rio+20 e’ quella di ”trovare un modello che metta insieme sviluppo sostenibile, crescita economica e inclusione sociale”.

Parole che pero’ suonano come contraddittorie alle orecchie dell’ex ministro dell’Ambiente e paladina dell’Amazzonia, Marina Silva, secondo cui la ”sete di consumo” sta portando la societa’ a ”sterminare il futuro”.

Per raccogliere questa e altre manifestazioni di insoddisfazione, Rio+20 contera’ anche su una contro-conferenza, la cosiddetta ‘Cupola dei popoli’, aperta alla societa’ civile e alla quale sono attese, secondo gli organizzatori (circa 200 ong ambientaliste e movimenti sociali di tutto il mondo), almeno 15mila persone.

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Chissà se qualcuno di questi 15.000 giovani e forti si è chiesto quanto possa essere sostenibile la sua partecipazione. Ma no, lo fanno per noi. E pensa che soddisfazione inneggiare alla salvezza del Pianeta insieme a quell’anima candida di Ahmadinejad.

Si sente puzza di fiasco, dicono. E così quelli con l’olfatto fino se ne stanno a casa. E si nota. Gli altri si divideranno tra chi se ne starà in disparte e chi si agiterà consapevole di fare un figurone ma di non doverci mettere sopra neanche un centesimo. E si noterà.

Ecce Bomboooooo…..

 

 

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Author: Sancho Senza Panza

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5 Comments

  1. A tre giorni dalla conclusione della Conferenza internazionale di Rio si teme che l’evento si trasformi in un clamoroso flop. Parola di inviata del giornale radio RAI a Rio (GR1 ore 13,00 del 19/06/2012). Segue accorata intervista alla rappresentante italiana del WWF che manifesta tutto il suo disappunto e tutta la sua delusione verso un’umanità che non vuole saperne di orientarsi verso lo “sviluppo sostenibile” e una classe politica che, con altrettanta testardaggine, si rifiuta di investire nella “green economy” intesa come una radicale trasformazione dell’attuale sistema economico in un’economia che abbia come fine ultimo lo “sviluppo sostenibile”. Il fallimento della Conferenza, proseguiva la rappresentante del WWF, rappresenterebbe il fallimento di tutte le politiche che hanno messo al centro dell’interesse generale l’ambiente, l’eco-sostenibilità, la partecipazione del territorio alle scelte politiche, ecc. ecc..
    Mi rendo conto che l’espressione “sviluppo sostenibile” è bella, però, ho l’impressione che la gente (nel senso che a tale sostantivo si dava ai tempi di Ecce Bombo 🙂 ) solo ora si stia rendendo conto di ciò che essa realmente significhi. E non mi sembra che sia tanto disposta ad accettare le rinunce ed i sacrifici che sottendono lo “sviluppo sostenibile”. Se poi si pensa alla partecipazione del territorio alle scelte economiche, politiche e di sviluppo, il pensiero corre subito ai NO-TUTTO e il cerchio si chiude.
    Il guaio di tutto ciò è che, a farne le spese, sarà quelle cultura del rispetto ambientale che tanto faticosamente si era riusciti a far acquisire alla popolazione e che ora il radicalismo di certe posizioni, costringerà in un angolo. Quando si esagera, è normale che alla fine si butti via l’acqua sporca insieme al bambino.
    Ciao, Donato.

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  2. Se c’è Ahmadinejad vuol dire che anche i negazionisti, quelli VERI hanno il loro spazio e la loro importanza, nel quadro di una democrazia sovranazionale compiuta e matura, e noi scettici della mutua dobbiamo solo starcene ZITTI e imparare da “quelli bravi” e alati.

    /sarc=off

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  3. dall’articolo ANS(I)A:
    “L’Onu ha rivelato per esempio che la deforestazione e’ aumentata al punto da provocare costi piu’ alti all’economia mondiale di quelli causati dalla crisi finanziaria del 2008.”
    Sapete bene come io sia un sostenitore della pantumazione, ma questa frase, mi domando, su quali dati reali si basi.
    Che si parlasse di un pericolo futuro, legato alla riduzione eccessiva delle foreste, potrei anche capire
    ma
    qui si parla di “costi”
    cioè
    la deforestazione sarebbe fatta a svantaggio economico (da dei masochisti, immagino, ma direi che i masochisti, eventualmente, stanno dall’altra parte)
    e questo danno sarebbe addirittura “più alto” di quelli della crisi finanziaria.
    Stiamo parlando di aspetti prettamente economici, di costi, badate bene.
    Vorrei che costoro specificassero i danni attuali concreti che vedono (e che io non vedo).
    Perché poi tanta gente legge l’ANSA e ci crede, e si forma strane idee.
    Secondo me.

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  4. A proposito di vengo…non vengo, di poco fa:
    “CLINI: “IMPEGNI CRISI, MONTI NON CI SARA'”. […]Mario Monti. La sua presenza era stata annunciata, ma poi ha deciso di rimanere a Roma “a causa dell’importante riunione con leader Ue negli stessi giorni del vertice di Rio e affrontare la crisi finanziaria che va combattuta con scelte radicali”, ha fatto sapere il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che ha però ricordato che il governo italiano sarà rappresentato a Rio”. http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-9bdbd2cf-dbe7-4140-babc-af53179453cd.html
    Per i leader europei ed Obama è più importante l’incontro sulla crisi economica che quella ecologica, dal tema dello “sviluppo sostenibile” siamo passati a al “non sviluppo insostenibile”, addirittura la priorità del pianeta è divenuta la crescita economica. Sarà per questo che allo “sviluppo sostenibile” si è sostituito il termine “green economy”, nel senso di valorizzare il green per spingere i consumi. Non sarà che per andare verso il “rispetto dell’ambiente” occorre il benessere invece della “decrescita felice” (come volevano farci credere)?

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  1. Climatemonitor - [...] una certa depressione tra gli attivisti che gonfieranno i numeri della partecipazione all’evento, lo abbiamo già detto. Se i…

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