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Molte scomode bugie

[photopress:schermata10_1.png,thumb,alignleft]Nei mesi scorsi avevamo avuto modo di commentare quanto fosse ingiustificata la credibilità concessa all’evento mediatico dell’anno, la pubblicazione della fiction “An inconvenient truth” di e con (come si addice alle produzioni cinematografiche) Al Gore. Appena pochi giorni fa l’Alta Corte britannica ha sollevato forti dubbi sull’opportunità che il documento fosse proiettato nelle scuole inglesi, perché eccessivamente politicizzato, chiaramente a senso unico, ingiustificatamente allarmista e, questo forse il male peggiore, scientificamente errato in molti dei contenuti, al punto di operare una sorta di lavaggio del cervello ai giovani scolari.

Il tono di catastrofe che domina il film va infatti oltre le conclusioni cui è giunto il Panel intergovernativo delle Nazioni Unite, facendo affermazioni che non trovano riscontro neanche nelle più apocalittiche previsioni. Ma di questo nessuno all’IPCC si è lamentato. Anzi, val la pena ricordare che proprio uno dei componenti dell’organizzazione, il Dott. Steven Schneider, ha affermato che è necessario creare scenari paurosi, fare semplificazioni e creare sintesi drammatiche, tralasciando i dubbi che si hanno. Alla faccia della scienza. Evviva la comunicazione efficace. La giustificazione che questo sia necessario per far passare un messaggio non è accettabile. Questa è mistificazione, è presunzione, è convinzione che il popolo bue, in quanto tale, debba essere “educato”, costi quel che costi. Nel caso dell’affair del riscaldamento globale, si potrebbe anche dire renda quel che renda…purché renda.

Rubo un’idea al romanzo di Michael Crichton “Stato di Paura”. Se non si può gridare “al Fuoco!” in un cinema se il fuoco non c’è, perché si può gridare alla catastrofe mondiale se questa è tutta da dimostrare? Nel primo caso si corre il rischio di essere incriminati per procurato allarme o turbativa della quiete pubblica, nel secondo ti premiano con il Nobel per la Pace. Lo fa il parlamento norvegese per il tramite di un comitato di cinque membri all’uopo nominati. L’attribuzione del premio per la Pace infatti, avviene ad Oslo, non a Stoccolma come accade per gli altri premi, assegnati invece dall’Accademia Svedese delle Scienze e dall’Istituto Karolinska. E’ dunque un premio politico, per il tramite del quale si fa politica, come fa politica l’IPCC, come fa politica (soprattutto economica) Al Gore.

E’ la seconda volta in pochi anni che il premio va al settore ambientale. Nel 2005 fu premiata l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Oggi si premia uno pseudo ambientalista al quale sarebbe interessante chiedere cosa pensa proprio dell’energia atomica. Sarà per il cambiamento climatico, ma non mi sembra che abbiano le idee molto chiare su cosa sia l’ambiente e, ancora meno, su cosa sia la Pace.

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Published inAmbienteAttualitàClimatologia

27 Comments

  1. […] non sia altro che un modo per riproporre nuove tasse planetarie (vi ricordate la Carbon Tax?), per controllare le masse, per ordinare la vita dei cittadini, per terrorizzare la gente con inesistenti crisi che […]

  2. […] del riscaldamento globale (ci ha risparmiato Katrina, non deve essersela sentita dopo la pesante bocciatura dell’Alta Corte Britannica). A questo link trovate un approfondimento. Del resto, quale occasione migliore del lancio della […]

  3. 1929 - Ernesto Villoresi

    Incredibile, ora si cerca di far passare il GW come una semplice “abbaglio” dato dalle isole di calore. Alè, la disinformazione avanza!

  4. Andrea

    Mah, egregio sig. Guido ,per poter affrontare, e speriamo risolvere un problema che rischia di compromettere l’ esistenza dell’umanità bisognerà pur che la politica crei una nuova coscienza nei cittadini. Mi pare che questo compito possa solo essere svolto dalla politica alla quale bisognerà anche perdonare qualche imprecisione scientifica o qualche secondo fine o interesse personale che poi alla fine credo che ciascuno di noi abbia.
    O si può pensare che i cittadini formino la loro coscienza e quindi i loro comportamenti solo leggendo le riviste scientifiche in inglese?
    E poi mi consenta, il problema delle isole di calore è ben noto ma i trend di incremento termico sono talvolta ancor più significativi in zone ben lontane dagli agglomerati urbani (zone montane, artico, ecc…)
    Un saluto a tutti
    Andrea

  5. […] cambia ne trovate molti in queste pagine, per citarne uno tra gli ultimi pubblicati, potete leggere questo. Recentemente sono apparsi un paio di articoli, rispettivamente su Telegraph e The Associated Press […]

  6. Non ci si può nascondere dietro ad un dito.
    Se l’assegnazione contestuale del premio a due soggetti così diversi rischia di privare il premio stesso del suo significato, questo accade perché il più meritevole dei due soggetti ha sposato la causa politica ed economica del primo, adottandone inoltre le strategie di comunicazione, ponendo la necessità di raggiungere l’effetto più dirompente possibile con le proprie affermazioni, su un piano addirittura superiore alla validità scientifica delle affermazioni alla base del proprio lavoro. Questo è inaccettabile. Se il processo di revisione delle ricerche fosse così rigoroso, non avremmo mai visto l’Hockey Stick di Mann, leggeremmo nei rapporti anche le opinioni degli scienziati dissenzienti (che non sono tutti al soldo dell’industria energetica, visto che molti erano a loro volta nel Panel, lo hanno lasciato e ciò nonostante vedono ancora i loro nomi tra i 2500 e passa autori dei vari rapporti), e non avremmo mai visto le conferenze stampa della pubblicazione dei Summary for Policy Makers con un anticipo di mesi rispetto al rapporto completo (credo che sarebbe dovuto avvenire il contrario, come minimo).
    Il rapporto di causa effetto tra la concentrazione di CO2 e la temperatura è ancora scientificamente una correlazione, mentre il fenomeno delle isole di calore nelle aree urbane è chiaro come il sole; nonostante questo per il primo pur grave problema si mobilitano i governi, del secondo non ne parla nessuno. Si applicano coefficienti di correzione che “controllino” la qualità delle osservazioni nelle aree urbane che, accogliendo la stragrande maggioranza delle stazioni di rilevamento non possono che segnalare una tendenza al riscaldamento. Che c’è, indubbiamente, ma non mi sembra si faccia molto per tentare di attenuarla.
    Ho letto con molta attenzione ed interesse l’articolo che delinea i tratti fondamentali della storia e delle finalità dell’IPCC. Al riguardo credo sia opportuno aggiungere qualche informazione, perché il quadro sia chiaro.
    L’agenzia nasce nel 1988, sotto la spinta dell’allora commissione Brundtland. Il primo rapporto risale al 1990 e si occupa soprattutto di come catturare e immagazzinare l’anidride carbonica. La svolta avviene nel 1995 con la presentazione del secondo rapporto da cui è poi scaturita la spinta politica alla nascita del protocollo di Kyoto. In questo rapporto furono apportate alcune sostanziali variazioni all’ultimo momento da autori come Santor, Houghton, Cutajar senza consultare gli altri scienziati. Furono cancellate tutte la parti che esprimevano dubbi sul riscaldamento globale. Come risposta a metà del 1996 molti scienziati firmarono concordemente una dichiarazione di smentita delle conclusioni dell’IPCC. Ma il rapporto sortisce ugualmente i suoi effetti: i finanziamenti per i progetti di ricerca sui cambiamenti climatici aumentano di nove ordini di grandezza, si passa da 460 milioni di dollari a 3,2 miliardi. Nello stesso anno cominciano le defezioni dall’agenzia, il primo ad andarsene è Lindzen, del MIT.
    Nel 2001 arriva il terzo rapporto, ormai decisamente orientato all’allarmismo. Continuano le defezioni, nel 2005 tocca a Landsea e Zillman; il primo in particolare, maggior esperto mondiale di uragani, giudica inaccettabile l’affermazione che il numero e la violenza degli uragani sia in aumento a causa del GW. Lui ritira la firma dal rapporto, le affermazioni restano. Arriva l’ultimo rapporto nei primi mesi di quest’anno. Molta televisione, moltissima stampa, un premio oscar all’uomo immagine e l’anidride carbonica scambiata alla borsa del carbon trading a a 20 dollari la tonnellata. Il 60% di questi scambi avviene a Londra, il Working Group 1 dell’IPCC (il gruppo che cura le basi scientifiche dei lavori) ha sede all’Headley Centre in Inghilterra, ovvero l’articolazione che studia il clima dello UK Met Office il Servizio Meteorologico di Sua Maestà. Il vincitore del premio Nobel è il consigliere climatico di Sua Maestà. Il rapporto Stern (dal nome del suo curatore) pubblicato nel 2006 che ci ha detto quanto costerebbe fare e quanto costerebbe non fare, è stato commissionato dal governo di Sua Maestà e finanziato da due note multinazionali del petrolio.
    In tutto questo non ci sarebbe niente di strano, se si ammettesse che si tratta di politica economica e non si pretendesse di farla passare per volontà di salvare la terra dall’uso pessimo che ne facciamo. Questa volontà, se veramente esiste è da qualche altra parte.

  7. claude andreini

    Non penso di mancare di rispetto non allineandomi sulle posizioni di persone che non la pensano come me. Percio, innanzi tutto non paternalizzare e nemmeno dare lezioni di rispetto, con o senza pane e vino, che è meglio bere cordialmente.
    Dopo, se a me sembra evidente che il pianeta sta soffrendo di una nostra gestione imbecille, è altrettanto evidente che il Signor Al Gore ha ricevuto un premio alquanto Non meritato. Però l’importante non è il premio a Gore a parere mio, bensì il messaggio “subliminale” dato alla massa ossia che una instituzione molto importante come il Nobel abbia focalizzato l’attenzione sulla necessità di un cambiamento radicale della gestione ambientale da parte del politico e una maggior sensibilità del pubblico.L’importante è che la gente, condizionata da una informazione costruita a base di giochi per analfabeti e fatti di cronaca nera, abbia recepito che si è premiato un impegno , almeno ufficiale, per la salvaguardia dell’ambiente. Chi può pensare che Kissinger, distruttore di popoli e anima nera della Cia, si sia mai meritato lo stesso premio? Solo che era sicuramente un modo per accelerare la fine della guerra in vietnam.
    Comunque se 17.000 scienziati hanno firmato contro il protocollo di Kyoto, sono per me delle persone che si fermano alla compilazione di dati, certo scientifici ma non per questo infallibili. Invece è un certezza che le potenti multinazionali trovano scienziati pronti a “provare” tutto e il suo contrario con tanto di protocolli rigorosi a colpi di assegni esuberanti. Ne ho avuto una esperienza quando ho tentato di impedire una lottizazzione sotto una linea ad alta tensione. Una parte dava misure che rilevavano un alto pericolo elettromagnetico e la parte pagata dal fornitore, guarda caso, rilevava un quasi totale incontaminazione! Nel dubbio, sarebbe meglio astenersi.
    C.Andreini

  8. Andrea

    Ho avuto anch’io un impressione di eccessivo catastrofismo in relazione al documentario di Al Gore. Ma credo che questo non debba disturbare più di tanto. E neanche secondo me deve disturbare una certa strumentalizzazione ai fini politici. Il problema per conto mio è un altro e cioè che alcune considerazioni fatte nel documentario (non tutte)sono maledettamente vere e questo basta e avanza per farmi preoccupare seriamente.
    Purtroppo però finora la politica mondiale non dà la sensazione di saper gestire il problema. E neanche i cittadini che sono mal disposti a cambiare i propri stili di vita.
    Qui sta il nocciolo della questione
    Un saluto a tutti
    Andrea

  9. zolla

    Come al solito il Dott. Ernesto Villoresi si esprime con un rigo di parole…..piu1 concentrato della passata….
    Dicci qualcosa di piu` concresto altrimenti la tua presenza qui e` sterile!
    Grazie!

  10. 1929 - Ernesto Villoresi

    Un grande quotone per claude andreini. Pane al pane, vino al vino

  11. zolla

    la parte mancante al mio precedente post…..???

    Mentre Gore si vanta del fatto che tutti gli scienziati accreditati concordano con la sua teoria, sono almeno 17 mila gli scienziati americani che hanno sottoscritto una petizione contro il protocollo di Kyoto. La petizione, che circola dal 1998, è corredata da articoli specialistici sugli effetti ambientali del CO2 di Sallie L. Laliunas e Willie Soon, astronomi di Harvard, e da una lettera di Frederick Steitz, ex presidente dell’Accademia delle Scienze USA e presidente d’onore della Rockefeller University.

  12. zolla

    Carissimo Claude,

    se siamo qui a discutere significa che nessuno e` convinto che le cose vanno bene, altrimenti saremmo tutti al mare o a prenderci un bel drink invece di stare qui per un confronto cordiale e costruttivo.
    Qui non trovi gente che legge un articolo e si fa un`opinione…qui c`e` gente (almeno per quanto mi riguarda )che divora quotidianamente informazioni e dati su questo problema e su altri, quindi non permetterti piu` di dare per scontato che chi scrive qui sia ebbete !
    Una delle cose che mi fa pensare che c`e` qualcosa che non quadra e` proprio questa:
    >

    oltre al dott. Guidi sto ascoltando circa 17mila scienziati….che ne pensi?
    Un pochino di rispetto , imparate a frequentare i blogs e i forum per favore!
    Grazie.
    Roberto Antonelli

  13. claude andreini

    sono stupito dalla percentuale di persone convinte che tutta vabbene sulla terra in questo sito. Sono altrettanto rammaricato di leggere che le persone parlano di ambiente solo attraverso la lettura di una lettera di un meteorologo o di un film. Una volta il contadino riusciva a prevedere l’anno guardando il senso delle scintille spigionate da un fuoco un certo giorno dell’anno. Adesso si direbbe che nessuno è capace di osservare quanto succede attorno a se stesso. Sono triste di vedere la scissione manicheista fra chi pensa in un modo e chi sostiene che quello non è un parere ma una bugia. A prova che se qualcuno è manipolato da una parte, di certo non lo è meno quello che deride e nega a colpi di articoli che parlano di bugie altui e grande verità propria alla Guido Guidi,dall’altra. Personalmente mi sembra impossibile di non pagare le conseguenze della nostra insensata civiltà industriale, mi sembra assurdo negare la moria di animali che vivono in ecosistemi particolareggiati incapaci di tamponare cambiamenti così veloci. Certo tutto si può contestare. Ai giorni d’oggi il negativismo è di moda . Il futuro ci dirrà chi ha ragione. A condizione che ci sia qualcuno per ascoltarlo.

    C.Andreini
    Insegnante di biologia

  14. ZOLLA

    Carissimo Ernesto Villoresi ,
    sarebbe cosi` gentile da spiegare dove vede invidia in queste parole?
    Invidia per non aver ricevuto un Nobel per la pace?
    Lasci esprimere liberamente le persone e se deve fare qualche commento che sia quantomeno costruttivo, io l`ho vista postare sempre una o al massimo 2 righe e devo dire che nei suoi post ho letto una certa invidia e acidita` proprio nell`esiguo numero di parole che ha usato per esprimersi.
    E come dicono i politici oggi :
    “Detto questo” lasciatemi aggiungere che concordo con la teoria contro gli allarmi ingiustificati di qualunque
    genere essi siano……medidate gente,medidate ….

  15. 1929 - Ernesto Villoresi

    Ora mi sono firmato con nome e cognome, quindi posso ribadire la mia opinione?

    A me sembra di leggere in queste righe molta “acidità”, oseri dire “invidia”

  16. Anna

    Finalmente una voce fuori dal coro! Sono perfettamente d’accordo con lei

  17. renato dalpiaz

    Che dire? Chi urla di più, ha sempre più audience e in questo mondo, oggi, pare che conti solo quella (l’audience). Ma non è detto che sia così per sempre…
    potrebbe anche andare peggio, ma dietro l’angolo ci sono anche le liete sorprese come la capacità delle persone di ragionare con la propria testa.
    Ad maiora!

  18. Fabry18

    completamente d’accordo con lei, complimenti.

  19. Filippo Turturici

    Quello che è strano, sul piano politico, è che da vice-presidente Al Gore (nell’amministrazione Clinton) fu in sostanza protagonista nel biennio 1998-’99 di 3 bombradamenti “mirati” (Irak, Sudan, Afghanistan) ed una guerra (Serbia-Kosovo): non è un giudizio sulla politica americana, anzi spero di non deviare la discussione, però sembra che nessuno a Oslo se ne sia ricordato, trattandosi del nobel per la pace…
    Dal punto di vista scientifico, sappiamo bene quali forzature presenti il rapporto IPCC per i media ed i “policy makers”, esagerando ciò che conveniva e tralasciando che che era sconveniente: ma, se invece guardiamo ai reali documenti prodotti, abbiamo un punto di vista prettamente scientifico, discutibile e pesabile su basi più scientifiche che politiche; cosa c’è invece dietro la fantascienza di Gore, se non pura politica e paurose forzature (in alcuni casi vere e proprie negazioni della realtà)?

  20. Davide Depaoli

    Non ho parole,è tutto per la sua ascesa alla CASA BIANCA

  21. Alpinia

    Mi stupisco dei Norvegesi, che dal punto di vista ambientale sono avanti ANNI LUCE rispetto agli Stati Uniti. Certe cose dovrebbero essere soppesate col il giusto peso da persone competenti, solo che quando c’è di mezzo la politica….

  22. Aldo Meschiari

    Sono d’accordo.
    siamo di fronte ad un uso politico del premio nobel per la pace!

    saluti

  23. gurrisi salvatore

    Posso capire l’assegnazione del Premio Nobel per la pace all’IPCC ma francamente non lo posso ammettere per Al Gore. Il suo film serve solo a fare del terrorismo ambientale senza alcun fondamento scientifico che si vorrebbe far passare per vera Scienza e divulgare anche nelle scuole a scopo didattico.
    Inoltre è vergognoso come il TGI delle ore 20 ha dato la notizia. Le solite immagini di uragani che flagellano le coste, di ghiacciai che si sciolgono, di terreni arsi dalla siccità, di isole sommerse dal mare, ecc. ecc., il tutto addebitato al G.W.
    E per finire in bellezza, anche la frana di una delle cime delle Dolomiti è stata messa in conto, secondo il parere di alcuni esperti non meglio specificati, all’effetto serra.

  24. 1929

    A me sembra di leggere in queste righe molta “acidità”, oseri dire “invidia”

    Il lettore che si firma 1929, da oggi, se vorrà continuare a commentare dovrà fornire un indirizzo email valido e magari fornire nome e cognome. Guidi, da professionista qual è, mette la sua firma, e quindi si espone in prima persona ai commenti. E’ buona educazione, oltre che una regola valida su questo blog, firmare i propri commenti e fornire email valide. Questo, ovviamente, vale per tutti ma, lasciatemelo dire, in particolare per 1929.

    Il Webmaster

  25. A.M.

    il Dott. Steven Schneider, ha affermato che è necessario creare scenari paurosi, fare semplificazioni e creare sintesi drammatiche, tralasciando i dubbi che si hanno

    Il terrore è lo strumento politico più efficace. Non me ne lascerò privare soltanto perché una massa di stupidi smidollati borghesi pretende di esserne offesa

  26. A.M.

    sono ovviamente d’accordo.
    Già fioccano adesso le candidature per Gore presidente, e chissà che non gli diano anche la presidenza della Apple….

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