Buonanotte Global Warming

Come avete dormito stanotte? Male, suppongo. Troppo caldo, specie per chi vive in città. É questo il riscaldamento globale?

No.

Lo diventa forse se le notti insonni si susseguono e se magari succede la stessa cosa anche l’anno prossimo?

Neanche.

Piaccia o no alla facile propaganda catastrofista, la temperatura superficiale, specie quella notturna, é un pessimo tracciante del riscaldamento globale, ovvero della sua realizzazione per accrescimento dell’effetto serra, che di fatto é invece da associare ad un aumento del contenuto di calore del sistema nel suo complesso.

John Christy, con uno splendido esempio di comunicazione scientifica, ha spiegato perché durante un’audizione al senato americano. Di seguito trovate il video e la traduzione di una parte del suo intervento. Tutto il resto é al link in fondo all’articolo. Buona lettura.

[success]

3. NUOVE INFORMAZIONI SUI PROCESSI DI TEMPERATURA DI SUPERFICIE

Generalmente, il problema del riscaldamento globale è affrontato prendendo in considerazione la temperatura superficiale (Tsfc) come se fosse un campione da cui si può misurare l’impatto sul clima del riscaldamento aggiuntivo dovuto all’aumento dei gas serra. Fondamentalmente, la variabile adeguata alla misura è il contenuto di calore, o la quantità di energia termica (misurata in joule) nel sistema climatico, soprattutto negli oceani e nell’atmosfera. Perché la base di misura per la rilevazione di riscaldamento da effetto serra è il numero di joule di energia che si sta accumulando nel sistema climatico rispetto a quanta se ne sarebbe accumulata naturalmente. Questo è veramente un “gran” problema (vedi la testimonianza alla camera del Dr. Judith Curry, 17 Nov 2010), perché non sappiamo quale sia l’accumulo che può avvenire naturalmente.

Purtroppo, la discussione sul riscaldamento globale è focalizzata sulla Tsfc anche se quest’ultimo è influenzato da numerosi altri processi oltre l’accumulo di calore nel sistema climatico. C’è molta documentazione sui problemi, ed è in gran parte concentrata sui cambiamenti nell’ambiente a livello locale, vale a dire edifici, asfalto, ecc. Ciò significa che l’uso della Tsfc, misurata oggi, come proxy per il contenuto di calore (la reale variabile serra) può portare a una sovrastima del riscaldamento da effetto serra se si presume che i due [Tsfc e contenuto di calore] siano troppo strettamente correlati.

Un nuovo paper del mio collega dell’UAHuntsville, il dottor Richard McNider (McNider et al. 2012) ha investigato sulle ragioni per cui le temperature massime diurne (Tmax) non sono in realtà cresciute molto, mentre le temperature minime notturne (Tmin), mostrano un aumento significativo. Ciò è noto da tempo ed è stato osservato in diverse zone del mondo (per esempio California – Christy et al. 2006, East Africa – Christy et al. 2009, Uganda – dati appena pubblicati). Senza entrare troppo nei dettagli, la linea di fondo dello studio è che, il disturbo delle attività umane alla superficie (urbanizzazione, agricoltura, deforestazione, ecc) interferisce con la formazione di quel sottile strato superficiale di aria più fredda presente durante la notte quando viene misurata la Tmin.

In un processo complicato, a causa di queste variazioni locali, vi è maggiore miscelazione dell’aria naturalmente più calda che sta sopra verso il basso strato di aria fresca notturna. Questo rende calda la Tmin, dando l’apparenza di notti calde nel corso del tempo. La conseguenza sottile di questo fenomeno è che le temperature Tmin mostreranno il riscaldamento, ma questo riscaldamento viene a causa di un processo turbolento che ridistribuisce calore vicino alla superficie non per l’accumulo di calore legato al riscaldamento da effetto serra dell’atmosfera profonda. L’importanza di questo è che molti dei feedback positivi che amplificano l’effetto CO2 nei modelli climatici dipendono dal riscaldamento dell’atmosfera profonda non da quello dello strato superficiale notturno.

Durante il giorno, il sole riscalda generalmente la superficie, e quindi l’aria viene miscelata attraverso uno strato più profondo. Così, la temperatura massima diurna (Tmax) risulta essere un proxy migliore per il contenuto di calore dell’atmosfera profonda l’atmosfera profonda in quanto l’aria viene miscelata maggiormente sino a dove è il termometro della stazione. La relativa mancanza di riscaldamento nelle TMax è un’indicazione che il tasso di riscaldamento dovuto all’effetto serra è inferiore a quanto predicono i modelli.

Il problema con i dataset della temperatura superficiale è che usano la media delle temperature massime diurne e minime notturne (ie (Tmax + Tmin) / 2). Ma se la Tmin non è rappresentativa dell’effetto serra, allora l’uso di Tmin con TMax diverrà un indicatore fuorviante dell’effetto serra. La TMax dovrebbe essere considerata come un indicatore più affidabile per il contenuto di calore dell’atmosfera e quindi un indicatore migliore dell’aumento dell’effetto serra. Ciò mette in luce un duplice problema con i modelli. Prima di tutto, una sovrastima della temperatura di superficie rispetto ai dataset di dati superficiali. In secondo luogo, le serie di dati superficiali si stanno probabilmente riscaldando troppo perché si cominci con essi. È per questo che io considero i dataset satellitari di temperatura globale che non sono affetti da questi problemi relativi alla superficie e rappresentano più direttamente il contenuto di calore dell’atmosfera (vedere Christy et al. 2010, Klotzbach et al. 2010).

Fall et al. 2011 ha trovato le prove di un riscaldamento spurio della temperatura superficiale in alcune stazioni degli Stati Uniti che sono state selezionate da NOAA per la loro ipotizzata elevata qualità. Fall et al. ha classificato le stazioni in base ad un procedimento ufficiale basato su Leroy 1999 che ha tentato di determinare l’impatto della civilizzazione sui termometri delle stazioni. Il risultato non è stato completamente chiaro, dato che Fall et al. ha dimostrato che la perturbazione della superficie nei pressi di una stazione non era un grosso problema, ma era un problema. Un nuovo paper da Muller et al. 2012, utilizzando le vecchie categorizzazioni di Fall et al. trova grosso modo la stessa cosa. Ora, tuttavia, Leroy 2010 ha rivisto la tecnica di classificazione includendo maggiori dettagli alle modifiche in prossimità delle stazioni. Questa classificazione è stata applicata alle stazioni statunitensi di Fall et al., ed i risultati, proposti da Anthony Watts, sono ora molto più chiari. Muller et al. 2012 non ha utilizzato le nuove categorizzazioni. Watts et al. dimostrano che quando gli umani alterarano il paesaggio nelle immediate vicinanze delle stazioni, vi è un chiaro segnale di riscaldamento dovuto semplicemente a tali modifiche, soprattutto di notte. Un risultato ancora più preoccupante è che la procedura di regolazione per uno dei dataset di temperatura superficiale in realtà aumenta la temperatura delle stazioni rurali di qualità migliore (IE) per adeguarla e persino farle superare i valori di quelle le più urbanizzate (cioè di scarsa qualità). Questo è un caso in cui sembra che il processo di aggiustamento prenda il riscaldamento spurio delle stazioni e lo diffonda all’intero set di dati persino ingrandito. Questa è ricerca in corso che porta a guardare come altri fattori siano ancora sotto esame, come i cambiamenti nell’ora di misura, ma già aiuta a spiegare perché le misurazioni superficiali mostrano un riscaldamento superiore a quello dell’atmosfera profonda ( dove l’effetto serra dovrebbe apparire.)

[/success]

Qui per il pdf dell’intera audizione che meriterebbe di esser letta per il solo fatto che rappresenta la personale opinione di uno scienziato su fatti scientifici, opinione che può – e deve – essere condivisa o meno, ma che ha comunque lo scopo di informare da un punto di vista autorevole la classe dei policy makers. Proprio quelli che l’IPCC deve informare nell’assolvimento del proprio mandato, redigendo ad esempio un Summary for Policy Makers di ogni report che pubblica.

Sicché nel giro di audizioni da cui proviene questo estratto, c’è stata giustamente anche quella Christopher Field, Lead Author dell’IPCC (Working Group II – Climate Impacts), in chiara rappresentanza delle posizioni del panel. Beh, a leggere questo articolo di Roger Pielke jr, anch’egli coinvolto nel processo di formazione dei report IPCC e dichiaratamente NON scettico, Field ha sistematicamente omesso, mistificato ove non addirittura capovolto le posizioni del panel confezionando un messaggio di ‘evidenze’ e ‘certezze’ in materia di AGW per nulla supportate dai report di cui egli stesso è autore, che per inciso non ci vanno certo leggeri. Come dire, ci ha messo un rinforzino.

Parafrasando le parole di Luigi Mariani in un suo recente commento ad uno dei nostri ultimi post direi si possa affermare che “ognuno ha la comunicazione scientifica che merita”.

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

1 Comment

  1. Alla luce di questi sviluppi non si potrebbe cominciare a parlare di “truffa” ai sensi di legge? Perché mentire in un’audizione davanti a un’assemblea elettiva è esattamente questo.

    Post a Reply

Trackbacks/Pingbacks

  1. Climatemonitor - [...] classificazione dei siti che rimuova molti dei vecchi problemi del “siting”, su CM se ne è già scritto qui,…
  2. Climatemonitor - [...] delle opinioni più o meno informate in materia di riscaldamento globale e dinamiche del clima, abbiamo commentato un intervento…

Rispondi a Stefano Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »