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Uno stentato ritorno alla vita

Con i primi rudimenti di meteorologia si conoscono i Monsoni come dei venti stagionali su vasta scala che interessano molte regioni del Mondo. Nella stagione estiva, questi venti si comportano come delle brezze di mare di vastissime proporzioni, spingendo, per esempio sul continente indiano ma anche sull’Africa e sul Sud America, grandi quantità di umidità proveniente dagli oceani. La presenza di catene montuose importanti impedisce a questi flussi umidi di proseguire il loro cammino dentro i continenti e si generano così delle piogge torrenziali spesso causa di vaste alluvioni.

Diversamente d’inverno, sempre prendendo ad esempio il continente indiano, quella che “soffia” è una brezza di terra sempre di vastissime proporzioni. Aria fredda proveniente dagli altipiani alle spalle dell’Himalaya che scende giù verso l’oceano mantenendo condizioni di aridità quasi assoluta.

Così, di stagione in stagione, di anno in anno, praticamente da sempre. E’ per questo che la parola Monsone ha assunto nei secoli per le popolazioni indiane il significato di ritorno alla vita. Dopo la siccità invernale, le piogge tornano a portare la speranza, sebbene nei tempi recenti il quadro sia divenuto molto più complesso, perché il sovraffollamento e le pessime condizioni infrastrutturali delle megalopoli asiatiche lasciano esposta la popolazione a veri e propri disastri naturali quando arrivano le alluvioni. Sono comunque eventi atmosferici molto affascinanti che, una volta di più, hanno la capacità di farci riflettere sull’intima connessione che lo sviluppo del genere umano ha avuto e continua ad avere con le condizioni atmosferiche.

Quest’anno, come accaduto molte altre volte anche in tempi recenti, il Monsone estivo si sta mostrando più debole del solito. Pur generando comunque degli eventi alluvionali, la quantità di precipitazioni risulta essere inferiore alle attese.

Alcuni mesi fa, prima dell’inizio della stagione dei Monsoni, Roger Pielke sr aveva ospitato sul suo blog un post di Madhav Khandekar sull’evoluzione della stagione 2012. In quel post, si segnalava la possibilità che il Monsone estivo indiano potesse essere anomalmente debole, come sta accadendo, sia per le indicazioni in tal senso degli output dei modelli stagionali, sia soprattutto per la concomitante presenza di alcune importanti teleconnessioni climatiche solitamente associate con eventi deboli: la Quasi Biennal Oscillation in fase orientale, l’Insorgere di una fase di ENSO negativo e una copertura nevosa anomalmente abbondante nella precedente stagione invernale per l’Eurasia.

Come accennato all’inizio di questo post e come aggiornato recentemente dallo stesso Madhav Khandekar sempre sul blog di Pielke sr, il Monsone è effettivamente stato debole, almeno sin qui. Questo accade oltretutto in un contesto che vede l’intensità di questi eventi subire un progressivo indebolimento a partire dalla metà del secolo scorso, cioè, come capita di leggere molto spesso, in contemporanea con il riscaldamento globale o almeno con quella parte di esso che l’IPCC attribuisce principalmente alle attività umane. Il problema, come fa notare Khandekar nel suo secondo post, è che il 4° Report IPCC del 2007 e il mainstream scientifico più in generale, facendo ricorso alle simulazioni climatiche prevedono un progressivo aumento dell’intensità del Monsone in condizioni di riscaldamento globale. Questo accadrebbe perché, nonostante la tendenza al riscaldamento dovrebbe indebolire la circolazione a macroscala responsabile dell’insorgere del Monsone, l’aumento della disponibilità di vapore acqueo in atmosfera dovuta alla maggiore evaporazione, produrrebbe un aumento netto della quantità di acqua precipitabile.

Stando agli eventi recenti, ma anche e soprattutto al trend negativo osservato, se pure la circolazione a macroscala sta perdendo di intensità, non sembra che il vapore acqueo si stia rivelando in grado di avere la meglio su questo processo, invertendo quindi il segno del trend. Ma questa è una faccenda controversa che magari affronteremo separatamente.

Per cui, al di là di questa non banale osservazione di Khandekar, pare che almeno per la previsione di tipo stagionale, più che a un segnale di lungo periodo di origine modellistica, convenga fare affidamento sulle dinamiche naturali almeno in parte note come quelle appena citate. Dinamiche che possono avere risvolti interessanti anche per molte altre zone del Pianeta. In un articolo del 1996 di Rodwell et al., si ipotizza una teleconnessione tra l’intensità del Monsone indiano e l’invadenza dell’anticiclone africano sul Mediterraneo, attraverso la posizione assunta anche dalla Linea di Convergenza Intertropicale. In sostanza a un Monsone debole dovrebbe corrispondere una ITCZ alta di latitudine e quindi un’espansione verso nord della fascia di subsidenza della cella di Hadley, con conseguente invasione del mare nostrum da parte dell’anticiclone. Quello che è successo questa estate.

Anche senza andare a scomodare il Monsone indiano e le sue oscillazioni interannuali e trend di lungo periodo, è interessante notare come quest’anno l’ITCZ sia comunque rimasta quasi sempre su latitudini più alte della norma, con l’eccezione della parte centrale della primavera, in cui è stata sotto la norma e sull’area mediterranea ha insistito il flusso perturbato principale, e della fine di luglio/inizio di agosto, brevissima fase in cui l’anticilone africano ha mollato la presa.

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Published inAttualità

9 Comments

    • Ho letto Gianni. Spero che gli amici del CNR li abbiano i documenti scientifici che “certificano” questa modifica, altrimenti è fuffa, come al solito. Come lo è il vaticinio sugli eventi estremi del prossimo autunno, che dovrebbero essere come quelli recenti di Genova!
      Ah, poi sarebbe interessante poter vedere un bel dataset degli eventi di onda di calore, da cui si evince che questi sono diventati più frequenti, più intensi e più lunghi. Ma forse è chiedere troppo, è chiedere di capire, mentre invece si dovrebbe solo credere o, al più, comparire sui giornali!
      gg

    • commosso

      Gianni, ho letto anche io

      pazzesco e commovente. Da malati di mente immaginare che in un pianeta più caldo possano diventare più frequenti le ondate di caldo… questi pseudo-scienziati si devono essere bevuti il cervello. O forse i loro computer sono fusi per il caldo?

      Col GW (naturalmente naturalissimo e levissimo) le persone di buon senso aspettano fiduciose ghiacci e ghiacciai in crescita, precoci nevicate a bassa quota e gelate tardive. Nulla di male, nel loro pianeta le leggi fisiche ordinarie sono sospese, e quindi tutto è possibile.

      Commosso, (e sempre più sudato)

    • Grazie, ho capito da questo commento che la materia la conosci davvero poco. Ora sono più tranquillo.
      gg

    • La commozione gioca brutti scherzi. Come si sa, l’AGW porta il caldo e il freddo allo stesso tempo, la siccità bagnata, le alluvioni secche, la brezza uraganica, gli orsi polari in espansio-estinzione, etc etc. Per esempio nel Regno Unito….

      D’altronde, nella scienza postmoderna dei cambioclimatisti, le leggi fisiche SONO per davvero sospese, e quindi tutto è possibile. E il suo contrario.

    • claudio

      che le ondate di caldo siano più frequenti in un trenetennio caldo come l’ultimo rispetto ad un trentennio freddo come quello 1951 1981 utilizzato da Hansen per il confronto NON E? UNA NOTIZIA! E’ logico che sia così.
      Ma come già risposto alla Caraveo qui: http://www.chefuturo.it/2012/07/perche-un-evento-climatico-estremo-e-20-volte-piu-probabile-di-50-anni-fa/

      La prova del nove starebbe nel fare la stessa analisi statistica ma non con il
      trentennio 1951 1980, ma con il periodo 970-1000 un trentennio del periodo caldo medioevale, caldo almeno come quello corrente e con gli stessi ratei.
      Cosa dovrebbe emergere? che ora gli eventi estremi saranno più frequenti? Presumibilmente NO
      Confrondando le probabilità con un altro trennennio caldo non ci dovrebbero essere aumenti di eventi estremi.
      Quindi finchè non ci dicono che forzante ha determinato il periodo
      caldo medioevale, e perchè questa misteriosa forzante nel periodo corrente non
      ha nessuna influenza, nessuno può affermare che l’aumento degli eventi estremi è
      dovuto all’uomo.

      Visto che fa lo spiritoso, le ricordo che ancora ci deve dimostrare con la tutta la fisica che conosce cosa ha scaldato le estati dei vichinghi.
      Finchè non lo farà saremo noi a ridere fino alle lacrime, non commossi ma divertiti!

    • commosso

      carissimi tutti,

      quante risposte per un innocuo e breve commentino!
      Davvero, come scrive il tenero GuidoG, non merito tante attenzioni. E sì, certo: il Guido può stare tranquillo, la materia non la conosco molto. Mica come qua dentro che è pieno di professoroni e espertoni da Nobel!
      E poi: no, no, non faccio lo spiritoso, anche perchè, c’è davvero poco da ridere. Con la catastrofe climatica che incombe, non c’è proprio niente da ridere (e tra l’altro continua a fare un caldo porco e a non piovere da tre mesi… ).
      Risate e sarcasmo le lascio a voi, carissimi tranquillissimi. Come dice il proverbio, il riso abbonda … ecc. ecc.

      Per il caro Claudio:
      purtroppo non sono un ricercatore. Qualcosa ne capisco, ma poco, e certo il MWP non è il mio campo di interesse principale: se non le ho ancora risposto è perchè il mio veterinario di fiducia è in ferie (quello scansafatiche, mica come voi, che invece siete sempre sul pezzo!).
      Appena torna chiedo a lui, che sicuramente mi saprà spiegare come stanno per davvero le cose sul clima e tutto.

      Un commosso e sopratutto, caloroso saluto,
      Commosso, il simpatico troll di passaggio

    • claudio

      @ Commosso

      ma quale troll, lei non è manco quello, lei è un convintone e ci contesta come se fossimo miscredenti, solo che non apporta nulla alla discussione se non ironia,(vedi veterinario di fiducia) del resto il riso abbonda..econtinua a far caldo e lei continua ad essere convinto che dipenda al 96% dall’uomo ma ci dica allora quando nuotavano gli ippopotami nel Tamigi cosa scaldò il pianeta l’insolation non giustifica affatto i picchi di caldo dell’eemiano http://www.climatemonitor.it/?p=11877
      Visto che non conosce il clima del passato conoscerà almeno le cause del riscaldamento dal 1910 al 1940? Non certo il CO2 e non certo la TSI, cosa allora?
      Oppure è un esperto di termodinamica e ci spiega una volta per tutte com’è possibile che le forzanti antropiche siano il 96% di tutte le forzanti riscaldanti dal 1750 ad oggi, visto che il CO2 è saturato dopo 200 mt, che nel TOA nulla succede di quello previsto, che la collissione del CO2 con le altre molecole in bassa troposfera e più veloce dell’emissione radiativa e che le collisioni non possono essere in equilibrio dal momento che l’H2O condensa a precipitazione, ci dovrebb e altresì spiegare perchè il trend delle temperature dal 1998 al 2012 è piatto, e cosa ha raffreddato il pianeta dal 1940 al 1975 10 anni prima che i solafti crescessero in atmosfera ecc ecc Le ricordo che l’AGW è un’ipotesi che non ha riscontri nè nel clima del 1900 nè in quello del’olocene nè in quello dell’eemiano () non nell’ultimo milione di anni perchè i dati delle ice core non lo confermano, e enmmeno durante la PETM che non può essere giustificata dal CO2

      vede lei si dice commosso come se dicessimo talmente tante scemenze da commuoverlo solo che finora le sue critiche solo sterili, vuote, senza contenuti in pratica inconsistenti. E’ lei, che si sta coprendo di ridicolo.

    • Anche in questo caso “commosso” ha perfettamente ragione. La catastrofe climatica, in base alla scienza postmoderna AGW, capiterà e non capiterà allo stesso modo e nello stesso momento. Cioè, chi la vorrà vedere la vedrà, chi non la vorrà vedere non la noterà neanche. E se si presenterà come troppo freddo, o troppo caldo, o troppo tiepido, lo sapremo solo a cose fatte…anzi, lo sapranno quelli convinti che sarà avvenuta.

      Non vedo di cosa ci sia da lamentarsi, la democraticizzazione della scienza è ormai al suo massimo.

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