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Patente e libretto

Certo che le ore verso il tramonto sono sempre le più insidiose! Non correvo poi così forte anche se certamente i limiti non erano proprio rispettati. Ecco, mi hanno beccato: lampeggiante spento, auto ben occultata e zak! Paletta. Accosto, non scendo così non mi devo togliere la cintura (non si sa mai che mi contestino anche quello) e abbasso il finestrino. Voglia favorire patente e libretto!  Consegno obbediente. Il poliziotto raggiunge la sua auto dotata di terminale per fare una ricerca, che spero risulti breve: in fondo se correvo qualche motivo l’avrò pure avuto. Ah, ritorna!

La sua professione? Climatologo, rispondo.

Ma come non si è accorto che questo documento è scaduto? Al Comando risulta che Lei non abbia più pubblicato nel settore da almeno 3 anni e il suo H-Index sia sceso a 7, ci segua in centrale per favore!

Perchè negli ultimi tempi tutti si domandano se questo o quello sono veramente dei climatologi? E cosa è un climatologo?

Tagliamo la testa al toro: se climatologo è un professore ordinario che ha come insegnamento un corso frontale dal titolo “Climatologia” o “Climatologia generale” allora in Italia ce ne sono pochini. Se poi si chiede che questo professore ordinario si sia a sua volta laureato con scritta sulla pergamena la parola “climatologia” allora andiamo sulle statistiche poissoniane o “degli eventi rari”, anzi rarissimi (collisione di un meteorite proprio con la tua auto).

Mi direte “guarda il Georgiadis che fa il furbo usando il termine professore ordinario”. Sono costretto, lo giuro! Siete voi che mi parlate di Accademia, e cosa è l’Accademia in Italia? I professori tout-court? Attenti, attenti, attenti: in questo Paese possono fare parte di commissioni d’esame universitarie e tenere corsi specifici, persone definite “cultori della materia”. Senza voler dimostrare “puzzette sotto il naso”, il cultore della materia può essere agevolmente una terza media con una passionaccia bestiale per un argomento, che dopo anni di studio di quella cosa è in grado di dare dei punti ai più acclamati accademici del settore (e basta andare sui siti di discussione, compresi quelli meteo-climatologici, per vedere che di gente così ne esiste, eccome!).

Sia chiaro che qualche volta succede che il cultore non sia poi cosù “sburone” come dice il comico Giacobazzi. Infatti, un Consiglio di Facoltà distratto può far passare anche curricola leggeri, tanto poi è il docente che ha fatto la richiesta per il cultore a sciropparsi le eventuali questioni con gli studenti.

Assegnato un insegnamento a contratto il cultore della materia può fregiarsi (esiste una apposita legge che regola la questione) del titolo di Prof…a contratto. Cioè, per la legge sarebbe obbligatorio dire: Prof. a contratto di ecc. ecc. presso…ovviamente, si dice “ciao Prof”. E morta lì.

Tornando per un momento alla domanda iniziale, è allora questo il famoso climatologo? Prof. a contratto di Climatologia Applicata. Bene abbiamo visto che il titolo di Prof. non lo si nega a nessuno quindi: non è questa la strada.

Qualcuno ha detto: “è un laureato in fisica teorica”. Problema: si dice Fisica, punto. Però non offendiamo l’intelligenza delle persone e non nascondiamoci che, anche se la laurea è Fisica, esistono degli indirizzi specialistici. Fisica Teorica, almeno come la si faceva a Bologna, era piu’ indirizzata alla fisica nucleare o quantistica, poco a che fare con la climatologia, se si eccettua l’uso di supercomputer che sono uno strumento e non un background culturale (o almeno voglio sperare che siamo d’accordo su questo).

Ai miei tempi era Fisica dell’Atmosfera e, in particolare, un grande, grandissimo “Fisico”, tra i primi studiosi in Italia dei problemi climatici, era il Prof. Ottavio Vittori. Esistevano anche altri grandi personaggi che non cito perchè ne dimenticherei qualcuno facendogli torto, facendo torto anche agli studenti oggi miei colleghi. Cito solo Ottavio perchè è stato il ‘mio’ grande Professore, nonchè Direttore di quell’Istituto di Fisica della Bassa ed Alta Atmosfera del CNR (FISBAT) che ha fatto una buona parte della storia delle scienze dell’atmosfera in Italia.

Ottavio non era un professore ordinario, era stato Comandante del Teleposto dell’Aeronautica Militare di Monte Cimone e, con un formidabile gruppetto di  “aeronautici” fondò il primo nucleo di ricerca a Bologna, allora afferente all’Istituto di Fisica dell’Atmosfera del CNR di Roma: insegnò Fisica dell’Atmosfera all’Universita’ di Bologna, formando tonnellate di studenti e senza mai diventare “full professor”: incaricato dell’insegnamento per tutta la vita senza mai preoccuparsene troppo, perchè per lui erano altre le cose importanti; e quando andavi all’estero, con chiunque parlassi, la prima cosa che ti chiedevano era “come sta’ Ottavio?”.

Vittori studiò i Cavalli di San Marco (Quattro cavalli d’oro al Sole), impostò gli studi sulla deposizione atmosferica degli inquinanti, fu il primo a…..insomma: fu Ottavio Vittori, il Prof. Ottavio Vittori.

Per Vittori c’erano le scienze dell’atmosfera: ulteriori suddivisioni rientravano nelle stupidaggini. I patentini li dava lui, a lui nessuno si permetteva di dare patentini: ma attenzione che non era un barone, era l’uomo più democratico del mondo, solo che se ti volevi scontrare con lui sulla scienza avevi un problema, perchè lui era bravo, ma bravo davvero.

Mi immagino Ottavio sulla 127 bianca dell’Istituto che viene fermato dal mio poliziotto che gli chiede se è climatologo. Ancora oggi penso che non vorrei essere nei panni di quel tutore dell’ordine scientifico!

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Published inVoce dei lettori

10 Comments

  1. Luca Galati

    @ Georgiadis

    Letto il primo documento: ci sono i meccanismi di influenza del cambiamento del suolo sul clima locale e globale.
    Mentre l’influenza locale è meno dubbia ovvero molto più plausibile, quella globale è più difficile da dimostrare: il paper parla di teleconnessioni a riguardo.
    Aspettiamo che tutti questi processi vengano parametrizzati e inseriti nei modelli globali: prima o poi verrà fatto.

  2. @ Paolo
    Quello che esce sui giornali è di dominio pubblico, basta non andare sopra le righe. Per parte mia so quali sono le difficoltà del settore delle previsioni stagionali perchè ci lavoro abitualmente e direi che sbilanciarsi è come giocare alla roulette russa. Quanto all’accostamento con il GW, che dire, mi sembrava si fosse detto che una cosa è la meteorologia altra è il clima e bla bla bla….Al primo sole è tornato il sorriso a tutti.
    gg

  3. Te pensa…
    si spendono soldi a palate per scrivere che sarà “un po’ più caldo della media”.
    Dovremmo proporci ai clienti del Met Office: previsioni a costo zero e con skill almeno simile (parimenti pessimo).

    Ma in questo blog di possono fare nomi e cognomi tranquillamente?

  4. Teo Georgiadis

    Caro Galati,
    eccomi. Non per essere sbrigativo con lei, ma domani e’ lunedi’ e quando apriro’ la porta del mio studio voglio vedere quello che nel fine settimana si sara’ accumulato sul tavolo! brivido.
    Quindi approfitto del periodo pre-cena per inviarle questo link

    http://www.climatesci.org/publications/pdf/R-295.pdf

    e’ un articolo abbastanza recente (2007) ed in bibliografia trovera’ una vera messe di citazioni sull’effetto del land-use change sul clima.
    Vedra’ che non solo non e’ una ipotesi borderline, ma un vero e proprio settore di ricerca. Solo che a furia di CO2 siamo diventati degli estintori. 🙂
    Se ancora non ha visitato:
    http://www.climatesci.org
    lo faccia, e’ interessante.
    Cordialmente
    teo

  5. A proposito di aver titolo a parlare.
    Questa mattina sul Resto del Carlino:

    “…e mi pare che sia il Met office che l’IRI, che tra l’altro usano approcci diversi, siano concordi nell’indicare che l’estate 2009 sara’ in Italia un po’ piu’ calda delle medie. Il che, tra l’altro, e’ coerente con l’indubbio riscaldamento globale del pianeta”
    Vincenzo Ferrara da ‘La mappa dell’Europa sulla graticola’

    No comment
    gg

    • giordano monti

      intanto, anche se non è ancora estate, l’avvio del semestre caldo 2009 non è male!
      Ieri con 35 gradi a Milano è stato stabilito il nuovo record per maggio.
      Beninteso: non è un dato locale e un evento di breve durata come questo a farci preoccupare per il GW.

  6. Teo Georgiadis

    Non e’ una curiosa ricerca di eccezioni, Vittori e’ stato il ‘mio’ maestro e di lui ho chiaramente un ricordo di prima mano: si’, purtroppo e’ mancato anni fa, ed e’ stata una perdita pesante sia umana che scientifica.
    Ok per il ‘chi ne ha almeno una’ e mi sta anche bene ‘che ne ha almeno una molto citata’ per scattare in avanti di posizione, cosi’ possiamo salvare tutti quelli che con una sola pubblicazione hanno cambiato il corso della storia (ce ne sono molti) e pero’ non promuoviamo chi ha fatto abbattere molti alberi per pubblicazioni inutili (perche’ sara’ d’accordo con me preserviamo l’ambiente).
    Sulle pubblicazioni (rigorosamente p.r. lo giuro) che presentano dati che seguono il mio ragionamento domani (oggi sono a casa e non ho la documentazione sotto mano) provvedero’ a postare i link (di molte pero’ gia’ i link esistono in questo sito, perche’ utilizzate in post precedenti -abbiamo fatto gia’ delle belle discussioni sa!)

  7. Luca Galati

    Vittori è un caso a parte (curiosa propria la ricerca di eccezioni più uniche che rare) e appartiene al passato ormai (mi sembra sia morto nel ’94): le cose possono essere cambiate con il progredire delle conoscenze che richiedono sempre più specializzazione. Una critica più solida si può fare invece a chi fisico dell’atmosfera non è seguendo il suo stesso ragionamento.
    Concorderà con me che si possa qualificare come climatologo di un rango superiore ad un’altro chi almeno ha più pubblicazioni in campo climatico rispetto all’altro o almeno chi ne ha almeno una.

    Quanto al peer-review e alle presunte censure di Nature e Scienze anche chi è in buona fede paga le conseguenze di scellerati finanziati dalle Compagnie Petrolifere: sono cose che accadono e coinvolgono tutti e io volevo dare una spiegazione plausibile a tale provvvedimento.

    Ha delle dimostrazioni o prove, non semplici ipotesi, che le modificazione nell’uso del suolo è la causa dei cambiamenti climatici? L’eventuale surplus di co2 derivante dall’uso dei suoli potrebbe essere tranquillamente essere riassorbito nel ciclo annuale di rinnovabilità visto che la produzione agricola aumenta all’aumentare dello sfruttamento del suolo ovvero più il suolo è sfruttato più questo è forzato a riassorbire il carbonio con la crescita intensiva delle piante. Oppure è la variazione dell’albedo dei suoli in concomitanza alle sue modificazioni a causare il GW?
    E’ evidente che se vuole dimostrare tale teoria ed elevarla al di là della semplice ipotesi dovrà portare dei calcoli o degli studi di attribuzione a favore.

  8. Teo Georgiadis

    @Galati
    caro Galati,
    mi faccia capire, ma lei dunque il Prof. Vittori me lo patenterebbe?
    Io si’, senza ritirare la patente a quei colleghi che operano nella messa a punt odi quei sistemi fisico matematici!
    Qualcuno nega l’importanza della rappresentazione modellistica nelle discipline fisiche e nella climatologia?
    Io no, pero’ non credo alle certezze di rappresentativita’ che i colleghi modellisti talvolta dimostrano (specie in presenza di policy maker :-))
    Qualcuno vuole costruire un sistema autarchico nel peer review?
    Io no, e mi sembra una accusa strana se le notizie sono quelle di chiusure praticate da ‘queste’ riviste nei confronti di una ‘idea’.
    Lei e’ cosi’ sicuro che il mio ‘trovato’ debba per forza essere una frode scientifica pagata dalle compagnie petrolifere e difficile da smascherare?
    Temo di non avere risposte sufficienti per dimostrare il contrario se si e’ convinto di questo.
    Sull’ultimo punto che lei pone la invito a leggere il libro di Stefano Caserini “A qualcuno piace caldo”, li’ trovera’ molti di noi con i nostri perche’ (chiaramente descritti da parte di un amico che non e’ certamente da leggersi come negazionista).
    Un ultimo commento: io non ‘nego’ l’AGW – lo ammetto come ipotesi dopodiche’ ne vorrei sapere il peso relativo rispetto alla variabilita’ naturale e vorrei sapere di tutto l’AGW quanto e’ dovuto a CO2, quanto e’ dovuto a cambiamento dell’uso del suolo, quanto….perche’ le monoteorie mi spaventano!
    Guardi curiosamente io sono molto pro-agw perche’ sostengo che buona parte delle cose che vediamo e’ proprio prodotto dall’uomo che cambia l’uso del suolo

    Cordialmente
    teo

  9. Luca Galati

    E se considerassimo come i massimi esperti del settore climatico dunque ‘climatologi’ propriamente detti i ‘fisici modellisti’ che si adoperano alla costruzione e al perfezionamento dei modelli di simulazione globale, nonchè esperti di ‘sistemi complessi’ i quali che si studiano nei corsi di ‘Fisica Teorica’? In fondo loro, maneggiando strumenti avanzati della ‘fisica matematica’, possono riunire nel modello tutte le conoscenze degli altri campi che convergono nella Climatologia ovvero la Fisica dell’Atmosfera, l’Oceanografia, la Chimica dell’Atmosfera e la Geochimica con i suoi ‘cicli biogeochimici’, la Fisica Solare ecc…loro saprebbero certamente tirar fuori il ‘peso’ di certi processi all’interno del complicato groviglio di interazioni complesse non-lineari…a meno che ovviamente non si vogliano negare le conquiste conoscitive in tale ambito…

    Per il resto chi fa ricerca in ambito climatico o atmosferico è ben autorizzato a parlare dei suoi risultati di ricerca o di quelli degli altri se debitamente peer-reviewed, in quanto facenti parte della cultura climatica riconosciuta.

    Se poi invece si vuole costruire un ‘sistema filosofico’ ‘autarchico’ e ‘inattacabile’ in cui si nega anche il peer-review allora diventa difficile discutere su certi argomenti.

    A me sinceramente il provvedimento di Nature e Scienze, ammesso che sia veramente applicato ad ogni livello, di escludere dalle pubblicazioni gli articoli anti AGW suona come una difesa naturale contro le frodi scientifiche, a volte difficilmente smascherabili, messe in atto da chi ha accettato fondi dalle Compagnie Petrolifere, non come una vera e propria censura. Poi si sa esistono anche molte altre riviste dove pubblicare.

    Io consiglio quindi, piuttosto che ‘negare’ l’AGW, di fornire prove solide e concrete a sostegno delle teorie contrarie in modo da poterle vagliare tra di noi e con la partecipazione degli esperti di questo blog (Mezzasalma, Georgiadis, ecc…): purtroppo frequento il blog da troppo poco tempo per sapere se post tecnici sulle possibili cause alternative del GW siano stati effettivamente postati.

    Cordialmente
    LG

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