Se non parli forse ti torturiamo

Diceva di essere disposto a parlare senza indugi Massimo Troisi nel film “Ricomincio da tre“. Chissà cosa avrebbe fatto allora di fronte all’agghiacciante monito di Ivo de Boer, dimessosi dalla carica di leader mondiale della diplomazia climatica all’epoca del fallimento della conferenza di Copenhagen e ora rinnovato animatore del dibattito climatico. Queste le sue parole:

[blockquote]

Il prossimo report IPCC spaventerà a morte tutti.

[/blockquote]

La notizia gira da qualche giorno (non dello spavento, della dichiarazione), ma in Italia l’ha portata greenreport.

L’indiscrezione arriverebbe da quanti stanno lavorando al 5AR, evidentemente depositari della chiave del nostro destino. É strano peró che De Boer si sia lasciato andare così. O non ha letto la bozza del report, e allora non sa di cosa parla, o l’ha letta, e allora parlandone sta violando le regole dell’IPCC, che vieta di discutere delle bozze a quanti fanno parte del processo di redazione dei report.

Sorge inoltre un dubbio. Negli ultimi anni, tra una Cop e l’altra e, soprattutto, dopo il report IPCC del 2007 (4AR), i riflettori sulla scienza del clima non si sono mai spenti. Non c’è un paper che non sia stato passato al microscopio e, tra un tentativo di riproporre la solita pappa modellistica e l’altro, si sono moltiplicati gli studi che più che confermare le origini esclusivamente antropiche del riscaldamento globale, hanno invece documentato l’incertezza sull’argomento. É degli ultimi mesi, per esempio, l’ammissione dell’esistenza di un ruolo determinante delle dinamiche naturali, specie per gli ultimi anni di latitanza del riscaldamento.

Sicché, gli attenti redattori del redigendo report IPCC, che genere di coniglio potranno mai tirar fuori dal cilindro per mettere al mondo una fifa blu?

Non dalla letteratura scientifica evidentemente, quindi, probabilmente, dalla loro interpretazione della stessa. Al riguardo peró direi che abbiamo già dato, per cui, se non si offendono, facciamo da soli, vale anche per Ivo de Boer, naturalmente.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

8 Comments

  1. “ma che senso ha spaventare tutti?£
    La gente spaventata non pensa (non pensa già normalmente, ma se è spaventata pensa ancora di meno).
    Comunque, dopo i nomi delle perturbazioni, arrivano le parentele: quella di ieri era “la cugina di Sandy”.

    Post a Reply
    • Questa mi mancava Fabrizio. Davvero la puttanata del secolo 🙂
      gg

  2. L’importante è creare l’attesa, poi qualche evento meteorologico sarà sempre disponibile per trovare conferme ad una teoria (AGW)che appare sempre meno scientifica (almeno in senso popperiano): da profano mi sembra che vi trovino sempre di più posto sia previsioni opposte che spiegazioni opposte degli stessi eventi.

    Ma tant’è. Loro hanno solo certezze (e non ipotesi falsificabili). Sentite cosa recita il rapporto del Wuppertal Institute, pubblicato in Italia con il titolo “Futuro Sostenibile” a cura di Wolfgang Sachs e Marco Morosini: “Il tempo stringe. Già nei prossimi decenni si deciderà se è ancora possibile evitare un caos climatico incontrollabile con conseguenze imprevedibili sulla biosfera e sulla società mondiale” (p.422). Ma ancora più bella mi sembra questa: “Il fatto che la crisi climatica e la scarsità delle risorse siano esplose nello stesso momento è una fortuna nella sfortuna. Se la scarsità di petrolio e gas e di superfici coltivabili si fosse presentata cento anni dopo l’avvento della crisi climatica i protettori del clima si sarebbero trovati in una posizione difficile” (p.424). Chissà, forse loro stessi non si sarebbero accorti che c’era un clima da “salvare”. Invece per fortuna i “protettori del clima”, come Dennis Quaid in “The Day After Tomorrow” possono scendere in campo e salvarci!

    A parte la scarsità di terreni coltivabili che francamente ancora non riesco a vedere (abbiamo ancora politiche che sovvenzionano la non coltivazione nei paesi sviluppati e un enorme potenziale produttivo inespresso in gran parte delle superifici agricole dei PVS) non vi suona un po’ sospetta questa coincidenza temporale? Una trama avvincente dove poichè la prima minaccia non si avvera mai (il picco dei comustibili fossili si allontana sempre come l’araba fenice) se ne aggiunge una seconda ancora più minacciosa (e sfuggente), il “caos climatico”. Ma appunto: suona un po’ troppo come una sceneggiatura.

    Post a Reply
    • Sì, suona come una sceneggiatura di bassa qualità.
      Il guaio è che la maggior parte della gente che legge quella roba ci casca con tutte le scarpe e non si fa domande del tipo: “ma che vuol dire che i terreni coltivabili si stanno esaurendo”? E allora i fertilizzanti che ci stanno a fare?
      Giusto pochi giorni fa ho discusso su un altro sito (discussione che ho abbandonato per disperazione) con un tizio che sosteneva fossero necessari 100.000 litri d’acqua per produrre un Kg di carne bovina. Oppure che la foresta brasiliana viene distrutta per allevare animali da esportare. Ho fatto notare che si adibiscono a pascoli terreni per coltivare cibo e poi vengono adibiti a pascolo una volta esauriti. Il tizio mi ha risposto che quello che dicevo era ovvio perché si disbosca per coltivare la soia da dare agli animali. E lì ho smesso perché ho capito che il tipo era decisamente tocco e sprovveduto, perché gli sarebbe bastato porsi una semplice domanda: ma se i brasiliani coltivano solo soia per i bovini da esportare, loro cosa mangiano? I sassi? Nella sua follia ecologista non si è reso conto che la maggiore minaccia alla foresta amazzonica non è l’allevamento, ma sono le coltivazioni per produrre biocarburanti.
      Il tipo, poi, cercava di smentire tutte le mie affermazioni (affermazioni di studente di Scienze Naturali vicino alla laurea) dicendo che avevo torto perché lui stava citando uno studio dell’autorevole Caio, oppure un rapporto della FAO o dell’OMS. L’autorevolezza in Scienze non conta nulla: contano solo i fatti e la verificabilità delle teorie. Mi chiedo quanto la FAO possa essere affidabile se l’IPCC dice boiate di simile entità (sono entrambe agenzie dell’ONU).
      La cosa più inquietante è che questo tizio ha rivelato di documentarsi da anni sulla questione dell’impatto ambientale per compilare la sua tesi di laurea, tesi piena delle più catastrofiste (e mainstream) teorie attualmente sulla piazza.

      La gente è troppo credulona e dà troppo credito a persone considerate autorevoli, senza rendersi conto che l’autorevolezza non vuol dire infallibilità.

  3. Io non capisco: ma che senso ha spaventare tutti? Cioè, dopo aver spaventato tutti che cosa abbiamo ottenuto? Panico inutile e conseguenti disordini. Perchè, ammesso che ci siano rischi di apocalisse legati al clima (quanto è assurda questa frase), cosa mai si risolverebbe spaventando tutti, dato che non esiste nessun modo per evitare o risolvere il problema?
    Sembra quasi che l’IPCC stia cercando in tutti i modi di dimostrare di aver ragione sui cambiamenti climatici anche arrampicandosi sugli specchi e ricorrendo al “terrorismo psicologico”, pur di non perdere la faccia.
    La stessa tendenza si può individuare anche presso parecchie altre agenzie dell’ONU, tipo la FAO e l’OMS. A me non sembra che queste agenzie stiano facendo ciò per cui erano state create.

    P.S. rido ogni volta che qualcuno dice “cambiamenti cliamtici”: è normale che il clima cambi, sarebbe strano se non lo facesse.

    Post a Reply
  4. Non si spaventa nessuno. Leggiamo le notizie, ci fanno impressione, facciamo propositi e alla notizia successiva ci siamo già dimenticati. Al limite si accumula un po’ di ansia subcosciente …

    Post a Reply
  5. «E’ un po’ come essere scioccati e smettere di fumare quando ti è stato detto che hai un cancro terminale».”

    ma bravo IVO!

    e l’efficacia di mitigazione climatica con la riduzione delle emissioni è pari all’efficacia terapeutica dei fiori di bach in caso di cancro terminale

    Post a Reply
  6. Sempre da greenreport.it:
    “De Boer sembra essersi convertito alla teoria dell’educazione climatica attraverso le catastrofi: «La supertempesta Sandy può stimolare maggiormente gli americani, ed anche gente altrove, a prendere in considerazione i rischi del cambiamento climatico», ma ha avvertito: «E’ un po’ come essere scioccati e smettere di fumare quando ti è stato detto che hai un cancro terminale».”
    Ahi ahi….siamo alle minacce di morte!! Ma dopo il supermeteorite che ci estinguerà cosa volete che sia un po’ di GW.. 🙂

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »