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Ci voleva un bel sommario

Già in un paio di occasioni (qui e qui) ci è capitato di occuparci delle innumerevoli gravi conseguenze che il clima che cambia starebbe portando. Però, in effetti, ci voleva qualcuno che ci aiutasse a sommarizzare. Un bel conticino et voilà, il Global Humanitarian Forum sforna un rapporto in cui si asserisce che già ora muoiono nel mondo più di trecentomila persone l’anno per colpa dei cambiamenti climatici indotti dall’uomo. Come informazione accessoria scopriamo anche sono circa trecento milioni invece quelli che, pur non passando a miglior vita, devono fare i conti con questo problema. Inutile dire che entrambe le cifre sono destinate a divenire doppie o quasi nei prossimi due decenni. E’ il caso di dire chi rompe paga ed i cocci sono suoi.

Insomma, siamo davanti all’ennesima mossa degli strateghi del terrore climatico. Questa volta però hanno forse esagerato, perchè anche uno che non è affatto scettico come Roger Pielke Jr, ha sollevato critiche pesanti a questa iniziativa.

Due le ragioni del dissenso di Pielke, nella forma e nel merito. Per la prima perchè questo genere di dichiarazioni ad effetto, specialmente se basate su dati congetturali, più che far bene nuocciono alla causa di chi considera il cambiamento climatico un problema reale. Per il secondo perchè quanto scritto nel rapporto non è vero.

Esiste infatti un’ampia letteratura che assegna la responsabilità dell’aumento delle perdite di vite umane o di danni alle cose ai cambiamenti socio-economici e non alle modifiche dei pattern climatici. Questo perchè, ad oggi, non è stato possibile individuare alcun trend significativo nell’occorrenza degli eventi estremi, mentre sono evidenti ed ampiamente documentati i dati relativi agli impatti socio-economici. Un esempio tra tutti: visto che gli uragani che abbiano raggiunto la terraferma in America settentrionale non sono aumentati, nè è aumentata in genere la loro intensità, se si sono accresciuti i danni generati da questi eventi, non sarà mica perchè i territori costieri, soggetti a pesante urbanizzazione, sono diventati molto più vulnerabili?

Questo i firmatari del report dovrebbero saperlo, visto che si parla delle posizioni ufficiali dell’IPCC1 e dell’OMM2, e visto che a detta sempre di Pielke, lo stesso gruppo che ha curato il rapporto per il GHF, appena qualche mese orsono ha pubblicato un lavoro nel quale si asserisce che nessun segnale relativo ai cambiamenti climatici di origine antropica è individuabile nelle serie di dati sulla perdita di vite umane per disastri meteorologici.

Un’altra bella bordata per sollecitare l’impegno dei negoziatori in vista dei prossimi importantissimi appuntamenti diplomatici. Difficile però che i grandi del mondo trovino un accordo, se quelli che li dovrebbero “consigliare” non si mettono daccordo con se stessi.

Qui trovate la parole di Roger Pielke, qui il rapporto del GHF e qui l’articolo pubblicato solo qualche mese prima.

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  1. Intergovernamental Panel on Climate Change []
  2. Organizzazione Meteorologica Mondiale []
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4 Comments

  1. […] Humanitarian Forum -presieduto dall’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan- vagheggia centinaia di migliaglia di vittime che starebbe già mietendo il clima che cambia e si dimentica dei milioni mietuti annualmente da […]

  2. Teo Georgiadis

    Il Copenhagen consensus aveva cercato di mettere in ordine di importanza gli impatti sul genere umano. Il Clima non si era ‘piazzato’ molto bene sorpassato appunto dalle malattie endemiche ecc. Allora si fa forse prima ad aumentare il numero dei ‘possibili’ morti per clima per passare in testa alla lista.
    Chissa’, forse curare i bambini che muoiono di diarrea nei paesi africani non da’ un granche’ impulso alla green economy.

  3. Questo forum sulle eco-vittime pare sia destinato a diventare un boomerang per i suoi organizzatori. Pian piano stanno prendendo tutti le distanze. Lo stesso New York Times (sempre molto poco gentile con i negazionisti) avanza dei seri dubbi: http://dotearth.blogs.nytimes.com/2009/05/29/warming-and-death/

    Notevole l’intervista a Debarati Guha-Sapir (direttore del World Health Organization Collaborating Center:

    “While there’s undoubtedly a contribution from global warming on impacts on health and welfare, if health and welfare is indeed our primary concern, here are some other numbers: over 5,000 poor children die everyday only in India, nearly three-fourths of them due to diarrhea, measles and respiratory disease. All conditions for which we have cheap and effective medication. Maybe a small share of the billions needed for climate change could be redirected towards reducing these deaths?”

  4. ft

    Anche Legambiente, nel suo piccolo, si dà da fare. Il corriere riporta la notizia che secondo Legambiente, in un prossimo futuro, ci saranno circa di 6 milioni di ecoprofughi che fuggiranno da paesi disastrati a causa del riscaldamento climatico, ovviamente di causa antropica.
    Oltre al solito titolo fuorviante, dal quale sembrerebbe che i 6 milioni di ecoprofughi siano già pronti a bussare alle nostre porte, e alle profezie basate sul nulla, l’articolo cita anche dei dati reali(?) che a occhio mi sembrano molto sovrastimati.
    «Ma il problema è anche l’Italia che, negli ultimi 20 anni, ha visto il 27% del territorio — Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia… — inaridirsi fino al punto limi te, con il 10% della Sardegna già deserti ficato »

    Vorrei chiedere ai frequentatori del blog se hanno dei dati a riguardo e se conoscono una definizione oggettiva di desertificazione.

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