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Fuori tema ma non troppo

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Un po’ perché comincia dividendo il mondo in ottimisti e pessimisti, come spesso facciamo scherzando ma fino a un certo punto tra meteorologi. Un po’ perché quella di Annalena Benini è una penna spettacolare. Ma, soprattutto, perché i personaggi oggetto del suo articolo pubblicato sabato su Il Foglio affollano davvero tutte le categorie compresa quella di chi dibatte in materia di meteo, clima e affini.

Quante volte infatti ci è capitato di pensare che il nostro interlocutore “credente”…o, viceversa, quante volte avranno pensato di noi “scettici” che siamo…beh, lasciamocelo dire da lei.

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Serve un radar, e la domanda: sono anch’io uno stronzo?

Stronzi allo specchio

Il mondo si divide in ottimisti e pessimisti: gli ottimisti pensano che nessuno, liberato da certe condizioni contingenti (alcol, frustrazione, paura, ira, ingiustizie subite) sia davvero, fino in fondo, uno stronzo. Lo stronzo in sé non esiste, secondo gli ottimisti, esistono soltanto afflizioni temporanee, e il tizio che vi ha appena rubato il parcheggio, per cui avevate messo la freccia da dieci minuti, fra dieci minuti potrebbe salvarvi la vita. I pessimisti invece ritengono che la stronzaggine sia uno stato d’animo permanente, che appena può si rivela, soprattutto in situazioni di potere (per potere si intende anche il conducente d’autobus, l’ausiliario del traffico, l’impiegata delle Poste che decide di chiudere l’ufficio con cinque minuti d’anticipo, quando arriva il vostro turno). E che il mondo sia talmente pieno di stronzi da farci sopra letteratura, e in questo caso provare a ordinarne il flusso di pensiero e comportamenti in un libro. Aaron James, pessimista e professore di Filosofia all’Università della California, ha scritto un libro ambizioso, che aspira a essere la meditazione filosofica definitiva sul tema degli asshole: “Stronzo, una teoria”, è uno studio antropologico sull’universo degli stronzi, il tentativo di dare una definizione, perché molti di noi alla parola stronzo associano semplicemente un certo numero di facce, senza necessariamente sintetizzare che cosa abbiano in comune: il vicino di appartamento che ci vede arrancare sotto la pioggia in cerca delle chiavi e ci sbatte il portone in faccia, il collega che cerca di farci fuori, l’amante di nostro marito, il tassista che finge di non avere il resto, l’amico che ci guarda con un sorrisetto di scherno mentre gli raccontiamo una cosa importante, l’editorialista che manifesta disprezzo antropologico.

Il resto lo trovate qui.

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