Salta al contenuto

Il livello del mare non cresce così rapidamente come previsto (quello medio globale, però)!

di Donato Barone

Solo pochi giorni  or sono ho scritto un post (pubblicato qui su CM il 24/12/2012) in cui si parlava di hot spot in cui il livello del mare cresce in modo più veloce di quanto previsto dai modelli matematici. Nel post si chiariva, però, che in altre zone dell’oceano il livello del mare cresce meno rapidamente del previsto. In modo piuttosto sbrigativo, pertanto, si potrebbe dedurre che mediamente la velocità con cui aumenta il livello del mare non ha subito né aumenti né diminuzioni. Questa conclusione, poco rigorosa e poco logica, però, sarebbe sensata: è la stessa a cui, applicando metodi di indagine molto più rigorosi, sono giunti J. M. Gregory et al. nel loro articolo pubblicato da AMS Journals Online:

Twentieth-century global-mean sea-level rise: is the whole greater than the sum of the parts?

Gli autori dell’articolo, stando all’abstract, hanno potuto accertare infatti che nel corso dell’ultima parte del 20° secolo la crescita del livello medio globale del mare (GMSRL) non ha subito accelerazioni. La loro conclusione si basa sul confronto tra le stime dell’aumento del livello marino  globale fornite dai modelli matematici con quelle relative ai trend di variazione delle cause che possono determinare un aumento della velocità di variazione del livello marino.

J.M. Gregory et al. studiando con modelli matematici il tasso di variazione delle grandezze che possono influenzare la variazione della velocità di  aumento del livello del mare, ne hanno quantificato gli effetti negli ultimi decenni. Essi, quindi, hanno scoperto che i conti non tornano: il livello del mare, stando alle previsioni dei modelli, cresce più rapidamente di quanto crescano le parti che, sommate, dovrebbero determinarne… il tasso di crescita! Il titolo del loro articolo rende il concetto in modo estremamente efficace: l’insieme è maggiore della somma delle parti che, da un punto di vista matematico è un assurdo (se si escludono, ovviamente, gli insiemi continui secondo Cantor).

J.M. Gregory et al. hanno preso in esame le cinque cause fisiche che possono determinare l’innalzamento del livello del mare:

 

  • dilatazione termica;
  • tasso di perdita di massa dei ghiacciai groenlandesi;
  • aumento del livello delle acque sotterranee generate dalla fusione dei ghiacciai e/o del permafrost;
  • effetto di arginamento delle acque sotterranee generate dalla fusione dei ghiacciai e/o del permafrost;
  • perdita di massa glaciale dei ghiacciai antartici

Tutti fattori in buona parte individuabili nello schema seguente tratto da Wikipedia.

Stando alle conclusioni  contenute nell’abstract, il tasso di perdita delle masse glaciali della Groenlandia non ha subito incrementi tra la prima e la seconda parte del 20° secolo, per cui la fusione di tali ghiacciai non ha contribuito ad accelerare il tasso di crescita del livello del mare; il contributo delle acque sotterranee e quello del confinamento di tali masse idriche sono di segno opposto e, praticamente, si equivalgono. Poiché la perdita di massa glaciale antartica è quasi trascurabile, resta il solo contributo della dilatazione termica delle masse oceaniche. Tale contributo, secondo J. M. Gregory et al., non è in grado, da solo, di giustificare l’accelerazione del trend di aumento del livello medio marino globale individuato da alcuni autori: a meno che tale contributo non sia stato sottovalutato negli studi modellistici eseguiti nel passato e sui quali si è verificato il consenso.

La conclusione è che l’accelerazione della crescita del livello medio dei mari è inferiore a quella misurata da altri studi o addirittura nulla. In altri termini non vi è alcun incremento nella velocità con cui cresce il livello del mare o, se vi è, è estremamente bassa.

L’aspetto più interessante del lavoro di Gregory et al. 2012, però, è la sconfessione delle metodologie semi-empiriche che mettono in relazione le variazioni del livello del mare con le variazioni di temperatura: se il livello del mare è in relazione con l’aumento della temperatura e l’aumento della temperatura accelera in conseguenza degli effetti antropici, anche il livello del mare varierà più velocemente all’aumentare della velocità con cui varia la temperatura terrestre. Queste metodologie, basate su tecniche squisitamente statistiche, hanno consentito di ottenere proiezioni del livello del mare al 2100 enormemente maggiori di quelle dell’IPCC (basate, invece, su modelli matematici): dell’ordine dei sei metri invece che di 0,60 metri (stima centrale IPCC AR4) con punte di 2,00 metri (scenario peggiore IPCC AR4, qui tutte le stime).

Questo lavoro, ovviamente, è molto citato dai blog scettici o meno schierati sulle posizioni pro AGW (quello di J. Curry, per esempio), ma, stranamente, non sono riuscito a trovare i soliti rebuttal che accompagnano questi lavori nei blog pro-AGW. L’unico riferimento ho potuto rintracciarlo sul blog di Tamino in un commento ad un post che trattava di un articolo a firma di Rahmstorf et al. 2012 in cui si sosteneva l’esatto opposto (che il livello del mare aumenta più di quanto si potesse immaginare). La risposta al commento di chi faceva notare la contraddittorietà tra le conclusioni di J. M. Gregory et al. e quelle di Rahmstorf et al., è stato un laconico riferimento alla diversità delle metodologie usate: statistiche nel caso di Rahmstorf, modellistiche nel caso di Gregory e l’auspicio che, normalmente, nella comunità scientifica le conclusioni apparentemente opposte, possono anche coincidere.

Secondo me, invece, due potrebbero essere le spiegazioni: o l’autorevolezza di J. M. Gregory et al. è tale da non consentire eccessive libertà, oppure i loro risultati sono difficilmente contestabili. Io propendo per la seconda spiegazione ovvero che la robustezza delle argomentazioni di Gregory et al. sia notevole.

Al di là delle impressioni personali, però, ciò che mi preme sottolineare è, ancora una volta, l’incertezza estrema che avvolge tutta la faccenda. Secondo J. Curry, infatti, se il lavoro di Gregory et al. 2012, come sembra quasi certo, entrerà a far parte della coorte dei lavori su cui si baserà il prossimo rapporto IPCC, ci troveremmo di fronte, a proposito del tasso di variazione del livello del mare, a due lavori a favore dell’accelerazione ed a due lavori che la negano. Ciò significherebbe che invece della dizione “è probabile che l’aumento del livello del mare stia accelerando” si dovrebbe utilizzare la dizione “la probabilità che l’aumento del livello del mare stia accelerando equivale a quella che non stia accelerando“.

Una differenza di non poco conto e che la dice lunga riguardo a quanto i risultati delle scienze ambientali siano “definitivi”.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàClimatologia

7 Comments

    • donato

      Gianni, ho letto l’articolo che hai citato. La cosa, però, mi puzzava perché avevo già orecchiato qualcosa in proposito su WUWT qualche tempo fa. Sono andato, pertanto, direttamente alla fonte:

      http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo1671.html

      Ancora una volta, purtroppo (e lo dico con profonda amarezza), debbo chiedermi se la gente si rende conto o meno di ciò che scrive: la lettura del breve abstract e l’esame di qualche diagramma allegato all’abstract dimostrano che chi ha scritto l’articolo da te citato … non ha capito quasi nulla.
      Gli autori dello studio, infatti, premettono che il risultato da loro ottenuto deve essere preso con le molle: il record di dati su cui hanno lavorato è molto discontinuo e presenta lacune molto forti. Essi, in buona sostanza, hanno “ricostruito” il record sulla base di interpolazioni basate su dati di stazioni molto distanti (migliaia di chilometri) da quella in questione. La barra d’errore del risultato ottenuto, del resto, la dice lunga sulla bontà del dato: 2,4° +/- 1,2° !!
      Ciò che, però, avrebbe dovuto far capire lo scopo del lavoro al nostro commentatore “distratto”, è la chiosa dell’abstract: i risultati ottenuti sono tali da rendere necessaria l’implementazione di una fitta rete di stazioni di rilevamento della temperatura di superficie nel WAIS.
      Chi ha orecchie per intendere, intenda! 🙂
      Ciao, Donato.

  1. Davide S

    Come vengono effettuate le misurazioni del livello del mare? Sono stati considerati i fenomeni di subduzione e le altre cause geologiche?

    • donato

      Sulla base dell’abstract dell’articolo cui il post si riferisce, mi sembra che nell’articolo di Gregory et al. 2012 non si faccia riferimento a misure reali del livello del mare. Il confronto è relativo solo a proiezioni basate su modelli matematici: da una parte il modello matematico GMSLR e dall’altra i modelli matematici che simulano la variazione delle grandezze che determinano un aumento del livello del mare. In altre parole si confrontano solo risultati di elaborazioni numeriche. I dati sperimentali latitano. Come in gran parte della scienza del clima, del resto 🙂 .
      Ciao, Donato.

  2. “Al di là delle impressioni personali, però, ciò che mi preme sottolineare è, ancora una volta, l’incertezza estrema che avvolge tutta la faccenda.”

    In altre parole: back to the drawing board?

    “ci troveremmo di fronte, a proposito del tasso di variazione del livello del mare, a due lavori a favore dell’accelerazione ed a due lavori che la negano.”

    … e così come il totale è superiore alla somma delle parti, vedrete comunque che +2 – 2 = 1. Anche perché l’ultima frase citata, che praticamente nessun giornalista capirà, potrà essere rigirata con grande facilità.

    • Beh Fabrizio, tutta la strategia di comunicazione dell’IPCC si basa su questo tipo di linguaggio. Se mai dovesse essere meglio una frase che deve essere rigirata di una che va dritta al punto, specie se il punto non c’è.
      gg

    • donato

      Caro Fabrizio, come tu m’insegni la fisica è vera fino a prova (sperimentale) contraria e, in assenza di verifica sperimentale, non dovrebbe essere neanche fisica. L’incertezza, pertanto, dovrebbe essere connaturata alla “realtà” fisica per cui non dovrebbe meravigliarci più di tanto. In altre branche dello scibile è normale che un lavoro possa confutarne, parzialmente o interamente, un altro. Nel campo di cui ci stiamo occupando, invece, ciò non può accadere e questo è l’aspetto paradossale (da un lato e dall’altro, ovviamente). In questi giorni sto riflettendo su un articolo che giunge a conclusioni diametralmente opposte a quelle indicate in questo post. La cosa dovrebbe far riflettere, invece, come sottolinei giustamente, si fa di tutto per arrivare a dire che 2-2=1.
      Mah, in certi ambienti il mondo gira al rovescio 🙂 .
      Ciao, Donato.

Rispondi a Davide S Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »