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Clamoroso, l’immaginazione ha finalmente superato la realtà!

Gli ultimi fiocchi di neve del blizzard più forte degli ultimi anni si stanno ancora posando sugli stati USA del nord-ovest. A Mosca si spala ancora la neve. Insomma nell’emisfero nord l’inverno si fa sentire. E l’estate australe non è certo da meno, con l’Australia che è appena uscita da un’ondata di calore che resterà negli annali.

 

Già, l’Australia e il caldo, un argomento che abbiamo appena sfiorato un paio di settimane fa. Erano i giorni in cui sui media impazzava una curiosa notizia: i meteorologi australiani costretti ad aggiungere un nuovo colore alle loro mappe, il viola, presumibilmente, per rappresentare addirittura più di 50°C gradi centigradi. Googolare per credere.

 

E come i media anche i blog specializzati, specialmente quelli più inclini a portare iella, nel nome e nei contenuti. È la prova generale di quello che ci aspetta, è la manifestazione tangibile dell’arrosto climatico prossimo venturo, dicevano, prestando oltretutto incautamente fede all’interpretazione del Guardian della faccenda, ovvero spostando l’asticella di 2°C più su di quanto in effetti avessero predetto i meteorologi australiani. Questi ultimi, in effetti, già un giorno dopo la funesta previsione, hanno visto scomparire dalle mappe il colore nuovo di pacca e, naturalmente, hanno timidamente raffreddato gli animi.

 

Sui media però nessuno ha detto però che quei 50, no 52, no 54°C erano previsti, non osservati. E nessuno ha detto che si trattava di una previsione fatta con oltre una settimana di anticipo. E infatti, nonostante laggiù abbia fatto un caldo boia, i famosi 50, no 52, no 54°C non sono mai arrivati, benché in alcune località ci si sia andati molto vicino. Peccato che questo sia però accaduto in zone molto distanti da quelle così solertemente e con grande efficacia grafica colorate di viola dal Bureau Of Meteorology australiano una settimana prima. E questo pone un altro problema non banale: che senso ha fare previsioni così dettagliate di un parametro così instabile in termini modellistici?

 

E sì che nel continente 50 gradi all’ombra non sono una novità, forse quel colore nelle mappe avrebbe dovuto esserci comunque, così tanto per essere pronti. Ma, vuoi mettere il potere mediatico di un annuncio del genere? Fa così caldo che dobbiamo reinventare il modo di dirlo. Qualcuno ha letto poi da qualche parte che quel famoso colore non è servito? Qualcuno ha letto che in quella purpurea porzione di territorio australiano non c’è stato alcun bisogno di mettere mano alla tavolozza dei colori? Certamente no, però in compenso ora hanno le mappe nuove e sono pronti.

 

Che dire, la politica dell’annuncio paga sempre, un po’ come l’anno scorso da noi a una settimana dal nevone di febbraio si leggeva già che sarebbe stato il freddo più freddo degli ultimi enne anni. O, se preferite, come si leggeva in agosto che avremmo avuto il caldo più forte degli ultimi altri-enne anni. Né il nevone né il caldone hanno poi battuto record particolari, ma neanche questo lo abbiamo letto.

 

Ma tanto oggi non è più necessario che le cose accadano perché siano vere, basta immaginarle e, se necessario, farci su una bella mappa.

 

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Per qualche riferimento in più, leggete questo post di Jo Nova.

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Ehm…tornate alla prima riga e fate click sul collegamento al blizzard. Pare si chiami Nemo, e pare che una tempesta così non si vedesse dal 1978. Che strano, ogni volta che arriva un evento intenso relativo al freddo dobbiamo tornare agli anni ’70. Se fossi uno scienziato ci farei su una ricerchina, magari salterebbe fuori che i pattern medi della circolazione emisferica stanno virando al freddo. Ma no, che dici, ora c’è la CO2!

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Published inAttualità

5 Comments

  1. Alvaro de Orleans-B.

    Commenti formidabili, centrano il problema!
    (“Ma com’è possibile che dico una cosa tanto semplice e ovvia… e viene capita all’incontrario?”)
    Mi permetto di segnalare due libri che approfondisconoil tema – e sono pure divertenti:
    “True enough” di Farhad Manjoo
    “Thinking fast and slow” di Daniel Kahneman

  2. luigi Mariani

    Giorni fa ho incrociato uno studente che alcuni anni orsono aveva seguito alcune mie lezioni (1 credto, pari a 8 ore) ed il quale mi ha detto che:
    1. avevo ragione io quando dicevo che in futuro avrebbe fatto sempre più caldo.
    2. a dimostrazione di quanto avessi ragione citava appunto il caso dell’Australia, dove faceva talmente caldo che le scale ordinarie di rappresentazione dei fenomeni dovevano essere cambiate.
    Circa il punto 1, confesso di essere uscito da quella chiacchierata più che mai depresso, perché delle due l’una: o non riesco più a manifestare il mio perdurante scetticismo ovvero c’è un mio sosia (un po’ come capitava a Don Chisciotte, con il quale penso di avere non poche affinità …) che che si aggira per il mondo scimmiottando Luca Mercalli.
    Circa il punto 2 le considerazioni di Guido mi tranquillizzano non poco, visto che io e Guido ci troviamo periodicamente a scrivere commenti meteo (vedasi quello di gennaio da poco uscito) e mi seccherebbe davvero dover rivedere le mie belle scale cromatiche, il che tuttavia dovrà immancabilmente avvenire quanto supereremo la soglia fatidica dei 50°C (e qui parla il sosia….).

    Luigi

    • Tore Cocco

      Caro Luigi, devo dire che per il punto 1 negli anni ho maturato un’altra spiegazione ma prima faccio un esempio concreto. Spesso mi capita di assistere alle previsioni del tempo alla tv in mezzo ad altra gente, ed ho notato che se ad esempio è prevista pioggia per il nord sardegna del giorno dopo, molti degli astanti per motivi inesplicabili in mezzo a tutto il discorso del meteorologo capiscono erroneamente che per il giorno dopo è previsto il sole sul nord sardegna. La cosa sembra sorprendente e non si ottengono apprezzabili risultati nel cercare di convincere coloro che hanno capito male, in fin dei conti lo hanno sentito con le proprie orecchie perché dovrebbero ricredersi? E nemmeno cercare di far ricordare i simboletti sulla mappa ha una qualche utilità, per completare il quadro il giorno dopo durante le piogge diranno che la previsione era sbagliata. Non mi interessa molto convincere gli altri di un qualche cosa, mi incuriosisce molto di più il meccanismo che porta le persona a maturare una generica opinione. Sono giunto alla conclusione che il cervello analizza la “realtà” su tutte le questione esattamente come lo fa per i disegni. Nel senso che delle linee quasi chiuse a formare un triangolo, il cervello meccanicamente riempie i tratti vuoti delle linee e fà vedere un triangolo intero, od un cerchio, o ancor peggio un volto umano la dove c’è solo una serie di segni. In pratica il cervello analizza gli imput esterni interpretandoli e filtrandoli con il proprio concetto di realtà, quasi confrontando i dati esterni con il proprio ideale platonico di quella “realtà”. Alla nostra parte conscia arriva il lavoro già fatto; per questa ragione è difficile parlare di “realtà” come se esistesse e fosse oggettiva, pare che ciascuno abbia la propria che dipende dalla vastità del bagaglio culturale su quella specifica tematica che si è chiamati ad analizzare. In definitiva credo che il cervello ragioni più o meno cosi, sente i punti chiave del discorso , liguria toscana sardegna etc., e poi sole, pioggia, variabile etc., ed alla fine riunendo i punti chiave il cervello elabora una propria opinione su quel che il meteorologo ha appena previsto per il giorno dopo, unendo i punti chiave non come essi sono ma a formare una figura che collimi con la nostra immagine precostituita esattamente come per i disegni. credo che un esperimento utile che potresti fare con gli studenti sarebbe quello di parlare per mezz’ora di un qualche argomento e poi chiedere a tutti per mettere per iscritto la risposta alla seguente domanda: Che cosa opinione ho appena espresso su tale argomento nella mezz’ora appena trascorsa? E credo che le risposte saranno molto diverse da individuo ad individuo. Lo so che siamo all’interno di campi scientifici lontani dai nostri soliti, ma credo che capire il funzionamento della ricezione della realtà da parte del cervello aiuti nel trovare il migliore metodo di divulgazione possibile, nel senso del metodo che riduce al minimo le persone che fraintendono. …prima o poi devo decidermi a leggere almeno un libro sull’argomento, al momento vado solo a naso.
      Altra cosa che ho notato è che sullo stesso identico fatto che si racconta, modificando l’ordine delle informazioni esposte o la quantità, si ottengono risultati molto diversi.
      In pratica non tu abbia alcuna colpa se quello studente ha capito il contrario, la colpa ce l’hanno coloro che hanno formato la sua immagine mentale negli anni che hanno preceduto il suo arrivo nella tua classe.
      Un caro saluto

      Tore

    • Luigi Mariani

      Caro Tore, ti ringrazio per le considerazioni che in effetti condivido, in primis quelle sulle ciò che un utente capisce di una previsione del tempo…
      A conferma di quanto tu scrivi osservo che chi arriva all’università ha subito per 13 anni un lavaggio del cervello in tema di catastrofi, climi impazziti, ecosistemi allo sfascio, deserti che avanzano, boschi che scompaiono e il tutto per colpa dell’uomo. Pertanto è chiaro che lo schema mentale di riferimento è ormai per molti versi troppo definito per poterlo modificare (e qui a mio avviso calza a pennello la frase del cardinale Wolsey: “state ben attenti a quel che mettete in quelle teste, perchè poi sarà ben difficile levaglielo..”).
      Ciao.
      Luigi

    • donato

      “state ben attenti a quel che mettete in quelle teste, perchè poi sarà ben difficile levaglielo..”
      Parole che condivido al 100% e che sottoscrivo integralmente! Anche perché mi confronto quotidianamente con il problema di cercare di togliere dalla testa dei miei alunni le idee bislacche (in campo matematico e fisico) di cui sono zeppe.
      Ciao, Donato.

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