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Azzeccagarbugli

Una non soluzione ad un non problema. Questa la caratteristica principale che devono avere i provvedimenti che si prefiggono lo scopo di salvare il pianeta dalla deriva catastrofica del clima. Lo abbiamo sperimentato con il protocollo di Kyoto, che ha generato contraccolpi in ogni direzione tranne che in quanto si proponeva di realizzare, ovvero una riduzione delle emissioni di anidride carbonica che mitigasse il riscaldamento globale. Del resto era scritto nel testo ed è stato più volte ricordato: se tutti i paesi firmatari avessero ratificato ed implementato quanto prescritto avremmo visto scendere la temperatura prevista dai modelli di simulazione climatica di pochi decimi di grado.

Così non è stato, con l’aggiunta della curiosa coincidenza che malgrado le emissioni abbiano continuato a crescere la temperatura ha smesso di farlo. Ops, scusate, questo è successo nella realtà, non nelle simulazioni. A seguire l’ambizioso progetto 20-20-20 dell’Unione Europea -su cui gli animi si stanno in verità raffreddando-, e ora abbiamo un altro provvedimento simile, il Climate Bill in corso di approvazione negli Stati Uniti d’America. Se passerà sarà la locomotiva che il treno per Copenhagen aspettava con ansia. C’è da scommettere che gli andremo tutti dietro. Giusto dunque far due conti iniziali. Con l’approvazione e l’implementazione del suddetto piano, si assisterebbe ad una mitigazione del riscaldamento globale (presunto) della mirabolante cifra di 0.09°F. Se tutti faranno uno sforzo analogo c’è da sperare che si arrivi a qualche decimo.

Possibile che nessuno se ne sia accorto? Improbabile, direi che più facilmente, consci del fatto che quello del clima è un non problema e che comunque intervenire in un sistema largamente incompreso è impossibile, il grimaldello del salvataggio del mondo dal finire arrosto è usato per altri scopi. Tra tutti il più pressante è la soluzione del problema energetico. Perchè non chiamare le cose con il loro nome? Energy Bill non è elegante come Climate Bill? Forse si ritiene che senza un adeguato spauracchio certe misure sarebbero difficili da digerire per la pubblica opinione. Può darsi, ma non mi sembra che il cittadino generico medio abbia di che sentirsi lusingato da questo genere di trattamento, specialmente se alla fine è quello che paga il conto. Attenzione, se questo conto sarà salato negli Stati Uniti, dalle nostre parti sarà invero quasi improponibile.

Ma c’è un lato positivo. Se questi sono i numeri, dal punto di vista del clima possiamo infatti tirare un respiro di sollievo. In tutta evidenza a questa faccenda del global warming antropico non ci credono più di tanto nemmeno i sostenitori più accaniti. Per il resto siamo in mezzo al guado, c’è solo da augurarsi che chi ne sa più di noi compia le scelte giuste, magari cercando di evitare soluzioni demagogiche o addirittura peggiorative, come il massiccio ricorso ai biocarburanti ad esempio. Vedremo.

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Published inAmbienteAttualitàClimatologiaEnergia

18 Comments

  1. […] e magari ne parleremo un’altra volta. Ora è tempo di leggi sul clima. Nell’ultimo post abbiamo appena introdotto l’argomento degli sforzi legislativi che si starebbero compiendo […]

  2. Teo Georgiadis

    Democrazia: ogni testa un voto
    Democrazia avanzata: partecipata e consapevole
    Partecipata quasi sicuramente, consapevole un po’ piu’ azzardato come concetto. E sul tema energetico, cosi’ come sulla salute, di consapevolezza non parliamone neppure. Ma non suona come una stranezza che anche il nucleare, insieme al sole che ride ovviamente, sia la risposta ecologica (verde) al consumo di combustibili fossili?
    Siamo partiti da “atomkraft nein danke!” per salvare il mondo e, per ri-salvare il mondo siamo tornati a un “atomkraft, wunderschon!”, vielleicht? Non so!? Io sono ancora in attesa di quel famoso momento di riflessione che doveva seguire al referendum sul nucleare. Nach zweiundzwanzig Jahre e siamo ancora qui a parlare di cose senza averle studiate! Ma cosa parliamo tedesco??
    Due conticini sul Life Time Assessment di tutte queste fonti energetiche? Ivi compreso l’emissione di CO2 per fabbricare la fonte? Ma dico conticini seri, non le 4 stupidaggini che ci vengono a raccontare quelli che dalla “nuovafontechesalvera’ilmondo” poi ci guadagneranno.
    Involuto? off-topic? Mi scuso!

  3. Lorenzo

    Mi unisco alle considerazioni di Angelo su progetti come il DESERTEC. Con una simile politica viene meno uno dei principali, se non il maggiore, vantaggio delle fonti rinnovabili: l’indipendenza energetica delle nazioni. Se al petrolio sostituiamo il sole non avremo ottenuto niente, sarebbe solo un’altra perversione derivante dalla teoria AGW, che drena risorse enormi a scapito di uno sviluppo energetico razionale.

    • Achab

      Capisco, AGW o meno, il discorso dell’indipendenza energetica. Non capisco invece cosa c’entri l’AGW con questa eventuale scelta.

    • In effetti il collegamento c’è e non c’è, nel senso che rinnovabile interno o esterno comunque è rinnovabile. Mi dirai che far passare progetti faraonici come questo è possibile solo con una leva molto ma molto efficace, come appunto quella di salvare il mondo dalla catastrofe. Certo che quelle aree non brillano nè per stabilità nè per progresso del processo democratico.
      gg

    • Lorenzo

      C’entra nel senso che se ti obbligano a produrre un tot energia rinnovabile pena una salata sanzione, prima di fallire l’obbiettivo imposto e pagare dazio studio ogni strada possibile, anche quelle meno sensate e che, se lasciato libero di scegliere, non percorrerei mai. Una di queste scelte, riguardo al solare, potrebbe essere appunto di andare a produrre dove la fortissima insolazione rende questa fonte più conveniente: il Sahara. Invece di introdurla gradualmente nel mio territorio di pari passo col progresso tecnologico e con il conseguente ribasso dei prezzi. In questo senso, gli obblighi derivanti dall’ AGW portano a scelte energetiche a mio giudizio affatto razionali.

    • Achab

      Piazzare una grande centrale solare in nord africa non è un’obbligo ma una eventuale scelta di convenienza. Sui risvolti geo-politici negativi sono assolutamente daccordo, ma tenerne conto costa. E qui non c’entra nè la scienza nè l’AGW.
      Concettualmente preferirei di gran lunga una generazione decentralizzata, ma tutti sono pronti a spiegarmi che tecnicamente sarebbe più complicato gestire la rete ed economicamente svantaggioso.

  4. Claudio Costa

    @ Giordano Monti

    Il protocollo di Kyoto è stato firmato quando si credeva che le ice core dimostrassero che quando sale la CO2 (per le frmentazioni dicevano) sale anche la temperatura, per poi scoprire che è esattamente il contrario. In pratica è stato firmato su un afalsa credenza, la 20 20 20 peggio ancora.

    “(anche, se, va detto, non sapremo mai come sarebbe andata in termini di emissioni senza il protocollo)”

    Non è vero! Basta fare girare i modelli con i dati senza le ridicole limitazioni delle emissioni.
    Ma credere ai modelli cliamtici (secondo me) è una questione mistica, non razionale.

  5. Angelo

    Circa il progetto DESERTEC, letta sommariamente da quello che si trova su internet http://www.desertec.org/downloads/summary_it.pdf , sembra la soluzione a tutti i problemi.
    Un ottimismo straordinario, ma chi avrà il controllo di questo sistema controllerà l’area del mediterraneo! E i costi di realizzazione?
    Che non vi sia sfruttamento, come dice nell’ultima pagina, perché non ci sono risorse limitate mi sembra un motivo falsamente ingenuo perché oltre alla limitatezza conta la disponibilità/localizzazione. Il petrolio prima di essere il fondamento della civiltà occidentale era di totale disinteresse per tutti, un’area desertica che diventa sito per centrali solari a concentrazione, da quel momento, diventa sito di interesse internazionale, strategico e militare; esattamente come il petrolio.

    Circa il post di Maurizio Morabito, concordo con lui. Su Obama, che qualche volta gode anche della mia simpatia personale, ho però una sensazione di eccesso di fiducia da parte del mondo.
    Alla fine in America, come in tutte le altre parti del mondo, sono le lobbies a governare la politica. Penso proprio le lobbies della new economy, all’interno della quale è entrata prepotentemente la green economy.

    Concludo: Il protocollo di Kyoto passerà alla storia? Probabile, ma chissà come!

  6. giordano monti

    mi sia consentita una banalità: sparare sul protocollo di kyoto è un po’ come sparare sulla croce rossa. Modesti gli obiettivi, modeste le aspettative, risibili, ovviamente, i risultati nel mondo reale, (anche, se, va detto, non sapremo mai come sarebbe andata in termini di emissioni senza il protocollo).
    Tuttavia non mi sentirei di escludere che che il povero osbsoleto e scricchiolante trattato passi alla storia comunque. Per la prima volta, parliamo del lontano 1997, il mondo ha convenuto che avevamo un problema comune, e si è provato, pur tra mille compromessi, errori, ambiguità ed egoismi nazionali, a cercare una soluzione. E’ stato lanciato un messaggio.
    Faccio un paragone azzardato e magari poco in tema, ma la storia a volte insegna qualcosa. Le idee nuove dell’Illuminismo hanno prodotto dopo qualche anno il trattato di Vienna e la Restaurazione, (che secondo me è ben identificabile nell’era Bush). Era l’era, forse finalmente superata, de:” il tenore di vita degli americani non è negoziabile” quali che siano i costi per gli ecosistemi e i costi militari per accedere alle fonti fossili. Oggi il vento sta cambiando? troppo presto e troppo difficile dirlo. Ma il messaggio di Kyoto forse non è stato lanciato del tutto vanamente, come non lo furono le idee di Montesquieu, Diderot e company

    • Il povero e vecchio trattato ha fatto esattamente ciò per cui è stato pensato: generare una bolla speculativa spettacolare attorno alle emissioni. Ora che la crisi avanza e la bolla si sta sgonfiando urgono nuove misure, magari ancora più stringenti, per tenere in vita il giocattolo. Non è detto che questa sia una iattura, visto che qualcuno è stato anche costretto ad acquistarli comunque i famosi certificati. Quanto alla soluzione ad un problema comune, dipende ovviamente dai punti di vista. Dal canto mio direi che generarlo e poi suggerire la soluzione non è esattamente ciò che si può chiamare cooperazione internazionale ma, ripeto, è questione di punti di vista.
      gg

    • faccio il pignolo, cosa che mi viene bene, per dire che Kyoto si basa su Montreal, il protocollo sull’ozono del 1987

    • E chi glie lo dice che se non passa il minimo solare da queste parti il sole per il fotovoltaico ce lo scordiamo? 🙂
      gg

  7. teodoro georgiadis

    http://en.wikipedia.org/wiki/Simon-Ehrlich_wager
    Un piccolo ripasso per ricordarci che spesso poi le cose prendono strade non previste. Poi, la Green economy sara’ sicuramente la politica del futuro: da parte mia comperai le Deutsche-Telekom con tutti gli indici che dicevano di farlo. A proposito qualcuno ne vuole una cinquantina? Giuro faccio un buon prezzo! 😉

    • Curioso che tu abbia proposto questo piccolo ripasso. Ieri sul corriere c’era un articolo sui progetti di costruzione di mega centrali fotovoltaiche in Africa settentrionale. Se ne occupa una fondazione ad hoc costituita che si chiama Desertec.
      Il progettino di appena 400mld di Euro sarà presentato nel luglio prossimo a Monaco in una conferenzella alla quale, tra gli altri (investitori, governi et al.) ci sarà anche il Club di Roma, provvido pensatoio di prima maniera. Chi vuole intendere intenda.
      gg

    • Duepassi

      Per chi non sapesse bene cosa sia il Club di Roma, propongo questa frase da:
      http://www.green-agenda.com/

      “The common enemy of humanity is man.
      In searching for a new enemy to unite us, we came up
      with the idea that pollution, the threat of global warming,
      water shortages, famine and the like would fit the bill. All these
      dangers are caused by human intervention, and it is only through
      changed attitudes and behavior that they can be overcome.
      The real enemy then, is humanity itself.”
      – Club of Rome,
      premier environmental think-tank,
      consultants to the United Nations

      Allo stesso link è possibile trovare altri illuminati pensieri di questo Club, e non solo.
      Ne consiglio la lettura, ma cercate di non arrabbiarvi troppo.
      Secondo me.
      Guido Botteri

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