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Se Kyoto non è Montreal il riscaldamento globale è finito

I trattati firmati a Montreal nel 1987 e a Kyoto esattamente dieci anni dopo, sono stati i primi, se non unici esempi di global governance che la diplomazia internazionale ha saputo esprimere. Se simili, in quanto di natura ambientale il primo ed essenzialmente focalizzato sul clima il secondo, tra i due trattati c’è di fatto una enorme differenza.

 

Il primo, riguardante la messa al bando dei Clorofluorocarburi (CFC), ritenuti responsabili del depauperamento dello strato di ozono stratosferico, ha funzionato, nel senso che l’uso dei CFC è stato di fatto abolito e, seppur con lentezza e con qualche controversia scientifica, ci sono prove abbastanza evidenti che i loro effetti dannosi si siano attenuati. Il secondo, siglato con l’obbiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica provocate in larga misura dall’uso dei combustibili fossili e ritenute responsabili dell’accrescimento dell’effetto serra e conseguente riscaldamento globale, è fallito in tutte le sue parti. Le emissioni sono aumentate e i fondamenti scientifici su cui poggiava stanno venendo meno, perché nonostante questo aumento la temperatura media superficiale del Pianeta ha smesso di aumentare o, quanto meno, ha assunto un trend molto diverso da quello atteso.

 

 

Si potrà obbiettare che la mancata implementazione del protocollo da parte di molti dei firmatari ne ha di fatto impedito gli effetti e che i due o tre lustri di stasi delle temperature medie superficiali possono anche essere ascirivibili ad una variabilità naturale solo temporaneamente in controfase con il forcing, ma, di fatto, le cose oggi stanno così, la CO2 aumenta e le temperature no. E questo se non altro identifica una seria lacuna conoscitiva in quella che dovrebbe essere – e di fatto è stata spacciata per tale – una realtà delle dinamiche climatiche scientificamente acquisita.

 

Negli ultimi tempi, proprio per cercare di colmare questa lacuna, la ricerca si è concentrata sulla quantificazione della relazione causale tra gas serra e dinamiche delle temperature, la sensibilità climatica, ovvero, quanto si pensa che possa aumentare la temperatura al raddoppio della concentrazione di CO2 rispetto ai livelli pre-industriali. Tenendo conto dei dati più recenti, sono stati pubblicati molti studi che hanno in effetti modificato verso il basso la sensibilità climatica, smentendo le stime molto più allarmistiche su cui non solo poggiava proprio il protocollo di Kyoto, ma anche gran parte delle cosiddette policy climatiche che in un modo o nell’altro si è cercato di adottare.

 

Alcuni giorni fa, invece, è stato pubblicato uno studio i cui risultati, qualora venissero confermati, rischiano seriamente di mandare tutto all’aria e di modificare dalle fondamenta tanto i paradigmi dello stato dell’arte della scienza del clima, quanto tutte le azioni più o meno ad elevato impatto economico che ci hanno visti impegnati nella mitigazione di qualcosa che pare proprio fosse stato già mitigato.

 

Lo studio si colloca a metà tra quanti hanno sempre sostenuto che le attività umane avessero avuto un ruolo determinante sulla temperatura del Pianeta negli ultimi decenni e quanti (molti meno) hanno invece con altrettanta forza sotenuto che dovesse essere meglio indagato il ruolo della fonte primaria di energia del nostro sistema, il Sole.

 

Secondo Q. -B. Lu, ricercatore di una università dell’Ontario e prima firma dell’articolo, sarebbero stati proprio i CFC ad originare e sostenere gran parte dell’aumento delle temperature del Pianeta nelle ultime tre decadi del secolo scorso, composti di origine antropica che, in quanto poi significativamente diminuiti in termini di concentrazione atmosferica grazie al protocollo di Montreal, avrebbero consentito l’innesco della recente fase di stasi e/o diminuzione delle temperature, una fase destinata inoltre a protrarsi per le prossime 5-7 decadi. Il Sole, ovvero la modulazione del flusso dei raggi cosmici in arrivo sul Pianeta operata dall’attività solare, per parte sua, sarebbe stato responsabile dell’aumento delle temperature occorso prima del rilascio di massicce quantità di CFC, contribuendo poi nella fase successiva all’accrescimento dei loro effetti.

 

Lo studio è sostanzialmente statistico, nel senso che una volta individuato un meccanismo che gli autori chiamano cosmic-ray-driven electron-induced-reaction (CRE), si trovano valori di correlazione molto elevati tra i CFC e le temperature superficiali, mentre se questo meccanismo viene eliminato, la correlazione tra l’azione dei gas serra propriamente detti e le temperature è bassissima, ove non del tutto assente.

 

In sostanza, secondo questo studio, il riscaldamento globale delle ultime decadi del secolo scorso sarebbe sì di origini antropiche, ma di natura completamente diversa da quanto si è letto e dibattuto sin qui e, inoltre, in questo meccanismo avrebbe avuto (e avrebbe tutt’ora com’è ovvio attendersi) un ruolo decisivo l’attività solare.

 

Il messaggio che si può trarre da queste nuove informazioni, sempre e comunque dopo l’eventuale conferma delle stesse è il seguente. Gli sforzi regolamentari di respiro globale, che hanno sempre un enorme impatto economico, hanno senso se sostenuti efficacemente dalla conoscenza scientifica, in relazione alla quale non ha senso parlare di maggiore o minore volontà di implementazione delle norme. Il protocollo di Montreal rispettava questo requisito in origine, quello di Kyoto assolutamente no, tanto che forse proprio l’incertezza scientifica su cui poggiava ha fatto sì che fossero commessi gravi errori nella stesura del trattato, di fatto invalidandolo. Su questo inevitabile beneficio del dubbio, quelli che ieri erano i meno volenterosi ma forse oggi appaiono come i più lungimiranti, hanno fatto leva per non adempiere agli obblighi sottoscritti o addirittura per non sottoscriverli.

 

Ripetendo per l’ennesima volta che questa teoria ha assoluto bisogno di essere meglio investigata, sebbene comunque si tratti di uno studio peer reviewed, vi invito a leggerne l’abstract, chiedendo al contempo ai lettori di fare uno sforzo per procurare il testo per intero.

 

COSMIC-RAY-DRIVEN REACTION AND GREENHOUSE EFFECT OF HALOGENATED MOLECULES: CULPRITS FOR ATMOSPHERIC OZONE DEPLETION AND GLOBAL CLIMATE CHANGE

This study is focused on the effects of cosmic rays (solar activity) and halogen-containing molecules (mainly chlorofluorocarbons — CFCs) on atmospheric ozone depletion and global climate change. Brief reviews are first given on the cosmic-ray-driven electron-induced-reaction (CRE) theory for O3 depletion and the warming theory of halogenated molecules for climate change. Then natural and anthropogenic contributions to these phenomena are examined in detail and separated well through in-depth statistical analyses of comprehensive measured datasets of quantities, including cosmic rays (CRs), total solar irradiance, sunspot number, halogenated gases (CFCs, CCl4 and HCFCs), CO2, total O3, lower stratospheric temperatures and global surface temperatures. For O3 depletion, it is shown that an analytical equation derived from the CRE theory reproduces well 11-year cyclic variations of both polar O3 loss and stratospheric cooling, and new statistical analyses of the CRE equation with observed data of total O3 and stratospheric temperature give high linear correlation coefficients ≥ 0.92. After the removal of the CR effect, a pronounced recovery by 20~25% of the Antarctic O3 hole is found, while no recovery of O3 loss in mid-latitudes has been observed. These results show both the correctness and dominance of the CRE mechanism and the success of the Montreal Protocol. For global climate change, in-depth analyses of the observed data clearly show that the solar effect and human-made halogenated gases played the dominant role in Earth’s climate change prior to and after 1970, respectively. Remarkably, a statistical analysis gives a nearly zero correlation coefficient (R = -0.05) between corrected global surface temperature data by removing the solar effect and CO2 concentration during 1850–1970. In striking contrast, a nearly perfect linear correlation with coefficients as high as 0.96–0.97 is found between corrected or uncorrected global surface temperature and total amount of stratospheric halogenated gases during 1970–2012. Furthermore, a new theoretical calculation on the greenhouse effect of halogenated gases shows that they (mainly CFCs) could alone result in the global surface temperature rise of ~0.6°C in 1970–2002. These results provide solid evidence that recent global warming was indeed caused by the greenhouse effect of anthropogenic halogenated gases. Thus, a slow reversal of global temperature to the 1950 value is predicted for coming 5~7 decades. It is also expected that the global sea level will continue to rise in coming 1~2 decades until the effect of the global temperature recovery dominates over that of the polar O3 hole recovery; after that, both will drop concurrently. All the observed, analytical and theoretical results presented lead to a convincing conclusion that both the CRE mechanism and the CFC-warming mechanism not only provide new fundamental understandings of the O3 hole and global climate change but have superior predictive capabilities, compared with the conventional models.

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Published inAttualitàClimatologia

4 Comments

  1. Rinaldo Sorgenti

    Penso utile segnalare questo articolo dell’amico Giovannangelo Montecchi, che fa riferimento anche al Protocollo di Montreal sui CFC, pubblicato recentemente sul sito L’Astrolabio degli Amici della Terra:

    Q U O T E

    La mosca cocchiera!

    Eccellente articolo dell’amico Giovannangelo Montecchi che merita davvero di essere attentamente letto.
    Chissà se qualcuno avrà la pazienza di farlo leggere e prendere in seria considerazione ai nostri delegati in Europa, per aiutare ad una migliore valutzione e contribuire a ridurre l’enorme costo sulle spalle dei cittadini Ue e le nostre in particolare.
    http://astrolabio.amicidellaterra.it/
    Home | l’Astrolabio
    l’Astrolabio – Newsletter degli Amici della Terra
    astrolabio.amicidellaterra.it

    U N Q U O T E

  2. donato

    La lettura dell’abstract (non ho tempo di leggere il pre-print per impegni di lavoro e perché impegnato a digerire Briffa et al. 2013 🙂 ) mi suggerisce due o tre considerazioni che, però, meritano maggiore approfondimento.
    L’autore cita diverse correlazioni con alto o basso coefficiente: credo che nei riguardi di queste correlazioni bisogna avere lo stesso atteggiamento mostrato da noi tutti verso altre correlazioni e ricordare che correlazione NON è causalità.
    Anche J. Kirkby adombra (per ora) un meccanismo di azione dei raggi cosmici galattici, fortemente legato al campo magnetico solare e, quindi, ai cicli solari, sulle oscillazioni climatiche: nel suo caso si parla di azione sui nuclei di condensazione che, però, sono influenzati da composti organici …. non meglio specificati. Fossero proprio i composti alogenati di cui si parla anche nell’articolo di Qing-Bin Lu?
    E, infine, una considerazione sui meccanismi multipli che agiscono sul clima. In questo, però, G. Botteri mi ha preceduto e, quindi, mi limito a rimandare alle sue considerazioni 🙂 .
    E’ mia convinzione, infatti, che sul clima agiscano meccanismi diversi e strettamente interconnessi (CO2, raggi cosmici, cicli solari, nuvole, vapore acqueo, aerosols, contenuto di calore degli oceani, ecc., ecc.) regolati da delicatissimi equilibri dinamici che, in un immane sistema di pesi e contrappesi, di azioni e reazioni, mantengono la macchina climatica all’interno di un ben determinato spazio delle fasi.
    I climatologi ed i fisici dell’atmosfera bene farebbero a interessarsi a tutti questi meccanismi senza farsi accecare solo dalla CO2: essa è complice, ma non unico attore del clima terrestre.
    Ciao, Donato.

  3. Guido Botteri

    Sono anni che seguo i lavori di Qing-Bin Lu, da me spesso citato a proposito dei CR (Cosmic Rays, cioè raggi cosmici) e della loro influenza sul buco dell’ozono.
    Essendo lui uno degli scopritori degli effetti dei CFC (se ho capito bene) mi è sembrato normale che difendesse una creatura anche sua, ma ho trovato coraggioso e scientificamente lodevole che non si sia fermato ai primi successi, ma abbia proseguito nella sua volontà di capire, individuando successivamente nei CR un attore importantissimo. Sappiamo anche da altre fonti che i CR sono influenzati dall’azione del Sole e sono contrastati da una attività più intensa del Sole (periodi con più macchie solari).
    Un Sole debole (come quello dell’attuale ciclo 24) implica quindi una minore azione da parte dei CR.
    Ad un’azione naturale, non causata dall’uomo, Qing-Bin lu ci aggiunge una azione antropogenica, i CFC, che sarebbero stati causa (di parte del) del riscaldamento globale.
    Credo che quel che dice questo coraggioso e serio ricercatore vada tenuto in conto, anche se personalmente sono portato a credere che il clima sia il frutto di un maggior numero di fattori. Poi si tratta di capire ognuno di loro quanto conti.
    Resta il fatto che vorrei vedere in più scienziati l’atteggiamento di questo ricercatore. Nessuna scienza “settled” ma una continua ricerca, un continuo studio, una rimessa in discussione dei risultati raggiunti, al fine di raggiungere una maggiore comprensione di quel che sta accadendo.
    Se qualcuno scendesse dalla cattedra dove si è installato, e dalla quale sentenzia, senza badare alle smentite che il mondo reale gli sbatte in faccia giorno dopo giorno, la scienza farebbe qualche passo avanti più velocemente.
    Il mondo scientifico si deve nutrire di volontà di capire, NON di presunzione di aver capito, pensata davvero o spacciata per tale.
    Secondo me.

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