Salta al contenuto

Spiragli di luce sul clima

Domenica scorsa abbiamo goduto dell’ironia di una delle ultime vignette di Josh in tema di clima. Ad appena un paio di giorni di distanza, non potevo certo immaginare che il protagonista della vignetta potesse diventare quell’unico cervellone in camice bianco che sbircia timidamente a lato della ‘meravigliosa macchina del clima’, dove ci sono i cursori di controllo dell’attività solare, mentre tutti gli altri suoi compari fissano rapiti il bottoncino della CO2.

 

Già, perché, con buona pace di quanti la ricerca sul clima hanno deciso di farla al buio, ovvero ignorando quasi del tutto l’influenza che su di esso può avere il comportamento della nostra stella, per fortuna c’è qualcuno che ogni tanto apre uno spiraglio di luce.

 

 

Response of cloud condensation nuclei (>50 nm) to changes in ion-nucleation –  H. Svensmark, Martin B. Enghoff, Jens Olaf Pepke Pedersen, Physics Letters A 377 (2013) 2343–2347.

 

Si parla di raggi cosmici e di come questi vengano modulati dall’attività solare, potenzialmente influenzando la formazione di nuclei di condensazione, quindi la formazione delle nubi e da ultime le temperature terrestri. In questo campo di applicazione è tutt’ora in corso un esperimento molto importante al Cern di Ginevra di cui abbiamo parlato più volte e del quale si attendono i risultati. Sia nel lavoro di Svensmark, sia in quello svolto al Cern, che non sono collegati, sembrava comunque si fosse arrivati ad un punto morto. In sostanza, gli effetti amplificativi della nucleazione indotti dai raggi cosmici erano stati confermati, ma le dimensioni raggiunte dai nuclei di condensazione sembravano essere molto inferiori a quelle necessarie perché il particolato aggregatosi potesse risultare significativo ai fini della formazione delle goccioline e, quindi, anche delle nubi. Questo di fatto aveva almeno sin qui raffreddato molto gli animi dei sostenitori della teoria della relazione sole-clima.

 

Dal comunicato stampa dell’università danese che ha patrocinato quest’ultimo esperimento di Svensmark invece, leggiamo delle novità interessanti che sembrano dare importanti conferme della teoria. Queste le parole di Svensmark:

 

Il risultato corrobora la nostra teoria che i raggi cosmici provenienti dallo spazio siano direttamente coinvolti nei meccanismi del tempo e del clima della Terra. Nel corso di molti anni di esperimenti, abbiamo dimostrato i raggi ionizzanti favoriscono la formazione di piccoli agglomerati di molecole. I critici hanno obbiettato che gli agglomerati non possono crescere abbastanza da influenzare in modo significativo la formazione delle nubi. Ma la nostra attuale ricerca, di cui l’esperimento SKY2 qui descritto è solo una parte, contraddice il loro punto di vista convenzionale. Ora vogliamo avvicinarci ai dettagli delle inattese reazioni chimiche che avvengono nell’aria, alla fine del lungo viaggio che ha portato qui i raggi cosmici provenienti dalle esplosioni delle stelle.

 

cloud_condensation_nuclei2

 

L’ultima volta che Jasper Kirby, leader dell’esperimento CLOUDS al Cern si è fatto sentire, ha detto di avere per le mani qualcosa di interessante e significativo ma di dover attendere il lungo processo di sottomissione e accettazione delle pubblicazioni per poterne parlare con precisione. Chissà che alla fine i risultati dei due esperimenti non convergano facendo uscire definitivamente il sole sul clima.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

4 Comments

  1. Gianluca Piovesan

    Ciao Guido,
    a proposito di CO2 guarda questo articolo:
    http://cybele.bu.edu/download/manuscripts/weile-wang-cgr-temp-pnas-2013.pdf
    Dopo anni si sono accorti e hanno riconosciuto quanto avevamo già evidenziato 8 anni fa (se consideriamo il tempo per pubblicare il paper direi oltre 10) ossia che nei tropici, il principale bioma che controlla i flussi naturali di CO2, un aumento di temperatura porta ad un aumento di CO2 ribaltando così la causa/effetto del global warming o aggiungendo un feedback positivo al global warming se la C02 è un fattore di primo piano. Certo il tutto non era previsto nei modelli e con i recenti lavori di declino di protuttività delle foreste temperate sempre a causa della fase calda mette in seria crisi le strategie di mitigazione tramite il mercato dei crediti di carbonio. Meditare 😉

    • Gianluca, del resto quelli bravi discutono dei dettagli no? Ormai sanno tutto quel che serve, mica come noi che ci ostiniamo a voler capire…
      gg

  2. Guido! Certe frequentazioni ti fanno male!! Dire che il Sole non c’entri con il clima è come dire che il cuore non c’entra con la vita…indipendentemente da Svensmark o chiunque altri.

Rispondi a Gianluca Piovesan Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »