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La Repubblica e il clima, realtà non pervenuta

Siamo in tema di clima, possiamo usare tranquillamente il modo di dire ereditato direttamente dalla comunicazione meteorologica: realtà non pervenuta. Qualche giorno fa Repubblica ha pubblicato un corposo articolo anticipando i contenuti della seconda dose di catastrofe climatica a mezzo report biblici che dovremmo riccevere a marzo, cioè quando si saranno sopite le polemiche per l’uscita della prima somministrazione, distintasi per non avere quasi accennato al ‘piccolo particolare’ che, sì, vabbè, le proiezioni saranno pure per un global warming inarrestabile, però sono tre lustri che la temperatura non sale più.

 

Tra sei mesi, appunto, saremo pronti a ricevere un’altra ondata di catastrofi imminenti di cui però sin qui non si vede l’ombra. Ancora ignari probabilmente del fatto che l’aumento della temperatura e della CO2, la cui componente antropica è ancora da definire, ha sin qui fatto molto più guadagno che danno. E non mi riferisco alla valanga di quattrini che il circo del clima che cambia ha saputo tirar su negli ultimi anni, quanto piuttosto alle condizioni di vita su quasto pianeta, andate al link per sincerarvene se volete.

 

Eppure, nonostante tutto, la grancassa del disastro dietro l’angolo batte a più non posso. Di seguito la lista delle piaghe d’Egitto in chiave 21° secolo, scesa per l’occasione da sette a sei tragedie, pari pari come da quotidiano (errori compresi):

 

  1. Vittime per il caldo e per le alluvioni causate dall’innalzamento dei mari
  2. Carestie per l’aumento delle temperature e il cambiamento delle precipitazioni, soprattutto nei Paesi poveri
  3. I contadini e l’agricoltura fallirà per la mancanza di acqua
  4. Danni alle infrastrutture per il clima estremo
  5. Ondate di calore pericoloso e mortali
  6. Il collasso di alcuni ecosistemi terrestri e marini

 

L’immagine in testa a questo post è qualificante. Ci sono le emissioni, le loro proiezioni e la temperatura prevista. Manca però quella vera, quella che ostinatamente continua a non tener conto delle previsioni, ma non c’era abbastanza spazio verso il basso e non avrebbe deposto bene. Che spettacolo….

NB: grazie ad Andrea per la segnalazione.

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Published inAttualità

11 Comments

  1. climatic show

    dal 18 novembre 2013 inizio del pacchetto televisivo dedicato agli eventi climatici
    cessazzione attorno al 21 dicembre 2013
    un cordiale saluto dal direttore barbolini alessandro

  2. Paolo da Genova

    “Se poi all’arrivo dell’alluvione la gente invece di salire sui tetti (o anche solo sul terzo gradino) si fionda in cantina o nel garage sotterraneo come a genova l’altr’anno”.

    Trovo questa frase di pessimo gusto, perché travisa i fatti, facendo passare le vittime per idioti. Le vittime dell’alluvione del 2012 a Genova erano bambini e genitori di ritorno da scuola. Vennero travolti dalla piena del torrente Fereggiano mentre si trovavano nel portone di casa e da lì vennero trascinati nelle cantine, dove morirono annegati. Non erano idioti, né aspiranti suicidi, né gente che se l’è andata a cercare, non hanno salito i tre gradini che li avrebbero salvati, perché non ne hanno avuto il tempo.

    • flavio

      se ce ne sia stato un altro nel 2012 e come sia andato non lo sò, da quel che ho visto io di quello del 2011 l’onda di piena non era alta decine di metri, si misurava a centimetri, dai filmati che ho visto meno mezzo metro, forse anche meno

      se è vero che si può annegare anche in dieci cm d’acqua, farlo da coscienti non dimostra grande intelligenza, come tutti quelli che annegano ad ogni pioggia infilandosi con la macchina nei sottopassi stradali allagati o tuffandosi nei vari fiumi appena dopo aver banchettato e bevuto sulla riva

      riconosco loro esattamente la stessa pietà di quanti si impiastrano contro un albero con la macchina senza cintura o con la moto senza casco, niente di meno e niente di più

    • Flavio, pur con toni che non condivido, l’obiezione del commento cui hai risposto è legittima e condivisibile. In certe situazioni dai risvolti così tragici bisogna trovarcisi prima di dare giudizi senza appello. E, sinceramente, spero che nn mi succeda mai. Cerchiamo di stare con i piedi per terra, perché quelli di chi pensa di sapere sempre cosa sia meglio fare e come tirarsi fuori dai guai volano decisamente troppo in alto. Aggiungerei anche che a prescindere da come accade, chi è vittima di un incidente o di una disgrazia ha diritto ad essere rispettato. Inoltre, tutto questo non ha nulla a che vedere con il post, per cui è meglio se la finiamo qui.
      gg

    • flavio

      certo che è legittima, al mondo ci sono miliardi di persone, a ciascuna delle quali può capitare di trovarsi in centinaia di situazioni pericolose ed inaspettate, ma secondo me niente affatto condivisibile

      lei però è colonnello, giusto?
      io non ero nell’aeronautica, ero nell’esercito, e talvolta mi è capitato di partecipare ad “esercitazioni”, cioè a mente fredda e con la guida di qualcuno più esperto imparare a reagire almeno ad alcune di quelle situazioni

      poi ogni giorno su giornali e telegiornali si trova gente che viene investita mentre attraversa l’autostrada di notte a piedi, o che precipita nei burroni mentre va a funghi, o che si ubriaca fino a cadere in coma

      un conto è la pietà dovuta ai morti, a tutti i morti, un altro è giustificare e cercare un colpevole esterno per qualunque cosa, per far passare ogni morto come una povera vittima innocente di chissà quale disegno malefico altrui

      è un’idea tanto abominevole che per quanti vadano a fare il bagno, a pescare, in camporella, o qualunque altra cosa dentro un fiume passando sotto un cartello del genere http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/64/Italian_traffic_signs_-_piena_improvvisa.svg/100px-Italian_traffic_signs_-_piena_improvvisa.svg.png e annegano la si smetta di incolpare il riscaldamento globale o il dissesto idrogeologico o chissà quale altro complotto o scherzo di un destino cinico e baro ma ci si decida a dire “è colpa sua”?

      se è ot moderi pure, chi vuol capire il senso generale lo capisce anche senza esempi

  3. A proposito dell’ultimo ciclone filippino, riporto un passo dell’intervista di Giovanni Caprara a Guido Visconti:


    Ma il riscaldamento globale della Terra può essere la causa dell’intensificazione dei cicloni?
    Il loro numero non sembra cambiato nelle statistiche, però è sicuramente aumentata la loro intensità. Alcuni scienziati attribuiscono la colpa al riscaldamento del nostro pianeta. «Purtroppo, però, – nota Visconti – non abbiamo ancora dati certi per confermarlo. I circa quaranta modelli teorici che si utilizzano per valutare la questione non forniscono la necessaria garanzia». Tuttavia i danni provocati sono in aumento. Oggi solo per gli Stati Uniti si calcola una perdita di nove miliardi di dollari all’anno e questo valore secondo le stime dovrebbe elevarsi a 30 nel 2100. Tenendo poi conto del riscaldamento globale la stessa cifra salirebbe addirittura a 42 miliardi di dollari.

    5
    Quindi, guardando verso il futuro, quali possono essere le prospettive immaginabili?
    Non positive. Intanto l’innalzamento delle acque marine dovuto al riscaldamento globale estenderà le aree nelle quali i cicloni possono far sentire i loro effetti distruttivi. Negli ultimi decenni il sistema delle infrastrutture si è espanso ma è diventato anche più vulnerabile. Tenendo poi conto che l’urbanizzazione nei continenti è sempre più concentrata lungo le coste queste si presentano come future aree più a rischio. Sul piano scientifico, pur essendo accertato un aumento della temperatura, la discussione è sempre molto accesa. I ricercatori del Mit danno la colpa al riscaldamento globale. Invece gli scienziati della Noaa sono più prudenti.

    Mie osservazioni:

    1. Non si capisce cosa scrive il giornalista e cosa risponde l’intervistato. Se devo interpretare letteralmente le virgolette, Visconti dice una cosa sola, che i quaranta modelli teorici non ci dicono niente.
    2. Non capisco il perché di quel “purtroppo”. Capirei un purtroppo legato all’incapacità di prevedere una o l’altra cosa, ma qui mi sembra che la delusione sia proiettata in una direzione ben precisa.
    3. Caprara dice correttamente che i fenomeni non sono aumentati di numero, ma sicuramente di intensità: non mi sembra che le statistiche dicano così, ma magari ricordo male.
    4. Bellissimo buttare lì il dato dei 30 miliardi di danni previsti (in base a cosa?) tra 85 anni, e poi il 42 dovuto al riscaldamento globale (previsto anche questo in base a cosa? Al rapporto dell’IPCC che riduce la certezza di correlare questi eventi ai fenomeni estremi al 20%? Ma forse c’è un rapporto che prevede che questa certezza aumenterà, solo che non ce l’hanno detto.

    • Guido Botteri

      L’aumento dell’entità in denaro dei danni è una cosa, l’aumento dell’intensità degli eventi estremi è altra.
      I danni economici possono aumentare anche in presenza di una diminuzione degli eventi estremi.
      Un po’ come la vecchia scala Mercalli che valutava la potenza dei terremoti dai danni. Se un terremoto colpiva case fatiscenti, le vittime erano molte, e quindi il terremoto giudicato grave. Una magnitudo sui 6 gradi in Iran fa molti più danni di una magnitudo 9 in Giappone…
      Un ciclone che colpisce una ricca città fa più danni di uno che passa per zone scarsamente popolate, indipendentemente dalla sua potenza reale.

    • luigi Mariani

      10 nevembre 2013
      Certo, il fatto che non si capisca cosa in realtà l’intervistato ha detto è un segno dei tempi che corrono.
      Circa poi l’abuso del termine “umprecedented” invito a vedere:
      1. la statistica dei morti per catastrofi naturali, cicloni tropicali inclusi presente in wikipedia  (http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_natural_disasters_by_death_toll)
      2. il natural database (http://www.emdat.be/).
       
      Dal Wikipedia traggo la lista dei 10 cicloni più distruttivi per numero morti:
      1.            500,000 1970 Bhola cyclone           East Pakistan (now Bangladesh)    November 13, 1970
      2.            300,000[11]         1839 India Cyclone           India      November 25, 1839
      2.            300,000[12]         1737 Calcutta cyclone      India      October 7, 1737
      4.            229,000 Super Typhoon Nina—contributed to Banqiao Dam failure   China     August 7, 1975
      5.            200,000[13]         Great Backerganj Cyclone of 1876               India (now Bangladesh)    October 30, 1876
      6.            138,866 1991 Bangladesh cyclone                Bangladesh          April 29, 1991
      7.            138,366 Cyclone Nargis    Myanmar             May 2, 2008
      8.            100,000[14]         1882 Bombay cyclone      India      1882
      9.            80,000[15]           1874 Bengal cyclone         India      October, 1874
      10.          75,000[16]           1847 Bengal cyclone         India      October, 1847
       
      Riflessione che sorge spontanea è che eventi estremi terribili sono accaduti anche in epoche indenni da global warming. Inoltre si nota che il numero dei morti è inversamente correlato al livello di sviluppo delle aree colpite, nel senso che in Paesi in via di sviluppo gli insediamenti umani sono fatiscenti, la presenza di abitazioni in aree a rischio è assai più elevata ed i sistemi di protezione civile inesistenti o  inefficienti. Su questo occorrerebbe oggi riflettere (anche con riferimento ai fatti di casa nostra – un esempio per tutti: area vesuviana).
      PS: il ciclone più distruttivo (500mila morti) è accaduto in Bangladesh nel 1970, il 13 novembre (gli stessi giorni in cui quest’anno cade il terribile evento filippino) → credo che la climatologia (in particolare delle temperature del mare, possa dire molto sui livelli di rischio.

    • flavio

      sono appunto eventi assolutamente imparagonabili per almeno tre ordini di motivi

      negli usa del 2012 se uno fosse stato sepolto sotto un grattacielo crollato per sandy sarebbe stato quasi immediatamente portato in un ospedale attrezzatissimo con un blindato o un elicottero dove curarlo, “quanto vale” una vita nei vari luoghi e nelle varie epoche?
      se un paese non è in grado di sostenere nemmeno la popolazione sana non proverà nemmeno a salvare quanti un evento del genere lascerebbe invalidi o comunque sul lastrico

      più di metà di quegli eventi poi sono avvenuti quando non c’era nemmeno la pennicillina, quindi per morire bastava un graffio al piede che poi viene infettato dal fango e dai liquami, anche se il ferito fosse riuscito ad arrivare in ospedale

      infine andrebbe controllato la reazione all’evento, perchè puoi fare tutta la prevenzione, preparazione e diramare allerte, ma se poi all’arrivo dell’alluvione la gente invece di salire sui tetti (o anche solo sul terzo gradino) si fionda in cantina o nel garage sotterraneo come a genova l’altr’anno…

      (oltre al fatto che il conto dei morti non è affatto detto che sia esatto, ma è molto probabilmente guidato dalla necessita propagandistiche contingenti)

    • flavio

      “è molto probabilmente guidato dalla necessita propagandistiche contingenti”

      neanche il tempo di dirlo ed ecco che più di metà dei filippini morti sono miracolosamente resuscitati
      …i miracoli accadono…

  4. luigi Mariani

    Caro Guido,
    Repubblica è un quotidiano per me illeggibile perchè come molti quotidiani del nostro Paese fa politica, non informazione, e far politica da noi (e non solo da noi..) significa aihmè mettere il cervello all’ammasso per farsi corifei di un’ideologia (in questo caso l’ideologia ecologista, che la sinistra italiana putroppo corteggia da decenni). Tradotto dal politichese: quello che per tutti noi è una mela diviene una pera e se tu dici che “sempre mela è” ti dicono che devi ravvederti (e oggi, grazie a Dio, te lo dicono con le buone, il che è comunque un grande progresso).
    Direi che illuminante resta l’analisi che Giampaolo Pansa fece nel suo libro “Carta straccia” e di cui alcuni echi si trovano qui: http://www.vip.it/giampaolo-pansa-contro-repubblica-e-ezio-mauro/
    Luigi

    PS: ho parlato di Repubblica ma, ad onor del vero, occorre dire che anche le destre fanno la corte agli ambientalisti da anni (poiché “pecunia non olet”): la “fondazione per i diritti genetici” di Mario Capanna fu finanziata da un governo Berlusconi, il che è tutto dire.

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