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Il Valzer dei ghiacci

Quante cose abbiamo scritto e detto in materia di clima e isteria da cambiamento? Parecchie, in effetti. Eppure si tratta non di una goccia, ma di una molecola d’acqua nel mare di quanto ogni giorno viene scritto e detto sull’argomento. Anni di avvenimenti, di dibattiti, di allarmi e di presagi. Montagne di soldi spesi e altre montagne in programmazione. Tutte cose veramente difficili da riassumere in un solo articolo.

 

C’è riuscito Piero Vietti sul Foglio di questa mattina. Un breve e stratto e poi, come sempre il link a tutto il resto.

 

“E’ altamente probabile che nel giro di cinque, al massimo sette anni, il Polo nord sarà completamente libero dai ghiacci durante gran parte dei mesi estivi”. E’ il 14 dicembre 2009, e a Copenaghen, in Danimarca, è in corso uno dei più drammatici summit sul clima mai organizzati dalle Nazioni Unite. Il tema del riscaldamento globale è stato portato all’attenzione delle masse e dei media grazie al lavoro indefesso dell’ex vicepresidente americano Al Gore il quale, sconfitto per pochi voti da Bush alle elezioni del 2000, si è reinventato una carriera come difensore del pianeta. Da anni gira il mondo per avvertire l’umanità che per colpa delle emissioni prodotte dalle attività antropiche le temperature globali si stanno alzando come mai prima nella storia. Nel 2006 ha pubblicato un libro e girato un film intitolati “Una scomoda verità”. Milioni di copie vendute e persino un premio Oscar per la pellicola che denuncia le conseguenze catastrofiche del riscaldamento globale e le possibili misure da prendere per fermarlo, riducendo le emissioni di CO2. Il suo messaggio attraversa il mondo, colpisce soprattutto i più giovani, che trovano finalmente un senso alla loro esistenza: combattere il clima che si scalda. E’ lui stesso a sostenerlo, nell’introduzione del suo libro: “La crisi del clima ci offrirà la possibilità di fare esperienza di una cosa che poche generazioni nella storia hanno provato: una missione generazionale, […] un fine morale, […] la possibilità di crescere. […] Le persone che soffrono di mancanza di significato nella loro vita troveranno la speranza. […] E mentre cresceremo, faremo l’esperienza di una rivelazione, scoprendo che questa crisi non c’entra nulla con la politica. E’ una sfida morale e spirituale”. Al Gore diventa Al Guru, e il suo impegno nella lotta al global warming l’anno dopo gli vale persino un Nobel per la Pace, da dividere a metà con l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il gruppo di esperti finanziato dall’Onu per studiare il clima che cambia. In quegli anni scienziati, riviste, quotidiani, tv e politici ripetono tutti lo stesso allarme – il mondo sta bruciando. La gente comune inizia a familiarizzare con il tema, le previsioni più ottimiste parlano di scioglimento dei Poli entro la fine del secolo; le immagini di grossi blocchi di ghiaccio che si staccano dall’Antartide diventano un tormentone, quasi al pari delle foto di orsi polari alla deriva su piccoli iceberg. Si arriva al summit di Copenaghen nel dicembre 2009 sull’onda emotiva del mondo da salvare entro pochi mesi (chi dice cento, chi meno, molti meno).

 

Ecco qua, buon proseguimento.

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PS: nell’immagine in testa al post le Cascate del Niagara ghiacciate nel 1848.

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Published inAttualità

Un commento

  1. alessandrobarbolini

    non vince il globalismo ma deve essere visto il regionalismo climatico……vallo a dire a un americano che l,inverno per colpa del GW ha fatto schifo!!!!!!!………ma vallo a spiegare a un italiano che l,inverno è stato finora soddisfacente!
    non ne verremmo piu a capo……le stagioni in se vanno dipende da che parte si guardano e ho gia detto tutto.
    scomodiamo i monti ?? ok ! pure li si puo…..visto da un alpino è un gran inverno questo………..vallo a dire ad un abitante dell,appennino…o i pirenei…………….e il giugno-luglio dell,anno passato fatti dire da lo stesso abitante dei pirenei quanta neve cera……..punto……e a capo….senza mai finire

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