Ma quanti anni hanno ‘sti SUV?

La temperaura media superficiale del Pianeta è aumentata. Il riscaldamento globale c’è stato. Il livello dei mari è cresciuto (cresce). Pare che oltre all’enspansione termica, a contribuire all’aumento del livello del mare sia soprattutto lo scioglimento dei ghiacciai groenlandesi e antartici, cioè, ovviamente dai ghiacci accumulatisi sulla terraferma.

 

Vi sarà forse capitato di sentir parlare del West Antartic Ice Sheet, la sponda occidentale dell’Antartico. Su quella costa scorrono proveniendo dall’entroterra degli enormi ghiacciai, uno di questi è il Pine Island Glacier, già noto alle cronache per essere stato oggetto di numerosi studi che ne hanno documentato uno scioglimento in accelerazione, con conseguenti discussioni sul contributo all’innalzamento del livello dei mari. Sulla pagina wiki dedicata al Pine Glacier leggiamo se dovesse sciogliersi insieme agli altri, sebbene con il pur accelerato rateo attuale questo avverrebbe in qualche migliaio di anni, il livello globale dei mari potrebbe salire da 1 a 2 metri distruggendo il West Antartic Ice Sheet, destabilizzando l’East Antartic Ice Sheet e, naturalmente mandando sott’acqua fior di località costiere in giro per il mondo. Tutto questo, naturalmente, a causa delle attività umane, più propriamente delle emissioni di anidride carbonica, anche se è accertato che il ghiaccio si scioglie da sotto e non da sopra perché il driver principale sono le correnti marine, il cui collegamento con il forcing da CO2 è tutto da accertare.

 

Capita infatti che a furia di osservare, ricercare, studiare, un gruppo di ricercatori abbia scoperto che il ghiacciaio Pine Island sia andato incontro ad uno scioglimento massivo anche 8.000 anni fa, un evento durato per decenni che pare anche abbia avuto un rateo di scioglimento paragonabile all’attuale.

 

Abstract
Pine Island Glacier, a major outlet of the West Antarctic Ice Sheet, has been undergoing rapid thinning and retreat for the past two decades. Here we demonstrate, using glacial-geological and geochronological data, that Pine Island Glacier also experienced rapid thinning during the early Holocene, around 8,000 years ago. Cosmogenic 10Be concentrations in glacially-transported rocks show that this thinning was sustained for decades to centuries at an average rate of more than 100 cm yr−1, comparable to contemporary thinning rates. The most likely mechanism was a reduction in ice shelf buttressing. Our findings reveal that Pine Island Glacier has experienced rapid thinning at least once in the past, and that, once set in motion, rapid ice sheet changes in this region can persist for centuries.

 

Per cui, lo scioglimento durerà per decenni o forse secoli. Questa non è una buona notizia per il livello dei mari. Resta da capire però perché questo sia avvenuto e stia avvenendo, visto che tra i campioni analizzati non sembra siano stati reperiti resti fossili di SUV olocenici.

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Author: Guido Guidi

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4 Comments

  1. “The most likely mechanism was a reduction in ice shelf buttressing.”
    .
    Credo che il problema sia tutto in questa breve frase dell’abstract. Le piattaforme glaciali antartiche rappresentano una specie di tappo che impedisce lo scorrimento in mare delle lingue glaciali che scorrono dall’interno del continente verso l’oceano. Queste piattaforme sono prodotte mediante un meccanismo che, però, ne rappresenta il principale vulnus. Esse, infatti, non si originano sul mare, ma rappresentano delle propaggini che hanno origine sulla terraferma e, successivamente, si adagiano sulla superficie dell’oceano come una gigantesca mensola (nel senso della statica delle costruzioni). Mano a mano che esse crescono in lunghezza diventano molto instabili e il loro fronte più avanzato produce gli iceberg. In alcuni casi esse si frantumano in modo repentino scomparendo nel giro di pochissimo tempo. Risale a pochi anni fa, al 2002 per la precisione, la frantumazione, nel giro di poche settimane, di una parte della piattaforma Larsen B sulle estreme propaggini della Penisola Antartica. Dopo la dissoluzione della piattaforma la velocità delle lingue glaciali che alimentavano la piattaforma aumentò considerevolmente dimostrando che la piattaforma era in grado di guidare l’evoluzione delle coltri glaciali terrestri.
    Perché le piattaforme glaciali si frantumano?
    Secondo alcuni è l’aumento delle temperature che fonde il ghiaccio e le acque di fusione determinano un aumento della velocità con cui le masse glaciali terrestri scendono verso il basso. Considerate le temperature nelle aree interessate dal fenomeno l’ipotesi mi sembra piuttosto campata per aria. A meno che non intervenga il calore endogeno di origine vulcanica e/o radioattiva che scioglierebbe da sotto il ghiaccio (in Groenlandia, per esempio, questo meccanismo è stato studiato e modellato e ne abbiamo parlato anche su CM). Considerando che nell’Antartico occidentale le attività vulcaniche sono state piuttosto recenti (da un punto di vista geologico) la cosa non sarebbe da scartare anche in tali aree.
    Secondo altri (io sono d’accordo con quest’ultima tesi) le coltri glaciali terrestri e quelle marine sono in un equilibrio piuttosto instabile. Basta un lieve aumento della temperatura delle acque oceaniche o un aumento particolarmente importante del livello del mare (durante le maree primaverili, per esempio) per instabilizzare la piattaforma glaciale e dare origine ad un rapido dissolvimento della stessa. Potrebbero, però, avere i loro effetti anche gli accumuli glaciali che aumentando la massa dei depositi glaciali terrestri, ne aumentano la velocità di scarico e, quindi, instabilizzano la piattaforma glaciale.
    Come si vede le cause e le concause sono molteplici e non del tutto chiarite.
    Il fatto che 8000 anni fa la piattaforma glaciale studiata avesse subito una rapida dissoluzione con conseguente forte aumento dello scarico delle coltri glaciali terrestri sembrerebbe avvalorare la tesi che il fenomeno sia di tipo prettamente naturale e poco o nulla influenzato dal riscaldamento globale (antropico o meno). Nel caso specifico, infine, sembra assodato che il meccanismo che regola l’assottigliamento della piattaforma glaciale sia da attribuire alle correnti marine “calde” che circolano in prossimità dell’area interessata. Queste correnti calde sono influenzate dal riscaldamento globale? Non lo sappiamo con certezza.
    Per maggiori chiarimenti: http://www.antarcticglaciers.org/glaciers-and-climate/shrinking-ice-shelves/pine-island-glacier/
    A me è piaciuta più di quella di Wikipedia.
    Ciao, Donato.

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    • mi sembra un’ottima notizia, altri molti milioni di green jobs

      alcuni milioni nei cantieri navali che dovranno armare migliaia e migliaia di galere, ed altri milioni come galeotti, a vogare sulle navi, appoggiate al fronte di quei ghiacciai per respingerli indietro

      se mettiamo una nave con un centinaio di galeotti ogni 50m dei 18’000km di costa c’è lavoro per 36’000’000 solo ai remi, e direi che avrebbero un certo turnover, fra l’impatto delle condizioni meteo sulle persone e sulle navi escluderei che molti di quelli possano arrivare alla pensione dopo 40 anni di lavoro
      qualcuno ha un’idea di quanti altri ne servirebbero a terra per costruire navi e remi?

      et voilà, non solo risolveremmo il problema climatico, ma anche quello della crescita della popolazione, del suo invecchiamento e della disoccupazione

  2. Gli antichi trogloditi erano furbi, usavano i SUV, ma li hanno nascosti così bene che ancora nessuno li ha trovati; ma noi li abbiamo sgamati, non c’è dubbio, la velocità con cui sono diminuiti i ghiacciai antartici, ed è aumentato il livello dei mari prova oltre ogni ragionevole dubbio che i SUV li avevano. Cercate, cercate bene, perché non ci sono dubbi ! 😀

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