Ad ogni latitudine il suo global change

Attenzione, come leggerete nei commenti, il titolo di questo post è stato cambiato grazie al sagace suggerimento di Luigi Mariani, che non smetterò mai di ringraziare per l’attenzione e il contributo che rivolge sempre alle nostre pagine.

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Se vi sembrano estreme le condizioni polari che hanno sperimentato gli USA nordorientali per ben tre volte durante questo inverno, se vi meravigliano le onde e le piogge abbattutesi sulla Gran Bretagna, se vi sconcerta l’aver scoperto che l’asfalto in Italia non è idrosolubile solo in Campania, come scrive Saviano in Gomorra, ma lo è in tutto il Paese visto che è piovuto un bel po’, sarete certamente colpiti dal prolungarsi della siccità all’altro capo del mondo, in Australia.

 

Appena ieri l’altro si commentava l’opinione di un alto funzionario dell’ONU che nel fare l’elenco delle ormai inconfutabili evidenze di disfacimento climatico, non ha mancato di menzionare il solleone che splende con insistenza downunder. L’umido diverrà più umido e il secco diverrà più secco recita uno dei mantra dell’AGW, del resto, ma davvero l’aridità di una parte pur consistente del quinto continente è cosa nuova e quindi per diritto ascrivibile ad una maligna evoluzione del clima?

 

La parola agli interessati, ossia il Bureau of Meteorology, appunto il servizio meteorologico australiano, per il tramite di Jennifer Marohasy, australiana pure lei ma piuttosto scettica. Quelle sotto sono le precipitazioni annuali totali dal 1900 al 2013 sull’Australia.

 

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Sicchè il 2013 è stato in effetti siccitoso, ma meno, molto meno di quanto lo siano stati molti altri anni. Anzi, pare che prima piovesse un po’ meno in generale, vai a capire se è un problema di serie storiche o di cos’altro. Manca però la famosa ‘prova’ di disastro in atto, con la realtà dei dati che brucia come sempre anche la più fervida immaginazione del presente e futuro climatico.

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Io proporrei…frammenti di peg e warming per il globo

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  2. Caro Guido, proporrei di modificare il titolo e di adottare l’ossimoro “a ogni latitudine il suo global change”.

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