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Il clima che cambia tra miti e magie

Non conoscevo il mito di Eolo, né posso dire di conoscerlo ora. Così, su due piedi però non mi pare fosse il massimo il nostro amico custode dei venti. Eppure le creature a lui affidate tutto potevano e, specie di questi tempi, tutto possono.

Accade così che con il pianeta che si scalda, anzi, si è scaldato, un inatteso rinforzo dei venti che circondano l’Antartide abbia intrappolato laggiù non solo l’aria fredda, rea di aver mantenuto freddo alla stregua di un condizionatore che funziona al contrario il 6° continente mentre tutti gli altri si scaldavano, ma anche le precipitazioni altrimenti destinate all’Australia, contemporaneamente caduta quindi preda della siccità. Il tutto, naturalmente, per effetto dell’accresciuta concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.

A fare questa rivelazione è un gruppo di ricercatori appena usciti su Nature Climate Change con un nuovo lavoro:

Evolution of the Southern Annular Mode during the past millennium

La notizia ad uso e consumo della vulgata (come noi), arriva invece da Science Daily, sempre puntuale quando trattasi di accorciare il nostro sonno già gravemente disturbato da mille preoccupazioni climatiche:

Ocean winds keep Antarctica cold, Australia dry

Premessa:

L’Antartide, con l’esclusione della sua appendice occidentale la Penisola Antartica, non vuole saperne di scaldarsi. Problema non banale per un effetto antropico che dovrebbe avere dimensioni globali e che, a causa di un fenomeno noto come amplificazione polare, dovrebbe palesarsi soprattutto alle alte latitudini. Pare però che questa amplificazione funzioni solo verso nord, almeno questo dicono le osservazioni.

L’Antartide è però anche abbastanza isolato dal resto del pianeta, per il fatto di essere un vero e proprio continente e per la prevalenza di superficie liquida rispetto alle terre emerse nell’emisfero sud, fatto questo che impone alla circolazione atmosferica in quella metà di mondo un regime molto più regolare di quanto non avvenga nella metà superiore. Correnti oceaniche e venti, quindi, girano in effetti attorno all’Antartide. Venti che a quanto pare sarebbero diventati più forti e più ‘isolanti’.

Primo problema. La CO2, che si intende well mixed, cioè ben distribuita su tutta la superficie al pari dei suoi effetti, come mai non riscalda comunque anche quella porzione di pianeta? Misteri dell’eccitamento molecolare in regime di clima che cambia, probabilmente.

Secondo problema. A raccontare la storia dei venti dell’emisfero sud sarebbero dei dati di prossimità, carotaggi nel ghiaccio e anelli di accrescimento degli alberi. Da questi gli autori dello studio sarebbero risaliti ai venti tracciabili come molte altre dinamiche della circolazione nell’emisfero sud dal Southern Annular Mode (SAM, equivalente meridionale della NAM o AO), cioè da un indice barico derivato da una differenza di pressione lungo la longitudine e mediato su tutta la circonferenza del pianeta. Ora, con buona parte del mondo della paleoclimatologia impegnato a risolvere mille rebus per tirare fuori dati di temperatura e composizione dell’atmosfera dai suddetti dati proxy, si fa un po’ fatica a pensare che da questi possa uscir fuori anche il vento, ma, tant’è.

Del resto, sembra che la ricostruzione dell’indice SAM per i trascorsi mille anni sia stata anche e soprattutto possibile grazie all’impiego di un modello climatico ben addestrato a tener conto della concentrazione di CO2.

E qui si manifesta la magia, perché i modelli non riescono a risolvere la recente battuta d’arresto del riscaldamento globale, non riescono a risolvere l’assenza di riscaldamento dell’Antartide nonostante l’amplificazione polare e, soprattutto, prevedono invece che l’Antartide, proprio per effetto del riscaldamento, perda ghiaccio come il suo opposto nell’emisfero nord. Però, ricostruiscono il SAM a puntino. Capita invece, notizia uscita praticamente in contemporanea con quella di questo nuovo paper, che il ghiaccio marino antartico abbia appena segnato un nuovo record, continuando nel solco di un aumento che prosegue da quando si misura il ghiaccio in modo oggettivo, né più né  meno di quanto invece il ghiaccio artico è diminuito nello stesso periodo.

Così, tanto per solleticare la curiosità della vulgata. Poniamo il caso che il vento abbia rinforzato (da notare che pare che la cosa duri da qualche secolo ma con accelerazione ulteriore nelle ultime sei o sette decadi, per cui ogni forma di riscaldamento potrebbe averla causata) e quindi l’effetto isolante sia reale e accresciuto. Ma tutto quel ghiaccio in più non dovrebbe far venire in mente la parola albedo? Cioè, dato che l’albedo è la quantità di radiazione solare riflessa verso lo spazio e dato che siamo tutti preoccupatissimi che l’albedo diminuisca sull’Artico per via della diminuzione del ghiaccio, non sarà che poi aumenta perché c’è più ghiaccio al piano di sotto? Niente, nisba, nada, questa deve essere proprio una pensata di basso livello perché non ne parla nessuno.

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Published inAttualità

6 Comments

  1. Giancarlo Curzel

    Questo invece è sul sito ECOBLOG e neppure io riesco a mettere insieme:
    Si scioglie il ghiaccio al Polo Sud, per gli scienziati il fenomeno peggiorerà – Scritto da: Marina Perotta – lunedì 12 maggio 2014
    “COLLASSA IL GHIACCIO AL POLO SUD ED IL FENOMENO SEMBRA INARRESTABILE: L’ERA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI E’ INIZIATA.”
    http://www.ecoblog.it/post/129725/si-scioglie-il-ghiaccio-al-polo-sud-per-gli-scienziati-il-fenomeno-peggiorera?utm_source=newsletter&utm_medium=mail&utm_campaign=Newsletter:+ecoblog/it+%28ecoblog%29

    • Guido Botteri

      Guardi questo grafico, e giudichi Lei:
      http://arctic.atmos.uiuc.edu/cryosphere/IMAGES/seaice.recent.antarctic.png
      tenga conto che sono conteggiati solo i ghiacci “marini”, quelli intorno al continente antartico, ma non quelli sul continente, che però contribuiscono all’albedo – per chi ricorda il film premiato con due oscar di All Gore, ulteriormente premiato con un premio nobel…per la pace, per quel film, di cui il discorso sull’albedo era appunto uno dei punti di forza… ma il discorso sull’albedo si può rovesciare… se al sud aumentano i ghiacci, il discorso sull’albedo dovrebbe andare in verso opposto, no?
      Se due anni le sembrano pochi (per quanto non sia rigorosamente vero, si usa definire “climatico” un evento che duri almeno 30 anni… ma i cicli di Milanković hanno fortissime conseguenze sul clima e durano circa 100 mila anni…) può osservare il comportamento dei ghiacci marini, sia nell’Artico che intorno all’Antartide, dal 1979 ad oggi, in questi grafici
      http://www.climate4you.com/images/NSIDC%20GlobalArcticAntarctic%20SeaIceArea.gif
      Sarò cieco io, ma non mi pare di cogliere evidenza di un punto di non ritorno, e soprattutto al Sud…
      parere personale che Lei è libero di non condividere.

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