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Prosperità e temperature, strane correlazioni, logiche conclusioni

Ormai più di 200 anni fa, l’astronomo  William Herschel individuò con i suoi studi una correlazione tra le macchie solari e il prezzo del grano. Al crescere dell’attività solare, tracciata appunto con il numero delle macchie solari, pare corrispondesse una diminuzione del prezzo della materia prima alimentare e viceversa. Dato che i prezzi di quelle che oggi chiamiamo commodities alimentari dipendono da tante cose, ma soprattutto dalla loro disponibilità e che questa, specie in tempi in cui le tecniche e gli artifici di coltivazione erano molto meno avanzate, dipende dalla clemenza delle stagioni di crescita, si videro i primi passi di un possibile rapporto di causalità tra il clima del pianeta e l’attività della nostra stella.

In tempi molto più recenti e facendo ricorso ad una messe di dati più abbondante e tecniche statistiche certamente all’epoca del tutto inesistenti, il lavoro di Herschel è stato ridimensionato, per esempio con questo paper di Jeffry J. Love pubblicato nel 2013 sul GRL.

Una correlazione non è sempre un rapporto di causalità, la relazione sole-clima, la cui ampiezza è in gran parte da definire, è comunque difficile che possa essere lineare al punto da poter essere individuata già 200 anni fa semplicemente dal prezzo del grano. Sta di fatto che Herschel non fece altro che dar corpo alla logica del buon senso, quello che, per esempio, sa che l’evoluzione del genere umano ha potuto muovere i suoi passi, divenuti poi una corsa inarrestabile, solo al termine dell’ultima era glaciale. E sa anche che, come scrive Jared Diamond nel suo capolavoro ‘Armi acciaio e malattie’, l’omogeneità e la clemenza del clima hanno giocato un ruolo determinante nello sviluppo delle società in diverse parti del mondo. Come per esempio le condizioni climatiche lungamente favorevoli che hanno accompagnato l’ascesa di Roma o i secoli bui del Medioevo, quando il freddo portò fame e carestie che decimarono la popolazione europea. Questo, forse, perché la gente con il caldo mangiava, commerciava, si scambiava cultura e conoscenza e con il freddo moriva di fame e di stenti.

Oggi pare non sia più così. Oggi ci raccontano che accade o, meglio, accadrà il contrario. Sarà vero? Forse non sarà proprio un problema di fame, visto che abbiamo anche imparato, in parte, a difenderci. Ma, certamente, sarà un problema di risorse. E, visto che le risorse si comprano e si vendono, qualcuno esperto di queste cose ha deciso di andare a dare un’occhiata. Non più al Sole e alle sue evoluzioni, ma direttamente alle temperature, esaminandole insieme all’andamento dei mercati finanziari.

Sorpresa, le serie storiche della temperatura del pianeta e delle evoluzioni dei mercati finanziari sono ottimamente correlate. Certo, una correlazione non è un rapporto di causalità, ma se portando avanti la serie relativa ai mercati finanziari di tre anni il legame apparente aumenta, viene qualche dubbio che la serie che evolve prima, nella fattispecie la temperatura, abbia in effetti il potere di condizionare in qualche modo quella che viene dopo. Qui sotto, due figure interessanti.

giss_3yr_fwd_vs_spx_1950-2014 hadcrut_12ma_3year_fwd

Sono certo che le curve rossa e verde le avete riconosciute, sono i dati della Climatic Research Unit inglese e del GISS della NASA. Le curve nere rappresentano invece l’indice SP500 nell’immagine sopra dal 1950 e in quella sotto dal 1860. Curioso vero? Beh, cos’è che condiziona – crisi finanziarie e bolle speculative a parte – l’andamento dei mercati finanziari nel lungo periodo? Proviamo a vedere cosa succede mettendo le temperature in relazione negativa con  ratei d’interesse. Altra sorpresa. Temperature più alte portano a ratei di interesse più bassi e viceversa. E, quando gli interessi sono alti, gli scambi finanziari sono meno vivaci, per ragioni piuttosto ovvie, come per esempio in questo periodo, con il costo del denaro che è tornato ad aumentare (dopo essere stato quasi azzerato in modo ingiustificato tanto da causare la crisi finanziaria). Le imprese soffrono e gli investitori stanno al coperto.

aaayield_vs_hadcrut4_12ma_5yr_fwd

Ma c’è in serbo un’altra sorpresa e qui qualche lettore affezionato cadrà dalla sedia, mentre qualcun altro arriccerà il naso. I ratei di interesse hanno una ciclicità di…60 anni. Ed ecco che torna il fatidico numero che si trova praticamente in tutte le serie storiche climatiche e solari di cui si disponga.

60-yr_cycle_int_rates

E così, senza alcuna pretesa di spiegare il perché, ma diciamo semplicemente che il mondo va così, si scopre che i dataset delle temperature globali sono un buon indicatore di quello che faranno i prezzi delle commodities, cioè, i mercati finanziari. E i tempi del lungo periodo sono ‘paragonabili’ a quelli dell’attività solare.

cpi_vs_hadcrut_inv_3fwd_1960-2014

Attenzione, dalla serie CPI-U (Consumer Price Index for All Urban Consumers), sono stati eliminati i dati relativi al 2008, in quanto chiaramente afferenti a problematiche ben diverse dal clima :-).

Se non fosse sufficiente, si può infine dare un’occhiata ad un’altra assoluta stranezza. Il rateo di crescita del PIL mondiale GDP, è anticorrelato con l’estensione del ghiaccio artico nel mese di marzo, cioè nel mese in cui il ghiaccio raggiunge la massima estensione annuale, in qualche modo un’indicazione del carattere temperato o meno della stagione fredda.

arctic_ice_vs_worldgdp

Ora, tutto questo non ha nulla di fisico o di climatico. Ma ha senso, come ne ha sempre avuto nella storia dell’uomo. Quando il clima è clemente e le temperature medie sono più alte il genere umano se la passa meglio. Che ci pensino, quale sia la causa di queste dinamiche, quelli che vorrebbero tanto arrestare il riscaldamento globale (che si è pure arrestato da solo). E che pensino anche al fatto che la temperatura pare anticipi di qualche anno l’andamento dei mercati, perché se è vero che – AGW o no – ci aspettano un paio di decadi in cui le temperature non dovrebbero tornare ad aumentare, non ci sarà da stare allegri in termini di benessere, con buona pace di chi vuol salvare il mondo buttandone gli abitanti giù dal treno.

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PS: questa analisi, molto più approfondita e dettagliata, viene da un guest post sul blog di Judith Curry. Sono due parti, qui e qui.

 

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Published inAttualità

3 Comments

  1. donato

    Mah! Ho qualche dubbio e questi dubbi si sono acuiti andando a leggere il lavoro originale.
    Lo studio è tutto basato sulla correlazione. L’autore, inoltre, riesce a correlare i vari grafici sottoponendoli a traslazioni reciproche di 0,3,4,5 anni ( a seconda della grandezza che prende in considerazione): troppo “libero arbitrio”. Non ho rintracciato, inoltre, test di significatività statistica tra le varie correlazioni. Manca, inoltre, qualsiasi riferimento alla direzionalità della correlazione: x causa y o viceversa? Piuttosto debole, inoltre, la spiegazione che l’autore dà della correlazione: mentre può valere per il prezzo dei prodotti agricoli mi sembra piuttosto debole per gli altri elementi presi in considerazione (PIL, tassi d’interesse, ecc.).
    Potrebbe essere più utile un’analisi comparativa tra la produzione globale (agricola) e le temperature, ma questa non è stata fatta. 🙂
    In altre parole mi sembra che lo studio sia piuttosto debole sia dal punto di vista statistico-matematico propriamente detto che fisico. Esistono, infine, molte altre cause che sono in grado di determinare le grandezze economiche o econometriche prese in considerazione dall’autore del post in modo molto più diretto (politiche, sociali, finanziarie, produttive e via cantando).
    Non mi è piaciuto.
    .
    In compenso un pregio lo ha avuto: tra i commenti ho scoperto uno studio di alcuni studiosi israeliani che, applicando la causalità di Granger, dimostrano che non esiste correlazione tra la concentrazione di gas serra e le temperature globali!
    Appena avrò un po’ di tempo per analizzarlo riferirò.
    Ciao, Donato.

  2. sergio

    Dire geniale e fantastico è ancora poco.
    Grazie Guido.

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