Ricordati che devi morire!

E’ notizia di ieri l’altro, gli Stati Uniti, dopo quaranta anni di rigidissime norme per l’impiego delle loro risorse di petrolio, hanno compiuto il primo passo verso una politica di esportazione (qui si Il Sole24Ore). Il motivo è forse semplice. Grazie al ricorso al fracking, le loro risorse di gas naturale sono aumentate a dismisura, tanto da prospettare quella tanto anelata autonomia energetica che inseguivano da decenni. E ne sa qualcosa il Medio Oriente. Sempre per la stessa ragione, ma anche per preparare il terreno all’implementazione delle nuove norme in materia di ricorso al carbone per la produzione di energia elettrica, hanno anche quasi raddoppiato l’esportazione di carbone. La morale è semplice, io pulisco i miei cieli dai residuati di combustione (del global warming non frega niente a nessuno malgrado il vessillo garrisca su ogni pennone) e gli altri pagano per impiegare le mie fonti fossili.

Tra gli altri ci siamo anche noi, cioè l’Europa, che invece il ricorso al carbone lo sta aumentando (malgrado gli stessi vessilli), perché ha meno gas naturale, perché i movimenti ambientalisti si oppongono al fracking, perché sta lentamente rinunciando al nucleare e, soprattutto, perché costa meno.

Nel frattempo la Commissione Europea ha commissionato – altrimenti che commissione sarebbe? – uno studio a un certo Joint Research Center dal quale si capirebbe che qualora mai la temperatura del Pianeta dovesse salire di 3,5°C per il 2080, naturalmente per effetto del forcing antropico sul clima, potrebbero succedere le seguenti cose terribili:

  • Danni per 190 mld di Euro
  • Riduzione del PIL dell’1,8%
  • Raddoppio (più o meno) degli eventi estremi
  • 200.000 morti per ondate di calore
  • 8000 km2 di foreste bruciate
  • aumento di 7 volte del numero di persone danneggiate dalle siccità
  • Danneggiamento costiero più che triplicato a causa dell’innalzamento del livello dei mari

Ma, se faremo i bravi, adottando – parola della Commissaria Europea per l’Azione Climatica Connie Hedegaard – una sana politica di mitigazione degli impatti e di lotta al cambiamento climatico diventando una economia (finalmente unita verrebbe da dire…) a bassa intensità di carbonio, la temperatura salirà soltanto di 2°C, il costo del disastro climatico potrebbe quindi essere ridotto del 30%.

Davvero un vaticinio incoraggiante e soprattutto ottimamente contestualizzato all’attuale latitanza di riscaldamento che dura da più di tre lustri, così giusto per celebrare l’attendibilità di queste previsioni. Che non sono solo climatiche. Infatti, mentre nessuno sa se l’Europa uscirà dalla crisi domani o tra dieci anni, si sa perfettamente come sarà l’economia del continente tra 65 anni. Circa il fatto che questa possa brevemente diventare a bassa a bassa intensità di carbonio date le premesse all’inizio di questo post direi che ci sta bene un no-comment.

Però, mi raccomando, ricordati che devi morire!

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. La verità è che alla casa bianca sanno bene la reale evoluzione climatica gelida che ci attende nell’immediato,e avere il monopolio sulle suddette fonti energetiche fa gola oltre che essere una garanzia… le azioni “ficcanaso” in Mediooriente, Ucraina ecc. fanno riflettere…Ps liberi di non condividere..

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  2. Sembra che alla base di questo primo e molto circoscritto permesso vi sia anche la preoccupazione di prepararsi, grazie all’esportazione, a sostenere i prezzi interni in caso di sovraproduzione.

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