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Ancora sugli eventi estremi

Sempre in argomento con il post di ieri sulla pubblicazione del report targato WMO circa ciò che è accaduto negli ultimi 30 anni.

L’immagine in testa a questo post viene dal blog di Roger Pielke jr, i dati sono di Munich Re e delle Nazioni Unite. Nel grafico, il 2014 è rappresentato ovviamente solo per il primo semestre.

A meno di una serie di cataclismi e anche ipotizzando che nei prossimi 6 mesi accadano eventi intensi con lo stesso ritmo della prima metà dell’anno, direi che il trend di impatto sul PIL a livello globale dei disastri di origine meteorologica rimarrà facilmente negativo.

Dato che gli studi dello stesso Pielke (condivisi anche dall’IPCC nell’SREX di due anni fa) hanno ampiamente dimostrato che i danni se normalizzati hanno un trend piatto, continua ad essere piuttosto difficile estrarre da queste informazioni una tendenza all’aumento degli eventi estremi. La trasposizione nella realtà quotidiana del clima che cambia aumentando intensità e frequenza degli eventi atmosferici continua a sussistere solo nelle proiezioni, che quindi si allontanano ulteriormente dalla realtà.

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Published inAttualità

Un commento

  1. Luigi Mariani

    Noto che la serie presentata da Roger Pielke Jr. è affetta da una forte variabilità interannuale, per cui se si applicasse ad esempio un trend lineare (tipo quello della linea rossa) al periodo 1990-2004 si otterrebbe sicuramente un trend fortemente positivo, guidato dai picchi di 1993, 1998 e 2005, anni che appaiono chiaramente come degli outliers (http://it.wikipedia.org/wiki/Outlier) di cui bisognerebbe capire la causa (dati veri o artefatti?).
    Ciò invita ad una notevole dose di prudenza nel basare unicamente sullo studio del trend lineare l’interpretazone di una serie storica (per di più breve) nel senso che basta un outlier di un anno per ribaltare l’interpretazione, il che è proprio il contrario di quel che ci occorre per fondare una razionale pianificazione su base climatologica in campo energetico, agricolo, ecc..
    Luigi

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